Viesti: “Il Pnrr scomparso: niente trasparenza e pochi progetti”

“La task force del governo non funziona e allora decide la burocrazia”. Era il Sol dell’Avvenire, il riscatto che mancava all’Italia, il primo vero grande piano Marshall degli anni Duemila, il volto dell’Europa non più matrigna, e tutto a un tratto sembra scomparso dai radar. […]

(DI ANTONELLO CAPORALE – Il Fatto Quotidiano) – Era il Sol dell’Avvenire, il riscatto che mancava all’Italia, il primo vero grande piano Marshall degli anni Duemila, il volto dell’Europa non più matrigna, e tutto a un tratto sembra scomparso dai radar.

Professor Gianfranco Viesti, lei è tra i pochi italiani che seguono gli sviluppi del piano nazionale di resilienza.

Dovrebbe occupare le prime pagine dei giornali, ogni giorno. Perché le decisioni che si prendono, i soldi che da esse saranno generate e i luoghi in cui verranno investiti muteranno la vita di tanti.

A molti la miglioreranno, a tanti riuscirà persino a peggiorarla?

È chiaro che gli investimenti dovrebbero essere sostenuti rispettando il criterio del bisogno. Invece e purtroppo non è così. Per alcuni territori questo è l’ultimo treno che passa. Se si perde, è finita.

Mario Draghi sembra sopraffatto da altre urgenze.

La crisi economica e la guerra lo hanno distolto da quello che doveva essere il suo principale compito: realizzare con efficienza e trasparenza un piano straordinario di rinascita.

Non ha tempo.

La cabina di regia di palazzo Chigi, che doveva coordinare le azioni dei ministeri, non funziona. Lascia cioè che singole burocrazie spendano secondo autonome valutazioni.

Lo spirito anarchico della pubblica amministrazione non è una novità.

Ho idea che Draghi si interessi più alla cornice delle riforme, che in effetti sono tante, dentro le quali far confluire la massa dei danari più che al tema della spesa.

Non si sta spendendo?

Finora zero.

Andiamo bene.

Nessuno però immaginava che oggi avremmo visto realizzare opere. Progetti sì.

Esistono progetti?

Ancora pochi. Esiste la necessità di avere gente capace di progettare. Negli ultimi cinque anni gli enti locali hanno perso il 18 per cento dei dirigenti. In queste condizioni chi progetta?

Vattelapesca!

Aggiungerei che dovremmo capire il dove e anche il come si realizzano le opere.

Lei vorrebbe sapere se nella sua Bari…

A Bari e a Ferrara, a Sondrio e a Messina. Sarebbe interessante anche per lei capire, sarebbe utile un sito che in trasparenza sviluppasse la road map delle opere da nord a sud.

Sarebbe utile che l’opinione pubblica fosse informata.

Ecco, spetterebbe a voi giornalisti anche dare una mano. Ma le altre crisi fanno soccombere il Pnrr e lo riducono ad oggetto per affezionati un po’ ossessivi. Invece credo che sarebbe utile – per esempio – un dibattito sul tracciato dell’alta velocità tra Napoli e Reggio Calabria. Dove passa e dove no. È un progetto fra i tanti.

Giusto sì.

E sarebbe utile capire perché il ministro dell’Istruzione, per fare un altro esempio, non ha scelto di sollevare una questione pregiudiziale di parità tra Nord e Sud. L’Europa ci chiede di raggiungere la copertura di un tetto minimo di disponibilità negli asili nido. È una grande questione di civiltà, anzitutto. In Italia abbiamo aree che sono al di sopra di questo tetto e aree molto al di sotto.

Il Nord sta benone e il Sud malissimo.

I 4 miliardi e seicento milioni destinati alla costruzione di nuovi nidi li avrei spesi prevalentemente dove quel tetto minimo è ancora lontano dall’essere raggiunto. Il ministro invece ha scelto di allineare tra i criteri anche quello dell’efficienza, della disponibilità dei progetti. È chiaro che le amministrazioni più solide, che sono sempre quelle più ricche, saranno anche le più capaci di spendere. Ma in questo modo il divario non si colma.

È vero che la politica si intesta il fumo ma all’arrosto non vuole pensarci.

Se il Parlamento non parla di come spendere i soldi di cosa discute?

Sono più di 60 i miliardi di euro già stanziati, impegnati. Sarebbe utile sapere dove e come.

E utile per esempio sapere che a Genova il primo progetto targato Pnrr, la grande diga da seicento milioni, è fermo perché la gara è andata deserta. I costi sono lievitati al punto che in un anno quel che sembrava possibile è divenuto impossibile.

Noi italiani ci stanchiamo presto delle cose serie.

Sembrava che non si parlasse d’altro meno di un anno fa. Ora zero!

5 replies

  1. Il consenso di Draghi è calato del 12% nell’ultimo mese. Come avevo facilmente previsto, nonostante abbia tutta o quasi a stampa prona ai suoi pedi, questo farà la fine di Monti, se non peggio…

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  2. Per rifare lo stadio di calcio della Fiorentina, saranno usati 98 mln di euro provenienti dal PNRR.
    Il Coni felicissimo, il sindaco Nardella (renziano doc) è felicissimo, i tifosi al settimo cielo, è tutto un darsi pacche sulle spalle….
    Avanti così!
    E grazie, Draghi….sei uno sciagurato.

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