Complottisti su Wikipedia

Fake news e teorie negazioniste sull’emergenza ambientale. Allarme bufale sulle pagine in lingua cinese, croata, bielorussa e swahili dell’enciclopedia online.

(tag43.it) – I complottisti hanno invaso anche Wikipedia. Negli ultimi mesi, sulla celebre enciclopedia online è diventato particolarmente frequente imbattersi in strane teorie sull’emergenza ambientale e vere e proprie fake news sulla crisi climatica.

Wikipedia, tra negazionisti e disinformazione

Un’inchiesta condotta da BBC News ha consentito di rintracciare le bufale diffuse soprattutto in pagine in lingua swahilikazakobielorussocinese e croato. Sotto ogni singola voce legata alla questione ambientale, gli autori di questi contenuti si erano sbizzarriti nell’elencare ipotesi e spiegazioni che smentissero le evidenze scientifiche. Tra le teorie più gettonate, quelle che il Sole sia responsabile dell’innalzamento delle temperature nel mondo e che dietro le manifestazioni per il clima ci siano esclusivamente interessi economici. C’è poi, la celebre idea del Grande Reset, una strategia delle élite finalizzata a riformare il mondo attraverso un governo totalitario. Non solo: nell’edizione croata, più di un terzo dello spazio dedicato al surriscaldamento globale è costellato di quesiti e affermazioni volti a instillare dubbi nei lettori. «Sinceramente è una cosa che mi preoccupa molto», ha spiegato alla testata britannica Alex Stinson, senior programme strategist di Wikimedia Foundation. «Abbiamo assolutamente bisogno di più persone che lavorino con attenzione e cura al progetto e che controllino tutto quel che viene scritto nel sistema».

Wikipedia, rischi e benefici di un sistema divulgativo libero

Sin dalle origini, Wikpedia nasce come un database divulgativo libero in più di 300 idiomi diversi. Chiunque abbia una connessione internet può accedervi e integrarne le voci. L’attendibilità del contenuto dipende solo ed esclusivamente dall’affidabilità dei volontari che si dedicano ad aggiornarla e arricchirla giorno dopo giorno. Questo sistema di self-governance che naturalmente presenta dei limiti: «Dando spazio a editor di diverse provenienze, dunque di diverse lingue, si ridurrebbe la possibilità di lasciare spazio a tutte queste informazioni spazzatura, che mettono in dubbio la credibilità della piattaforma», ha aggiunto Stinson. E se la versione inglese è molto più sorvegliata perché può contare sull’attività di controllo di molte persone. Lo steso non può dirsi per altre lingue, dove sono meno di 10 le persone che ogni mese passano in rassegna gli articoli. «Bisogna ampliare i team, solo così si argineranno i tentativi di manipolazione», ha sottolineato la scrittrice giapponese Yumiko Sato. Escluso categoricamente, invece, qualsiasi intervento dei vertici sulle policy editoriali: per Stinson, sarebbe uno smacco ai principi che hanno guidato la nascita del progetto. 

1 reply

  1. Eh, sì, mi raccomando, così il lemma su Mario Draghi lo scrive Maria Teresa Meli, sai che informazione ‘di qualità’.

    Poi vorrei vedere quanti giornali, se ne prendi 300, non abbiano una robusta percentuale di fake news.

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