Il clima Paura e telefoni staccati: gli ex dipendenti del Gin tonic non parlano. Lo fanno solo i poliziotti: “È un grande investitore”

(estr. di Antonio Massari – ilfattoquotidiano.it) – […] Ogni silenzio dice qualcosa. Ogni silenzio ha il suo suono. Come quello dell’oceano d’inverno. Qui sul molo del porto di Punta del Este siamo in tre. Io e due pescatori che sfilettano il pesce appena pescato su una bancarella. Quattro, se contiamo il leone marino che grugnendo sale sulla banchina per scroccare gli avanzi. Non c’è sole. Qualcuno corre sul lungomare tra le barche ormeggiate. Punta del Este somiglia a un guscio vuoto. Al tramonto le abitazioni dei palazzi da venti piani sono desolatamente spente. Punta del Este è una città sospesa in attesa dell’estate: circa 90mila abitanti e 480mila posti letto. È costruita per i turisti. E per ogni tipo di portafoglio e status sociale. Il frastuono della movida già passata e di quella che verrà è sostituito da un suono che ti accompagna ovunque: è quello dei cantieri, le gru che si muovono, i camion che trasportano terra, i trapani e le ruspe. E poi c’è un altro tipo di silenzio. E riguarda Giuseppe Cipriani. Ho il numero di tre ex dipendenti del Gin Tonic, la sua chakra, e mentre passeggio provo a contattarli. Scrivo dei messaggi.
[…] Il primo numero è attivo. È quello di una donna. “Sono un giornalista italiano avrei bisogno di parlarle di persona”. “Di che si tratta?” mi chiede. Non appena menziono il Gin Tonic però smette di rispondermi. Uno, due, tre messaggi. Metto sul tavolo la garanzia dell’anonimato. Niente da fare. Provo con il secondo contatto. “Sono stato lì tantissimi anni – mi scrive – e ne siamo usciti veramente male, quindi niente, l’unica cosa che hanno fatto è usarci. Quindi niente, buona fortuna, da noi non avrai molte informazioni, né se parli con mia madre, con cui abbiamo lavorato molti anni lì, né da mia moglie. Non vogliamo saperne niente. Né di Cipriani, né di quello che gli sta succedendo o gli può succedere. Non ce ne frega niente”. Il terzo contatto non risponderà mai. Tento con un’amica di Graciela, la massaggiatrice intervistata da Thomas MacKinson sul Fatto, alla quale avevo inutilmente già inviato un messaggio. Ha bloccato il mio numero. La faccio chiamare da una persona di Punta del Este: alla parola “giornalista” riattacca il telefono e blocca anche lei all’istante. Silenzio. Silenzio ovunque io chieda del Gin Tonic o di Cipriani. D’altronde già gli autisti contattati nei giorni scorsi, che mi hanno confermato di aver portato prostitute dal night White al Gin Tonic, nonostante la garanzia dell’anonimato, non hanno voluto incontrarmi personalmente, spiegando che non avevano intenzione di finire ammazzati. Non da Cipriani, ovviamente, né dal suo entourage, ci mancherebbe, ma avverto aleggiare costantemente un clima di paura e omertà quando interpello qualcuno su questa storia. Qualche giorno fa, l’8 giugno, qui è stata inaugurata l’Academia Internacional de Croupiers legata al progetto del futuro Cipriani Punta del Este Resort, Residence & Casinò cui partecipano in 135 (su 600 candidati) quasi tutti residenti a Maldonado. Corso gratuito e pagato con i fondi dell’Intendencia di Maldonado: un progetto di formazione professionale. I cantieri del nuovo hotel Rafael che Cipriani sta costruendo sono sempre in movimento, in un progetto che vale non meno di 500 milioni, con tre torri, un’altezza compresa tra i 160 e 260 metri. Il sindacato degli edili, il Sunca, il 3 giugno ha aperto una vertenza con la società costruttrice Criba (che si occupa dei lavoratori in sub appalto e non appartiene a Cipriani). A gennaio il sindacato è intervenuto per tutelare nove operai peruviani, assunti da un’altra società in subappalto (pure questa non è di Cipriani), la Wassy, perché non potevano uscire liberamente dai loro alloggi.[…]
Qui Cipriani dà lavoro a molti. E d’altronde, gli unici che mi fanno il suo nome senza problemi, sono i poliziotti. Che ripetono sempre lo stesso mantra: “Cipriani per quanto ne sappiamo è una persona per bene, un grande investitore, e non abbiamo la benché minima denuncia su di lui”. Per il resto nessuno ha voglia di parlare. Chi ha molti soldi, qui, incute timore. E come dar loro torto. Ma Punta del Este non è solo affari e turismo. Qui – per fare un esempio che non riguarda in alcun modo Cipriani, ma spiega il clima della città e del Paese – ha vissuto il narcotrafficante della ‘ndrangheta Rocco Morabito. Finché non fu individuato dagli investigatori italiani e arrestato a Montevideo dopo 23 anni di latitanza. Evase qualche mese dopo. “Morabito ci doveva essere consegnato già da marzo – protestò il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho – l’autorità giudiziaria aveva deciso l’estradizione ma i ritardi gli hanno evidentemente consentito la fuga. È un fatto gravissimo che si consenta a criminali del livello di Morabito di trovare ancora una volta la libertà”. “La fuga di Morabito – aggiunse – fa credere che qualunque forma di illegalità può essere sempre attuata avendo tanti soldi. Questo è il peggior messaggio che possa essere diffuso soprattutto in Paesi in cui si tenta di rinnovare anche il modello costituzionale, giurisdizionale e politico”. Se è vero che il silenzio dice sempre qualcosa, forse quel messaggio, qui a Punta del Este, non è stato dimenticato.
Continua la battaglia a suon di allusioni, come scritto da @Mario giorni fa. Si accosta a Punta del Este il nome del narcotrafficante della ‘ndrangheta Rocco Morabito, “per fare un esempio che non riguarda in alcun modo Cipriani” (ah ah ah). Ma intanto lo si accosta, e su di lui si scrive un 1/4 di articolo.
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