Decreto Aiuti: la fiducia al Senato può spingere i 5Stelle a strappare

La prossima settimana si vota sul testo a Palazzo Madama, dove c’è la “corsa” per uscire. E Conte: “Vedremo…”. Il gioco di prestigio dei Cinque Stelle ha funzionato: ma non avrà un bis. Ieri i grillini hanno votato sì alla fiducia sul decreto Aiuti, mentre lunedì resteranno tutti fuori dall’Aula della Camera per il voto finale […]

(DI LUCA DE CAROLIS – Il Fatto Quotidiano) – Il gioco di prestigio dei Cinque Stelle ha funzionato: ma non avrà un bis. Ieri i grillini hanno votato sì alla fiducia sul decreto Aiuti, mentre lunedì resteranno tutti fuori dall’Aula della Camera per il voto finale, così da ricordare che quel testo con dentro l’inceneritore per Roma non può andare bene. Però in Senato, tra una settimana o forse meno, il voto sul decreto sarà unico. E se verrà messa anche lì la fiducia – non certo, ma molto probabile – a Palazzo Madama il non voto dei 5Stelle sarà un gioco da dentro o fuori: dal governo. E tutti o quasi i senatori grillini hanno già scelto: uscire, e di corsa. “Io penso già al dopo, mi chiedo se l’esecutivo andrà avanti anche senza di noi” ragiona un veterano.

Certo, poi ci sarebbe anche un elemento non irrilevante, ossia che Giuseppe Conte non sa ancora dove mettersi, se fuori o dentro l’esecutivo. Non sa cosa decidere, conscio che c’è anche chi lo strappo non lo vuole. E non è un dettaglio, soprattutto se a urlare di rimanere dentro è il capogruppo alla Camera, Davide Crippa, come accaduto mercoledì sera in assemblea: “All’opposizione non si conta niente, come pensate di fare gli interessi dei cittadini così? E poi chi vi assicura che non si andrà al voto anticipato?”. Così nel venerdì dopo il faccia a faccia da pace artificiale con Mario Draghi, Conte prende tempo: “Vedremo”. Di può non può dire, quando gli chiedono cosa voterà il Movimento in Senato. Anche se il tempo sta finendo, e forse è meno perfino della scadenza di fine luglio, quella che l’ex premier ha dato a Palazzo Chigi per rispondere alle nove richieste del documento consegnato a Draghi. Nell’attesa i suoi la fiducia al decreto l’hanno votata, e i 28 assenti contano poco o nulla, perché 13 erano in missione, “e poi nella Lega le assenze erano maggiori” fanno notare. Pesa di più l’avvertimento di Luigi Gallo in Aula: “Noi diamo la fiducia, ma attendiamo delle risposte: conferma del reddito di cittadinanza, il salario minimo, il superbonus. Punti fondamentali per il proseguimento di questa esperienza di governo”.

Condizioni, dal M5S che si vede bocciare un ordine del giorno contro l’inceneritore. Mentre passa quello sul superbonus, “ma ora serve un decreto entro poche ore” pretendono i 5Stelle. Nel frattempo in commissione vengono dichiarati inammissibili tutti gli emendamenti al dl Semplificazioni fiscali proprio sul superbonus, e in particolare quelli sulla cessione dei crediti. Conte invece parla, ancora, contro l’inceneritore: “Dobbiamo contrastare il principio dell’incenerimento indiscriminato dei rifiuti”. Ma il centro di tutto sono i suoi dubbi, quelli di un leader che pencola verso la crisi, ma che non ha scelto. Prima deve aspettare qualche segnale da Draghi, concessioni concrete sui temi. “E magari la fiducia in Senato si può evitare contingentando i tempi” auspica un 5Stelle. Difficilissimo, visto che il decreto scade il 16. Così un contiano va già oltre: “Giuseppe vuole uscire, ma gli serve un motivo forte, un episodio per costruire una narrazione”. Qualcuno indica una possibile miccia: i decreti di attuazione della riforma della giustizia penale, che la Guardasigilli Cartabia vorrebbe portare in Cdm entro la fine del mese.

Serve un innesco, che porterebbe al voto degli iscritti sul restare o meno in maggioranza. Anche se un big come Stefano Buffagni in assemblea ha predicato cautela: “Le scelte si fanno tenendo conto delle conseguenze per le persone, non per i sondaggi”. Ma è fortissima, l’onda dei senatori che invocano lo strappo: da Laura Bottici ad Alberto Airola fino a Giovanni Endrizzi. E ieri il presidente della commissione Bilancio, Daniele Pesco, è stato durissimo su Facebook: “Se ci fossero ancora colleghi ‘indecisi’, magari lusingati dagli scissionisti, sarebbe utile che lasciassero il M5S al più presto. Fora di ball”. I dimaiani aspettano volentieri, e già profetizzano: “Conte verrà costretto alla crisi, e la subirà”.

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7 replies

  1. Di Maio ‘o poltronaro meglio che stia zitto, il tradimento degli elettori ha già parlato abbastanza. La serpe deve essere calpestata come merita

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  2. La Peppina.
    A tutto volume
    (LA PEPPINAA).
    Esercizio n 1
    Portare la gamba roteando l’anca, in alto, detta anche: posizione dell’antenna, ora sei antenna.

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  3. “Le scelte si fanno tenendo conto delle conseguenze per le persone, non per i sondaggi”
    ______________________________
    Certo e quando mai siete riusciti ad incidere negli ultimi 18 mesi?
    Le uniche conseguenze che temete sono per le vostre persone.

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  4. A parte che le eventuali elezioni anticipate,pur con i sondaggi a picco, potrebbero servire ad “eliminare”(politicamente) di Maio e i suoi accoliti prima che si organizzino con altri loro sodali( Renzi,calenda,sala, Toti ecc): voglio proprio vedere,in caso di votazioni in autunno,quei 60 coraggiosi chi se li prende in carico

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  5. Voglio proprio vedere se dovessero uscire (periodo ipotetico del quarto tipo greco) come Draghi giustificherà la sua permanenza al governo. Non ha detto che non c’è governo senza movimento?
    E allora vediamo.

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