Nuove regole. Da matti

Chi non ha il green pass non può accedere alla maggior parte dei negozi e neppure in Posta per ritirare la pensione. Misura che non ha alcun senso scientifico. Lo dimostra il professor Massimo Galli, contagiato con sei compagni trivaccinati.

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Comincio a pensare che il trattamento sanitario obbligatorio non serva a convincere chi ancora non si è vaccinato, ma sia indispensabile nei confronti di qualche nostro ministro. In particolare, credo serva per chi ha inventato le disposizioni emanate ieri con un dpcm, ossia con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Difficile, infatti, comprendere la ratio delle decisioni adottate. Ma soprattutto, è impossibile giustificare dal punto di vista costituzionale la discriminazione che i provvedimenti introducono, limitando i diritti dei cittadini che ancora non si sono rassegnati a offrire il braccio alla patria. Che senso ha vietare a un pensionato di ritirare la pensione se non è in possesso del green pass? Incassare un assegno per cui si sono versati anni di contributi è forse un’attività che pone a rischio la salute? Gli impiegati stanno dietro a un vetro blindato e nei locali sarebbe sufficiente far entrare una persona alla volta. Per non dire poi della necessità di esibire il green pass per comprare un pacchetto di sigarette: è un provvedimento per scoraggiare chi fuma o ha finalità sanitarie? Infine, ancora più folle ma scongiurato all’ultimo da improvvisa resipiscenza, era il divieto di acquisto di generi non alimentari nei supermercati: chi era vaccinato avrebbe potuto comprare ciò che voleva, mentre chi non lo era avrebbe avuto i beni contingentati. Il pane e il latte sì, ma un piatto o un bicchiere no. Più che da un ubriaco, il dpcm sembrava dettato da un matto o quanto meno da una persona con problemi, il cui unico scopo non era la tutela della salute, ma molestare chi ancora non si fosse adeguato alle direttive impartite da Palazzo Chigi.

Del resto, che le norme non rispondano a esigenze sanitarie è evidente, perché se fossero tali non discriminerebbero
l’autorizzazione agli acquisti in base a ciò che si compra. Fare la spesa riempiendo il carrello di pasta e pelati è forse garanzia di immunità, mentre incassare la pensione no? Avere o non avere il green pass di certo non protegge le persone, nemmeno se si frequentano esclusivamente conoscenti forniti di tripla dose. La conferma l’ha fornita giovedì sera Massimo Galli, in diretta su Rete 4, nel programma condotto da Paolo Del Debbio. Involontariamente, il virologo si è trasformato in testimonial contro il super green pass. Infatti, ricostruendo la sua vicenda personale (alla fine dell’anno l’ex primario dell’ospedale Sacco è risultato positivo al Covid), il professore ha spiegato di essere stato contagiato durante una serata con amici, tutti rigorosamente vaccinati con terza dose. Delle otto persone presenti
alla cena, escludendo il commensale già positivo, cinque su sette dopo appena tre giorni sono risultate affette da Covid e, come ha detto Galli, il decorso della malattia per lui non è stato una passeggiata, al punto che ha dovuto essere curato con le monoclonali. Tutto ciò che cosa dimostra? Che il super green pass, ossia il documento che dovrebbe essere garanzia di «trovarsi persone vaccinate che non contagiano e non si contagiano» (parole usate mesi fa dal presidente del Consiglio per giustificare il certificato verde e le limitazioni dei diritti dei cittadini), non garantisce proprio nulla perché, come ha spiegato sempre l’altra sera lo stesso Galli, «anche i positivi asintomatici (cioè persone trivaccinate che non hanno né febbre né tosse, ndr) trasmettono il Covid alla grande».

Dunque, che senso ha negare l’ingresso in un ufficio postale a una persona che non dispone del green pass nonostante la mascherina Ffp2? Perché impedire a qualcuno di comprarsi un pacchetto di sigarette in quanto non in possesso del passaporto verde? Alle Poste o dal tabaccaio non ci si attovaglia né per bere né per mangiare, e dunque i rischi di contagio sono certamente più bassi di quelli con cui ha dovuto fare i conti Galli a casa sua o che devono affrontare gli studenti in un’aula scolastica in cui il ministero dell’Istruzione ha evitato di installare impianti di depurazione dell’aria.

Ma l’altra sera, l’ex primario del Sacco ci ha fornito un ulteriore spunto di riflessione, oltre che l’ennesima prova di contraddizione dei virologi. Parlando della situazione in Sudafrica, dove la popolazione vaccinata rappresenta solo il 30%, Galli ha spiegato che i bassi indici di mortalità e di contagio, oltre a essere dubbi per via del fatto che delle
statistiche di Johannesburg si deve dubitare (notare il leggero razzismo del compagno professore), sono dovuti a una popolazione sensibilmente più giovane. Ma come? Fino a ieri ci dicevano che bisogna vaccinare i bambini perché sono a rischio e ora la virostar in pensione giustifica i bassi contagi con l’età? Urge davvero un trattamento sanitario perché a sentire certe spiegazioni si esce pazzi.

2 replies

  1. per questi servirebbe un sano corso pratico (almeno) triennale sulla zappa per rassodare i terreni da coltivare.
    così quando avranno finito la giornata di scuola, con la schiena spezzata dalla stanchezza, se ne andrebbero a letto per farsi dormite pesanti in modo che non abbiano più forze per giocare al piccolo… politico…!!!

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