Campania, legge regionale per assumere mariti, figli e nipoti

(di Adolfo Pappalardo – ilmattino.it) – Mugugni, polemiche. E veleni. E alla fine il centrodestra chiede la sospensione (non il ritiro, attenzione) della delibera che revoca i paletti per le assunzioni (con contratto diretto, comando o distacco) di familiari in Consiglio regionale. Norma passata all’unanimità, maggioranza e opposizione quindi, nell’ufficio di presidenza di venerdì. Ma ieri ecco lo stop, dopo il racconto de Il Mattino. Anzi la sospensione e la palla che il presidente del Consiglio, il democrat Gennaro Oliviero, butta addosso ai gruppi consiliari: con una riunione convocata per martedì, allargata proprio ai partiti, per «una riflessione sulla disciplina applicabile dei distacchi e comandi». Che decidano loro, insomma. 

La vicenda è nota. Nel 2013 la maggioranza di centrodestra vara una serie di norme stringenti per parenti e raccomandati che fanno incetta di incarichi con le nomine di competenza regionale. Paletti, quindi, per sindaci in odore di incarichi in cda e partecipate regionali e divieto di assumere parenti di consiglieri regionali sino al terzo grado. Anche in maniera indiretta. Ovvero per evitare che un familiare di un consigliere di un partito possa avere un incarico fiduciario in un altro partito o in qualche partecipata. Andazzo consolidato per anni negli uffici di diretta emanazione del Consiglio dove i consiglieri elargivano incarichi ai parenti. Poi la delibera n.279 dell’ottobre 2013 dell’ufficio di presidenza a trazione centrodestra blocca tutto. Sino all’altro giorno quando i vertici democrat decidono di abrogare la norma. E passa all’unanimità senza che nessuno dica nulla. Abrogazione decisa applicando in maniera un po’ troppo artificiosa una delibera dell’Anac del gennaio 2016 in cui l’Anticorruzione si esprime per un incarico da primario per un politico laziale. E nelle more spiega che le norme sono nazionali. E la Regione dopo 6 anni decide improvvisamente di adeguarsi. 

Ma ieri mattina scoppia la rivolta. «Il centrodestra in Consiglio regionale chiede all’ufficio di Presidenza di sospendere l’efficacia della delibera che regolamenta distacchi e comandi presso l’Ente e di convocare l’ufficio di presidenza con i capigruppo», è la richiesta di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega. «La delibera del 2013 non era di nessun ostacolo e leggendo il provvedimento dell’Anac non posso non notare questa sensibilità di adeguarsi nonostante il parere fosse su altri temi. Eppure spesso la Regione ha ricevuto rilievi e censure precisi dall’Anticorruzione su argomenti specifici ma non è stato fatto nulla. Anzi si è tirato dritto», spiega il consigliere del Carroccio Severino Nappi, di professione amministrativista, dopo aver letto la delibera Anac del 2016. Poi una stilettata: «Non posso non notare però come sia finita la stagione d’opposizione dei grillini che non dicono nulla: a riprova del patto della poltrona fatto con De Luca. A quando l’ingresso in giunta? Tanto ormai sono maggioranza con il Pd». 

Dal fronte grillino nessuna polemica, infatti. Anzi, tutto tace. Solo Maria Muscarà, consigliere regionale ancorata fieramente alle posizioni d’origine dell’M5s, attacca: «Questa delibera dell’Anac è di 6 anni fa e la ratio è evitare contenziosi. Ma da parte di chi? Di un parente escluso? Anche a detta di amministrativisti questa ipotesi è remota. Eppure a fronte di questa lontanissima possibilità, si apre un varco enorme. Trovo pericolosa questa deriva perché con la scusa di mettere un argine, si apre un varco a quel familismo che abbiamo sempre combattuto», dice l’esponente grillina che attacca: «Per difendere l’ente la sua credibilità e il suo bilancio sarebbe invece opportuno indagare sulla genesi e sul ripetersi dei debiti contratti per cause perse che stiamo andando ad approvare». Poi aggiunge: «Io temo che dopo aver avuto in consiglio i figli dei consiglieri, per carità per diritto perché eletti, possa iniziare la dinasty dei parenti. Eppure noi eravamo quelli del “noi non sistemiamo i parenti”….». 

Infine dal fronte del centrosinistra interviene Peppe Russo, ex capogruppo Pd in Regione che approvò quel pacchetto di norme antifamilistiche ora azzerate. «Quando approvammo, in accordo con il governo di centrodestra, Campania Zero, fui ferocemente attaccato. Eppure tirai dritto. Evitare che familiari fino al terzo grado potessero avere incarichi e distacchi regionali mi sembrava una misura necessaria ed eticamente corretta. Evitare che – spiega Russo – consiglieri regionali trombati alle elezioni potessero accedere ad incarichi compensativi a guisa di risarcimento, altrettanto. Leggo che maggioranza ed opposizione hanno, in un colpo solo, abolito tutto. Ovviamente le tante anime belle di allora non hanno nulla da dire oggi». 

Legge per i figli di papà. Voilà restaurazione

Assumere i parenti? si ri-può!. La Campania dei De Luca ancora “apripista” con una norma che rimette le lancette al 2013. I governatori senza limiti, gli affari di Renzi: tira una nuova aria. Manca solo B. al Colle…

(DI ANTONELLO CAPORALE – Il Fatto Quotidiano) – Edizione straordinaria! Mogli, figli e figlie, nipoti, zii e nonni possono essere assunti direttamente dai mariti, dai papà e dalle mamme nella loro funzioni di rappresentanti del popolo della famiglia, onesta e bisognosa.

La Campania, confermandosi apripista, ha appena licenziato una norma che riammette la parentela negli uffici della Regione. Comandi e distacchi da altri uffici pubblici tornano ad essere permessi da parte dei consiglieri regionali in carica (e non solo per le incombenze di “staff”, portaborse et similia), anche nei confronti di “parenti e affini fino al terzo grado”. Si restaura così, a furor di voti unanimi, l’ordine familiare e il nepotismo combattuti da una norma del 2013 che, col claim “Campania zero”, aveva chiuso le porte a una pratica da terzo mondo.

Il terzo mondo, cioè le regole capovolte, e le facce, tornate ad essere di bronzo, hanno avuto la meglio otto anni dopo. L’ufficio di presidenza presieduto da Gennaro Oliviero (Pd) e partecipato da tutti i gruppi politici, compresi i cinquestelle, ha abolito il divieto in ragione, udite udite, del bisogno di corrispondere ai desiderata dell’Anac, l’autorità anticorruzione, che in verità, nella delibera indicata (la 190 del 2012) aveva fissato i limiti minimi di decoro ma non vietato i massimi.

E i massimi, cioè una legislazione più severa, la Campania se l’era data in ragione del dilagante nepotismo che trovò anche soluzioni fantastiche. Si assunsero, per incrocio, i figli di. Il consigliere del centrodestra favoriva il figlio di papà del centrosinistra e questo ricambiava la cortesia. Un modo spettacolare per dimostrare che al peggio non poteva esserci fine e alla dignità, al minimo rigore, nessun limite. Così, e siamo nel 2013 la delibera numero 279 dell’ufficio di presidenza chiude – almeno ufficialmente – la stagione familistica. Nessun figlio o moglie o marito può essere assunto, e nessuno dei familiari, fino al terzo grado di parentela, oggetto di un ordine di trasferimento da un ufficio pubblico a quello regionale.

Norma di igiene politica salutate con piacere dai Cinquestelle, che fecero ardere la polemica fino a consigliare ai consiglieri la retromarcia.

Quando nel 2015 cambio il governo regionale, dal centrodestra si passò al centrosinistra, si tentò la restaurazione. Anche questa volta fuoco di sbarramento dei cinquestelle, un po’ di vergogna da parte del centrosinistra e la norma fu accantonata.

Ma – passata la festa – gabbato il santo. È infatti tornata prepotente, e questa volta nel silenzio distratto dei cinquestelle, la voglia di restaurare, riconsiderare, e avere la facoltà di attingere nel proprio nucleo familiare i collaboratori. Un nuovo modello di Reddito di cittadinanza allargato alla famiglia, con un cumulo imprevisto di benefit. All’indennità del papà consigliere lo stipendio della mamma segretaria. O viceversa. Il meglio del meglio possibile. La mamma può andare quando crede, il papà chiude un occhio. E se la consorte è impossibilitata il figlio o la figlia, di primo o di secondo letto, o anche – se il nonnetto è vispo – il babbo di lui o di lei. A piacere.

Dicevamo della restaurazione e di questa particolare condizione della Campania che fa da apripista alla volata collettiva verso forme singolari di pratiche politiche. Il governatore De Luca, pater familias (suo figlio Piero è deputato), pensa che la norma che limita la presidenza a due mandati sia enormemente ingiuriosa nei confronti del proprio talento e offensiva rispetto alla disponibilità che egli offrirebbe per gestire anche oltre il secondo mandato il bene comune. E infatti, come ha annunciato, si valuta la possibilità di eliminare il limite e dare quindi alla forza propulsiva deluchiana la possibilità di espandersi anche oltre e affermare così il regime differenziato campano. Del resto il Veneto ha già provveduto a confermare alla presidenza Luca Zaia nei secoli dei secoli, oltre il terzo e il quarto mandato, e quindi perché a Napoli non si può tentare ciò che a Venezia è stato già attuato?

I limiti hanno sempre bisogno di deroghe. E quando, per le condizioni politiche, la deroga ancora non c’è e il limite ancora è in vigore, si preferisce praticare la strada dell’autonomia personale dalla legge. E’ il caso, per esempio, del governatore ligure Giovanni Toti ora oggetto di una particolare attenzione da parte della magistratura per via di finanziamenti alla sua campagna elettorale a cui sarebbero, secondo le prime valutazioni, poi corrisposti vantaggi per i donatori. Conflitto di interessi e finanziamento illecito sono i reati possibili, ancora non definiti e per nulla giudicati. Per adesso registriamo solo percorsi personali innovativi rispetto alla legislazione.

Ciascuno fa come gli pare. E se Matteo Renzi diviene businessman, i consiglieri regionali della Campania ritengono legittimo almeno riprendere questa attività terzista casalinga, molto meno remunerata, lontana dai riflettori e comunque, immaginiamo, sempre nell’interesse pubblico. Anche se il centrodestra campano – con un comunicato diramato ieri – rinnega il voto appena espresso e chiede di rimuovere la norma che rimuoveva il divieto.

Parentopoli si diceva un tempo. Una prassi così rispettata che anche la scienza e l’accademia hanno mostrato di saperla assicurare. Fece scalpore il corridoio di una facoltà dell’Università di Bari dove, in fila indiana, mariti, mogli e figli occupavano cattedre attigue e relativi uffici, producendo la teoria dell’insegnamento come intasamento familiare. Un modo per avanzare nel mondo della ricerca e ricondurre a un solo cognome le istanze scientifiche. Scandali, anche scandaloni, che hanno vissuto una sola stagione.

Arriva sempre l’autunno, come adesso. E non è ancora niente. Immaginate se Silvio Berlusconi divenisse presidente della Repubblica. La sua effigie, in forza di una norma dello Stato, sarebbe esposta in tutti i tribunali. Ridere o piangere?

3 replies

  1. I 5 stelle della Campania hanno fatto in fretta a trovare le convergenze politiche con il PD. Ormai la dissoluzione è solo iniziata, che brutta fine!!!

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  2. E Di Maio che dice, che dice? Fico? Carla Ruocc’nroll?

    Incredibile a che livello ci siamo ridotti per colpa di questi poltronisti.

    Dal fronte grillino nessuna polemica, infatti. Anzi, tutto tace. Solo Maria Muscarà, consigliere regionale ancorata fieramente alle posizioni d’origine dell’M5s, attacca: «Questa delibera dell’Anac è di 6 anni fa e la ratio è evitare contenziosi. Ma da parte di chi? Di un parente escluso? Anche a detta di amministrativisti questa ipotesi è remota. Eppure a fronte di questa lontanissima possibilità, si apre un varco enorme. Trovo pericolosa questa deriva perché con la scusa di mettere un argine, si apre un varco a quel familismo che abbiamo sempre combattuto»

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