“Ecco perché sull’Ucraina il giornalismo sbaglia. E spinge i lettori verso la corsa al riarmo”: la lettera aperta degli ex inviati

Dieci storici corrispondenti di grandi testate lanciano l’allarme sui rischi della narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto: “Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin”. L’ex inviato del Corriere Massimo Alberizzi: “Questa non è più informazione, è propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni”. Toni Capuozzo (ex TG5): “Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori. Trattare così il tema vuol dire non conoscere cos’è la guerra”

(di Paolo Frosina – ilfattoquotidiano.it) – “Osservando le televisioni e leggendo i giornali che parlano della guerra in Ucraina ci siamo resi conto che qualcosa non funziona, che qualcosa si sta muovendo piuttosto male”. Inizia così l’appello pubblico di dieci storici inviati di guerra di grandi testate nazionali (CorriereAnsaTg5RepubblicaPanoramaSole 24 Ore), che lanciano l’allarme sui rischi di una narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto sui media italiani (qui il testo integrale sul quotidiano online Africa ExPress). “Noi la guerra l’abbiamo vista davvero e dal di dentro: siamo stati sotto le bombe, alcuni dei nostri colleghi e amici sono caduti”, esordiscono Massimo Alberizzi, Remigio Benni, Toni Capuozzo, Renzo Cianfanelli, Cristiano Laruffa, Alberto Negri, Giovanni Porzio, Claudia Svampa, Vanna Vannuccini e Angela Virdò. “Proprio per questo – spiegano – non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell’era web avanzata. Siamo inondati di notizie, ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi“, notano i firmatari. “Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico. La propaganda ha una sola vittima: il giornalismo”.

“L’opinione pubblica spinta verso la corsa al riarmo” – Gli inviati, come ormai d’obbligo, premettono ciò che è persino superfluo: “Qui nessuno sostiene che Vladimir Putin sia un agnellino mansueto. Lui è quello che ha scatenato la guerra e invaso brutalmente l’Ucraina. Lui è quello che ha lanciato missili provocando dolore e morte. Certo. Ma dobbiamo chiederci: è l’unico responsabile? Noi siamo solidali con l’Ucraina e il suo popolo, ma ci domandino perché e come è nata questa guerra. Non possiamo liquidare frettolosamente le motivazioni con una supposta pazzia di Putin“. Mentre, notano, “manca nella maggior parte dei media (soprattutto nei più grandi e diffusi) un’analisi profonda su quello che sta succedendo e, soprattutto, sul perché è successo”. Quegli stessi media che “ci continuano a proporre storie struggenti di dolore e morte che colpiscono in profondità l’opinione pubblica e la preparano a una pericolosissima corsa al riarmo. Per quel che riguarda l’Italia, a un aumento delle spese militari fino a raggiungere il due per cento del Pil. Un investimento di tale portata in costi militari comporterà inevitabilmente una contrazione delle spese destinate al welfare della popolazione. L’emergenza guerra – concludono – sembra ci abbia fatto accantonare i principi della tolleranza che dovrebbero informare le società liberaldemocratiche come le nostre”.

Alberizzi: “Non è più informazione, è propaganda” – Parole di assoluto buonsenso, che tuttavia nel clima attuale rischiano fortemente di essere considerate estremiste. “Dato che la penso così, in giro mi danno dell’amico di Putin”, dice al fattoquotidiano.it Massimo Alberizzi, per oltre vent’anni corrispondente del Corriere dall’Africa. “Ma a me non frega nulla di Putin: sono preoccupato da giornalista, perché questa guerra sta distruggendo il giornalismo. Nel 1993 raccontai la battaglia del pastificio di Mogadiscio, in cui tre militari italiani in missione furono uccisi dalle milizie somale: il giorno dopo sono andato a parlare con quei miliziani e mi sono fatto spiegare perché, cosa volevano ottenere. E il Corriere ha pubblicato quell’intervista. Oggi sarebbe impossibile“. La narrazione del conflitto sui media italiani, sostiene si fonda su “informazioni a senso unico fornite da fonti considerate “autorevoli” a prescindere. L’esempio più lampante è l’attacco russo al teatro di Mariupol, in cui la narrazione non verificata di una carneficina ha colpito allo stomaco l’opinione pubblica e indirizzandola verso un sostegno acritico al riarmo. Questa non è più informazioneè propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni e nemmeno chi si informa leggendo più quotidiani al giorno riesce a capirci qualcosa”.

Negri: “Fare spettacolo interessa di più che informare” – “Questa guerra è l’occasione per molti giovani giornalisti di farsi conoscere, e alcuni di loro producono materiali davvero straordinari“, premette invece Alberto Negri, trentennale corrispondente del Sole da Medio Oriente, Africa, Asia e Balcani. “Poi ci sono i commentatori seduti sul sofà, che sentenziano su tutto lo scibile umano e non aiutano a capire nulla, ma confondono solo le acque. Quelli mi fanno un po’ pena. D’altronde la maggior parte dei media è molto più interessata a fare spettacolo che a informare”. La vede così anche Toni Capuozzo, iconico volto del Tg5, già vicedirettore e inviato di guerra – tra l’altro – in Somalia, ex Jugoslavia e Afghanistan: “L’influenza della politica da talk show è stata nefasta”, dice al fattoquotidiano.it. “I talk seguono una logica binaria: o sì o no. Le zone grigie, i dubbi, le sfumature annoiano. Nel raccontare le guerre questa logica è deleteria. Se ci facciamo la domanda banale e brutale “chi ha ragione?”, la risposta è semplice: Putin è l’aggressore, l’Ucraina aggredita. Ma una volta data questa risposta inevitabile servirebbe discutere come si è arrivati fin qui: lì verrebbero fuori altre mille questioni molto meno nette, su cui occorrerebbe esercitare l’intelligenza”.

Capuozzo: “In guerra i dubbi sono preziosi” – “Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori”, argomenta Capuozzo. “Invece è proprio in queste circostanze che i dubbi sono preziosi e l’unanimismo pericolosissimo. Credo che questo modo di trattare il tema derivi innanzitutto dalla non conoscenza di cos’è la guerra: la guerra schizza fango dappertutto e nessuno resta innocente, se non i bambini. E ogni guerra è in sè un crimine, come dimostrano la Bosnia, l’Iraq e l’Afghanistan, rassegne di crimini compiute da tutte le parti”. Certo, ci sono le esigenze mediatiche: “È ovvio che non si può fare un telegiornale soltanto con domande senza risposta. Però c’è un minimo sindacale di onestà dovuta agli spettatori: sapere che in guerra tutti fanno propaganda dalla propria parte, e metterlo in chiaro. In situazioni del genere è difficilissimo attenersi ai fatti, perché i fatti non sono quasi mai univoci. Così ad avere la meglio sono simpatie e interpretazioni ideologiche”. Una tendenza che annulla tutte le sfumature anche nel dibattito politico: “La mia sensazione è che una classe dirigente che sente di avere i mesi contati abbia colto l’occasione di scattare sull’attenti nell’ora fatale, tentando di nascondere la propria inadeguatezza. Sentire la parola “eroismo” in bocca a Draghi è straniante, non c’entra niente con il personaggio”, dice. “Siamo diventati tutti tifosi di una parte o dell’altra, mentre dovremmo essere solo tifosi della pace”.

11 replies

  1. Italia e paesi Nato si astengono , Usa ed Ucraina votano contro la risoluzione Onu di condanna al nazismo
    Novembre 2020
    “Il significato politico di tale votazione è chiaro: i membri e partner della Nato hanno boicottato la Risoluzione che, pur senza nominarla, chiama in causa anzitutto l’Ucraina, i cui movimenti neonazisti sono stati e sono usati dalla Nato a fini strategici

    Il Terzo Comitato delle Nazioni Unite – incaricato delle questioni sociali, umanitarie e culturali – ha approvato il 18 novembre la Risoluzione «Combattere la glorificazione del nazismo, neonazismo e altre pratiche che contribuiscono ad alimentare le contemporanee forme di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e relativa intolleranza».

    La Risoluzione, ricordando che «la vittoria sul nazismo nella Seconda guerra mondiale contribuì alla creazione delle Nazioni Unite, al fine di salvare le future generazioni dal flagello della guerra», lancia l’allarme per la diffusione di movimenti neonazisti, razzisti e xenofobi in molte parti del mondo.

    Esprime «profonda preoccupazione per la glorificazione, in qualsiasi forma, del nazismo, del neonazismo e degli ex membri delle Waffen-SS». Sottolinea quindi che «il neonazismo è qualcosa di più della glorificazione di un movimento del passato: è un fenomeno contemporaneo». I movimenti neonazisti e altri analoghi «alimentano le attuali forme di razzismo, discriminazione razziale, antisemitismo, islamofobia, cristianofobia e relativa intolleranza».

    La Risoluzione chiama quindi gli Stati delle Nazioni Unite a intraprendere una serie di misure per contrastare tale fenomeno.

    La Risoluzione, già adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2019, è stata approvata dal Terzo Comitato con 122 voti a favore, tra cui quelli di due membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, Russia e Cina.

    Due soli membri delle Nazioni Unite hanno votato contro: Stati uniti (membro permanente del Consiglio di Sicurezza) e Ucraina.

    Sicuramente per una direttiva interna, gli altri 29 membri della Nato, tra cui l’Italia, si sono astenuti. Lo stesso hanno fatto i 27 membri dell’Unione europea, 21 dei quali appartengono alla Nato. Tra i 53 astenuti vi sono anche Australia, Giappone e altri partner della Nato.

    Il significato politico di tale votazione è chiaro: i membri e partner della Nato hanno boicottato la Risoluzione che, pur senza nominarla, chiama in causa anzitutto l’Ucraina, i cui movimenti neonazisti sono stati e sono usati dalla Nato a fini strategici.

    Vi sono ampie prove che squadre neonaziste sono state addestrate e impiegate, sotto regia Usa/Nato, nel putsch di piazza Maidan nel 2014 e nell’attacco ai russi di Ucraina per provocare, con il distacco della Crimea e il suo ritorno alla Russia, un nuovo confronto in Europa analogo a quello della guerra fredda.

    Emblematico il ruolo del battaglione Azov, fondato nel 2014 da Andriy Biletsky, il «Führer bianco» sostenitore della «purezza razziale della nazione ucraina, che non deve mischiarsi a razze inferiori».

    Dopo essersi distinto per la sua ferocia, l’Azov è stato trasformato in reggimento della Guardia nazionale ucraina, dotato di carrarmati e artiglieria. Ciò che ha conservato è l’emblema, ricalcato da quello delle SS Das Reich, e la formazione ideologica delle reclute modellata su quella nazista. Il reggimento Azov è addestrato da istruttori Usa, trasferiti da Vicenza in Ucraina, affiancati da altri della Nato..

    L’Azov è non solo una unità militare, ma un movimento ideologico e politico. Biletsky resta il capo carismatico in particolare per l’organizzazione giovanile, educata all’odio contro i russi e addestrata militarmente.

    Contemporaneamente, vengono reclutati a Kiev neonazisti da tutta Europa, Italia compresa. L’Ucraina è così divenuta il «vivaio» del rinascente nazismo nel cuore dell’Europa.

    In tale quadro si inserisce l’astensione dell’Italia, anche nella votazione della Risoluzione all’Assemblea Generale. Il Parlamento acconsente, come quando nel 2017 ha firmato un memorandum d’intesa col presidente del parlamento ucraino Andriy Parubiy, fondatore del Partito nazionalsociale ucraino, sul modello nazionalsocialista hitleriano, capo delle squadre neonaziste responsabili di assassini e feroci pestaggi di oppositori politici.

    Sarà lui a complimentarsi col governo italiano sul non-voto della Risoluzione Onu sul nazismo, in linea con quanto ha dichiarato in televisione: «Il più grande uomo che ha praiicato la democrazia diretta è stato Adolf Hitler».
    Manlio Dinucci
    Qualcuno aveva capito in anticipo di quasi due anni. …ora nazionalisti e neonazisti ucraini sono spariti. ….il magico mondo della propaganda. ….

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  2. A proposito di cinema, tempo fa ho letto questa roba: i film di serie A lasciano gli spettatori con dubbi, domande sospese, volte a fare ragionare e incentivare ulteriori ricerche; i film di serie B ti spiegano tutto.

    Per la stampa italiana di oggi è uguale: l’opera dei fuoriclasse della manipolazione che vi lavorano viene utilizzata per indurre gli utenti a “come pensare” e non a “cosa pensare”.
    È una attività martellante, serve a scavare un solco, una sorta di guida, tipo tram su rotaia: un’altra traiettoria risulta sbagliata, impossibile e da senso di colpa-rischio di incidente. Bum! Bum! Bum!
    Da mattino a sera, a edicole unificate.
    Il tutto per seguire questo rintronato: guarda che spettacolo, un cartonato farebbe una figura migliore

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  3. Strano articolo, che cerca di denunciare la semplificazione del conflitto in Ucraina attraverso l’intervista ad ex inviati di guerra, i quali però cadono, non certo per ingenuità, nella semplificazione del conflitto, separando i buoni e i cattivi, l’Ucraina da una parte e Putin con la Russia dall’altra, omettendo per malafede che l’intervento russo è un’operazione militare che cerca di porre fine a una guerra civile iniziata nel 2014. Scommetto che se l’intervento militare l’avessero fatto gli anglo-americani, non ci sarebbe stato bisogno di intervistarli, perché non ci sarebbe stato il problema della propaganda, infatti questi inviati li abbiamo visti all’opera in Iraq, Somalia, Libia, ecc. ce ne fosse stato uno che avesse detto che i qatarioti rubavano l’oro nero agli iracheni nella prima guerra del golfo, che le fialette di Colin Powel erano un pretesto per la Seconda Guerra del Golfo, che non esistevano le fosse comuni in Libia per giustificare l’uccisione di Ghedaffi, ecc. ecc.

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  4. Mah, l’Itaglia magari si e’ astenuta perche’ i fasci della Melonara, primo partito itagliano, e i razzisti xenofobi affogatori di clandestini legaioli, terzo partito itagliano, magari si risentivano per la condanna dei razzisti e dei fascisti, che hanno fatto anche cose buone, come direbbe Berluscone Scilvio, datore di lavoro di stallieri mafiosi e cofondatore di partiti con mafiosi.

    A ‘sto punto chiamate Putin, che ci venga a denazificare… ah no, Putin i fasci e i legaioli itagliani ce li ha a libro paga, piu’ i nazisti tedeschi, i fascisti francesi e i razzisti brexitard, quando si dice la combinazione.

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  5. Il potere andrebbe tolto a questa banda di coglioni che lo detengono da troppo tempo solo per arricchirsi personalmente! Anche a Obama si dovrebbe strappare il nobel per la pace ! Paesi schiavi ed asserviti alla nato sono dei fantocci !!e l onu una caricatura e stipendificio come la Fao ! Insulse organizzazioni senza senso ! Bravi i giornalisti a denunciare la stortura !

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  6. La sintesi del pensiero di questi esperti reporter di guerra è semplice.
    Papa Francesco ha condannato la guerra di Putin ed ha definito PAZZI gli Stati del 2%.
    Non ci vuole molto a capire il significato profondo.

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  7. francamente non ho mai visto corrispondenti di guerra italiani sul fronte tipo quelli russi
    che avanzano dietro i tank e spesso sono sotto il fuoco di cecchini e di armi di grosso calibro

    chissà perché me li immagino più spesso nei cocktail lounge a sentire storie di guerra
    che arrivano da chissà quale fronte/fonte

    saranno stati pudici ed i filmati non li hanno mostrati per non urtare la nostra sensibilità
    e che avrebbe compromesso la vendita degli assorbenti igienici e dei dentifrici igienizzanti il cavo orale

    un reporter di guerra o è “al seguito” (per gli anglo estimatori embedded) o è uno che in capo
    a dieci giorni è morto dato che aggirarsi in una zona di combattimento, anche solo di retrovia,
    senza gli adeguati pass e scorta armata è impossibile
    e questo per entrambi i fronti

    quindi tutti raccontano ciò che gli fa comodo raccontare, la loro personale visione di verità
    come i fotografi che, ritagliando una immagine ad arte, ne mutano la sostanza

    dunque, non esistono ucraini massacrati dai russi solo per il fatto di essere ucraini
    come disperatamente cerca di raccontare Capuozzo
    altrimenti non si spiegano le tonnellate di aiuti umanitari inviati a loro e l’apertura di corridoi
    umanitari per farli mettere in salvo

    ps
    ho visto le operazioni di sminamento di un campo minato ucraino da parte di un geniere
    e di come disattivano le mine (quelle tonde che vanno interrate a filo campagna in modo
    che se qualcuno, o qualcosa, le calpesta, queste esplodano)
    ho visto anche filmati che le mostravano su un ponte a Kyev e la descrizione sottostante era
    che le avevano messe i russi
    -a parte che utilizzare quel tipo di mine allo scoperto ne vanifica l’uso e quindi non si
    capisce perché metterle sul manto stradale dove sono ben visibili e quindi sostanzialmente inutili
    se proprio volevano danneggiare chi transitava esistono delle mine ‘laterali’ che si attivano ‘sentendo’
    il passaggio anche di singole persone e che, all’inizio della guerra civile, venivano usate per proteggere
    lateralmente i checkpoint ucraini e quindi pure i russi, che le fabbricavano, le hanno,
    ma dove ci sono civili hanno qualche problema d’innesco non sempre necessario-
    ma la cosa che non comprendo è come abbiano fatto a farlo visto che a Kyev ancora non sono entrati
    e soprattutto a che scopo? impedire a se stessi di avanzare?
    quella foto me ne ha fatta venire in mente un’altra scattata a Maripuol, di una mina navale piazzata in mezzo
    alla strada, ovviamente da parte di un altro fine stratega dei campi minati
    come pure un filmato dove, dei militari/militanti ucraini, sposavano a calci lo stesso tipo (il primo descritto) di mine
    mettendoli al lato della strada, e questo lo fai solo, se non sei un defic1ente, se conosci il tipo d’oggetto
    che stai spostando e quindi sei sicuro che non s’attiverà con delle semplici vibrazioni, e visto che non
    parevano essere dei genieri addetti allo sminamento (non avevano le tipiche protezioni personali),
    il sospetto è che li avessero piazzati loro e quindi li conoscessero bene

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