Il tuttofare di Draghi era regista alla Leopolda

Antonio Funiciello organizzava le prime riunioni della Leopolda quando il Bullo era sindaco di Firenze: ecco le mail dell’inchiesta Open


(Giacomo Amadori – laverita.info) – Nell’epistolario del Renzismo delle origini, agli atti nell’inchiesta fiorentina sulla fondazione Open e ampiamente citato sul giornale di ieri, c’è un carteggio elettronico risalente al 2011 che colloca a pieno titolo Antonio Funiciello, capo di Gabinetto del premier Mario Draghi, nel primo Giglio magico, tra i pionieri che hanno scortato Matteo Renzi nella sua scalata al potere Funiciello, classe ’76, laurea in filosofia, all’epoca delle mail era un consigliere del gruppo pd al Senato. Nel 2014 sbarcherà a Palazzo Chigi insieme con Renzi, addetto stampa e «consigliere per l’editoria giornalistica e le attività di comunicazione della presidenza del Consiglio». Sottosegretario con delega all’editoria era Luca Lotti.

Ma veniamo alle mail. È il 14 ottobre 2011, Renzi è sindaco di Firenze e fervono i preparativi della seconda Leopolda. Giorgio Gori, ex dirigente tv, oggi sindaco di Bergamo, scrive a Funiciello: «Ciao Antonio, come stai? Dopo la riunione di Palazzo Vecchio non ci siamo risentiti ma, come avrai visto, il lavoro di preparazione della “Leopolda 2” è proseguito di buona lena. Ti scrivo, su indicazione di Matteo, per chiederti di proporre e coordinare alcuni interventi sul tema “scuola e università” […]. Manca del tutto un punto di vista strutturato e “propositivo” sui temi dell’“education”». Gori introduce il problema dei relatori: «Matteo ha cassato la proposta di far intervenire Fabio Pammolli (rettore Imt Lucca)». Ma se Pammolli non entra subito nelle grazie di Renzi, lo farà in seguito, quando diventerà il coordinatore dell’analisi dei dati diffusi sui social dalla Bestia renziana. In quel momento, ha più appeal il cenacolo che ruota intorno al futuro presidente Inps Tito Boeri: «Penso che qualche spunto utile», specifica Gori, «potrebbe, invece, venire dal gruppo Voce.info (penso a studiosi come Francesco Vella o Francesco Coniglione, o lo stesso Boeri) con cui è in contatto Marco Carrai per il coordinamento dei temi economici». Quindi l’ex direttore di Canale 5 chiede a Funiciello: «Riesci a proporci qualche nome “giusto” (e verosimilmente disponibile a intervenire a Big Bang) nel giro di qualche ora/giorno? Lo so che i tempi sono strettissimi, ma mi par di capire che con Renzi è sempre così!». Il 17 ottobre Funiciello risponde a Gori, approvando i nomi che gli ha suggerito: «Mi sono preso 24 ore per riflettere bene su quanto può esserci utile alla Leopolda 2. Ho letto cose sia di Coniglione sia di Vella e sono entrambi molto in gamba. Tito Boeri è bravissimo e io lo porterei senz’altro da noi a fine mese a parlare di uno dei tanti argomenti su cui ha ottime posizioni riformiste. Ho deciso, però, di stilare un elenco di dieci big che possono rispondere e farsi portatori sia delle proposte che hai indicato, sia di altre. Non ho sondato tutti, ma penso che potrebbero tutti partecipare alla Leopolda 2».

La lista di Funiciello ha dentro alcuni dei nomi più noti del settore: Andrea Gavosto della Fondazione Agnelli, Annamaria Poggi della fondazione per la scuola della Compagnia San Paolo, Susanna Mantovani, prorettore della Bicocca, Giorgio Rembado dell’associazione nazionale presidi, Piero Cipollone, già presidente Invalsi. Tra gli esperti proposti anche gli ex ministri Luigi Berlinguer e Franco Bassanini, l’allora rettore della Bocconi Guido Tabellini, l’economista Roberto Perotti e Andrea Ichino, all’epoca professore di Economia a Bologna. Sul docente, fratello del noto giuslavorista Pietro, Funiciello, a differenza degli altri non allega il curriculum: «Su di lui sapete già tutto, è stato più volte nominato anche nel corso della nostra riunione fiorentina». Puntualizzazione che colloca Funiciello nelle riunioni ristrette del Giglio magico. Quanto a Ichino, in un’altra mail, era stato lo stesso economista, il 16 ottobre, a tirarsi fuori scrivendo a Renzi: «Perdonami se faccio un po’ di fatica a seguirti in questa fase in cui non mi riconosco
troppo», cioè la «fase della comunicazione» anziché quella «della concreta costruzione». Lo stesso 17 ottobre Gori manda un messaggio a Carrai. Non pare soddisfatto di Funiciello: «Ciao Marco. D’accordo con Matteo (Renzi, ndr) ho chiesto ad Antonio Funiciello di coordinare – un po’ come stai facendo tu per i temi economici – i possibili interventi sul tema education. Io gli ho chiesto 2/3 nomi […] e lui me ne propone dieci, diversi dei quali (prevedibilmente) intersecati con gli ambienti con cui stai parlando tu. Ti chiedo quindi, per favore, un parere, in vista di una selezione necessaria». Gori, non ricevendo risposta, in tarda serata domanda: «Cosa posso infine rispondere a Funiciello?». Nonostante le perplessità di Gori, quell’anno intervenuto alla Leopolda, la carriera di Funiciello è proseguita spedita sino alla promozione a capo gabinetto di Draghi. Con un solo piccolo inciampo (senza conseguenze penali): le chat finite sui giornali con due indagati di Open, interessati a emendamenti sensibili per le loro aziende. Rischi da mettere in conto per chi fa(ceva) parte del Giglio magico.

14 replies

  1. Io sono assolutamente tranquillo: c’è il (fu) m5* che controlla dall’interno 🤦🏻‍♂️
    Ora manca solo la accettazione della candidatura di Conte per il seggio alla camera nelle suppletive e poi la transizione sarà completa, servita su un letto di sudditanza psicologica mista a timore reverenziale.

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      • Non credo sia paura per calenda.
        Tutto sommato riconosco una certa coerenza: Conte aveva già destinato il suo tempo pieno per il nuovo corso del (fu) m5*, perciò penso abbia fatto molto bene a rifiutare, anche perché, in caso di probabile vittoria, si sarebbe acceso un debito di riconoscenza.

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      • Io credo che al momento un debito di riconoscenza grande come il Colosseo lo abbia Letta. Nei confronti di Conte, ma anche di Grillo.

        In altri tempi, anche abbastanza vicini, sarebbe piombato a Siena l’intero stato maggiore dei 5s, con file di pullman e cortei, Grillo e Dibba in testa, ed una cagnara mediatica senza precedenti.
        Un’altra era geologica, in cui il PD sarebbe sprofondato nelle sue vergogne.

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  2. Beh questo Andrea Ichino è da tenere presente: non ha ceduto alla lusinga del buffone quando era l’uomo più potente circondato da servi e/o schiavi.

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    • calma..
      è fratello di Pietro ichino, il cartonato di Confindustria che fanno passare per giuslavorista di sinistra, ma è solo un infiltrato, killer dei contratti collettivi e fautore dei contratti aziendali e parcellizzati in miriadi di sindacati farlocchi.

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      • Infatti dicevo teniamolo presente. Dai, un po’ mi sorprende quella risposta, un po’ mi commuove pure.
        Poi non sarei tranchant: fratelli coltelli è spesso vero.

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      • sì c’era. Anche un po’ di commozione. Dai a guardare tutti quei servi uno che eccepisce un minimo mi commuove

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