Sembra ieri

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – È il 17 maggio 1972, cinquant’anni fa. Alle 9.10 il commissario Luigi Calabresi, 34 anni, romano, vice-capo dell’ufficio politico della Questura di Milano, bacia i figlioletti Mario e Paolo, di due e un anno, e la moglie Gemma, incinta del terzo bimbo. Esce dal portone di via Cherubini 6, attraversa la strada e raggiunge la […]

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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55 replies

  1. Sembra ieri

    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – È il 17 maggio 1972, cinquant’anni fa. Alle 9.10 il commissario Luigi Calabresi, 34 anni, romano, vice-capo dell’ufficio politico della Questura di Milano, bacia i figlioletti Mario e Paolo, di due e un anno, e la moglie Gemma, incinta del terzo bimbo. Esce dal portone di via Cherubini 6, attraversa la strada e raggiunge la sua Fiat 500 blu. Mentre apre la portiera, viene raggiunto alle spalle da un killer sceso da una Fiat 125 blu e freddato con due colpi di rivoltella alla nuca e alla schiena. Muore appena arriva in ospedale. L’attentatore è Ovidio Bompressi, militante di Lotta continua, che risale nell’auto guidata da un altro compagno di Lc, Leonardo Marino, per darsi alla fuga. È il primo omicidio politico degli “anni di piombo”: un trentennio insanguinato che si chiuderà solo nel 2002 con l’assassinio di Marco Biagi.

    Lotta continua, a cadavere ancora caldo, festeggia con un comunicato: “L’uccisione di Calabresi è un atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia”. L’ultima infamia di un lungo linciaggio condotto dal giornale del gruppo extraparlamentare che addita il commissario come il colpevole della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato il 16 dicembre 1969 dal balconcino della Questura durante un lungo ed estenuante interrogatorio sulla strage di piazza Fontana (in cui gli anarchici sono stati coinvolti da una velina depistante dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale per coprire i neofascisti di Ordine nuovo), sebbene il commissario non fosse nella stanza. In quei deliranti articoli si legge: “Calabresi, sei tu l’accusato… Le nostre armi sono altre, più difficili, faticose, pericolose, ma infinitamente più efficaci… Dell’assassinio di Pinelli abbiamo detto a chiare lettere che il proletariato… saprà fare vendetta” (14.5.’70). “Questo marine dalla finestra facile dovrà rispondere di tutto. Gli siamo alle costole, ormai, ed è inutile che si dibatta come un bufalo inferocito… Di questi nemici del popolo vogliamo la morte” (6.6.’70). “Siamo stati troppo teneri con… Calabresi. Egli si permette di continuare a vivere tranquillamente… Il suo volto è diventato abituale e conosciuto per i militanti che hanno imparato a odiarlo; la sua funzione di sicario è stata denunciata alle masse che hanno incominciato a conoscere i propri nemici di persona, con nome, cognome e indirizzo… Calabresi è responsabile dell’assassinio di Pinelli e dovrà pagarla cara… Il proletariato emetterà il verdetto, lo comunicherà e ancora là, nelle piazze e nelle strade, lo renderà esecutivo… L’eliminazione di un poliziotto non libererà gli sfruttati; ma è… una tappa fondamentale dell’assalto del proletariato contro lo Stato assassino” (6.6.’70).

    “Calabresi, assassino, stia attento. Il suo nome è uno dei primi della lista” (6.5.1971). Calabresi ha querelato Lotta continua (il direttore Pio Baldelli sarà condannato). Ma in quella feroce caccia all’uomo il processo che lo vede parte civile diventa sui media un processo al “Commissario Finestra”, additato alla gogna anche e soprattutto da molti fra i più noti intellettuali italiani (alcuni poi pentiti), che hanno firmato un infame appello sull’Espresso nel giugno 1971 accanto a un articolo di Camilla Cederna, che sposa la fake news di Pinelli defenestrato da Calabresi con un colpo di karate alla nuca. Fra le pochissime grandi firme che lo difendono ci sono Indro Montanelli e Giampaolo Pansa. Ma il commissario è un uomo solo anche in Questura: nessuno pensa di dargli neppure una scorta (il killer lo coglierà disarmato).

    Le indagini, tra errori giudiziari, false piste e vera omertà, brancolano nel buio per 16 anni. Finché il 28 luglio 1988 i giudici milanesi arrestano Adriano Sofri, già leader di Lc (sciolta nel 1976), ora scrittore e professore di belle arti, legato al socialista Claudio Martelli; Giorgio Pietrostefani, già capo del servizio d’ordine di Lc, passato dalla rivoluzione al para-Stato come dirigente di Eni, Snam e Officine Meccaniche Reggiane; e Ovidio Bompressi, che vende libri a Massa, proletario come Marino, che vende frittelle in un furgone per strada a Bocca di Magra. È proprio Marino il “pentito” che ha confessato tutto dopo anni di tormento: prima davanti a un prete, poi a un deputato comunista ed ex partigiano, infine ai carabinieri. Sulle prime parla solo di sé e di Bompressi; poi i giudici Antonio Lombardi e Ferdinando Pomarici lo convincono a svelare i mandanti: Sofri e Pietrostefani. Il telefono di casa Sofri, intercettato, sforna un illuminante spaccato della lobby di Lc mobilitata come un formicaio impazzito per organizzare la campagna innocentista, l’attacco ai magistrati e a Marino su giornali, reti Rai&Fininvest e in Parlamento, soprattutto attraverso il Psi e i suoi mazzieri (Ferrara e molti altri). Nel 1996, dopo infiniti colpi di scena, depistaggi processuali a mezzo stampa e leggi ad personam (per spostare l’istanza di revisione da Milano a Brescia e poi a Venezia), Sofri, Pietrostefani e Bompressi vengono condannati in via definitiva a 22 anni. Marino è prescritto per l’attenuante della collaborazione e i ricorsi in appello degli altri. Sofri sconta in carcere 7 anni; Bompressi molti meno (sarà graziato); Pietrostefani appena due, poi approfitta della revisione per fuggire a Parigi, dove è tuttora latitante. Gli anni di piombo sono finiti. Il malvezzo di linciare persone perbene che non possono difendersi, invece, continua.

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    • A Pinelli qualcuno l’ha spinto. Se non è stato Calabresi ,chi è l’assassino ? Tutti siamo contenti per l’epilogo del caso Cucchi e le relative condanne ma per Pinelli (o Valpreda) e la sua famiglia quali indagini e quale giustizia c’è stata ?

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      • Chi è l’assassino? Nessuno. C’è stata un’inchiesta che ha escluso al 100% la spinta, e di consehuenza, l’omicidio. L’unico dubbio che lasciò la sentenza fu se l’anarchico fosse caduto accidentalmente o si fosse gettato.

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  2. Caro Travaglio c’è qualcosa che non quadra.Di depistaggi e testimonianze inventate quante ce ne sono anche sulle stragi e l’assassinio di Falcone e altri magistrati???Marino chi era???? e poi perché nessun poliziotto o giornalista si è sentito in dovere di recarsi in Sudafrica dove era scappato il colonnello dei servizi segreti Maletti che prima di morire aveva fatto delle dichiarazioni sulla morte di Pinelli???o pensi anche che Feltrinelli sia morto davvero mettendo una bomba ad un traliccio??Se anche tu pensi che la verità sia quella che si inventano sei messo male anche tu.Ma dimmi invece di cercare di menare il can per l’aia , perché non ci dici qualcosa sull’assassinio della giornalista Palestinese eseguito dai nazisti israeliani e sulla allucinante vicenda che gli stessi abbiamo impedito lo svolgersi del suo funerale 3nessun ne parla… neanche tu… sei uguale agli altri.

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    • E mica può fare tutto. La politica estera non la tocca, in genere.

      Però non è vero che nessuno ne parla. Almeno qualcuno c’é. Dibba. Cuore acciaio Dibba.

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    • L’oggetto sono i “bocconi avvelenati” buttati per creare scompiglio e depistare. La parte finale e i riferimenti su chi si presta dovrebbero essere chiari…

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    • Nessuno è andato in Sudafrica perché era inutile perder tempo con un depistatore che avrebbe raccontato altre balle. Quanto a Feltrinelli: sì, è morto mentre stava cercando di far saltare un traliccio, come ammisero anni dopo i suoi stessi compagni di militanza. Del resto basta leggere quanto raccontato dal grande Indro per capire come andarono le cose e per capire che tipo era quel rivoluzionario da burletta: “Lui parlava della sua attività editoriale e io lo interruppi dicendogli che a parte alcune cose belle che aveva pubblicato, non capivo tutta quella paccottiglia pseudorivoluzionaria di saggi e saggetti sulla guerriglia, sul modo di confezionare le molotov. Gli dissi: ‘Guarda, Giangi, che la dinamite è una cosa seria e tu una volta o l’altra rischi di saltarci sopra’. In quel momento arrivò Barzini che lo guardò implorandolo di darmi ascolto. Ma Giangiacomo niente. Se ne andò dicendo che eravamo dei fascisti, dei reazionari che non capivano nulla delle cose che stavano accadendo in Italia e nel mondo. Tre mesi dopo è morto nel modo in cui tutti noi sappiamo”.

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  3. “Il malvezzo di linciare persone perbene che non possono difendersi, invece, continua”.
    Tipo?

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  4. Ma il 16 Dicembre lo Stato lo commemora Pinelli?
    No, per sapere.
    E i figli di Pinelli che fine hanno fatto?

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    • Lo Stato commemora le persone uccise dai delinquenti, non quelle che muoiono di morte accidentale (come in questo caso), né quelle che si suicidano o muoiono di morte naturale, e nemmeno i delinquenti morti nei conflitti a fuoco con le forze dell’ordine (ad esempio alcuni complici di Vallanzasca). Mi spiace.

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      • Perché Pinelli era un delinquente???morto accidentalmente??? Calabresi due piccioni con una fava:far fuori i dirigenti di lotta continua ed eliminare forse un pericoloso possibile testimone della morte di Pinelli.Oppure qualcuno pensa che in Italia non ci siano vicende misteriose ??????chi era Marino???erà come i falsi pentiti di mafia???? manovrati da chi????

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      • Ti spiace di che?
        Ti sembra il caso che tu ti dispiaccia per me?
        Ma uno che scrive che Pinelli è morto di morto accidentale si dispiace per me?

        Pengueeeeeeeeeeeeeeeeeee, ridacce la Gazzellona!

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  5. Il processo Calabresi era tutto basato sulla credibilità del pentito Marino. Hanno provato in tutti i modi a screditarlo, a qualsiasi livello. Ricordo anche un pamphlet di Dario Fo, che aveva già dedicato alla vicenda Pinelli “Morte accidentale di un anarchico”. Evidentemente non è bastato. Marino è risultato credibile e mandanti ed esecutore sono stati condannati. È una vicenda di un’altra epoca, e non riesco davvero a capire perché Ttavaglio gli dedichi l’editoriale di oggi. Con quell’ultima frase a chi si riferisce? Chi sono le persone perbene linciate, oggi? E chi è che lincia? Bah.

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  6. L’omicidio Calabresi è una pagina vergognosa della nostra storia, così come lo sono tutti gli omicidi politici di destra e sinistra compiuti in Italia da criminali che si nascondevano dietro ideologie o armati da superpotenze che giocavano sulla nostra pelle e che vide il nostro Paese come crocevia di regolamenti di conti di enormi interessi geopolitici mondiali. Fu un vero far west.

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    • Caro Travaglio, questo articolo ci può stare, ma andava scritto un minuto dopo avere scritto un editoriale su chi ha ucciso chi e chi sapeva cosa all’interno della questura. Invece questo articolo isolato non rende giustizia nemmeno a Calabresi .

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    • La Vergogna è la Morte di Pinelli mentre era in custodia alla polizia e tutti i tentativi di deviare le indagini da parte dei servizi segreti conniventi con l’estrema destra. Pinelli, era una brava persona, altrettanto padre di famiglia quanto Calabresi, ma anche un importante attivista anarchico milanese e non era la prima volta che finiva in questura. Non si riesce proprio ad immaginare che fosse stato preso dal panico e si fosse lanciato dalla finestra gridando “Questa è la fine dell’anarchia” come testimoniato dai poliziotti presenti. Quanti anni di galera si è fatto il povero Valpreda per colpa di uno Stato che affidava l’intelligence a dei fascisti conclamati che in occasione di ogni strage, da Piazza Fontana in poi, hanno sempre cercato di coprire le responsabilità di organi dello Stato italiano e di agenzie di intelligence alleate ? Tutte brave persone che probabilmente baciavano i figli adorati quando uscivano alla mattina per andare a “lavorare”. (Poi c’è anche chi sulla morte di suo padre (Calabresi) si è costruito una brillante carriera di inutile giornalista, o peggio, Gramellini che ha venduto al miglior offerente il suicidio di sua madre.)

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  7. Montanelli ipotizzava che Pinelli fosse gia’ nel taschino della Digos, e che questa l’avesse minacciato di sputtanarlo davanti a tutti, cosi’ uccudendosi per la vergogna di essere ricattabile. Che t’aspetti da uno che spifferava agli ‘Mmiricani. Ad ogni modo, gioco delle probabilita’:
    – credibile che Calabresi non fosse nella stanza?
    – credibile che Calabresi non abbia detto nulla per coprire quelli della Digos?
    – credibile Marino dopo tutte le “sentenze forca”?
    – credibile una societa’ in cui Maria Fida Moro passa il Natale di riconciliazione e perdono coi BR mentre le famiglie degli agenti di scorta stecchiti non se le e’ filate nessuno (e come giustamente ricordato, quella di Pinelli)?

    Eppero’ mi manca un tessuto sociale in cui un commissario di PS, o un preside, o un sindaco guidino una 500.

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  8. Non voglio commentare l’articolo di Travaglio che santifica Calabresi.
    Calabresi fu vittima si, con la complicità della CIA si, di cui si mormorava far parte, probabilmente divenuto scomodo si, abbandonato dai vertici si; detto questo non possiamo santificarlo. Benché lo Stato dovrebbe tutelare i suoi servitori.
    Gli “anarchici” suicidati in Italia e in America sono stati molti, troppi. Nelle questure e nelle carceri italiane ne sono stati perseguitati troppi, e la filosofia anarchica è sempre stata una bestemmia, oltre che il professarsi anarchici è stato un reato (ex art. 303 codice penale, abrogato solo nel 1999).

    Io oggi di contro non posso far altro che ricordare dolorosamente Pinelli, e onorarlo come merita.
    Quando sei nelle mani dello Stato non puoi finire ucciso.

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    • “Calabresi fu vittima si, con la complicità della CIA si, di cui si mormorava far parte”. Falso, chi scrisse che era un agente Cia (il giornale Lotta continua) fu condannato per diffamazione. O sei mal informata o sei in malafede.

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  9. Non saprei, a parte il caso in sé e tutti i corollari a me oscuri, forse Travaglio cerca di riesumare altro, uno stralcio di confronto e contrafforte ideologica che spunti fuori dalle paludi in cui le ideologie sono franate, creando un clima di sospetto e piaggeria fuori da ogni senso comune.
    L’afflato e gli ampi respiri democratici a fin di bene delle istituzioni sono mutati, si sono appiattiti sulle vili logiche affaristiche che ne hanno anche stravolto il senso e la lungimiranza verso le generazioni che si affacciano e si affacceranno nel variegato mondo del lavoro, oggi sempre più smart e tecnologico che sterilizza ad un tempo il bene e il male al di là di ogni valore condiviso.
    Le contrapposazioni ideologiche sono ancora presenti? E quali sono le nuove frontiere della lotta politica se il senso di una educazione civica e civile cade e si annulla dove le possibilità di guadagno sono più congrue?
    Il ristagno economico è una conseguenza di una pluridecennale mala gestione, dei costi della politica e degli onerosi approcci che terminano senza mai essere veramente stati qualcosa.
    Cicli di tasse dispersi nei tentativi e negli ” aborti” istituzionali restati sulle carte. ..
    Oltre a questo si aggiungono le mutazioni indotte nella psiche delle persone di un benessere necessario quanto vitale che trascende le logiche concrete della vecchia economia, stravolta e abusata allo stesso tempo , riciclata ad infinutum, come i vecchi retaggi , riesumati ad uso e consumo per puro egoismo.

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  10. Bravo Marco. Preciso come sempre. Tuttavia, un maestro di giornalismo e morale come te non può dimenticare che l’anarchico e partigiano Giuseppe Pinelli era trattenuto illegalmente dalla polizia. Inoltre, secondo le testimonianze, nella stanza era presente anche Calabresi. Pinelli era accusato pretestuosamente di essere coinvolto nella strage della Banca dell’Agricoltura (che fu strage fascista). Calabresi e i depistatori sapevano bene l’estraneità sua e degli anarchici sua, ma lo trattennnero un giorno in più di quanto prevedeva la legge e aveva disposto il magistrato. Peccato che sulla morte del Commissario sia stata fatta chiarezza e su quella di Pinelli no. Ecco, “dimenticare” questi particolari importanti e ricostruire a modo proprio non rende onore alla memoria di chi “volò” dalla finestra. Fu “suicidato”, non si sa da chi o su input di chi. Ma ricordare Calabresi, senza onorare Pinelli mi sembra un modo molto “russista” di raccontare le cose. È il nuovo corso di Travaglio?

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  11. Se non altro il figlio del commissario Calabresi ha avuto la strada “spianata” per una prestigiosa e redditizia carriera… su quanto sia giustificata qualche dubbio è lecito…
    Probabilmente l’unico motivo che ha spinto Travaglio a scrivere l’editoriale è stata la possibilità di terminarlo con la frase finale!
    Diciamo che Orsini dev’essere presente “direttamente o indirettamente” in qualunque suo scritto… peccato, era un giornalista che stimavo…

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    • Ah ecco. Tu dici che la frase finale è indirizzata alle vicende del prof. Orsini.
      Io non so. Ho pensato anche a Ferrara, e al suo articolo su Colombo e Lerner…

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    • @Vitalo Montanelli, con tutto il rispetto per le tante battaglie giuste, ne ha avute diverse di pagine vergognose….. la moglie bambina è stata quella di livello più basso in assoluto. Certo, erano altri tempi, ma quella era pur sempre una bambina.

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    • @ Vitalo: sarebbe stata vergognosa se non si fosse mai scusato: i grandi non sono quelli che non sbagliano mai, ma quelli che hanno (anche) il coraggio di ammettere i propri errori.

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    • Facciamo chiarezza. 1) Nell’ottobre 1980 si riapre l’indagine sull’omicidio Calabresi con l’arresto di alcuni ex militanti di Lotta Continua. Montanelli, il 24 ottobre, pubblicò un editoriale in cui ricordava il clima che anticipò quel delitto e nel finale del pezzo scrisse che aveva avuto in via confidenziale – da fonte qualificata – la notizia che Pinelli si fosse suicidato perché gli era stato fatto sentire un nastro in cui avvertiva la polizia circa qualcosa di grosso che si sarebbe svolto a Milano. Infine Montanelli aggiunse che quelle che gli avevano riferito erano solo voci. 2) Il 3 novembre Montanelli, convocato a Catanzaro, chiarì che la sua fonte era l’ex pm Vittorio Occorsio (ucciso dai neofascisti nel 1976) e che lo stesso magistrato gli intimò di non scrivere nulla perché sarebbe arrivata la smentita (ecco il motivo per cui ne parlò solo nell’80, l’incontro con Occorsio risaliva alla fine del ’75). In sostanza Montanelli confermò quanto scritto nell’editoriale di 10 giorni prima, ribadendo che gli erano state riferite solo voci e che se avesse potuto avrebbe nuovamente pubblicato l’articolo. Di fronte alle proteste di alcuni avvocati dichiarò “Non insegno agli avvocati a fare il loro mestiere, non insegnino a me a fare il giornalista”. Fonti: “Stampa Sera” del 3 novembre ’80, “La Stampa” e l'”Avanti” del 4 novembre ’80. 3) Il 6 aprile 1981, intervistato da Giovanni Minoli, alla domanda “È sempre convinto del suicidio dell’anarchico Pinelli?” rispose “Assolutamente”, mentre alla domanda “I giornali hanno parlato di una sua impressionante marcia indietro […] e il procuratore generale Porcelli ha addirittura detto che il mito Montanelli era crollato. Un incidente di percorso o la fine di un mito?” il direttore rispose “Io a Catanzaro ripeterei esattamente, parola per parola, quello che avevo scritto. Se poi questo poveretto di Porcelli, il quale ha avuto poi la paga del sabato dalla sentenza del tribunale, che ha completamente rovesciato tutte le sue richieste, mi vuol dire che è la fine di un mito… Io non mi sono mai accorto di essere un mito; ma che il mio mito, se c’è, possa essere caduto a Catanzaro, be’, francamente…”. Fonte: Giovanni Minoli con Piero A. Corsini, “La storia sono loro. Faccia a faccia con trent’anni di attualità”, Milano, Rizzoli, 2010.

      Conclusione: Indro Montanelli non ha mai calunniato Giuseppe Pinelli, e di conseguenza non ha mai chiesto scusa perché non doveva scusarsi di nulla. Questi sono i fatti. Chi afferma il contrario o è disinformato o è in malafede.

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  12. Elena.Su piazza Fontana ” il grande Indro”si è accordato alla ciurma,poliziesca e mediatica(giornalai e tv).Se ne è andato da Belusconi quando B. è entrato in politica. ZPerche’ prima della politica B. era un santarellino?

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  13. Johnny Dio.Quello del”grande Indro” non è un?errore. È più grave.Calunnia e malafede.”Oggi per me è caduto un mito”disse il giudice che interrogò il”grande Indro”

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    • E lui rispose “Io a Catanzaro ripeterei esattamente, parola per parola, quello che avevo scritto. Se poi questo poveretto di Porcelli […] mi vuol dire che è la fine di un mito… Io non mi sono mai accorto di essere un mito; ma che il mio mito, se c’è, possa essere caduto a Catanzaro, be’, francamente…”. Fonte: Giovanni Minoli con Piero A. Corsini, “La storia sono loro. Faccia a faccia con trent’anni di attualità”, Milano, Rizzoli, 2010.

      Conclusione: Indro Montanelli non ha mai calunniato Giuseppe Pinelli, e di conseguenza non ha mai chiesto scusa perché non doveva scusarsi di nulla. Questi sono i fatti. Chi afferma il contrario o è disinformato o è in malafede.

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  14. Come scrisse il grande Indro, nel 1985: “Non è vero […] che la magistratura non raggiunse la verità sulla sua morte [dell’anarchico Pinelli]. L’unico dubbio che lasciò la sentenza […] fu se Pinelli fosse caduto o si fosse gettato dalla finestra. Ma escluse in termini espliciti […] che Pinelli fu gettato dalla questura. Questo fu ciò che dissero e scrissero i grandi ricercatori della verità che in quel momento, per prevenire il golpe di destra, di cui nessuno vide mai l’accenno […] tenevano rumorosamente bordone a quell’eversione di sinistra che si esercitò sulle teste dei Ramelli, e da cui poi nacquero le brigate rosse, preclare manifestazioni di democrazia e convivenza civile. Io, al posto di questi signori, cercherei di far dimenticare la partecipazione a quella campagna d’istigazione, che approdò al bel risultato dell’assassinio di Luigi Calabresi, il migliore e più umano funzionario della questura di Milano, contro cui fu scatenato un vero e proprio linciaggio. Non so proprio […] come essi possano ricordare tutto questo come una impresa meritevole e gloriosa”.

    Su Luigi Calabresi scrisse: “Fu linciato da una campagna di stampa vergognosa e dagli appelli del fior fiore dell’intellighenzia di
    sinistra: anzi, dell’intellighenzia e basta […]. Quella borghesia e quell’intellighenzia avevano gli strumenti per capire quel che stava accadendo, invece non lo fecero, per viltà, conformismo e opportunismo. E mandarono allo sbaraglio un’intera
    generazione a spaccare teste, quando andava bene, e a sparare pallottole, quando andava male. […] A opporsi a quella vulgata fummo in pochissimi, e a sinistra ricordo solo Pansa. […] Quando penso a quella sbornia radical chic, mi vien voglia di riabilitare quei tre poveracci che mi riempirono le gambe di piombo. Nemmeno sotto il fascismo il conformismo aveva raggiunto livelli così plumbei e soffocanti”.

    Infine il suo giudizio su Leonardo Marino (dopo le condanne definitive): “credo che le cose siano andate come le racconta Marino. Credo che i giudici abbiano condannato i colpevoli: ad ammazzare Calabresi furono loro. Tutte quelle insinuazioni su Marino prezzolato dai carabinieri sono bischerate senza senso. Dicono che ha accusato gli altri per arricchirsi, che è diventato miliardario: se fosse così, non sarebbe ancora lì a vendere le sue frittelle, nel suo chioschetto di latta in riva al torrente, a Bocca di Magra. E non fa teatro: io lo vedo tutte le estati quando vado al mare a Montemarcello, lavora dalla mattina alla sera. Altro che arricchito. Arricchiti, semmai, erano gli altri. Detto questo, penso che si debba seppellire anche quel reperto archeologico […]. Anch’io sarei favorevole [alla grazia]. Ma a una condizione: che Sofri e gli altri dicano finalmente la verità e chiedano
    scusa, almeno per quello che scrissero e dissero in quegli anni. Con una serie impressionante di istigazioni a delinquere, a uccidere. Non vogliono confessare le loro responsabilità penali? È un loro diritto. Ma quelle morali le devono ammettere e scusarsene. Sono scritte nero su bianco nelle annate del giornale “Lotta Continua”: “Giustizia è fatta”, titolò esultante quel
    cosiddetto giornale all’indomani del delitto, che fu il primo omicidio terroristico degli anni Settanta”.

    Mi piacciono molto le persone che parlano di fatti concreti e non di supercazzole complottiste, e il grande Montanelli era uno che parlava solo di fatti concreti.

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    • @Stefano quindi “la confidenza da persona qualificata” è un fatto……
      certo certo 🙄

      E il nastro fantasma fatto sentire al Pinelli, che avrebbe assolto de facto la questura, avallando la tesi del raptus suicida, e che sottende un comportamento svilente dell’integrità morale di Pinelli, è misteriosamente svanito nel nulla. Eh….certo….i fatti che lei propugna, e che riporta dalla versione di Montanelli e da un programma tv di Minoli, sono proprio inoppugnabili e incontrovertibili! 😂
      Ma mi faccia il piacere!

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      • Sono più attendibili delle supercazzole complottiste a cui credi te. Che bello vedere gente che dopo 50 anni non si dà pace per il fatto che è stata smontata la supercazzola della defenestrazione dell’anarchico Pinelli! 😁😁😁 Buon malox! 😂😂😂

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      • @Stefano le auguro di non finire nelle mani dello Stato, senza colpa alcuna, e di volare come Pinelli giù da una finestra. Lei cita fonti fantasma, con tesi assurde e senza nemmeno verità giudiziaria e poi accusa gli altri di complottismo. La sua tesi gongolante sulla “supercazzola della defenestrazione” è vile, impietosa, oscena, stomacante. Su una sola cosa ha ragione, mi ci vorrebbe il malox ma per leggere i suoi commenti.
        Pinelli era un uomo, per di più innocente, nelle mani dello Stato, lei è una iena ridens.

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      • @Elena Se c’è una persona che cita “fonti fantasma, con tesi assurde e senza nemmeno verità giudiziaria” sei proprio te, nel momento in cui affermi/pensi si sia trattato di omicidio (che continuerò a definire supercazzola, visto che tutti gli indagati sono stati prosciolti perché il fatto non sussiste). Rido e continuerò a ridere quando leggerò commenti come i tuoi, pieni di rancore perché le tue tesi sono state smontate da chi di dovere. Perciò evita di fare l’indignata e la moralista da quattro soldi: suvvia, un po’ di dignità!

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      • @Stefano la sua verità poggia sul nulla. Il fatto che Pinellia sia volato giù da una finestra è un fatto, ed è un fatto che i responsabili e la dinamica siano stati sempre protetti e insabbiata. Lei si contenti delle sue tesi assurde, dei bisbìgli senza conferma e dei nastri con registrazioni fantasma, e non mi dia lezioni di dignità, lei non sa nemmeno cosa sia.
        Commenti pieni di rancore? Ma lei ha idea di cosa voglia dire essere perseguitati politici? Ha idea di cosa voglia dire essere trattenuti e interrogati senza alcuna colpa? Si immagina cosa sia essere suicidati? E lasciare famiglia e figli senza sostegno e affetto?
        Le rinnovo il mio augurio.
        Cucchi docet.
        Lo Stato non deve uccidere i cittadini che ha in custodia.

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      • @Elena La verità è una soltanto: in quella vicenda tutti gli indagati sono stati prosciolti poiché si trattò di morte accidentale (lo ha stabilito una sentenza, ed è l’unica cosa che conta). Tutto il resto è fuffa, compresa la frase delirante sui perseguitati politici, manco fossimo il Terzo Reich o la Repubblica sociale di Salò. Perciò ribadisco: evita di fare l’indignata e la moralista da quattro soldi, non mi commuovi. Un po’ di dignità!

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      • @Stefano la sentenza è una verità giudiziaria. Un uomo che vola da una finestra non è accidentale.
        La mia dignità, ripeto, non è affar suo.
        Io non faccio la moralista o l’indignata.
        Pinelli è morto, defenestrato, mentre era nelle mani dello Stato, fermato da innocente e completamente estraneo ai fatti contestati.
        Lei è un pagliaccio irriguardoso e l’unica cura per la gente come lei è metterla davanti ai dati reali. Lei è fuffa, bisbìgli non confermati e nastri fantasma. Si accontenta di menzogne e le diffonde perché non ha nemmeno più la capacità di analisi logica di un fatto e di un testo. I bisbìgli di Montanelli….. ma tu pensa a che si attacca certa gente!!!!!!
        Lei gongola di una giustizia aggiustata e nega i fatti. Può continuare ancora con i suoi deliri di verità, ma LA verità è solo questa.
        Cucchi docet.

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      • @Elena Ho sempre considerato il Green Pass una boiata. Non lavoro nelle forze dell’ordine né ho mai voluto farne parte, però tra guardie e ladri simpatizzo per le prime (a me sembra una cosa normale, ma se questo significa avere la mentalità da sbirro, lo ammetto: ho una mentalità da sbirro). “Se questo Paese da 50 anni è avvelenato, come me, è proprio a causa della gentaglia come lei”: mi dai troppa importanza.
        PS: A proposito di mentalità da sbirro, il mio presidente della Repubblica ideale è un ex giudice: Piercamillo Davigo.

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      • @Stefano io non simpatizzo per gli sbirri, giudico le persone in base a ciò che fanno e a come sanno gestire il potere che gli concediamo rispettando sempre gli altri e non abusandone.
        Davigo sarebbe un buon Presidente, un po’ troppo correntista e corporativo ma il miglior Presidente da Pertini. Ecco l’ideale sarebbe Davigo Presidente e Gratteri Premier…..magari avremo serie chances di bonifica. In merito al mio commento su avvelenamento e gentaglia, non posso accettare che qualcuno gongoli per una giustizia beffarda e aggiustata.

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    • @Elena “Un uomo che vola da una finestra non è accidentale”. In questo caso sì. “Pinelli è morto, defenestrato [cioè assassinato]”. E sarei io quello che diffonde le menzogne e i bisbìgli, poiché privo di capacità di analisi logica? Ma per piacere! 😂😂😂 “Lei è un pagliaccio irriguardoso e l’unica cura per la gente come lei è metterla davanti ai dati reali”: come no! 😂😂😂 “Lei gongola di una giustizia aggiustata”: che bello – ripeto – vedere gente incazzata da 50 anni perché sono state smontate le sue teorie strampalate! 😂😂😂 “Nega i fatti. Può continuare ancora con i suoi deliri di verità”: ti sei fatta un bell’autoritratto, complimenti!

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      • @Stefano “….ridi pagliaccio 🤡 del tuo amore infranto, ridi del duol che t’avvelena il core.”

        Lei Stefano è probabilmente parte delle forze dell’ordine, se dovessi sbagliarmi, ne avrebbe voluto far parte, o avrà velleità da sbirro, uno di quelli che avrà accolto entusiasticamente il Green Pass per esercitare il Potere di vita o di morte sociale degli altri cittadini.
        La fede sostituisce la logica….e se questo Paese da 50 anni è avvelenato, come me, è proprio a causa della gentaglia come lei.

        Si faccia un po’ di cultura almeno, con una pagina bella della nostra produzione artistica, così riempie la sua testa vuota con un po’ di contenuti:

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      • @Elena Ho sempre considerato il Green Pass una boiata. Non lavoro nelle forze dell’ordine né ho mai voluto farne parte, però tra guardie e ladri simpatizzo per le prime (a me sembra una cosa normale, ma se questo significa avere la mentalità da sbirro, lo ammetto: ho una mentalità da sbirro). “Se questo Paese da 50 anni è avvelenato, come me, è proprio a causa della gentaglia come lei”: mi dai troppa importanza.
        PS: A proposito di mentalità da sbirro, il mio presidente della Repubblica ideale è un ex giudice: Piercamillo Davigo.

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