Concorso a premi per il miglior servo

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Oggi primo aprile a oltre mezzo milione di adolescenti è ancora interdetto lo sport , centinaia di migliaia di sanitari, medici, infermieri, continueranno a essere sospesi dal lavoro, anche se immunizzati a seguito di un’infezione.

La libertà ritrovata ci riporta a quando gli essenziali erano autorizzati a stare pigiati in metro o sul bus per recarsi in luoghi di lavoro insicuri, conferma che gli insegnanti non sono considerati indispensabile e la loro competenza, la loro esperienza, le loro funzioni possono essere sostituite senza danno per le generazioni presenti e future, rivela definitivamente che l’abiezione di un lasciapassare elargito per dividere la cittadinanza in ammessi e premiati e criminali da escludere è stata largamente accettata dalla popolazione anche quando si è rivelato definitivamente che il Green Pass non possedeva nessuna qualità profilattica.

E difatti le licenze concesse da oggi sembrano fatte per accontentare i fortunati possessori cui era sgradita la continua esibizione della tessera per entrare nel bar e ordinare il solito e rendono palese che ormai il sistema di controllo è stato sperimentato con successo, lo dice orgogliosamente anche Draghi, e adesso si può estendere ad altri ambiti, per i quali è superfluo ricorrere alle profezie di Huxley o Orwell: la sua buona riuscita è affidata alla volonterosa applicazione della brava gente che scoprirà via via le opportunità che ne possono derivare.

Sbagliava chi si è esercitato immaginando a quali derive securitarie e repressive ci avrebbe condotto in futuro l’adozione di uno strumento di sorveglianza digitale legittimato da finalità sanitarie.

Gli obiettivi sono stati conseguiti nel momento nel quale una maggioranza del Paese, contro ogni dato di realtà, ha deciso di voler credere che rappresentasse una tutela per sé e gli altri, dando credito agli indirizzi moralizzatori e pedagogici delle autorità imbeccate dall’industria farmaceutica, a sostegno di 900 provvedimenti d’urgenza largamente disapplicati come succede con normative troppo severe, criptiche, contraddittorie e insensate quanto basta per autorizzare surrettiziamente trasgressioni, licenze e forme di trasgressione autodifensive.

Succede così nelle democrature quando diritti, prima l’unico riconosciuto quello alla salute, adesso il sostituto, quello che comporta la rinuncia alla vita per la salvaguardia dei principi di libertà fissati dall’impero di occidente, sono retrocessi a somministrazioni discrezionali decise sulla base di un indicatore supremo, l’indice di adattamento e allineamento ai dogmi aggiornato sulla base dei consumi: vaccini, acquisti online, movimenti interni e esterni, coerenti con i canoni del cosmopolitismo che impone mete turistiche e di studio, senza contare la tempestività di pagamenti e il godimento delle occasioni offerte dal sistema finanziario.

Non occorre esercitarsi con le previsioni distopiche per sapere che cosa ci aspetta perché è già in corso, abbiamo già le prove su campo con l’intreccio tossico degli enti interessati all’unico nostro status che interessa al sistema dominante, quello di “dati” da far circolare a scopo commerciale e di controllo, da intercettare per vendere informazioni su desideri, atteggiamenti, comportamenti e inclinazioni e per rendere fertile la sorveglianza, distinguendo il bacino dei profittevoli obbedienti dia target molesti, i disobbedienti, i ribelli e gli eretici.

Non credete ai disincantati che ci ricordano che tanto non esiste più rispetto della privacy, che siamo tutti sotto controllo perenne: c’è una bella differenza tra il subire di malavoglia il contraccolpo dell’arruolamento nell’esercito dei consumatori, dei correntisti, degli “assistiti” e il prestarsi allo scopo di essere annoverati tra gli annoverati tra i cittadini modello meritevoli di trattamenti speciali grazie alla rinuncia alla tutela del proprio spazio personale e al quotidiano accertamento della propria conformità al format sociale imposto.

Come al solito basta dire di no a certe offerte che comportano sacrifici personali e collettivi, che inducono discriminazioni che dimostra che la rinuncia a un diritto non ne promuove un altro, come nel caso della concessione ai cittadini virtuosi di Bologna di un’app per pc e cellulari che offra più servizi di quelli in presenza, informando in tempo reale sulle opportunità della “mobilità intelligente” che permetta di sopravvivere ai cantieri dei prossimi anni (tram e Passante innanzitutto), in grado poi di svilupparsi «premiando» i meritevoli con “agevolazioni e scontistiche”.

Cosa ci può essere di meglio del coronamento del Super Green Pass con lo smart citizen wallet. Si tratta del « portafoglio del cittadino virtuoso», un sistema di raccolta punti come le tessere fedeltà della Coop, grazie al quale il bolognese scrupoloso e dotato di superiore senso civico otterrà un riconoscimento “se differenzia i rifiuti, se usa i mezzi pubblici, se gestisce bene l’energia, se non prende sanzioni dalla municipale, se risulta attivo con la Card cultura”.

E Nico Maccentelli ci informa che il laboratorio sperimentale del disciplinamento sociale si arricchisce di una nuova iniziativa messa a punto dall’Aper, l’adozione “di una patente a punti sul modello del credito sociale cinese, per gli inquilini assegnatari delle sue unità immobiliari. Dal 19 marzo è stata assegnata una carta a punti agli inquilini, che hanno un bonus iniziale di 50 punti per ogni nucleo familiare. I punti aumenteranno o diminuiranno a seconda del comportamento dei componenti del nucleo. Ad esaurimento dei punti, decadrà il diritto ad avere l’alloggio, con conseguente sfratto”.

Sono le magnifiche sorti delle digitalizzazione combinata con la semplificazione, quel processo pensato per complicare la vita della gente, favorire la dismissione delle reti di vigilanza sugli atti pubblici e sulla qualità dei servizi e delle prestazioni della Pubblica Amministrazione in favore di un generalizzato controllo delle popolazione, in modo da ostacolare ogni forma corretta di relazione e partecipazione. E anche da contribuire alla percezione di un potere occulto, il Golem informatico che tutto può, incontrastabile e imperscrutabile, enigmatico e inafferrabile con il quale possono interagire solo gli autorizzati e i competenti.

Poco più di un anno fa è stato pubblicato anche in Italia quello che viene indicato come un testo sacro Il Capitalismo della sorveglianza di Shoshana Zuboff, ampia ricognizione delle pratiche di controllo attuate dalla dittatura tecnocratica che le ha trasferite dalla fabbrica a ogni contesto sociale. Opera meritoria per l’immenso lavoro di documentazione, ma al tempo stesso pubblicazione furba, perché nella stessa lunghezza d’onda del mesto atteggiamento rinunciatario dei pensatori che si sono allineati sul disincanto mainstream che nega la possibilità di un’alternativa, fa intendere che si tratti di un processo ormai definitivo che non possiamo contrastare né in forma individuale né collettiva.

È vero che l’esperienza italiana non incoraggia, ma sono circa tre milioni quelli che fino a oggi 1 aprile hanno detto no al Green pass: basterebbe non lasciarli soli, come non si dovevano lasciare soli i lavoratori che si batterono contro le misure repressive del Job’s Act accettate dai sindacati collaborazionisti, quelli licenziati via sms, gli insegnanti dequalificati, i sanitari sospesi sostituiti dai “colleghi” martiri ucraini. Basterebbe chiudere il cellulare a ogni forma di occupazione illegittime e anticostituzionale e la testa alla persuasione di chi vuole persuaderci delle virtù della rinuncia alla facoltà di scelta.

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