Le telecamere per imporre le mascherine all’aperto

Il prefetto di Verona propone di ricorrere alle telecamere per individuare chi non indossa la protezione anche all’aperto. A Roma il sindaco Roberto Gualtieri impone l’obbligo della protezione in centro (per ora). Multe fino a 3.000 euro per i trasgressori


(Giorgio Candola – laverita.info) – A forza di invocare l’esercito, anche i sindaci si trasformano in generali. Travolti dalla sindrome da divisa e stellette, convocano tavoli, impartiscono ordini, firmano ordinanze. E nel sovrapporre la loro voce a quella del condottiero Mario Draghi, del colonnello Roberto Speranza, degli attendenti del Cts, degli ausiliari dell’Iss e dei tiratori scelti in virologia che fanno capolino dalle tv, ottengono il risultato di moltiplicare paura e confusione nei cittadini. Classici scenari da Babele natalizia. L’ultimo wargame riguarda le mascherine all’aperto. Poiché l’esecutivo non ha il coraggio di imporle ai 50 milioni di bi o trivaccinati sapendo che la misura è pure ritenuta poco utile da numerosi scienziati, ecco che sono i sindaci a irrigidire il mento e alzare la voce. Spiazzato dal blitz di Giuseppe Sala, arrivato «uno» nell’imporre il rettangolo di stoffa a chi passeggia nelle vie del centro di Milano, Roberto Gualtieri non poteva attendere oltre e pur di accelerare le operazioni si è esposto al paradosso. Ecco l’annuncio: «I contagi sono in
aumento, bisogna rafforzare l’uso delle mascherine all’aperto in tutti i luoghi affollati», ha tuonato il sindaco Bellaciao di Roma pensando a via Condotti, piazza di Spagna, via del Corso, piazza del Popolo durante lo shopping di Natale. Dal 6 dicembre sarà così, chi sgarra rischia multe da 400 a 3.000 euro.

«Disponiamo l’obbligo in tutte le zone già individuate dalla questura in cui ci sono misure di contingentamento ma anche in tutte le zone in cui ci siano affollamenti e non si possa garantire il distanziamento», ha proseguito il borgomastro. «Chiediamo a tutte le romane e i romani di aiutarci. Se poi vedremo che non ci sarà un risultato adeguato, lavoreremo a un’ordinanza per un obbligo indistinto in tutta la città».

Interessante, un riflesso condizionato da colonnello Buttiglione ai tempi di Caporetto: «Se l’artiglieria non decima il nemico con tre giorni di bombardamenti facciamone sei», senza immaginare che il nemico è al coperto nei bunker.

Così, se l’uso delle mascherine sarà fallimentare fra centinaia di persone assembrate, si dovrà allargarlo anche agli
eremiti. Le mascherine non arginano il contagio? Più mascherine. Non fa una piega.

Il risultato visivo è un bimbo che tenta di inserire un tassello quadrato in un foro rotondo, ma a Gualtieri non si può
chiedere di più. Il sindaco non è neppure sfiorato dall’idea che la misura possa non funzionare perché sbagliata o inadeguata contro un virus corazzato in laboratorio. Preferisce mettere nel mirino il cittadino italiano, un infingardo
che tira a fregare e va punito a prescindere. È il cuore di un problema sociale, non sanitario: la casualità delle strategie e la volontà di gettare l’eventuale disfatta sulle spalle delle truppe, rendono politici e amministratori sempre più simili a maschere grottesche.

Se a Roma si minaccia la mascherina obbligatoria anche per i runner di Villa Borghese come un anno e mezzo fa, a Verona scende in campo la tecnologia. Riferendosi in particolare ai no green pass, il prefetto Donato Cafagna sottolinea la necessità di «sanzionare chi non indossa le mascherine all’aperto perché l’obbligo vale anche per loro. Non è necessario farlo nell’immediato, si può farlo anche visionando le immagini delle telecamere che in questi casi filmano le manifestazioni». Un autovelox per pedoni.

George Orwell aveva previsto tutto tranne la rassicurazione zuccherina: è a fin di bene. Lo conferma il sindaco Federico Sboarina: «Non è una restrizione, ma un modo per evitare ulteriori restrizioni». Facendo i bravi «per evitare il peggio», pur con il 90% dei vaccinati e le terapie intensive all’8%, siamo tornati sulla soglia del lockdown.

Niente riesce a fermare la psicosi galoppante dei generali. In prima linea ci sono i sindaci del Pd, rappresentati da Matteo Ricci (Pesaro) che incalza Palazzo Chigi auspicando «un provvedimento nazionale». Il bolognese Matteo Lepore chiede al governo di «estendere l’obbligo di mascherine all’aperto».

Tutti all’offensiva con la baionetta in canna fra la via Emilia e il West. Il polverone è totale e per diradarlo serve una dichiarazione del sottosegretario alla Salute, Andrea Costa: «La norma esiste già. In caso di assembramento all’aperto c’è l’obbligo di indossare le mascherine. Lo facciano rispettare».

Per completare il corto circuito basta accendere la tv e sentire l’infettivologo Matteo Bassetti mentre scandisce:
«L’obbligo di mascherina per tutti è una cosa anacronistica, l’atteggiamento di chi è forte con i deboli e debole con i forti. Non abbiamo controllato chi aveva un green pass prestato; adesso se uno va a farsi una passeggiata e trova il poliziotto rigido, prende una stangata da 3.000 euro. Una vessazione».

La gente se n’è accorta. È prudente, ligia al dovere, ma non è sprovveduta. Il quotidiano La Nazione ha aperto ai lettori la discussione sul tema e ha dovuto registrare anche queste opinioni: «Le mascherine all’aperto sono un’inutile
tortura. Allora che senso ha vaccinarsi?».

«Sono provvedimenti fuori da ogni trattato, non ci dovrebbero essere questi abusi». «Non dobbiamo chiederci se i controlli sono sufficienti ma dire che sono inesistenti». Sui generali (da operetta) cominciano a piovere pietre.

1 reply

  1. Assembramenti, non mascherine! Vincoli di comunita’, non prevenzione! Questo vi fotte, come vi ha fottuto fare la festa per i calciatori vittoriosi.

    Che canzoni che mi canto, voi avete amici vicini, congiunti, frullate in un batter d’ali dai partrucchieri alle pasticcerie, dai trasporti pubblici ai luoghi di lavoro, lo struscio e’ infinito e cosparso di impuberi pieni dei vostri cttivi esempi. Per voi non finira’ mai, io invece guardo negli occhi di non piu’ di dieci persone a settimana, le stesse, frequento solo tre posti in assoluto, eccetto i parchi: due negozi ed un punto d’ascolto per quelli come me. E nemmeno tutti i giorni. Se me lo becco sara’ davvero per sfiga.

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