Zar Will

(Massimo Gramellini – corriere.it) – Sempre che non si tratti di una sceneggiata (dopo un mese di guerra, tendo a diffidare di qualunque cosa), un analista della complessità saprebbe sicuramente spiegarci che Will Smith ha sì tirato uno schiaffo al comico Chris Rock durante la cerimonia degli Oscar, ma che focalizzarsi su questo pur deprecabile aspetto della questione rappresenta un approccio pigro e semplificatorio. Perché è stato Rock, con la sua battuta sull’alopecia della moglie, ad avere provocato la reazione del grande attore. I grandi attori sono persone suscettibili e la Realpolitik suggerisce di non andarli a stuzzicare con frecciatine di dubbio gusto.

Dopo avergli addossato la responsabilità del ceffone, l’analista elogerebbe però il comportamento del comico, che a differenza del collega Zelensky si è lasciato picchiare senza opporre resistenza. E concluderebbe dando la colpa agli Stati Uniti (su, aprite gli occhi: chi organizza la serata degli Oscar?), capacissimi di avere indotto Rock a provocare Smith per qualche losco fine economico travestito da libertà di espressione. Come ragionamento non fa una grinza.

Eppure, dai tempi della testata di Zidane a Materazzi, il sempliciotto dentro di me si ostina a credere che il passaggio dall’aggressività latente a quella manifesta non sia marginale. Appena invadi, o appena meni, lo scenario cambia di colpo e le motivazioni della violenza non contano più. Resta solo la violenza. Anche quando, come nel caso di Will Smith, si vorrebbe spacciarla per amore.

10 replies

  1. Mi chiedo se con una risonanza megnetica sia possibile stabilire una volta per tutte il contenuto del cranio di questo imbrattafogli, sarà merd@ mischiata con la segatura o pigne?

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  2. Non di grandi attori ma di guitti di terz’ordine Gramellini è profondo conoscitore per esperienza personale.

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