Obsolescenza programmata, ecco come e quali aziende speculano. Il report

(Daniela Uva – true-news.it) – L’antitrust europeo la considera una vera e propria forma di speculazione da combattere, in tutte le sue forme. Dispositivi che si rompono, altri che è più facile sostituire che riparare, altri ancora che dopo pochissimi anni non è più possibile aggiornare. Un comportamento, questo, che molti colossi dell’hi-tech e degli elettrodomestici adottano da anni per incentivare il business. Si chiama obsolescenza programmata ed è diventata prassi per aziende come Apple e Samsung.

Multe ad Apple e Samsung e costi

Contro Apple qualche mese fa è partita una maxi class action da 60 milioni di euro. Fa seguito a una multa da 25 milioni comminata alla Mela dalla Direzione generale per la concorrenza, il consumo e la repressione delle frodi in Francia. L’accusa è quella di non aver fornito adeguate informazioni sul rallentamento dell’iPhone a seguito di un aggiornamento del software.

Poco prima il colosso fondato da Steve Jobs aveva pagato altri dieci milioni di euro, questa volta in seguito a un’indagine condotta dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato in Italia, per la stessa ragione. Venendo a Samsung, anche il colosso sudcoreano è stato costretto a pagare cinque milioni di euro, rischiando anche un’azione penale collettiva a causa di un illecito aggiornamento sul Galaxy Note 4.

Ma l’obsolescenza programmata non significa solo un enorme sperpero di denaro, visto che solo i consumatori italiani spendono ogni anno dieci miliardi di euro per sostituire smartphone impossibili da aggiornare, televisori che improvvisamente non si accendono più, computer troppo lenti e lavatrici con la pompa dell’acqua inutilizzabile.

Il report Ue sull’inquinamento

Poi c’è il problema dell’inquinamento. Recentemente l’European environmental bureau (Eeb), per conto delle campagne Coolproducts e Right to Repair, ha pubblicato un nuovo rapporto che stima l’impatto climatico dei principali prodotti di elettronica domestica in base al loro utilizzo e all’energia consumata per realizzarli.

Il documento spiega che allungando la durata dei principali apparecchi di soli 365 giorni rispetto all’attuale media si potrebbero risparmiare in Europa le emissioni di carbonio di due milioni di automobili ogni anno. Se invece gli anni di vita in più fossero cinque si eviterebbero quasi dieci milioni di tonnellate di Co2 l’anno entro il 2030 (o le emissioni di cinque milioni di auto).

Mancanze legislative

Queste cifre elevate sono dovute alla grande quantità di energia e risorse coinvolte nella produzione e distribuzione di nuovi prodotti e nello smaltimento di quelli vecchi.

Nel frattempo, però, Unione europea e Parlamento italiano non hanno ancora messo a punto una legge ad hoc.

Anche se la linea è stata ormai tracciata: “Nel nostro Paese esiste già una bozza di provvedimento che impone la disponibilità dei pezzi di ricambio nei dieci anni successivi dall’uscita di produzione di un bene, oltre che garanzie più lunghe – conferma Silvia Bollani di Altroconsumo. L’obiettivo è convincere gli utenti a riparare e riciclare.

In fase di definizione è anche la normativa comunitaria, che dovrà essere recepita in Italia”.

La vita media di un elettrodomestico

Nel frattempo la fine anticipata di dispositivi ed elettrodomestici costa, in tutta l’Unione europea, qualcosa come cento miliardi di euro ogni anno. E contribuisce a rendere complesso il sistema di smaltimento di questi rifiuti speciali, catalogati come Raee (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche). Perché se fino agli anni Settanta un apparecchio durava mediamente almeno vent’anni, oggi la sua efficienza termina dopo cinque.

Nei casi più estremi, perfino due. “Ormai si è affermata una cultura dell’usa e getta, anche perché sistemare questi apparecchi spesso è più costoso che ricomprarli – conclude Bollani -. Ma l’obsolescenza è anche psicologia: gli utenti sono sommersi dai nuovi modelli, sempre più efficienti e accattivanti. Così percepiscono quelli che già posseggono come vecchi, e così sono spinti a cambiarli prima ancora che smettano di funzionare”.

IL REPORT DELL’UNIONE EUROPEA 

14 replies

  1. Dipende sempre da quanto si spende: se si compra una famosa marca tedesca dal nome “dolce” i vent’anni sono il minimo.
    Poi magari.si cambiano per via delle regole sui consumi che mitano, ma funzionano ancora.
    Certo che se si acquistano ( magari allo stesso prezzo o anche più) marche alla moda con un sacco di gadget( leggi inutili funzioni…)

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    • anche per le “famose marche tedesche”
      non sono come una volta
      per di più per aggiustarle e comprare i pezzi di ricambio occorre fare un mutuo

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      • Assolutamente si ! I famosi marchi tedeschi , tipo Bosch ! Sono prodotti fatti in China ! Fanno letteralmente schifo e fanno solo danni! Una lavatrice in 6 mesi ha ridotto in polvere tessuti che avevano una bella storia !W la globalizzazione!!

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  2. Be, io ho comprato una marca Tedesca di scaldabagno, si è rotto in garanzia ( si è bucata la serpentina dell’acqua) costa di più il ricambio dello scaldabagno.
    Gli idraulici convenzionati non escono per la riparazione perchè non è stato comperato e installato da loro.

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  3. Non parlo di un marchio tedesco a caso (magari fatto all’estero) ma di un marchio tedesco in particolare, a casa dei miei e poi mia da sempre.
    La Miele.
    Anche in Italia si fanno le Ferrari e le Fiat.
    Poi ognuno ha esperienze diverse, la mia è questa.
    Si paga ma resiste. A casa dei miei lavastoviglie buttata dopo 30 anni ancora funzionante, idem frigo. Tutti gli elettrodomestici di quella marca mi fanno ottimi risultati.

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  4. Per la Miele, confermo stessa esperienza con lavastoviglie,stesso discorso per gli elettroutensili a
    batteria come Hilty

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  5. “Incontro un marinaio americano, e gli chiedo perché le navi del suo Paese sono costruite in modo da durare così poco. Mi risponde senza esitare che ogni giorno l’arte della navigazione fa dei progressi così veloci che praticamente la più bella delle navi diventerebbe presto inutile se dovesse prolungare la sua esistenza al di là di alcuni anni.”

    Alexis de Tocqueville, La democrazia in America II, I, cap. VIII (1840) [no, non 1940].

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  6. La Apple è un agglomerato di banditi, ormai da svariati anni, diciamo almeno da uno o due dopo la scomparsa di Jobs. Da trentadue anni e mezzo sono utente Mac (no cellulari, né tablet, che semmai son Samsung, quindi leggendo l’articolo me la ridevo in faccia da solo come un coglionazzo) e conosco bene la storia almeno dei computer Macintosh. Ne ho/ho avuto molti e svariati li uso ancora adesso, finché continuano a funzionare, ma son tutti modelli che minimo hanno dai cinque anni di vita in su: la produzione recente fa pena, non inventano più nulla, è tutto un rigirare le stesse robe a prezzi sempre maggiori, è tutto un aggiornare e se la macchina poi ti rallenta, pace (leggasi “cazzitùa!”), se vuoi ho un nuovo modello pronto per te ma tranqui: me lo paghi a rate, no problem! E se non aggiorni, mi associo con Google e con gli altri mostri, affinché tu o di riffe o di raffe ti senta psicologicamente obbligato a comprare roba nuova… se non domani, dopodomani.
    Da quando la Apple è finita in mano a quell’imbecille di Tim Cook, ho capito che questi disperati siano ormai i peggiori del pianeta assieme a Microsoft (ammesso e non concesso), e che guardino esclusivamente al profitto. Per una azienda che fattura miliardi di dollari ogni anno, e che guadagna cifre da capogiro ogni trimestre, multe da qualche milione sono briciole che non fanno neanche il solletico. I boss sanno perfettamente che mettere in spesa il pachetto di milioni di multa è comunque perfino vantaggioso e continuare a fare i propri schifosi comodi (di cui all’articolo) sia comunque meglio che dover cambiare tutto e mettersi a seguire le regole di una azienda seria e responsabile che guardi anche al benessere della propria clientela. Clientela che in fondo ha reso questi mostri, i mostri che sono oggi.
    Ma comunque sia queste multinazionali han fatto la propria evoluzione nell’ambito del naziliberismo globale più sfrenato rispettando (tendenzialmente, forse) le regole, dunque qualcuno gliel’ha semplicemente lasciato fare.
    Come si dice a Firenze “Non ce l’ho con te! Ce l’ho con chi ti manda fori!” 😅

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  7. Beh, se è per questo ho un Nokia del 2009.

    Il vero problema dei Nokia? E’ che li hanno fatti troppo durevoli. Per questo sono andati in crisi economica. Un Nokia è per sempre.

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  8. Mio figlio fa quel mestiere, e quando sente il nome Apple dà in escandescenze: inutilmente costoso gadget per fighetti.
    Poi dipende sempre dal lavoro che fai e per cosa ti serve.

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  9. Una nota addizionale al mio post sopra: riflettevo e pensavo che alla fine, per quanti milioni (per me potrebbero pure esser miliardi, ma vabbè) di multa facciano a questi merdosi delle multinazionali hi-tech, alla fin della fiera, i soldi che abbiam buttato per colpa loro comprandoci e ricomprandoci roba programmata per scassarsi in poco tempo… chi ce li ridà? Possono far loro tutte le multe che vogliono, ma noi pur sempre soldi avremo perso e che nessuno ci ridarà mai.

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