Tutte le volte in cui Luigi Di Maio se l’è presa con i voltagabbana e ha chiesto il vincolo di mandato in Costituzione

Erano due campagne e battaglie storiche del Movimento 5 Stelle, su cui il ministro degli Esteri ha messo spesso la faccia. E invece alla fine ha cambiato partito

(Mauro Munafò – espresso.repubblica.it) – «Basta voltagabbana in Parlamento», «Questa è la legislatura con il maggior numero di cambi di casacca: introduciamo un sistema di vincolo di mandato per i parlamentari», «Il vincolo di mandato è sacrosanto per chi vuole fare politica onestamente. I partiti sono terrorizzati».

Parola di Luigi Di Maio, il ministro degli Esteri eletto con il Movimento 5 Stelle che ieri ha annunciato il suo addio ai pentastellati e la creazione di un nuovo gruppo parlamentare. Entrambe operazioni che, se nella nostra Costituzione ci fosse davvero finito il vincolo di mandato, lo avrebbero costretto alle dimissioni.

E invece, per fortuna di Di Maio, le sue battaglie storiche sono finite in una nulla di fatto. Così oggi, anno 2022, può tranquillamente lasciare i 5 Stelle per creare “Insieme per il futuro” e puntare ad avere ancora peso nel governo e alle prossime elezioni. Certo, ne è passato di tempo da quando i grillini nei primi anni combattevano contro i cambi di casacca o gli addii al gruppo Parlamentare. Si erano inventati qualunque trucco, ovviamente senza alcun successo: pressioni sui social, improbabili multe da centinaia di migliaia di euro, regolamenti di dubbio valore legale. Ma niente, il “vincolo” per punire gli infedeli non ha mai funzionato e negli anni la diaspora stellata ha alimentato tanti altri partiti e partitelli con i suoi mille rivoli.

Eppure basta mettere in fila tutte le volte in cui Di Maio ha urlato contro i cambi in Parlamento per fare un tuffo nel passato prossimo della politica. Prima di lanciarsi, insieme, per il futuro.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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4 replies

  1. Vabè ma dai state a spaccà il capello: aveva solo dimenticato di aggiungere “tranne quando sei ministro degli esteri e c’è in corso una guerra tra altri stati che è scoppiata proprio alla fine di una pandemia, mentre il petrolio schizza alle stelle, non si trova grano ed i rubinetti del gas sono chiusi, e durante la primavera più siccitosa ed inizio estate più rovente che il genere umano ricordi”.

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  2. Ma… è normale che resti Ministro?
    Ha preso il volo prima di rischiare il ritiro da parte di Conte?
    E ora? Come funziona?
    Perché Petrocelli buttato fuori per una zeta, sia dal partito che dal ruolo(tra l’altro sostituito con la Craxi), e lui lì, ancora ministro?
    E perché i 5s devono avere solo 2 ministri , per giunta di ministeri poco rilevanti?
    Quanti elementi del nuovo partitino ricoprono incarichi di rilievo, ora? È giusto?
    Non solo NON escono dal parlamento, ma stanno pure in posti chiave?
    Alla faccia del “basta coi VOLTAGABBANA”!

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