La Rai silura Marc Innaro, corrispondente da Mosca

L’ad Fuortes cambia i corrispondenti e sposta al Cairo l’inviato finito nelle liste di proscrizione dei putiniani d’Italia in tv. La Rai silura Marc Innaro: il corrispondente dalla Russia lascerà tra qualche settimana Mosca per tornare al Cairo, dove ha già prestato servizio per dieci anni […]

(DI GIANLUCA ROSELLI – Il Fatto Quotidiano) – La Rai silura Marc Innaro: il corrispondente dalla Russia lascerà tra qualche settimana Mosca per tornare al Cairo, dove ha già prestato servizio per dieci anni, dal 2004 al 2014, seguendo le rivolte delle primavere arabe ma pure la fine del regime di Gheddafi in Libia. La decisione è stata presa da Viale Mazzini col consenso, gioco forza, del giornalista, che è a Mosca da 8 anni (ci era stato anche dal 1993 al 2001). Del cambio si è parlato un mese fa e ormai la decisione è presa. Innaro non sarà il solo a essere spostato: il suo trasloco s’inquadra in un generale giro di corrispondenti Rai in giro per il mondo. Chiaro, però, che l’avvicendamento a Mosca non mancherà di suscitare reazioni per le polemiche che hanno riguardato il giornalista Rai da quando è iniziato il conflitto in Ucraina.

Innaro, infatti, per qualche sua osservazione sull’origine della guerra e per aver fatto notare che negli ultimi 30 anni “a essersi allargata a Est non è stata la Russia ma la Nato” e su questo “gli Usa e l’Europa qualche considerazione avrebbero dovuto farla”, è stato subito bollato come “filoputiniano” e parecchio attaccato dalla politica, specialmente il Pd, e dalla stampa. Da quel momento il Tg1 di Monica Maggioni ha iniziato a non utilizzarlo più, ma Innaro ha continuato a lavorare assiduamente per Tg2, Tg3, Rainews e Giornale Radio. Sull’onda delle polemiche, poi, il suo nome è finito pure in due o tre liste di proscrizione, compresa l’ultima, quella targata Pd e presentata a Montecitorio una settimana fa da Andrea Romano, da cui poi Lia Quartapelle e il radicale Riccardo Magi hanno preso le distanze. “Mi sarebbe spiaciuto non esserci, visto che in quella lista sono finiti colleghi che stimo molto e addirittura Oliver Stone, uno dei miei registi preferiti”, commenta sorridendo Innaro, che conferma la notizia del trasferimento. “Sono qui da 8 anni, non bisogna restare abbarbicati alla poltrona”, osserva, senza aggiungere altro. Però sembra quasi ovvio che si tratta di una decisione politica da parte di Viale Mazzini.

I corrispondenti esteri dipendono direttamente dall’amministratore delegato, Carlo Fuortes. È lui a decidere gli spostamenti, con l’accordo (facoltativo) dei direttori di testata. Innaro al Cairo andrà a sostituire Giuseppe Bonavolontà, prossimo alla pensione. Il paradosso è che al suo posto a Mosca potrebbe finire l’inviato del Tg1 Alessandro Cassieri, anche lui bollato come “filo-Putin” dalla lista del Pd. Ma se ne andrà anche il suo secondo, Sergio Paini, diretto a Istanbul, al posto di Lucia Goracci, ma su di lei torneremo più avanti.

Il valzer dei corrispondenti, infatti, sta generando malumori ovunque. Per esempio, alla sede di Londra con un job posting è stata scelta Natalia Augias, ex capo della redazione politica del Tg1, che ha scavalcato colleghi più specializzati in esteri come, ad esempio, il corrispondente da Bruxelles, Alberto Romagnoli, o l’inviata di Rainews, Liana Mistretta.

E le malelingue di Viale Mazzini sospettano che dietro questa scelta possa aver contato il buon rapporto di Fuortes con Corrado Augias, che, oltre a fare programmi in Rai, non ha mai nascosto la sua stima per Fuortes come direttore dell’Opera di Roma, come si può facilmente evincere da un paio di suoi articoli su Repubblica.

Ad appoggiare Augias, si dice, ci sia stato anche Gennaro Sangiuliano, che in cambio ha incassato il corrispondente dalla Cina, Nello Puorto. Che però, secondo i bene informati di Saxa Rubra, è super esperto di Giappone. Cambiamenti in vista anche negli Usa dove sarebbe stata destinata, appunto, Lucia Goracci. Il problema è che a New York c’è Claudio Pagliara, con cui Goracci non va d’accordo dal punto di vista politico: di centrodestra e filoisraeliano lui, di sinistra e attenta ai palestinesi lei.

La convivenza, dunque, si presenta difficile, tanto che Fuortes starebbe valutando di aprire una sede a Washington, caldeggiata all’epoca anche da Antonio Di Bella, così da tenerli entrambi, ma a debita distanza. Se giornalisticamente aprire nella capitale Usa ha senso, aumenterebbero però le spese per una sede, quella americana, che secondo la Corte dei Conti negli ultimi anni è costata 7 milioni di euro.

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6 replies

  1. era la cosa piu giusta da fare i salamelecchi a putin e di veline filogovernative dello zar la Rai di marc innaro poteva risparmiacerle cosi come le veline di Draghi il filogovernatico dei migliori fuertes dovrebbe risparmiarcele

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