Lo scoop sulle armi di D’Alema terremota Fincantieri

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Ha ancora senso, oggi che l’informazione la si trova tutta online, fare un giornale? Questa è la domanda che mi sento rivolgere non dico ogni giorno, ma quasi ogni settimana. La mia risposta è invariabilmente sì. Sono per questo motivo un nostalgico della carta stampata? No, anche perché spesso leggo i quotidiani scaricando la copia digitale.

Tuttavia, una redazione che vada a caccia di notizie, e non si limiti a rilanciare ciò che le agenzie di stampa «battono» di continuo, è indispensabile per scovare quello che i maggiori siti ignorano. Notizie che gran parte della stampa che si definisce autorevole, insieme alle sue propaggini web, insiste a trascurare anche quando una testata come La Verità le rende disponibili all’opinione pubblica.

Vi chiedete con chi ce l’abbia e di che cosa stia parlando? Non ce l’ho con nessuno, perché se siti e giornaloni facessero il loro mestiere un quotidiano come il nostro non esisterebbe. Quanto all’argomento che desidero sottoporvi si compone di due notizie, entrambe importanti ed entrambe snobbate dal sistema della grande informazione. Cominciamo con il caso più eclatante, quello che non dovrebbe sfuggire anche all’occhio più disattento del cronista. Ieri, in piena solitudine, abbiamo raccontato di come, durante la crisi da Covid, i concessionari autostradali abbiano battuto cassa al ministero dell’Economia, chiedendo sostegni economici che li risarcissero dei pedaggi non incassati a causa del lockdown. In Italia, centinaia di migliaia di aziende sono state chiuse per mesi a seguito delle decisioni del governo e non poche di queste hanno chiuso per sempre. Il governo Conte, dopo averne decretato (via Dpcm) la serrata, ha provveduto a rimborsare chi aveva perso più del 33% del proprio fatturato con una cifra compresa fra il 10 e il 20% dei mancati introiti. E comunque a questo aiuto è stato messo un tetto, impedendo che ciascuna attività ricevesse più di 150 mila euro. Per essere chiari, chi fatturava 3 milioni di euro e ne ha perso più di uno, si è visto risarcire circa un settimo dei ricavi sfumati. Ma ciò che vale per il gregge non vale per il pastore. Ricordate quel Luciano Benetton che si fece ritrarre tra le pecore colorate come i suoi maglioni? Bene, dopo il Covid e nonostante il crollo del ponte Morandi che ha seppellito 43 persone, Autostrade, a causa del calo di traffico, ha ottenuto un rimborso al 100%. Altro che 150 mila euro. Al gruppo di magliai di Ponzano Veneto, è stato staccato un assegno da 542 milioni e altri se ne aggiungeranno. Dal quartier generale del gruppo (che nonostante le promesse di Giuseppe Conte di non voler rispettare i tempi della giustizia è ancora nelle mani dei Benetton), si precisa che il rimborso sarà diluito nel tempo e che i ristori non sono proprio ristori, bensì meccanismi di recupero. Distinguo semantici a parte, sempre di soldi, cioè di milioni, si tratta e la faccenda ci è sembrata degna di nota, tanto che l’abbiamo pubblicata in prima pagina, così come, unici in Italia, quattro anni fa dopo il disastro di Genova pubblicammo la notizia di una festa in famiglia – sempre dei Benetton – a Cortina, per celebrare il Ferragosto ventiquattr’ore dopo la strage. Risultato, quello che a noi è sembrato uno scandalo politico-finanziario, per la gran parte della stampa e dei siti d’informazione è stata ritenuta una faccenda priva di interesse, al punto che praticamente tutti non l’hanno degnata di un rigo.

Ma il caso Benetton-rimborsi non è il solo a giustificare la necessità di testate libere. Come i lettori sanno, nelle scorse settimane ci siamo occupati spesso del ruolo di Massimo D’Alema in una compravendita di aerei militari e corvette alla Colombia. Nella trattativa, svolta nell’interesse di due importanti aziende pubbliche italiane (così ha raccontato l’ex presidente del Consiglio), sono comparsi una serie di personaggi di dubbia reputazione, tra i quali un condannato per reati gravissimi e un pluri indagato. Per quanto ci riguarda, ci è sembrato strano che gruppi partecipati dallo Stato, per di più impegnati in produzioni sensibili, si affidassero a personaggi loschi, ma soprattutto ci siamo interrogati sul ruolo di un signore che in passato è stato, oltre che alla guida del governo, anche a capo del ministero degli Esteri e del comitato che vigila sui servizi segreti. Mentre noi ci chiedevamo cosa c’entrasse D’Alema con Leonardo e Fincantieri, altri offrivano all’ex premier una tribuna per difendersi e accusare i giornalisti di curiosi complotti ai danni dell’interesse nazionale. Ma se la grande stampa si riduceva a stampella di Baffino, altrove probabilmente qualcuno cercava di fare chiarezza in quello che appare come un grande intreccio di affari, politica e commerci di armamenti. Risultato, ieri il governo pare abbia deciso di cambiare i vertici delle aziende coinvolte nella strana storia. Evidentemente le notizie trascurate dai giornaloni non erano poi così secondarie come sono state descritte. Certo, se non ci fosse stata una testata che avesse raccontato la faccenda, il caso, proprio come si prova a fare con i rimborsi ai Benetton, sarebbe passato sotto silenzio.

A questo punto vi giro la domanda: a che servono i giornali in un’epoca in cui domina il web? A scoprire gli altarini.

3 replies

  1. Belpietro, ti sei però dimenticato di questa notizia: PENTITO PARLA DI UNA REGISTRAZIONE SU UN VERTICE TRA SILVIO BERLUSCONI E UN BOSS LATITANTE.
    Magari pubblicala domani, se hai tempo

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