L’evoluzione del politicamente corretto in follemente corretto

Il politicamente corretto è un tema caldo degli ultimi tempi ma ciò che è successo allo studioso Telmo Pievani, costretto a cambiare due termini come ‘cieco’ e ‘nano’ supera ogni immaginazione. E tocca le corde della follia.

(LUCA RICOLFI – laragione.eu) – Che, da tempo, il politicamente corretto stia evolvendo in follemente corretto lo sapevo. È questo, del resto, il motivo per cui ho cominciato a scriverne su “La Ragione” (vedi articolo di martedì scorso).

Di vere e proprie follie ne ho scovate decine, soprattutto nei Paesi di lingua inglese, a partire dagli Stati Uniti. Per esempio che non si può vendere uno shampoo per capelli “normali”, perché altrimenti qualcuno potrebbe sentirsi anormale se compra uno shampoo per capelli secchi.

Però qualche giorno fa, girovagando su Internet, mi sono imbattuto in un caso che supera tutti quelli che avevo incontrato e catalogato (sì, ho questa perversione, faccio collezione di follie). Ebbene, si tratta di questo: in un breve editoriale pubblicato sul portale dell’Università di Padova, uno studioso che si occupa di biologia evoluzionistica racconta che sta per pubblicare negli Stati Uniti un testo di argomento scientifico (l’evoluzione) e che la correttrice di bozze della casa editrice gli ha chiesto di cambiare alcune parole. Due in particolare: “cieco” e “nano”, in quanto offensive per i non vedenti e le persone di bassa statura.

La solita ipocrisia degli eufemismi, penserete voi. E invece no. Lo studioso nel suo libro usava l’aggettivo “cieco” per parlare della selezione naturale che è cieca (cioè non segue un piano). E usava la parola “nano” per parlare di una specie particolare di elefanti, detti elefanti nani, le cui dimensioni ridotte possono essere vantaggiose in quanto abitanti di isole piccole.

Finito di leggere il resoconto, ho pensato a uno scherzo. Magari lo studioso in questione non esiste o è un dottorando burlone che si diverte a prenderci in giro o vuole denigrare gli Stati Uniti. Quindi ho controllato: in realtà lo studioso in questione esiste, si chiama Telmo Pievani, ha studiato in Italia e negli Stati Uniti, attualmente è docente ordinario di Filosofia delle scienze biologiche, ha incarichi nazionali e internazionali prestigiosi, un mare di pubblicazioni, un curriculum accademico splendido.

Quindi la mia ipotesi era sbagliata: non siamo davanti a uno scherzo. Dobbiamo trovare un’altra spiegazione. Se una correttrice di bozze non capisce che “evoluzione cieca” e “elefante nano” sono espressioni che non possono offendere nessuno, una ragione deve esserci. Ma quale può essere? È a questo punto che mi sono tornati in mente alcuni studi recenti che, come sociologo che per trent’anni ha lavorato con gli psicologi, mi avevano molto incuriosito. Secondo questi studi il quoziente intellettivo (QI) dei cittadini dei Paesi sviluppati sarebbe aumentato sistematicamente per più di mezzo secolo (dagli anni Quaranta alla fine degli anni Novanta del secolo scorso) ma nel nuovo millennio sarebbe in diminuzione. Il primo effetto (aumento QI) viene chiamato effetto Flynn, il secondo (diminuzione QI) viene chiamato effetto Flynn inverso o retrogrado.

Ho sempre guardato con scetticismo a questo tipo di studi, pieni di insidie statistico-matematiche. Ma, dopo aver appreso quel che è capitato al professor Pievani, sono meno scettico. E se fosse proprio così, che stiamo diventando meno intelligenti? Dopotutto quel che la correttrice di bozze ha manifestato è una totale mancanza di ironia. E la letteratura scientifica su una cosa è concorde: l’ironia è la testimone migliore dell’intelligenza.

9 replies

  1. A dir la verità io nemmeno capisco perché cieco debba essere ritenuto offensivo. Cieco è il termine corretto che identifica il non-vedente, che sia umano o animale. Per estensione lo usiamo in tanti altri modi come “vicolo cieco” o “la fortuna è cieca”, “l’amore è cieco” etc.

    La lingua si evolve arricchendosi di termini specifici e adesso noi regrediamo eliminandoli per sostituirli con locuzioni. Perché non chiamare l’ascensore “contenitore che va su e giù”?

    Mi sembra che stiamo pian pianino costruendo il newspeak di Orwell (Eric Arthur Blair).

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  2. Non sempre condivido ciò che scrive Ridolfi , ma ne apprezzo sempre l’onestà intellettuale.
    Anche in questo articolo , dal titolo ” premessite, la nuova malattia del politicamente corretto” , le sue osservazioni sono quanto mai azzeccate:
    .”””
    Quando, un anno fa, Paola Mastrocola ed io pubblicammo (sul primo numero de La Ragione) il nostro “Manifesto della libera parola”, non pensavamo che le cose potessero cambiare granché, almeno nel breve periodo. Dopotutto, la cultura (e pure il suo doppio e rovescio: l’anticultura) si modificano lentamente, come la lingua, i costumi, le abitudini.
    Ci sbagliavamo. Questi 12 mesi non sono stati tranquilli. Qualche mese dopo l’uscita del nostro manifesto, è esploso uno dei casi più gravi di repressione della libertà di parola: la prof.ssa Kathleen Stock, dell’Università del Sussex, è stata costretta alle dimissioni per le sue posizioni gender-criticalriguardo alla pretesa di scegliere arbitrariamente il genere.
    Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, l’università di Milano-Bicocca – non paga della figuraccia rimediata qualche mese prima dalla Statale, che aveva sospeso dall’insegnamento il prof. Bassani, reo di aver condiviso su internet una vignetta sarcastica su Kamala Harris – si è prodotta in una nuova performance, cancellando un corso dello scrittore Paolo Nori su Dostoevskij, colpevole di essere russo.
    Sorte analoga è toccata al maestro Valery Gergiev, che avrebbe dovuto dirigere un concerto alla Scala di Milano, ma è stato rimosso per non aver preso le distanze da Putin e dall’invasione dell’Ucraina.
    Quanto al prof. Orsini, esperto di geopolitica ma critico con la Nato, si è visto coancellare il contratto che lo legava alla Rai e alla trasmissione Carta Bianca, condotta da Bianca Berlinguer. A sua volta finita nei guari per il troppo spazio dato ai critici della linea ufficiale del governo.
    Ma questi episodi sono solo la punta dell’iceberg. Nei primi mesi di guerra, sui grandi quotidiani come nei principali programmi televisivi, è calato un clima di censura e autocensura forse ancora più plumbeo di quello avvertito nei mesi cruciali della campagna vaccinale.
    Così come, allora, ci si sentiva obbligati, prima di parlare, a premettere che si era vaccinati, si era già fatta la seconda o la terza dose, si aveva il green pass, si era favorevoli alla campagna vaccinale, così oggi – quando si parla in tv – ci si sente obbligati a premettere che Putin è l’aggressore, che l’Ucraina è l’aggredito, che non esistono giustificazioni per quel che ha fatto Putin. Se non lo si fa, o si dice qualcosa che potrebbe essere usato per attenuare le responsabilità di Putin, scatta immediatamente la reazione del conduttore, o dell’ospite più solerte, che interrompe, precisa, puntualizza, invita a chiarire.
    La “premessite” è un brutto segno per la salute della libertà di espressione, perché rivela che non siamo veramente liberi di dire quello che pensiamo. Ci vantiamo di vivere in una democrazia, ci compiaciamo della nostra libertà, ma siamo ossessionati dalle conseguenze delle nostre parole. Come se l’importante non fosse se quel che diciamo è vero oppure no, ma solo come potrebbe essere interpretato, usato, strumentalizzato.
    Forse il segno più chiaro della nostra illibertà è il destino dei maestri, ossia delle persone che più stimiamo e ammiriamo per il loro sapere. In una situazione normale, se un maestro dice qualcosa che non condividiamo, ci interroghiamo su noi stessi. In una situazione patologica, se un maestro dice qualcosa che infrange l’ortodossia, squalifichiamo il maestro. E’ capitato a Sergio Romano, a Barbara Spinelli, a Lucio Caracciolo di essere accusati di putinismo, solo per aver tentato di spiegare quel che è successo.
    E’ il segno che la situazione non è normale, e la nostra libertà è compromessa.””
    Luca Ricolfi
    (articolo pubblicato su La Ragione il 2 giugno 2022)

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  3. Il Dem è giusto ,il Dem è imparziale,il Dem pesa e dosa concetti e parole senza prevaricazione a parte il fatto che solo il Dem ha l’autorità morale di dire e sentirsi sempre dalla parte giusta in ogni confronto.
    Gli altri sono razzisti ,omofobi,bianchi,ignoranti,populisti e aggiungo novax e putiniani,se non,orrore degli orrori tutto questo insieme

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  4. Articolo eccellente. Molto più prosaicamente risponderei all’implicita domanda se la correttrice di bozze americana – estensione della casa editrice, val la pena ricordarlo – sia integralmente mancante di ironia, risponderei gon pragmatismo che sia semplicemente ritardata. Lo so, Ricolfi lo dice con molta più classe di quanto non possa fare io, ma alla fin della fiera, secondo me il succo è semplicemente questo. Quella coLLiona andrebbe sbattuta fuori per evidente incapacità di comprendere perfino le ‘parti semplici’ di quel che le scrivono (chiamasi analfabetismo funzionale), e nel paese per eccellenza dove si premia il merito…
    Ah, mi dite che è PROPRIO per quello che rimane dov’è? Azz, lì per lì non ci avevo pensato. Drat! (trad. “mannaggia!” o giù di lì.)

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  5. Quindi i test scientifici “in doppio cieco” si dovrebbero chiamare “in doppio non vedente”?
    Le nanoparticelle, “particelle di bassa statura”? 😳
    Dai, questa incapacità di discernere è esattamente segno di IDIOZIA… ops volevo dire “poca elasticità mentale”.
    Che poi… Provasse a dire ad un sordo che è un “non udente”…
    Il NON è ritenuto più offensivo, in quanto indice di una MANCANZA di un requisito, piuttosto che essere, come il termine “sordo”, semplicemente espressione di una condizione speciale.

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