L’università dell’amore

L’ateneo voluto da Berlusconi al momento conta 1.000 iscritti, soprattutto maschi tra i 18 e i 25 anni. E ha raccolto 100 mila euro. Mentre spopolano in tutta Italia le Officine della libertà, laboratori simili a sedi di partito. Come sta procedendo il sogno del Cav, che fa storcere il naso a qualche azzurro.

(Paola Alagia – tag43.it) – Ben 24 mila metri quadrati per 1000 iscritti al corso di alta formazione politica. La settecentesca cornice di Villa Gernetto è pronta ad ospitarli. Erano 1001 studenti, per l’esattezza, ma poi uno di loro ha cambiato idea e si è disiscritto. Viaggia su questi numeri l’Universitas Libertatis di Silvio Berlusconi. Si tratta di un primo bilancio a un mese e mezzo circa dal debutto: Tag43 ha interpellato il referente delle iscrizioni, Manuel Plazza, che racconta come il primo a iscriversi sia stato proprio il Cav, «il 7 marzo scorso».

Nelle casse dell’ateneo azzurro sono arrivati più o meno 100 mila euro

A onore di cronaca bisogna dire che, in realtà, le lezioni sono per lo più online. Solo le 12 lectio magistralis in programma si terranno invece dal vivo nella ‘reggia’ brianzola. Al momento, comunque, nelle casse del neonato ateneo sono arrivati 100 mila euro. Il conto è presto fatto: l’iscrizione, con la scontistica legata alla tessera virtuale di “studente azzurro”, infatti, è pari a 100 euro l’anno (400 il costo quadriennale). Guai, però, a confonderla con una tessera di partito: «È solo un modo per mettere tutti nelle condizioni di poter partecipare a questi momenti di formazione», sottolinea il responsabile. Lo scopo della scuola, neanche a dirlo, è “formare il politico del futuro”, come riporta il sito del neonato ateneo. E mentre lo si legge sembra quasi di sentire la voce del leader di Arcore ai bei tempi de «L’Italia è il Paese che amo». La comunicazione, d’altronde, è un marchio di fabbrica. Stavolta è sbarcata pure su Cusano tv: “Iscriviti per diventare l’uomo giusto della politica”, è l’annuncio. Proprio l’università telematica Niccolò Cusano è centrale in questa nuova avventura targata Berlusconi: grazie all’accordo con il suo fondatore Stefano Bandecchi, infatti, i master di I e II livello e il corso di perfezionamento professionale in ‘Amministrazione e politica’, offerti sempre dalla scuola azzurra, avranno un riconoscimento legale. Del resto, tutta la parte didattica oltre che la piattaforma per le lezioni in rete sono messe a disposizione da Unicusano. Anche sei i dati dei partecipanti ai master non sono ancora disponibili. Sono invece 1000, come detto, gli studenti che seguiranno il corso di alta formazione. In tutto 1500 ore distribuite in tre macroaree: politico-amministrativa, economico-finanziaria e tecnologica e ambientale.

il bilancio di Universitas libertatis
Lo studente azzurro (da Instagram).

L’identikit degli iscritti: giovani tra i 18 e i 25 anni e per lo più maschi

Ma qual è l’identikit degli iscritti? A sentire Plazza sono «per lo più giovani tra i 18 e i 25 anni». Non mancano però gli iscritti più âgée: «Venerdì mi ha contattato un 82enne per suo nipote», spiega. «Ma poi ha chiesto come fare per poter seguire pure lui le lezioni». Gli uomini, infine, hanno la meglio sulle donne: «Il 60 per cento contro il 40». Almeno per ora. Sempre Plazza confida nel fatto che i numeri lieviteranno soprattutto dopo l’estate, quando in generale tutti i corsi universitari riprenderanno. Una cosa è certa: a crescere sono al momento le ‘Officine della libertà’. Una sorta di agorà o meglio dei «laboratori», come li definiscono dall’Universitas Libertatis. In fin dei conti sono simili a sedi locali di partito. In un mese mezzo sono arrivate a quota 44. Se ne contano nove solo in Calabria, due in Basilicata, cinque in Campania, sei in Lombardia. Tant’è che nel corpaccione azzurro c’è chi non si trattiene e la butta lì: «Non abbiamo mai avuto tanta capillarità sul territorio. Ci sarà un motivo se Forza Italia si è meritata l’appellativo di partito di plastica o no?».

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Il sospetto che Berlusconi voglia azzerare la classe dirigente

Più di qualche forzista a Palazzo in effetti mastica amaro e guarda con sospetto la nuova scuola: «Berlusconi vuole azzerare la classe dirigente, questa è la verità». In diversi prendono di mira soprattutto le lectio magistralis: «Con tutto il rispetto per i prof in cattedra, siamo passati da Marcello Pera a Mario Baccini, da Antonio Martino al suo ex portavoce Giuseppe Moles». Non manca, però, chi tra le fila del partito con spirito più liberale commenta: «Ben venga far crescere nuove leve, ben venga ‘allevare’ giovani. C’è bisogno di ricambio». Un tema particolarmente sentito da un esponente azzurro di lungo corso come Elio Vito, che a Tag43 spiega: «Se l’obiettivo è formare una classe dirigente e dare spazio a energie fresche, non posso che essere d’accordo. A maggior ragione visto che tutti gli spazi sono occupati sempre e solo da pochi intimi». L’ex capogruppo di FI alla Camera, però, non risparmia una puntura di spillo: «Una volta Berlusconi avrebbe voluto Putin in cattedra. Ma oggi il caposaldo della democrazia è Zelensky. A questo punto dovrebbe invitare lui a tenere una lezione. Potrebbe farci un pensierino». Un po’ di tempo, in teoria, ci sarebbe dal momento che le lectio magistralis partiranno a giugno, dopo le Amministrative. Il fattore tempo, appunto. Sarà questo il vero discrimine per capire se il leader azzurro stavolta riuscirà a centrare l’obiettivo dell’università. Un sogno che coltiva da anni, almeno dal 2006. Allora, c’è da dire, pensava in grande. Voleva realizzare un grande ateneo del pensiero liberale, con tanto di campus all’americana. Nel frattempo, le camerate per studenti e le aree sportive sono sfumate. Ma tant’è. Del resto, sono molte le ambizioni del Cav che si sono via via ridimensionate, dal partito unico dei moderati all’elisir di lunga vita nel periodo d’oro del legame con don Verzè. Tuttavia, oggi un ateneo virtuale non si nega (quasi) a nessuno.

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