In un articolo del 28 febbraio sul Corriere della Sera, Paolo Mieli poneva una domanda che, pur non citandola, rinviava ai dubbi espressi da Barbara Spinelli sul Fatto del 26 febbraio, circa “la cecità e le bugie” dell’Occidente rispetto all’allargamento della Nato a Est. […]

(SALVATORE CANNAVÒ – Il Fatto Quotidiano) – In un articolo del 28 febbraio sul Corriere della Sera, Paolo Mieli poneva una domanda che, pur non citandola, rinviava ai dubbi espressi da Barbara Spinelli sul Fatto del 26 febbraio, circa “la cecità e le bugie” dell’Occidente rispetto all’allargamento della Nato a Est. “Quando è accaduto – chiede con provocatoria sicumera Mieli – che noi occidentali abbiamo indotto l’Ucraina a varcare il Rubicone provocando l’ira di Putin? E quando è stato che Zelensky ha incautamente lanciato il guanto di sfida all’autocrate di Mosca. Che giorno? Che mese?”.

Abbiamo raccolto un po’ di giorni e di mesi. I protagonisti non sono strani sovranisti folgorati sulla via per Mosca, ma alcuni dei nomi più rinomati della diplomazia occidentale. Il primo è nientemeno che George Frost Kennan, il mitico “mister X” autore della politica del “contenimento” inaugurata dagli Usa dopo la Seconda guerra mondiale. Il 5 febbraio 1997 scrive sul New York Times: “La mia opinione dichiarata senza mezzi termini, è che l’espansione della Nato sarebbe l’errore più fatale della politica americana nell’intero periodo del dopoguerra fredda”. Putin deve ancora assumere la presidenza della Russia e pronunciare il discorso (che Mieli dimentica) alla conferenza di Monaco del 2007 dove avverte l’Occidente e la Nato che l’allargamento costituisce un problema. A Kennan era già chiaro.

Molti anni dopo, nel 2015, uno dei massimi esperti di geopolitica negli Stati Uniti, John Mearsheimer afferma su Foreign Affairs che “gli Stati Uniti e i suoi alleati europei condividono la maggior parte della responsabilità della crisi”. E il problema è sempre “l’allargamento della Nato”.

Jack Matlock, ex ambasciatore Usa in Unione Sovietica, dall’alto dell’esperienza di chi “ha partecipato ai negoziati che hanno posto fine alla Guerra fredda” racconta che in un’audizione davanti alla Commissione Affari esteri del Senato nel 1997, disse di considerare “la raccomandazione dell’amministrazione di accogliere nuovi membri nella Nato in questo momento fuorviante. Se dovesse essere approvata dal Senato degli Stati Uniti, potrebbe passare alla storia come l’errore strategico più profondo commesso dalla fine della Guerra fredda.

William Perry, Segretario alla Difesa nell’Amministrazione Clinton dal 1994 al 1997, senza tacere sulle responsabilità di Vladimir Putin ricorda che “la nostra prima azione che ci ha davvero messo in una cattiva direzione è stata quando la Nato ha iniziato ad allargarsi”.

Sulla stessa linea anche l’ex Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Robert Gates, che nelle sue memorie del 2015 scrive: “Muoversi così rapidamente è stato un errore”.

La ciliegina è però l’attuale capo della Cia, William J. Burns, che nel suo libro di memorie The Back Channel cita un proprio memorandum del 1995 scritto da Mosca: “L’ostilità alla prima espansione della Nato qui è quasi universalmente sentita in tutto lo spettro politico interno”. E poi, in un cablo del 2008 reso pubblico da Wikileaks: “Il ministro degli Esteri Lavrov e altri alti funzionari hanno ribadito una forte opposizione, sottolineando che la Russia considererebbe un’ulteriore espansione verso Est una potenziale minaccia militare. L’allargamento della Nato, in particolare all’Ucraina, rimane una questione ‘emotiva e nevralgica’”.

Tutto ciò non giustifica in nulla l’azione russa, che resta un atto criminale. Permette però di collocare in un quadro più organico quanto sta avvenendo. L’errore madornale di tutta la politica occidentale degli ultimi 30 anni non giustifica Putin, semplicemente non permette di trovare la soluzione.