L’effetto della pandemia sulla sanità italiana non si ferma ai malati di Covid

(Pa.Ru. – la Stampa) – Fino ad ora sapevamo che ad ogni ondata sono saltate milioni di prestazioni, dai ricoveri alle visite, agli accertamenti diagnostici. Ora si conferma che per non rinunciare all’assistenza sanitaria tocca mettersi in fila per mesi. In alcuni casi anni. Quasi due anni di attesa per una mammografia, circa un anno per un’ecografia, una Tac o un intervento ortopedico. E a rinunciare alle cure nel corso del 2021 è stato più di un cittadino su dieci. Screening oncologici in ritardo in oltre la metà dei territori regionali e coperture in calo per i vaccini ordinari.

È il lascito della pandemia, un’emergenza che ancora non abbiamo superato, come mostra il «Rapporto civico sulla salute. I diritti dei cittadini e il federalismo in sanità», presentato da Cittadinanzattiva, basato su 13.748 segnalazioni giunte nel corso del 2021, al servizio PiT Salute e alle 330 sezioni territoriali del Tribunale per i diritti del malato.

Il maggior numero di problemi sono stati segnalati rispetto a l’accesso alle prestazioni (23,8%), la prevenzione (19,7%), l’assistenza territoriale (17,4%), l’assistenza ospedaliera e la mobilità sanitaria (11,4%). Ma il tallone di Achille erano e restano le liste d’attesa.

Fino a 720 giorni per una mammografia, circa un anno per ecografie e Tac, sei mesi per una risonanza, 100 giorni per una colonscopia. Ma si attende un anno anche per una visita dal diabetologo, 300 giorni per farsi visitare da un dermatologo, un reumatologo o un endocrinologo. Persino per l’oncologo, che si presuppone sottenda qualche urgenza, si aspettano anche più di due mesi. Un anno si può aspettare per un intervento chirurgico al cuore o per riparare una frattura, 180 giorni per operare un tumore.

Tempi di attesa biblici che spesso si traducono in prestazioni negate. Secondo le analisi di Corte dei Conti e Agenas-Sant’ Anna di Pisa, fra il 2019 e il 2020 si sono perse per strada 144,5 milioni di prestazioni ambulatoriali, mentre il volume dei ricoveri totali erogati (ordinari e in Day Hospital) nelle strutture pubbliche o private si è ridotto di circa un milione e 775 mila prestazioni. Nel 2021, l’11,0% delle persone ha dichiarato di aver rinunciato a visite ed esami per problemi economici o legati alle difficoltà di accesso al servizio.

A livello regionale, permangono alcune situazioni particolarmente critiche, ad esempio in Sardegna dove la percentuale sale al 18,3%, con un aumento di 6,6 punti percentuali rispetto al 2019; in Abruzzo la quota si stima pari al 13,8%; in Molise e nel Lazio la quota è pari al 13,2% con un aumento di circa 5 punti percentuali rispetto a due anni prima. Per il 57% delle regioni si segnala la sospensione o l’interruzione del normale svolgimento degli screening per tumore alla mammella, alla cervice, al colon retto. I danni dell’interruttore della prevenzione posizionato su «off» li vedremo con il tempo.

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