Dino Giarrusso: “Il Movimento di Conte: un’autocrazia”

L’eurodeputato fuoriuscito svela i segreti del M5s: «Dall’ex premier nomine col Cencelli. Luigi Di Maio? La deriva è pure colpa sua. Cancelleri fece candidare la sorella alla Camera mentre la Castelli assumeva il cognato al Mef».

(Alessandro Rico – laverita.info) – «Dimettermi da parlamentare europeo? Ne sto parlando con i miei elettori, che mi dicono di restare. Onestamente non credo di esser stato io a uscire dal Movimento 5 stelle, è il Movimento che ha trasformato quel simbolo in un guscio vuoto». L’addio di Dino Giarrusso al M5s è l’ennesima tegola che piomba su un partito in crisi d’identità.

Onorevole, lei dice che il Movimento si è appiattito sul Pd e su Mario Draghi. A Giuseppe Conte, però, va riconosciuto che ultimamente sta rivendicando una linea diversa, a cominciare dalla questione delle armi all’Ucraina.
«A parole. Nei fatti, abbiamo permesso a Draghi, ad esempio, di snaturare in corsa il bonus 110. Ciò metterà sul lastrico migliaia di aziende e lavoratori. Su armi, inceneritori, bonus abbiamo chiesto senza ottenere. Imperdonabile per la prima forza politica in Parlamento».

Che bisognava fare?
«Uscire dal governo. È stato impossibile parlarne con Conte, visto che non risponde a telefono e messaggi, non ha una segreteria, non è rintracciabile, tranne che per chi vuole lui».

Chi controlla il partito? Lui o Luigi Di Maio?
«Inizio a pensare che il partito sia totalmente fuori controllo».

Sì?
«Non esiste rappresentanza degli iscritti né tra i vice, né tra i comitati, né tra i referenti. Ci sono solo nomine personali di Conte. Di democrazia diretta non c’è più alcuna parvenza. Il Movimento è un’autocrazia, ma Conte è isolato».

Democrazia diretta… Un bluff…
«Niente affatto: fino agli Stati generali del novembre 2020, gli iscritti li abbiamo fatti contare!».

Poi?
«Abbiamo votato delle proposte e le proposte sono state ignorate. Ad esempio: niente capo politico, bensì un organo collegiale; e invece nel 2021 rispunta il capo politico».

Lei ha segnalato il problema?
«Certo. Non mi hanno dato retta. Ne avevo parlato con l’allora reggente Vito Crimi. Da un collega, che era ministro, ho saputo che in una riunione se n’era discusso. Un esponente del Movimento disse che era meglio non far votare l’organo collegiale, “se no chissà chi viene eletto”. Un altro notò: “Ma Alessandro Di Battista è uscito. E Giarrusso non lo facciamo candidare, c’inventiamo qualcosa per mandarlo davanti ai probiviri…”».

Era una figura scomoda?
«Ascolti: agli Stati generali gli iscritti votavano i 30 che avrebbero parlato. Crimi disse che il risultato della votazione sarebbe stato comunicato dopo la nuova governance. Invece sono passati quasi due anni e la classifica dei più votati non è mai venuta fuori, alla faccia della trasparenza».

Perché?
«Perché il voto era un modo per contarsi, misurare il gradimento degli esponenti del Movimento tra gli elettori. E perché primo arrivò Di Battista, secondo io, e terzo – ben staccato – Di Maio».

Quindi?
«Due giorni dopo quel voto, mi telefonò un membro del governo: “Dino, qualcuno già sa i risultati. Guardati le spalle, perché hai preso troppi voti”. Pochi giorni dopo, fecero uscire una notizia falsa contro di me…».

È questo il clima nel M5s?
«Il Movimento vive da anni una guerra tra bande. Conte paradossalmente ha peggiorato la situazione».

Lui sostiene che lei sia in cerca di poltrone.
«Per quest’affermazione falsa e diffamatoria sto valutando di querelarlo. Io sono al primo mandato e mi mancano ancora due anni per terminarlo e poi fare un secondo mandato. Parlando di poltrone, mi sarebbe convenuto quindi mille volte stare zitto, ma io sono una persona onesta, sincera».

Sembra sofferente.
«Sono abituato a essere avversato, specie in Sicilia. Le riferisco un episodio significativo».

Sentiamo.
«Il giorno prima delle europee, un tizio di Caltanissetta pubblicò sui social una foto con dei miei volantini gettati per terra, accusandomi di essere peggio della Dc degli anni Ottanta e di aver sporcato la città».

Vada avanti.
«Sa chi era costui? Era un dipendente del M5s al Parlamento europeo. E suo fratello era dipendente del M5s all’Assemblea regionale siciliana. Lo segnalai ai probiviri».

Cosa successe?
«Niente. E parliamo di un’epoca in cui il M5s espelleva gente pure per gli sfottò calcistici o per un like a un altro partito. Questo signore non è stato licenziato – ho dovuto pagarlo anche io! – finché, qualche mese fa, s’è scoperto che collaborava contemporaneamente con una deputata dell’Ars uscita dal Movimento e passata con i Verdi».

Lei voleva essere candidato a presidente della Sicilia?
«Avevo semplicemente chiesto le primarie interne, come previsto dal nostro statuto».

Le primarie non hanno detto che le faranno?
«Quelle di coalizione; ma alle primarie di coalizione manderanno direttamente i nominati. Così, grazie a un regolamento astruso sulle seconde liste d’appoggio, daranno un paracadute agli onorevoli che hanno già fatto due mandati. E in qualche modo, riusciranno a far candidare Giancarlo Cancelleri».

L’attuale sottosegretario alle Infrastrutture.
«Un feudatario del Movimento. L’antitesi delle sue regole».

A cosa si riferisce?
«Ha fatto candidare sua sorella alla Camera quando lui era onorevole regionale. Poi il cognato venne assunto da Laura Castelli al Mef».

Mica è un reato.
«Il problema è che il cognato è architetto. E infatti è intervenuta la Corte dei conti e la Castelli ha dovuto ritirare la nomina. Se una cosa del genere fosse successa in Forza Italia, noi 5 stelle che avremmo detto?».

Onestà, onestà?
«Peraltro, Cancelleri, quando venne nominato viceministro nel Conte 2, lasciò il suo incarico di deputato all’Ars. Cosa che il nostro statuto non consentiva».

Con quali conseguenze?
«Nessuna, perché inventarono una scusa puerile: lo statuto vietava di lasciare per candidarsi, ma non per essere nominati dall’alto per un incarico, il che è ben più facile e comodo che candidarsi!».

Cancelleri a che corrente fa capo?
«Lui, come Paola Taverna, è un ex “dimaiano” di ferro passato con Conte. Ma secondo me, essendo convinti che Conte non è un buon leader, entrambi saranno pronti a rischierarsi con Di Maio, se dovesse tornare in sella».

Alle amministrative, come andrà a finire per voi?
«Siamo un partito che ha abbandonato i territori. Siamo la prima forza politica in Parlamento e poi presentiamo una lista nel 4-5% dei Comuni? Non abbiamo più regole e c’è chi fa quel che vuole, sapendo di essere intoccabile. Si ricorda lo scandalo delle firme false?».

Quello di Palermo, nel 2012?
«Dei cinque poi condannati, due erano i deputati regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio. Mentre erano sotto processo, sono stati assunti, una da Cancelleri quando era vicepresidente e l’altro dal deputato Salvatore Siragusa. E quando sono stati condannati, nessuno li ha cacciati. Quindi, abbiamo dato soldi pubblici a dei condannati».

Se è come dice lei, che fine ha fatto, appunto, «onestà, onestà»?
«Aspetti. Non è finita. Ciaccio lo volevano candidare al consiglio comunale di Palermo, ma Conte lo ha bocciato proprio per via della condanna. A quel punto, lui decide di candidarsi con un’altra lista civica, concorrente a quella del M5s. A inaugurargli la campagna elettorale vanno sei nostri deputati, e l’onorevole Azzurra Cancelleri fa un post dicendo che se vivesse a Palermo, voterebbe per lui. Sono comportamenti da espulsione, che ho segnalato a Conte».

Risultato?
«Non mi ha mai risposto – per la verità, non mi ha risposto nemmeno Danilo Toninelli. I nostri candidati al consiglio comunale sono infuriati, ma chi ha fatto questa schifezza sa di essere intoccabile, altro che onestà. E c’è una beffa nella beffa».

Cioè?
«L’Ars potrebbe di fatto stabilizzare gli attuali dipendenti a tempo. Fra loro dovrebbero esserci proprio Ciaccio e La Rocca».

A livello nazionale, il M5s ha subito un bello smacco: l’elezione di Stefania Craxi in commissione Esteri al Senato, dopo la cacciata del filorusso Vito Petrocelli.
«Un capolavoro della Taverna, che voleva per forza metterci Ettore Licheri».

Non s’era parlato dell’altro «putiniano», Gianluca Ferrara?
«La Taverna, che aveva già perso il posto nel direttivo e che quando, per questo motivo, le avevano cambiato la sedia in Aula, s’era messa a strillare, voleva Licheri. Bravissima persona, ma non l’avrebbero mai votato. Non c’è stato verso di farle cambiare idea. Perché dopo l’uno vale uno, ora c’è un atteggiamento padronale».

Padronale?
«Il desiderio di dimostrare: “Sono io che comando”. Lei citava le correnti: ecco, Conte aveva detto che non le avrebbe tollerate, poi ha calibrato le nomine col Cencelli, anziché far votare gli attivisti, che soffrono la subalternità al Pd. Siamo un Pd in minore; ma a quel punto, la gente vota l’originale, no?».

Il suo giudizio su Di Maio?
«Ottimo ministro, ma è corresponsabile di questa deriva. Ha scelto un altro modo di fare politica – più tradizionale, diciamo…».

Fonderà un suo partito, no?
«Sto costruendo un movimento federativo».

Ne ha parlato con Di Battista e Davide Casaleggio?
«Ne ho parlato con cittadini insoddisfatti del Movimento. Tra i primi a interessarsi al mio progetto c’è stato Cateno De Luca, il sindaco uscente di Messina».

In definitiva, come si sente dopo questo divorzio dai 5 stelle?
«Mi sono liberato dal peso di dover sentire gente del mio partito che va a raccontare in giro che siamo più bravi e più puri degli altri, mentre fa cose peggiori di quelle che fanno gli altri. Non sopporto di mentire, né a me stesso né agli altri».

9 replies

  1. «Uscire dal governo. È stato impossibile parlarne con Conte, visto che non risponde a telefono e messaggi, non ha una segreteria, non è rintracciabile, tranne che per chi vuole lui».

    «Il Movimento vive da anni una guerra tra bande. Conte paradossalmente ha peggiorato la situazione».

    Sono comportamenti da espulsione, che ho segnalato a Conte».
    Risultato?
    «Non mi ha mai risposto

    ora c’è un atteggiamento padronale».
    Padronale?
    «Il desiderio di dimostrare: “Sono io che comando”. Lei citava le correnti: ecco, Conte aveva detto che non le avrebbe tollerate, poi ha calibrato le nomine col Cencelli, anziché far votare gli attivisti, che soffrono la subalternità al Pd.

    —————————————————————————————————————————–

    5 giorni fa:

    “Ho grandissima stima per Giuseppe Conte – premette parlando di una decisione “sofferta” – per quel che ha fatto come presidente del Consiglio, per me il migliore degli ultimi 20 anni: in Europa ha saputo difendere l’Italia rischiando, gli altri eurodeputati venivano da noi a dire che era un fenomeno. La mia stima per la persona è massima e tale resterà”.

    https://ecodaipalazzi.it/2022/05/25/stimo-conte-ma-il-governo-draghi-e-la-morte-del-m5s-dino-giarrusso-lascia-il-movimento-e-pensa-ad-uno-suo/

    "Mi piace"

    • Ho capito, Infosannio non permette di postare link di Facebook, comunque Giarrusso dice:
      “Non sopporto di mentire, né a me stesso né agli altri”; “Dimettermi da parlamentare europeo? Ne sto parlando con i miei elettori, che mi dicono di restare.”
      Eppure nel post di Facebook in cui annuncia l’uscita dal M5S, ci sono quasi 600 mi piace al seguente commento: Tutti fanno la “scelta sofferta” di lasciare il m5s, ma nessuno di loro fa la scelta di dimettersi, come prevedono i nostri principi. Mah

      Piace a 2 people

  2. Si vabbè……Non mi cambia nulla.
    I 5s hanno perso il mio voto nel momento preciso in cui si sono messi con il pd.
    Alle prossime elezioni ( sempre che gli Usa non ci impongano un draghi-bis ) spariranno o si trasformeranno in pidioti a tutti gli effetti.
    Resta il fatto che continuo a non avere la più pallida idea del partito a cui dare il mio voto.

    "Mi piace"

  3. che segreti !!! Azz. lo sapevono pure i sassi…. solo ora servono per sputare nel piatto?
    Lascia la poltrona e vai a fare in culo insieme agli altri ….sei stato una delusione!

    "Mi piace"

    • Giarrusso predica la sua onestà….si è formato un nuovo movimento insieme a gente discutibile . Dov’è l’onestà?!

      "Mi piace"