Il Burioni-gate è la prova definitiva: scappiamo dai social, prima che sia troppo tardi

Ovvero: come una connessione internet, troppo tempo libero e l’illusione di “blastare” la gente possono farti passare dalla parte del torto

(GIUSEPPE LUCA SCAFFIDI – rollingstone.it) – Come (purtroppo) accade spesso, ieri il ciclo delle notizie è stato dominato da Roberto Burioni e dalla sua condotta social non proprio equilibratissima.

Nelle ultime ore i feed sono quasi interamente monopolizzati da sfoghi e reprimende da 280 caratteri indirizzati al virologo più famoso del sistema mediatico italiano: c’è chi ne chiede l’estromissione immediata dall’Ordine dei medici (una richiesta messa nero su bianco anche dal Codacons, con una nota ufficiale), chi lo etichetta come “un piccolo uomo” e chi rovista nel suo passato per riportare alla luce alcune sue prese di posizione ambigue – come la stramba “teoria” sulle donne brutte che espose qualche anno fa.

Per chi fosse poco avvezzo alla questione (beati voi), ecco un breve riepilogo: ieri il deputato leghista Alex Bazzaro – che ha espresso spesso opinioni scettiche sui vaccini anticovid – ha scritto che eviterà di sottoporsi alla quarta dose che l’Istituto Superiore di Sanità raccomanda per gli over 50.

Il tweet ha attirato l’attenzione di Burioni, che – seguendo una consuetudine ormai consolidata – ha scelto di intervenire con il pugno duro e di dire la sua: «Non posso credere che un irresponsabile disinformatore orgoglioso della sua purissima ignoranza come lei sia nello stesso partito di persone per bene come Luca Zaia e Massimiliano Fedriga», ha scritto, preparando inconsapevolmente il terreno per la polemichetta di giornata.

Nel “dibattito” (…), infatti, si è inserita anche Alessia, una ragazza con disabilità attivissima sui social, che ha espresso le proprie simpatie per Bazzaro. Per tutta risposta, Burioni si è preso la briga di rubare la sua foto profilo, ingrandirla e pubblicarla in un tweet di risposta, accompagnandola con un commento sarcastico («Capisco») in cui in tanti – e forse a ragione – hanno letto una volontà di dileggiarla per via del suo aspetto fisico.

Da lì in poi (sigh) ha preso forma il solito delirio post-moderno: la risposta del virologo si è tramutata immediatamente in un piccolo caso mediatico, è stata ripresa dai giornali ed è stata ripubblicata a oltranza da diversi esponenti politici, soprattutto di destra.

Lo stesso Bazzaro, da ore, sta rilanciando senza sosta appelli per spingere “la sinistra”, la Rai (dove Burioni è un volto noto) e l’Ordine dei medici a condannare pubblicamente l’operato del virologo, che nel frattempo è diventato il bersaglio privilegiato di tutta la destra del fronte politico: Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno condannato il gesto e chiedendo la pubblica ammenda, trovando il prevedibile appoggio di uno degli anti-burionani nostrani più celebri e attivi, il senatore Alberto Bagnai. C’è anche chi sta calcando (moltissimo) la mano sulla disabilità della ragazza, sottolineandola in continuazione per strumentalizzare a dovere la faccenda, come ad esempio il senatore leghista Claudio Borghi (per intenderci, parliamo di uno che commentava lo sbarco dei migranti a Lampedusa così: «Mi raccomando, in Sicilia zona gialla quindi non più di quattro al tavolo al ristorante e mascherine all’aperto»; non proprio un alfiere del politicamente corretto, per usare un eufemismo. Eppure Burioni, con il suo talento sopraffino, è riuscito nell’impresa di subire una ramanzina persino da lui).

Cosa ci insegna questa storia? Con ogni probabilità, assolutamente nulla: a nessuno interessa davvero la condizione di disabilità della ragazza (altrimenti, perché cucirle addosso il ruolo della vittima a ogni costo e trasformarla in un agnello sacrificale all’insegna del pietismo benpensante della peggior specie? Dai); il resto è già sotto gli occhi di tutti da tempi non sospetti: i social ci fanno impazzire, il divario che separa la nostra identità digitale da quella di ogni giorno è sempre più ampio e incolmabile e il postaggio acchiappacuoricini di natura ossessivo-compulsiva genera mostri – peraltro, un piccolo appello per gli antropologi e i sociologi del futuro: prima o poi, dovrete aiutarci a individuare il brodo primordiale che, per qualche assurdo motivo, ha fatto pensare a una platea sempre più ampia di homini sapiens tendenzialmente istruiti che, sì, andare alla ricerca di sprovveduti da rimettere in riga sui social agitando il bastone della competenza, in fondo, potesse essere una buona idea: buona fortuna.

Quello di Burioni è un caso paradigmatico di come possa essere facile rimanere intrappolati nell’archetipo narrativo che scegliamo di dare in pasto ai social, anche a discapito dei meriti che, teoricamente, avremmo nella vita reale. Ormai da anni, il fondatore di Medical Facts ha abbandonato parzialmente la sua fama di accademico stimato e divulgatore prezioso (cosa che effettivamente è) per cambiare pelle e indossare i panni del difensore del rigore scientifico a ogni costo, sdoganando la – pessima – abitudine di vivere il “dibattito” (anche qui, la questione è sempre la stessa: possiamo davvero parlare di “dibattito, con soli 280 caratteri a disposizione?) come uno scontro e di comunicare la scienza a suon di schiaffoni. Il risultato? Rinunciare al silenzio e all’autorevolezza di cui dovrebbe godere per cedere alla tentazione del placet degli utenti.

E così, l’accademico ha deciso di scendere dalla torre d’avorio per contaminarsi con il “volgo” e prodigarsi in epopee al limite del bullismo digitale, crogiolandosi negli applausi della sua claque e utilizzando i propri canali con l’entusiasmo infantile di un dodicenne alla costante ricerca dell’approvazione degli amici del parchetto. Come scrisse Antonio Scalari nel lontano 2017, augurandosi che la moda del blastaggio potesse scomparire il prima possibile (ahinoi, si sbagliava): «La filosofia della comunicazione della scienza adottata da Burioni si può riassumere così: «Io sono l’esperto, voi il pubblico. Io studio queste cose, voi no, perciò non è possibile alcuna discussione alla pari con me, cosa che può avvenire solo con altri esperti”». Chi è escluso dal cerchio magico burioniano perché privo degli adeguati strumenti di comprensione non viene accolto e accarezzato, come dovrebbe accadere in un mondo ideale, ma emarginato e stigmatizzato brutalmente, invitato a prendere il proprio posticino nel girone degli stolti. Questa strategia può essere utile per solleticare l’ilarità di un segmento di pubblico, ma alla lunga non paga: come ha ricordato Matteo Pascoletti, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità sconsiglia caldamente, nelle sue linee guida, l’utilizzo di humour e gli approcci aggressivi nella comunicazione della scienza, dato che potrebbero «danneggiare la credibilità, e minare la competenza percepita dell’oratore quando usato in un contesto inappropriato». Dei consigli che Burioni, però, ha scelto di chiudere nel cassetto per continuare a rivendicare il diritto di urlare a gran voce che «Io sono competente» e voi, be’, lo sapete.

Insomma, i fatti di ieri non sono altro che il giusto effetto boomerang generato da un ethos, quello del blastaggio in pubblica piazza, che ha ormai smarrito ogni cornice di senso (sempre che ne abbia mai avuta una, s’intende).

Una citazione (parecchio inflazionata) di Umberto Eco evidenziava in maniera lungimirante che «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino». Verissimo, ma forse si era scordato di aggiungere che una connessione internet e troppo tempo libero possono riuscire a far passare uno scienziato dalla ragione al torto: scappiamo dai social, prima che sia troppo tardi.

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12 replies

  1. «Non posso credere che un irresponsabile disinformatore orgoglioso della sua purissima ignoranza come lei sia nello stesso partito di persone per bene come Luca Zaia e Massimiliano Fedriga»

    Invece i vaccini sicuri ed efficaci (Speranziello dixit) non impediscono che l’81% dei morti COVID siano con ciclo di vaccinazione completo.

    Burione, o BUFF…E?

    Quanto alla carriera del bbblastatore, ecco il video delle IENE che già lo hanno sgamato ampiamente.

    Ma poi il Burione ha fatto sequestrare i filmati e denunciato per diffamazione le Iene. Questa è la loro risposta:

    Burioni, il comunicato de Le Iene
    “Burioni è Ordinario di Virologia presso l’Università Vita Salute del San Raffaele, qualifica con cui si è sempre presentato in televisione. Ma è anche consulente della casa farmaceutica Pomona, che ha depositato brevetti di anticorpi monoclonali (non per il Covid) e anche un test di validazione per vaccini antiinfluenzali. Sulla Tv pubblica ha affermato: ‘Avremo gli anticorpi monoclonali da somministrare, quindi una speranza nuova che si apre’ e ‘Tutti dovremmo farci il vaccino antiinfluenzale’; e ancora, a proposito del plasma iperimmune come cura per il Covid: ‘Questi plasmi non sono un farmaco ideale, sono difficili e costosissimi da preparare’; ‘bisogna sincerarsi che il plasma non trasmetta altre malattie infettive, tutto quello che viene dal sangue è rischioso’; ‘il plasma delle persone guarite è disponibile in piccole quantità, non è che possiamo svenare i guariti’”.

    Burioni, Le Iene e la polemica sulle monoclonali
    “Le Iene si sono chieste: caldeggiare le monoclonali ed enfatizzare criticità della cura col plasma non può tradire un conflitto di interessi, se a farlo è chi tratta di monoclonali? Non abbiano veicolato informazioni false: ci siamo limitati, legittimamente, a porre domande ragionevoli. Queste domande ci hanno portato a voler appurare la natura del rapporto tra il Prof. Burioni e la casa farmaceutica Pomona srl. La società è di proprietà di Gualtiero Cochis, a cui fanno capo diverse altre aziende che si occupano delle cose più disparate: dagli imballaggi alla lavorazione del cartone, autofficine, holding finanziarie, imprese di costruzioni, editoria. Abbiamo chiesto a Burioni che tipo di rapporto lo legasse a Pomona, ma il Professore si è sempre sottratto al confronto. Abbiamo allora cercato Cochis e gli abbiamo proposto dei progetti per la sua azienda farmaceutica. Tramite la sorella, Cochis ci ha fatto sapere che di quelle faccende si occupa il Professor Burioni, pertanto avremmo dovuto chiedere a lui”.

    Caso Burioni, Le Iene: “Perché rimuovere i servizi interamente?”
    “Questi erano i contenuti dei servizi che siamo stati obbligati a rimuovere e che ora non sono più visibili. Il sito e il nostro programma non sono registrati come testata giornalistica, ma da 24 anni esistiamo in una dimensione che opera nell’informazione e come tale viene riconosciuta dalla collettività, anche in ragione del rigoroso controllo che viene svolto nella redazione de Le Iene sui fatti oggetti dei servizi trasmessi. Ci chiediamo quindi se questo oscuramento sia proporzionato: da una parte c’è un autorevole querelante che indica una serie di passaggi diffamatori e offre una sua personale interpretazione dei servizi; dall’altra c’è un programma che fa informazione e che approfondisce argomenti d’interesse sociale ponendosi delle domande, in posizione, di terzietà su temi di pubblico interesse. Il sequestro preventivo che abbiamo subito ha avuto senz’ altro un effetto censorio. Non sarebbe bastato rimuovere provvisoriamente solo le parti contestate da Burioni? Si sarebbe evitato di pregiudicare tutto il resto dell’inchiesta. Non può esser considerato un bavaglio alla libertà dell’informazione, tutelata dall’art.21 della Costituzione? Se nel processo (che ricordiamo ancora non c’è stato, ndr.) le ragioni del prof. Burioni non dovessero essere accolte dal Tribunale, non sarebbe stata censura inibire interi servizi con uno strumento invasivo come il sequestro?”.

    Le Iene a Burioni: “Riproponiamo queste 4 domande”
    “In attesa di un approfondito riesame della questione, che confidiamo alla fine ci darà ragione, proponiamo di nuovo, pubblicamente, le nostre domande al Professor Burioni:
    1) Che tipo di rapporto ha con la società Pomona srl?
    2) Parlando di cure e rimedi, si può sottacere a milioni di cittadini di essere consulente di una società farmaceutica? Nel caso di un rapporto evidente e continuativo con tale società, si può parlare di conflitto d’interessi?
    3) Perché ha definito il plasma iperimmune una cura costosa e rischiosa, quando pubblicazioni scientifiche e ospedali di eccellenza la avallano e la praticano con ottimi risultati?
    4) Per partecipare a ‘Che tempo che fa’ è stato pagato e quanto ha percepito? Se così fosse, il conflitto d’interessi non sarebbe ancora più grave?”.

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  2. Se Burioni facesse il suo mestiere in ospedale lasciando la TV e Twitter ci guadagneremmo tutti.
    Non ha certo bisogno del gettone di presenza.
    La solita hybris che frega chi si allarga troppo.

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  3. Boh… io mi sarei scandalizzato per “persone per bene come Luca Zaia e Massimiliano Fedriga”
    Zaia persona per bene? Davvero? Uno che dice “Li abbiamo visti tutti i cinesi mangiare topi vivi” non lo metto nella categorie delle persone per bene.

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    • Beh, vivi vertamente no, ma e mai stato in un mercato a Pechino?
      Del resto noi mangiamo conigli e lumache…
      E ci sono “risorse” che nottetempo uccidono e spennano i cigni del laghetto urbano, e persino i piccioni appestati delle piazze: per farsi un copricapo indiano? Per non parlare dei “cannibali” che preferiscono le dita .
      Quindi ormai ci siamo fatti pari anche qui… Anzi, siamo oltre…

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      • A prescindere dall’aspetto discriminatorio di quell’affermazione avventata, il tema è proprio quel “vivi”. Quella di Zaia oltre ad essere un insulto a un popolo, è pure una bugia. Poi si lanciò in un’azzardata previsione del tipo: “noi siamo puliti, mica come loro, quindi non ci ammaleremo”. Abbiamo visto!

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      • Ah, dimenticavo. Nel 1995 sono stato 25 giorni in Cina. Ho visitato tre volte mercati a Cheng Du e una volta uno dei tanti a Pechino.

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    • Uno è un nano, l’altro no, ma sono entrambi psiconani.

      Burioni in un paese ‘normale’ verrebbe indagato per capire come possa operare da ‘consulente’ di una ditta dove il titolare ufficiale dice che è Burioni che si occupa di tutto.

      Chiunque ha visto quel video non può non notare l’assurdità, paraognabile a quella di BERLUSCONI con la ditta che realizzava MILANO 2.

      E invece, che fanno? Citano in giudizio Le Iene e gli fanno il sequestro dei loro servizi.

      Questo è il Burioni, uno che quando non può dileggiare gli altri, li denuncia, tanto lui è la $cienza in persona.

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  4. Allora avrà visto il mercato, @rassegnato, e come vengono tenuti quei poveri animali.
    È ovvio che il problema è stato il “vivi”, ma ci siamo ampiamente fatti pari con la propaganda ad altissimi livelli ( Mattarella e Salvini compresi) degli involtini primavera da mangiare assolutamente per non essere razzisti.
    Io sono per il più profondo rispetto di ogni cultura ed ogni persona, che a casa propria può fare quello che gli pare. Preferisco parlare – e giudicare- chi si comporta a casa mia come se fosse la propria e non viene sanzionato.
    Se al mercato di Marrachesh le merci sono a terra tra mosche e cani annusanti ( eufemismo) fatti loro, qui non lo sopporterei. È solo un esempio.
    Non a caso i popoli si sono evoluti in maniera differente, e queste differenze occorre accettarle e prenderne atto, non per questo farle proprie. Saranno loro stessi, se vorranno, a cambiarle.
    La separatezza, la diversità, sono sempre state foriere di crescita, per tutti i popoli. Venire a contatto ( cercato, non obbligato) con le diversità culturali, morali, e le diverse abitudini di popoli differenti accresce a apre il cervello ad entrambi.
    Il melting pot forzato, al contrario, isola e scontenta tutti: nessuno ci si ritrova, si resta spaesati e ci si divide con odio più o meno fittizio.
    Ma è la divisione che consente a quelli “lassù” di operare. Indisturbati.
    “Non sarai mica razzista !” E sei a posto…

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    • Da italiano mi tengo le mie tradizioni,visto che devo già sopportare dei politici dementi, disonesti e criminali,un sistema fiscale vampiresco,trasporti mai in orario se non scioperano,una burocrazia arrogante pretestuosa oltreché inutile,etc etc…dovrei anche accettare e farmi piacere-condizionare dai gusti e tradizioni di paesi nei quali se magna tutto ciò che si muove?
      Scusate se la riduco così,ma in Piemonte (esempio)ci sono almeno 10 ricette diverse solo per la polenta concia (tutte buone) o per il fritto misto piemontese , ognuno ha la sua per bagna Cauda o Panissa e noi abbiamo bisogno di conoscere e integrare gusti e sapori dall’altra parte del mondo?
      Potremmo riempire la biblioteca di Alessandria d’Egitto di nostre ricette e nessuno ne conosce tutte le sfumature o differenze a seconda solo a volte del paese(come i nostri dialetti).
      IMPARIAMO a conoscere meglio ciò che siamo e VFKL sushi ,all can you eat ,MC Donald,Burger King,poke e CGT varie

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  5. Purtroppo la mission della globalizzazione è creare un melting pot in cui nessuno si sente a casa, ma costantemente estraneo. Lo vediamo bene tra gli immigrati che cercano, all’estero, di ricreare piccoli centri di potere dove continuare a coltivare le proprie abitudini.
    Nella grandi città la divisione è drammatica: interi quartieri che si autogestiscono e in cui a stento la polizia riesce ad entrare. E più le culture sono lontane tra loro e più l’incomprensione diviene insormontabile.

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