Massimo Fini: Berlusconi, il Ruby-ter e i processi eterni

Processo Ruby e leggi ad personam. Profondo Arcore, il punto non sono i “costumi” e il sesso, ma gli eventuali reati di corruzione dei testimoni. Se il processo dura da 5 anni è per le leggi e gli impedimenti firmati da B. […]

(DI MASSIMO FINI – massimofini.it) – Nel processo Ruby ter la Procura di Milano ha chiesto la condanna di Silvio Berlusconi a 6 anni per “corruzione in atti giudiziari”. E subito si è alzata da parte non solo dei berlusconiani, ma di tutte le destre la consueta litania dell’“accanimento giudiziario”, categoria giuridica di nuovo conio mai esistita nel diritto, né in quello latino, né in quello bizantino (Gaio e Giustiniano), né nel Codice albertino di ispirazione napoleonica, né nel Codice Rocco, né nell’attuale.

In questa vicenda Berlusconi ha commesso un errore. Si è spaventato. Ha temuto che i giornali, in assenza di un segreto istruttorio che non esiste più, raccontassero ciò che effettivamente avveniva nelle “cene eleganti” di Arcore. Ma in queste feste, dopo la sentenza definitiva che l’ha assolto dall’accusa di prostituzione minorile per la mancata consapevolezza della minore età di Ruby, possiamo ora dire che non accadeva nulla di penalmente rilevante. Il presidente del Consiglio, come qualsiasi altro cittadino, in casa sua fa quello che più gli piace, a meno che non si tratti di reati. E la prostituzione, ammesso che le ragazze invitate concedessero i loro favori in cambio di denaro, nel nostro Paese non è un reato, anche se il bigottismo cattolico, e non solo, italiano ha più volte cercato di renderla tale. Lo sono lo sfruttamento (il classico magnaccia) e il favoreggiamento della prostituzione. Per questo Gianpaolo Tarantini è stato condannato a 2 anni e 10 mesi perché reclutava le ragazze per le feste dell’ex Cavaliere, e così pure Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti, mentre Berlusconi è uscito indenne perché ne era solo “l’utilizzatore finale” (Ghedini dixit). Anche la posizione della stessa Ruby, minorenne all’epoca dei fatti, è dubbia. Oggi una ragazza di 17 anni è minorenne solo per l’anagrafe e certamente quando incontri una ragazza non le puoi chiedere subito la carta d’identità. Berlusconi quindi, come ha riconosciuto la Cassazione, può essersi sbagliato. Certo piacerebbe che il nostro ex presidente del Consiglio si circondasse non dico di filosofi e artisti, come faceva Nerone alla sua mensa, ma almeno di giovani donne un po’ più presentabili. E io dico, scherzando, che la differenza tra la Francia e l’Italia è questa: Sarkozy ha sposato una delle donne più affascinanti d’Europa, Berlusconi si accontentava delle “Papi girl”. Ma questi sono gusti personali su cui nessuno ha diritto di metter becco, tantomeno la Giustizia che non deve dare giudizi morali, ma solo penali, cioè accertare se un comportamento corrisponda a un reato.

Il nocciolo della questione non sono quindi le feste di Arcore, ma se Berlusconi abbia pagato le ragazze che vi parteciparono perché testimoniassero il falso al processo, e cioè che quelle feste non erano orge, peraltro del tutto legittime, ma ingenui trastulli. Questa è “corruzione in atti giudiziari” ed è di questo che si occupa il processo. Si sa che Berlusconi nei mesi e negli anni successivi ha pagato una trentina di ragazze a suon di migliaia e a volte milioni di euro o con altre regalie. L’ex Cavaliere si è difeso affermando che era un risarcimento per il discredito che le ragazze avevano subito dall’indagine e dall’eco sulla stampa. Su questo dovrà giudicare il Tribunale.

Si sottolinea l’abnorme durata del processo. In particolare Salvini ha affermato: “È inammissibile essere vicini alla prima sentenza dopo 7 anni”. Già, ma si ignorano gli infiniti rinvii chiesti e ottenuti dall’imputato principale per ogni sorta di impedimenti parlamentari, istituzionali e sanitari, che hanno contribuito ad allungare un processo nato da un’indagine avviata nel 2015 e approdato al rinvio a giudizio già nel gennaio 2017. E comunque l’esasperante durata delle procedure non riguarda solo i processi a Berlusconi: è il principale problema del diritto italiano, penale e civile. È sfibrante stare anni sulla graticola, senza sapere come andrà a finire. Ma è altrettanto vero che è stato proprio Berlusconi, coi suoi giannizzeri politici, a inzeppare le procedure di norme garantiste, ipergarantiste, supergarantiste, spesso ad personam, che le hanno allungate ulteriormente per arrivare alla prescrizione. Berlusconi ha usufruito di nove prescrizioni e in almeno tre casi la Cassazione ha accertato che i reati che gli venivano attribuiti (inclusa guarda caso, la “corruzione di testimoni”), li aveva commessi, ma era passato il tempo utile per sanzionarli.

Secondo un’indagine Eurispes, due italiani su tre non hanno fiducia nella Giustizia. E lo credo bene. Sono trent’anni, da subito dopo Mani Pulite, che l’imponente apparato dei media berlusconiani e degli uomini politici a lui legati, con l’aiuto delle destre che pur alla legalità, per ragioni storiche, dovrebbero tenere, conducono una continua, capillare, devastante campagna di delegittimazione della Magistratura. È naturale che tale percezione sia scesa giù per li rami fino al normale cittadino. Inoltre non c’è uomo politico o personaggio pubblico con qualche rilievo che raggiunto da una condanna non faccia il ponte isterico dichiarandosi vittima di un “complotto”. Anch’io sono stato condannato, in primo grado, per una querela dell’on. Brunetta. Potrei anch’io stracciarmi le vesti affermando che si vuole colpire la libertà di stampa. Non sono così presuntuoso e non lo faccio. Faccio quello che dovrebbe fare qualsiasi cittadino, politico e non: mi appello.

Del tutto anomalo, ma in Italia non c’è mai niente di normale, è che ministri o sottosegretari dell’attuale governo, dallo stesso Brunetta a Mara Carfagna, a Mariastella Gelmini, a Deborah Bergamini, abbiano espresso la loro solidarietà a Berlusconi. Cioè costoro contestano le istituzioni di cui fanno parte. Particolare, in questo senso, è poi la posizione di Francesco Paolo Sisto, sottosegretario alla Giustizia: l’ultimo che può contestare la Giustizia è uno che, dopo la ministra Marta Cartabia, ne è uno dei principali responsabili. Sisto è stato poi uno degli avvocati di Berlusconi. Ci pare evidente il conflitto di interessi. È come se nella Dda fosse messo l’avvocato di Matteo Messina Denaro.

Detto ciò, è ovvio che la Magistratura italiana, tranne la breve parentesi di Mani Pulite, non è per nulla immacolata. La tabe maggiore è la divisione in correnti, di sinistra, di centro, di destra. C’è sempre quindi l’inevitabile sospetto che il magistrato, anche qualora si sia comportato in modo ineccepibile, abbia agito seguendo la propria ideologia. E questo naturalmente fa il gioco di quei politici che, raggiunti da un qualsiasi provvedimento, si dichiarano vittime della “magistratura politicizzata” e quasi “prigionieri politici” come si dichiaravano i brigatisti rossi, più coerenti perché nelle Istituzioni non c’erano, mentre questi ci stanno con tutti e due i piedi.

Ma il problema principale è la lunghezza dei processi che incide sia sulla durata della custodia cautelare sia sulla libertà di stampa. Se le istruttorie durano anni è difficile impedire alla stampa di occuparsene, equivarrebbe a metterle la mordacchia. La prima volta che segnalai questo problema era il 1971, quando iniziai a fare il cronista giudiziario per l’Avanti!. Da allora nulla è cambiato se non in peggio, sovraccaricando ulteriormente il processo di norme che ne impediscono di fatto il funzionamento.

Ritornando a Berlusconi, due sentenze mi hanno scagionato per aver io raccontato che nei primi anni 70 quello che era allora solo un imprenditore truffò per miliardi, in combutta con Cesare Previti, Anna Maria Casati Stampa, minorenne e orfana di entrambi i genitori morti in circostanze tragiche. I Tribunali hanno accertato che la truffa ci fu. Per me una cosa del genere va ben al di là del processo per corruzione di testimoni in cui attualmente è implicato. È come se uno picchiasse un bambino per strada, davanti a tutti, e ne uscisse fra l’indifferenza generale. Un uomo del genere a me, sarò fatto in modo sbagliato, fa orrore. Gli preferisco di gran lunga Renato Vallanzasca, che non si è mai sottratto ai suoi giudici e ha sempre ammesso la potestà dello Stato di punirlo per i suoi reati. Un bandito leale.

12 replies

  1. La macchina giudiziaria andrebbe riformata da capo a piedi, la maggior parte dei reati minori dovrebbe trovare un automatismo di condanna pecuniaria o detentiva e pena certa, per tutto il resto sarebbe necessario snellire, a cominciare dalle pretestuose cause intentate per diffamazione, dall’accusatore, spesso di professione, o per lo più temerario, senza avere nemmeno la copertura economica in caso di assoluzione dell’accusato.
    Per quanto riguarda i reati gravi, specie commessi da funzionari dello Stato e politici sarebbe il caso fossero ulteriormente penalizzati, date le enormi ricadute che questi hanno sulla salute della vita sociale e economica del Paese.
    Io speravo nella riforma Bonafede, per iniziare un percorso di rinnovamento, oppure di veder nominato Gratteri Ministro della Giustizia….e invece c’è toccata, e non è un caso la riforma Cartabia….
    Per la bonifica interna della Magistratura, specie dopo la schifosa vicenda Palamara, dovrebbero averne interesse i magistrati stessi. Purtroppo in questo Paese pare non si riesca proprio a fare a meno di correnti, logge, consorterie e rapporti di favore.
    Credere nella giustizia, e soprattutto in tempi rapidi, per un cittadino comune, senza entrature o possibilità economiche, è come credere all’esistenza degli unicorni. Troppe leggi, “applicate con i nemici e interpretate con gli amici” (semi cit.), molto farraginose, macchinose, incomprensibili, e assolutamente inefficiente e inefficaci; complicate appositamente per generare margini di intervento di una pletora di avvocati, azzeccagarbugli, tecnici, periti, e del Moloch giudiziario.
    Parimenti alla ristrutturazione della giustizia, sarebbe necessaria una seria riforma carceraria….le carceri italiane sono solo un buco dove si buttano gli ultimi e i marginali.

    “Cercasti giustizia, trovasti la legge” (cit.)

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  2. ma quanto un ghedini,allora difensore ufficile di B,si permise di andare dalle olgiettine a raccogliere le testimonianze,quando erano in stato di non essere escusse perchè chiamate a testimoniare davanti ai PM …nessuno disse nulla..quando addirittura si sapeva che tale testimonianze furono pagate.
    Via cerchiamo di essere seri…il potere si può permettere questo ed altro…come dimostrato dai fatti sino ad oggi: 9 prescrizioni !
    Che schifo!

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  3. Pesante, ma ineccepibile l’articolo di Fini. D’altronde, quando finalmente si è arrivati ad una sentenza, i magistrati immuni al sinistro fascino personale e finanziario del personaggio, lo definirono nella sentenza “delincuente abituale”. E detto tutto lì, in due parole

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  4. mentre Berlusconi è uscito indenne perché ne era solo “l’utilizzatore finale” (Ghedini dixit).

    SCHIFO MASSIMO E INEVITABILE. Colpa anche dei magistrati che si lasciano convincere da queste stronz… che lo proteggono sempre.

    La Casati Stampa è per me una colpa indelebile di B. ma la maggior parte delle persone non ne sa niente.

    Quanto alla prescrizione, che interesse c’é nel perorarla? E’ riconoscere ai furbi e delinquenti il diritto di delinquere, magari dilazionando grazie ai soldi rubati e all’aver riempito il parlamento dei propri difensori.

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  5. Grazie sparviero mi ero dimenticato di questa perla!
    Ora provate voi ad andare in banca a rubare e se vi prendono con le mani nella marmellata dite:” sono l’utilizzatore finale”
    Vi ammanettano o no?

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  6. La separazione dei poter in democrazia è fondamentale . Nel nostro paese la politica partitica ha occupato la magistratura in parte e la condiziona gravemente. Il caso Palamara-Lotti è in questo senso emblematico.

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  7. “Sarkozy ha sposato una delle donne più affascinanti d’Europa” eehhhh????
    in fatto di giustizia siamo concordi
    in fatto di donne non potremmo essere più divergenti

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    • Concordo, ma occhio: “affascinante” e “bella” non sono necessariamente sinonimi. Son sicuro che tu lo sappia, però. 😉

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