Porte aperte alla Renoldi

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Mentre la stampa tutta si stringe al suo premier prediletto come se fosse lì per diritto divino e dovesse restarci in saecula saeculorum a prescindere da quel che fa, una notizia svelata dalla nostra Antonella Mascali spiega meglio di mille editoriali perché questo governo è una jattura. Il protagonista è il capo del Dap, cioè […]

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  1. Porte aperte alla Renoldi

    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Mentre la stampa tutta si stringe al suo premier prediletto come se fosse lì per diritto divino e dovesse restarci in saecula saeculorum a prescindere da quel che fa, una notizia svelata dalla nostra Antonella Mascali spiega meglio di mille editoriali perché questo governo è una jattura. Il protagonista è il capo del Dap, cioè il direttore delle carceri scelto dalla cosiddetta ministra della Giustizia Marta Cartabia: il giudice di sorveglianza Carlo Renoldi, fiero avversario del 41bis e dell’ergastolo ostativo (fine pena mai, non fine pena per finta) per i boss, ma anche dell’“antimafia militante arroccata nel culto dei martiri” (tipo Falcone e Borsellino). Infatti, per celebrare il 30° anniversario delle stragi di Capaci e via d’Amelio, il 7 e il 10 maggio Renoldi ha concesso a una triste brigata di privati cittadini il permesso di visitare i boss reclusi nelle supercarceri di Sassari e Nuoro, fra cui il mafioso Bagarella, il camorrista Zagaria e lo ‘ndranghetista Gallico. Il tutto in barba al 41bis dell’Ordinamento penitenziario, che vieta le visite di persone diverse da familiari, avvocati, rappresentanti istituzionali, garanti dei detenuti e cappellani. Grazie a quel permesso aperto, i vertici dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”, fra cui la presidente Rita Bernardini e il segretario Sergio D’Elia (già dirigente di Prima Linea, condannato a 12 anni per omicidio e banda armata), hanno conversato con Bagarella, Zagaria & C. delle riforme dell’ergastolo ostativo, del 41bis e di altre note forme di “tortura” (come le chiamano Bernardini&C. e, a maggior ragione, i boss in galera), raccogliere le loro richieste (la storia della trattativa Stato-mafia ci insegna quali) e invitare quei galantuomini a iscriversi a “Nessun tocchi Caino” (Abele invece si fotta).

    Subito dopo, Bernardini ha ringraziato Renoldi in un’intervista a Tpi per aver aggirato la legge per lei e i suoi amici: “È un merito del nuovo direttore del Dap Renoldi: ci ha promesso che ci avrebbe dato questa possibilità e ha mantenuto la parola… Sono riconoscente: nel mondo del carcere queste due condizioni – insieme, per giunta – non si verificano mai”. Già. Infatti la legge lo vieta. Ma Renoldi&Cartabia non badano a certe sottigliezze. Né al messaggio devastante di un governo che ignora il 41bis, consente allegri conversari sulle leggi antimafia coi mafiosi detenuti e invia un segnale di disarmo a tutti i boss: quelli a piede libero ora sperano nella nuova trattativa; i detenuti scoprono che la scelta di non parlare paga; e i pentiti hanno di che pentirsi per aver parlato. Se il premier fosse B., mezzo Parlamento chiederebbe le dimissioni di Cartabia&Renoldi. Invece tutti – a parte M5S e FdI – tacciono. Perché a questo servono i Migliori: a farci rimpiangere i peggiori.

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    • La fantasia “titolatrice” di Marco Travaglio non conosce davvero confini: gli dev’essere tornato in mente il vecchio claim di una nota marca di autovetture francesi (la Renault) per associarlo all’assonante identità – nonché alla pertinente porcata – del direttore del Dipartinento amministrazione penitenziaria (DAP), tal Renoldi. Quanto poi ai provvedimenti “licenziosi” di quest’ultimo, da buon calciofilo ero a conoscenza della “tessera del tifoso”, ma non osavo certo immaginare che “le porte aperte” delle carceri potessero creare le condizioni affinché i vertici dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” trovassero terreno fertile per fare incetta di sottoscrizioni – presso quei galantuomini – della (fantomatica) “tessera del mafioso”… A proposito di firme, sottoscrivo in toto il sarcasmo di Travaglio in risposta al nome della suddetta associazione: “Abele, invece, si fotta!”

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  2. Quando si imbarcano certi partiti nel governo, con numerosi ministri, ci si deve poi aspettare che la criminalità venga a reclamare apertamente i suoi ” diritti “. Forse, in Italia e all’estero dove vengono prese le decisioni che contano, sangue, sofferenza e legalità hanno meno valore del dio unico: il Denaro.
    ” Verrà un giorno…”
    I promessi sposi
    Cap.6°
    Alessandro Manzoni

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  3. Borsellino e Falcone chi? Devono essere due filosofi del 1900 a cui hanno intitolato qualche scuola o Piazza. Al massimo erano due chimici che giocavano con gli esplosivi e sono saltati in aria per gioco. Magari fossimo nel metaverso, purtroppo siamo nella realtà italiota. E buona mafia a tutti.

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  4. Mi viene in mente l’episodio dove Corrado Guzzanti interpreta un capo mafia che telefona a zio Silvio per parlare di riforme e conclude la telefonata dicendo: …e fatele queste riforme altrimenti le dobbiamo fare noi!

    Bei tempi quelli per la satira politica. Oggi poi è diventato tutto più difficile, con gli originali che fanno più ridere delle imitazioni.

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  5. E il bello è che i radicali si considerano per la legalità senza se e senza ma. Ma naturalmente la legge “buona” si applica, quella “cattiva” si interpreta

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  6. Vi ricordate quando il ministro Alfonso Bonafede fu crocifisso ,a reti unificate , per aver concesso, secondo la vulgata, fallace, gli arresti domiciliari a boss mafiosi durante la prima ondata di pandemia? Il ministro della giustizia non ha alcuna competenza né potere in materia, che spetta ai giudici di sorveglianza…..giudici che in ottemperanza alla legge hanno piena facoltà di decidere/accordare gli arresti domiciliari secondo le norme vigenti! Insomma il ministro della giustizia a 5 stelle tirato strumentalmente in ballo solo per aver rispettato ruoli e competenze, che se non gli competono, non gli competono. Punto! Siccome nella narrazione farsesca, grottesca, al limite della pornografia, dei servi mediatici e rispettivi followers, un ministro della Repubblica può tutto, se poi del governo Draghi, proprio lo nacque, per benedizione divina da imposizione delle mani dell’ unto del Signore, evidentemente la ministra della giustizia Cartabia ed il direttore dell’ amministrazione penitenziaria, DAP, Renoldi, possono, pure contra legem, possono…..contra legem facit qui id facit quod lex prohibet. …perché esiste una legge superiore , scolpita sulle tavole dal divino Migliore che recita ” io sono io e voi non siete un ca@@o” …..più che “Abele si fotta” vige ormai da decenni il comandamento ” la giustizia si fotta insieme ad Abele”….chi meglio dei migliori a darne devoto rispetto e testimonianza? La logica conseguenza che al meglio non c’è mai fine!

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    • Ma se sei al governo e non dai niente di più di penultimatum è inutile che dici di non essere d’accordo

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