Russia, un alleato scomodo

(Lucio Caracciolo – la Stampa) – Quel che Ucraina ieri unì, oggi potrebbe separare. Il riferimento è alla strana coppia Cina-Russia, sfidanti dell’America. Fu infatti la sconfitta subita nel 2014 con la perdita di Kiev a spingere Putin verso Xi Jinping. Il leader russo considerò quindi inutile aspirare all’integrazione nel sistema mondiale a guida americana. E optò per una quasi-alleanza con Pechino. Fidanzamento d’interesse. Xi Jinping avrebbe potuto rifiutarlo. Ma alla fine decise di stringere l’intesa con Putin. Oggi forse se ne sta pentendo.

Esponenti del regime lasciano filtrare il loro disappunto per la deludente prestazione russa in Ucraina, che inevitabilmente si riflette sulla Cina. Ricordiamo le tre ragioni principali che spinsero il capo della Cina ad abbracciare l’omologo del Cremlino. Primo. L’apertura alla Russia gli permetteva di evitare il completo accerchiamento da parte dell’America. Già allora Washington stava stringendo la morsa intorno alla Repubblica Popolare.

Con India, Australia e Giappone si ponevano le fondamenta del Quad, lo schieramento deputato a stroncare le velleità cinesi di sfidare il dominio americano dell’Oceano Pacifico e degli stretti che lo legano all’Indiano. Per Xi l’intesa con il vicino settentrionale era indispensabile a rompere l’anello di contenimento allestito dall’America contro la Cina. Secondo. In prospettiva, la Russia poteva diventare per la Cina un formidabile fornitore di materie prime, soprattutto (ma non solo) idrocarburi siberiani.

Risorsa indispensabile per lo sviluppo economico su cui il regime di Pechino basa la sua legittimazione. Terzo. Quale grande potenza militare, dotata del massimo arsenale nucleare al mondo (circa 6 mila testate), la Russia appariva un partner essenziale per la sicurezza della Cina. I trasferimenti di armi e di alte tecnologie russe, specie in campo spaziale e cibernetico, avrebbero permesso a Pechino di fare un salto di dieci anni nel rafforzamento delle sue Forze armate.

Gli incredibili errori commessi dalla Russia nella campagna d’Ucraina hanno messo in crisi questi presupposti. Per ordine. Primo. La Russia si è svelata assai poco affidabile come partner. Il fallimento dell’attacco su Kiev, che Putin aveva presentato a Xi come una passeggiata, e l’impantanamento sugli altri fronti mette in questione l’utilità della Russia anche nel quadrante estremo-orientale.

Dove fra l’altro il Giappone sta riarmando alla grande, anche in vista dell’inasprimento della disputa sulle Isole Curili, che impedisce tuttora la firma di un trattato di pace russo-nipponico. Secondo. La Russia si ripromette di surrogare la probabile perdita parziale o totale del mercato gasiero europeo con quello cinese. Ma i gasdotti non sono flessibili come plastica. Prima di riorientarli e strutturare un flusso abbondante e regolare verso la Cina occorreranno molti anni.

Né è detto che Putin abbia tutto questo tempo davanti a sé. Terzo. Alla prova della guerra, le armi russe si sono rivelate assai meno performanti di quanto apparissero. Danno reputazionale, quindi economico, gravissimo per il secondo esportatore di armamenti al mondo, dopo gli Usa. Già diversi Paesi, specie asiatici, preannunciano rotture di promesse o addirittura di contratti d’acquisto di armi russe.

La Cina, che ne ha importate in abbondanza, si domanda se abbia fatto un buon affare e se convenga continuare a dotarsene. Infine, ma non per importanza. L’epidemia di Covid-19 continua a infuriare in Cina. Pechino e Shanghai sono in chiusura stretta, di tono quasi militare. La gente è costretta a lunghe file per fare il test giornaliero obbligatorio. Le proteste diventano esplicite e visibili.

La circolazione delle merci, nel paese e verso l’estero, è molto rallentata. Per Xi Jinping, che ha venduto al suo popolo e al mondo la strategia cinese anti-Covid quale modello da imitare, tale pretesa si volge in boomerang. A sei mesi dal Congresso del Partito comunista chiamato a confermarlo sul trono. Per la prima volta, russi e cinesi affrontano crisi parallele. Non sembrano avere alternative all’intesa stipulata otto anni fa. Ma per vedervi la garanzia di un luminoso avvenire comune occorre uno sforzo di fantasia, al limite dell’allucinazione. Qualcuno a Washington potrà rallegrarsene. Ma se le due crisi si sovrapponessero, l’orizzonte si farebbe cupo per tutti. Ed ecciterebbe gli avventurieri su entrambi i fronti.

22 replies

  1. Divide et impera….. ma bisognerà offrire qualcosa di sostanzioso all’Impero Cinese, le chiacchiere stanno a zero, per abbandonare definitivamente il progetto di asse Cina-Asia-Africa-Russia.

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      • E noi siamo i maestri dello sfruttamento umano e della devastazione ambientale. Siamo riusciti a rendere la vita pura merce.
        Ora diamo lezioni di umanità e democrazia……
        La vergogna? Manco più quella abbiamo.
        Il problema con la Russia e la Cina è che lo sfruttamento in Asia e Africa lo vuole fare l’asse atlantista.

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      • @ZeroCoscienza magari bastasse un calendario di Suor Germana, che almeno sapeva cucinare, a lei nemmeno un esorcismo!
        I suoi contributi sono vuoto cosmico.

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  2. ” Il fallimento dell’attacco su Kiev, che Putin aveva presentato a Xi come una passeggiata, e l’impantanamento sugli altri fronti mette in questione l’utilità della Russia anche nel quadrante estremo-orientale.”

    Eeeh??? Il fallimento dell’attacco su Kiev!?!?
    Chiedere gen. Mini.
    Prima vi INVENTATE i propositi di PUTIN, poi, quando NON li attua perché non ne ha mai avuto l’intenzione, invece di ammettere che, appunto, NON l’aveva, come ha sempre dichiarato, meglio dire che ha fallito…
    Fuori pure quest’altro.
    Rimangono MT, Mini, Bertolini, Capuozzo e De Masi (fantastico ad Accordi&disaccordi).

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  3. Peccato. Lucio Caracciolo è persona seria, competente. Dirige Limes da anni e mai come in questo periodo ha avuto una visibilità e di riflesso un successo editoriale. Ma anche lui ( ancor più Dario Fabbri, “comprato” da Mentana) sta acquisendo consapevolezza che non basta raccontare la Geopolitica, bisogna “propagandarla” come vogliono i Padroni. E se scrive su La Stampa deve dare un “taglio” a loro gradito. Poi un pò di libertà ( e annessa onestà intellettuale) se la prende pure, ma nei luoghi e nei tempi giusti. È un periodo nero. Sono tutti addomesticabili.

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  4. La verità è che gli USA si son dati la missione di essere i numeri 1 al mondo, costi quel che costi, quindi dopo la Russia toccherà a Cina e India.
    Non potendo scatenare una guerra nucleare, dove perderebbero tutti, si accontentano di una guerra economica. Se questi 3 non fossero alleati e in buoni rapporti, cadrebbero economicamente uno dopo l’altro.

    Stoltenberg lo scorso 28 aprile: “La Cina per la Nato non è un nemico, ma la sua crescita ha implicazioni per la nostra sicurezza e tutto ciò verrà preso in considerazione dal prossimo piano strategico. La Cina non rispetta i nostri valori democratici, investe nella marina e nella tecnologia dei missili ipersonici, si avvicina a noi nell’Artico e in Africa, vuole controllare le infrastrutture tecnologiche come il 5G e ha partnership sempre più stretta con Mosca”

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    • solo segno di ignoranza e di violenza di un impero in via di caduta. Molto preoccupato di ulteriori reazioni, sostenute dalla felicita’ dei costruttori d’armi statunitensi

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      • Lo Zar non voleva conquistare Kiev. L’esercito in marcia verso la capitale ucraina, i bombardamenti di città e aeroporti, i morti, i tank e compagnia sparando, depredando e violentando sono solo film abilmente realizzati dal produttore e attore comico Zielinsky, eletto da quattro nazisti appoggiati dagli USA. Forza Vladj, fino alla fine!

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  5. E questi si lamentano perché la Russia si sente i loro missili sotto il sedere… a loro basta la “CRESCITA di un paese- lontano migliaia di km-per disturbare la loro sicurezza…”
    Ma poveri… 🥺😭
    Trasferiamoci su Marte, gente, lasciamoglielo tutto, il pianeta, ché questi egocentrici di m. non sanno convivere con NESSUNO se non come padroni!

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  6. Neanche lei, Caracciolo, prende in considerazione la possibilita’ che Putin non voglia infierire sul fratello ucraino, mai abbia pensato di arrivare a Kiev e abbia preso gia’ quello che gli interessa ? e con armamenti di seconda classe ? non vado oltre, ma mi aggiungo ai
    commenti precedenti.

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  7. “ll fallimento dell’attacco su Kiev, che Putin aveva presentato a Xi come una passeggiata,” questa balla sesquipedale, assieme alle altre profuse a piene mani nell articolo, gliel’ ha suggerita quel fenomeno di elkann? Peccato, una volta Caracciolo era un buon giornalista..

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  8. “Oggi forse se ne sta pentendo”

    Questo qualcosa ci capiva , adesso anche lui si è adeguato al più grande spettacolo dell’informazione mainstream.

    Professor Mearsheimer
    Il professor John Mearsheimer descrive la traiettoria strategica degli Stati Uniti dalla loro nascita ad oggi.
    “Gli Stati Uniti come lo stato più potente e aggressivo della storia moderna, che diviene l’egemone dell’emisfero occidentale e
    categoricamente non tollera MAI l’esistenza di altri peer-competitors e anzi li spazza via uno dopo l’altro.

    Oggi, il peer-competitor degli Stati Uniti è la Cina. L’attuale decisione strategica americana, confermata ufficialmente dai Ministri della Difesa e degli Esteri nella recente visita a Kiev, ribadita dal Presidente Biden nella successiva riunione straordinaria NATO di Ramstein, è di incapacitare politicamente la Russia, ossia di frammentarla, per indebolire la Cina e poi rivolgere
    LA PROPRIA ATTENZIONE CONTRO DI ESSA
    Pero secondo Caracciolo oggi forse si stanno pentendo

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  9. Intanto i nazzi di azov si stanno consegnando ai russi e Eni sta aprendo conti in rubli,
    E il bibitaro è solo un povero stupido.
    Alfano al confronto era un grande.

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  10. ——-Il governo britannico ha condotto per decenni una campagna segreta di “propaganda nera”, prendendo di mira l’Africa, il Medio Oriente e parti dell’Asia con volantini e rapporti da fonti false volti a destabilizzare i nemici della guerra fredda incoraggiando le tensioni razziali, seminando il caos, incitando alla violenza e rafforzando la lotta contro -idee comuniste, hanno rivelato documenti recentemente declassificati.
    Lo sforzo, condotto dalla metà degli anni ’50 fino alla fine degli anni ’70 da un’unità a Londra che faceva parte del Foreign Office, si è concentrato sui nemici della guerra fredda come l’Unione Sovietica e la Cina, i gruppi di liberazione di sinistra e i leader che il Regno Unito ha visto come minacce ai suoi interessi

    La campagna ha anche cercato di mobilitare i musulmani contro Mosca, promuovendo un maggiore conservatorismo religioso e idee radicali. Per apparire autentici, i documenti incoraggiavano l’odio per Israele.

    Documenti del governo britannico recentemente declassificati rivelano centinaia di operazioni estese e costose.—

    https://www.theguardian.com/world/2022/may/14/secret-british-black-propaganda-campaign-targeted-cold-war-enemies-information-research-department

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  11. Con tutta la buona volontà, gli “analisti” di oggi sono i “virologi” di appena ieri.
    Ognuno porta l’ acqua al proprio mulino, cioè cerca, attraverso la visibilità, un avanzamento di carriera, o magari un ingresso in politica, o anche solo di mantenere il posto “accomodandosi” appena un po’.
    Come nel Covid ( e nella biologia in generale) ci sono anche nella geopolitica millanta farfalle che battono le ali, difficile quindi fare previsioni.
    Prendere tutti con le pinze e cominciare a … pararsi … è il minimo che occorre fare: nessuno interverrà “in aiuto” in caso di “problemi” più o meno personali… Questo è certo.

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