La sindrome Rommel

(Pietrangelo Buttafuoco) – La storia ha le sue direttive di marcia, e sono sempre le stesse. Angela Merkel che a proposito del Covid c’invidia – “Mi sentirei meglio se fossimo come in Italia” – è in piena sindrome Rommel. Come la Volpe del Deserto a El Alamein ieri, così il Cancelliere tedesco – sempre di guerra trattasi – può ben dire oggi: “Il soldato tedesco ha stupito il mondo, il bersagliere italiano ha stupito il soldato tedesco”.

3 replies

  1. Petizione anti-Caimano: i giornaloni in difesa di B.

    (di Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano) – Lanciare l’allarme per l’elezione di Silvio Berlusconi non si può. Non se ne deve proprio parlare. Guai anche a dire che sarebbe inopportuno visto lo standing processuale – oltreché politico – del personaggio. Ci vuole il silenzio. Tantomeno bisogna lanciare petizioni per evitare l’infausta elezione. A farsi portatori della singolare tesi non sono i giornali berlusconiani. Sono le grandi testate, Corriere della Sera e Repubblica su tutti, che ieri hanno normalizzato l’idea di Berlusconi, pregiudicato per frode fiscale, come successore di Sergio Mattarella.
    Sul quotidiano di via Solferino ci pensa Antonio Polito a firmare un pensoso editoriale dal titolo “Il ruolo (senza tempo) svolto dalle fazioni” per attaccare chi – come il Fatto e Libero –­ha lanciato petizioni contrapposte pro o contro l’elezione dell’ex premier al Colle. In primis, l’editorialista del Corriere, pur parlandone per tutto l’articolo, non cita mai le due petizioni di Fatto e Libero usando una formula così generica – “Le raccolte firme sui giornali pro e anti Berlusconi” – da ingenerare nel lettore un senso di straniamento. La tesi di tutto l’articolo di Polito infatti è questa: l’espressione diretta del popolo – o di una parte di esso –­ su questioni che riguardano il sistema democratico è pericolosa e ha bisogno di un contropotere che tuteli lo Stato liberale. Polito infatti si fa interprete del sentimento popolare e scrive che “petizioni e manifestazioni sono una parte del processo democratico ma non sono la volontà generale, e forse neanche un suo indizio”. Poi certo, le fazioni nella storia hanno sempre “tentato di usare la mobilitazione di minoranze vocianti” ma questo, sostiene, ha prodotto risultati nefasti dai tempi del quesito “volete Gesù o Barabba” e del terrore giacobino in cui i giornalisti “svolsero un ruolo decisivo nell’accendere le masse parigine, indirizzandole anche verso gogne e ghigliottine”. Se ne deduce, dunque, che non si possa nemmeno ricordare agli italiani chi è stato e chi è ancora Berlusconi.
    E quindi Polito conclude mettendo in guardia i lettori del Corriere dalle iniziative del Fatto e Libero: “Il problema resta serio e la vigilanza rimane necessaria da parte di chi ha a cuore il sistema liberale. Le fazioni sono il sale della democrazia. Ma troppo sale – si sa – è pericoloso per la pressione”. Anche Repubblica, che ormai ritiene Forza Italia un’interlocutrice naturale, ieri ci ha messo del suo con Francesco Merlo che, rispondendo a una lettrice, prima ha spiegato che Berlusconi è eleggibile al Colle e che peggio di lui ci sono solo “Grillo e il generale Pappalardo”. Ma poi ha scritto che le petizioni di oggi – anche lui senza citarle –­ sono una “parodia” delle battaglie “antiberlusconiane” dei primi anni Duemila, ergendosi a paladino di quei tempi, addirittura “rafforzando il ruolo politico di Berlusconi”.
    Non ricordandosi però che il primo ad attaccare ferocemente gli antiberlusconiani, come lo scrittore Antonio Tabucchi, fu lui.
    Sempre Merlo negli ultimi mesi ha più volte elogiato Forza Italia con dichiarazioni come quelle del 2020 a Tpi: “Non voglio il ritorno di Berlusconi ma meglio Forza Italia del M5S: lì ci sono persone competenti”. Ieri tra gli esponenti del presunto centrosinistra che si sono aggiunti al coro di coloro che strizzano l’occhio alla candidatura di Berlusconi al Colle si è aggiunto anche Andrea Marcucci, ex capogruppo al Senato del Pd: “Faccio fatica a immaginare Berlusconi candidato sopra le parti – ha detto al Giornale – ma è legittimato a candidarsi”.

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  2. Se il delinquente fa il colpo grosso, il giorno dopo avrà davanti al Quirinale la fila dei lacchè a pretendere il giusto compenso per l’aiuto prestatogli, con l’azione o l’omissione. Ma dovrebbero attendere : il nuovo PdR sarebbe troppo impegnato a redigere liste di proscrizione di coloro che rimarcarono che in un paese cosiddetto civile un tale figuro era indegno della carica, elencando puntigliosamente i perché

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  3. Non credo proprio. Tutta ammuina. Non abbiamo bisogno di credibilità come del pane e per questo ci hanno imposto i Migliori?

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