La commissione Affari costituzionali ha licenziato il testo dopo aver fatto scattare la “tagliola”: dal 26 giugno il provvedimento arriva alla Camera. Addio collegi uninominali, premio di maggioranza, liste bloccate: ecco quali sono i punti cardine

(Lorenzo Stasi – lespresso.it) – Un sistema proporzionale con premio di maggioranza, liste bloccate, indicazione del candidato premier. La legge elettorale si prepara ad approdare in Aula (domani, 26 giugno, il testo arriverà alla Camera), dopo il via libera della commissione Affari costituzionali con la cosiddetta “tagliola”, cioè il voto sul provvedimento anche senza l’esame di tutti gli emendamenti. Il nodo principale su cui anche nel centrodestra non c’è accordo è quello delle preferenze, oltre a quello sui fuori sede: elementi che finora sono stati accantonati in commissione e che verranno affrontati una volta che la discussione entrerà nel vivo a Montecitorio (e poi a Palazzo Madama). C’è anche una questione di tempi: da luglio, in base al regolamento, l’esame della legge elettorale potrà essere affrontato con tempi contingentati.
Ma cosa prevede il “Melonellum”? E quali sono le differenze con il “Rosatellum”, la legge elettorale oggi in vigore?
Addio ai collegi uninominali
La novità più rilevante riguarda l’architettura del sistema. Il Melonellum elimina i collegi uninominali e introduce un sistema integralmente proporzionale corretto da un premio di maggioranza. Con il Rosatellum, invece, circa un terzo dei parlamentari viene eletto nei collegi uninominali con il sistema maggioritario: in ciascun collegio viene eletto il candidato che ottiene un voto in più degli avversari. I restanti seggi sono assegnati con metodo proporzionale attraverso liste bloccate. Con la riforma, quindi, scompare la componente maggioritaria del sistema attualmente in vigore e tutti i seggi vengono attribuiti attraverso il meccanismo proporzionale.
Il premio di maggioranza
Il cuore della riforma è rappresentato dal premio di maggioranza. Il testo prevede l’assegnazione di 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, alla lista o alla coalizione che ottiene il maggior numero di voti e supera la soglia del 42% dei consensi. Nella prima versione della proposta la soglia era fissata al 40%, ma durante l’esame parlamentare è stata elevata. Il Rosatellum non prevede alcun premio di maggioranza. La distribuzione dei seggi dipende dalla combinazione tra quota proporzionale e vittorie nei collegi uninominali. Una coalizione può ottenere una maggioranza parlamentare molto ampia, come avvenuto nel 2022, ma ciò è effetto del risultato elettorale e del funzionamento dei collegi, non di un premio previsto dalla legge.
Il tetto massimo dei seggi
Per evitare che il premio determini una sovrarappresentazione eccessiva della coalizione vincente, il Melonellum introduce anche un limite massimo ai seggi ottenibili. La coalizione premiata non potrà superare i 220 deputati alla Camera, pari al 55% dell’assemblea, e i 113 senatori a Palazzo Madama. Nelle versioni precedenti del testo il tetto era più alto e successivamente è stato ridotto durante l’esame in commissione. Nel Rosatellum non esiste alcun tetto di questo tipo: il numero dei seggi dipende esclusivamente dall’esito del voto nei collegi e nella quota proporzionale.
Niente ballottaggio
Tra le modifiche introdotte nel corso dell’iter parlamentare c’è anche la soppressione del ballottaggio. La prima versione della riforma prevedeva un secondo turno tra le due coalizioni più votate nel caso in cui nessuna avesse raggiunto la soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza. Questa ipotesi è stata eliminata. Sotto questo aspetto, il nuovo testo si avvicina al Rosatellum, che non contempla alcun secondo turno e assegna i seggi sulla base del risultato del voto espresso al primo turno.
Liste bloccate e preferenze
Il Melonellum mantiene, almeno nella versione approdata in Aula, il sistema delle liste bloccate. Gli elettori continueranno quindi a scegliere una lista senza poter esprimere preferenze sui singoli candidati. L’ordine degli eletti sarà determinato dai partiti al momento della presentazione delle liste. Anche il Rosatellum utilizza liste bloccate per la quota proporzionale e non consente l’espressione delle preferenze. Si tratta dunque di uno degli elementi di maggiore continuità tra i due sistemi. Proprio sulle preferenze, tuttavia, il confronto politico nella maggioranza rimane aperto e il tema potrebbe riemergere durante l’esame parlamentare.
L’indicazione del candidato premier
Un’altra novità riguarda l’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio. Le coalizioni e le liste saranno tenute a indicare formalmente, contestualmente alla presentazione del programma, il nome della persona proposta come premier. Si tratta di un elemento assente nel Rosatellum. Dal punto di vista giuridico non modifica le prerogative del presidente della Repubblica, che resta il soggetto titolare della nomina del presidente del Consiglio, ma introduce un’indicazione politica esplicita agli elettori già al momento del voto.
La soglia di sbarramento
Resta confermata la soglia di sbarramento al 3% per le liste che intendono entrare in Parlamento. Si tratta di una delle disposizioni che il Melonellum eredita direttamente dal Rosatellum. L’obiettivo dichiarato è evitare una frammentazione eccessiva della rappresentanza parlamentare. Restano inoltre le regole per le coalizioni, con la possibilità per i partiti di presentarsi insieme sotto un unico schieramento.
Camera e Senato dovranno andare nella stessa direzione
Una delle novità introdotte dal cosiddetto “testo bis” riguarda il coordinamento tra le due Camere. Il premio di maggioranza scatterà soltanto se la stessa lista o coalizione risulterà prima sia alla Camera sia al Senato e supererà la soglia prevista in entrambe le elezioni. Se dovessero emergere maggioranze differenti nei due rami del Parlamento, il premio non verrebbe assegnato e i seggi sarebbero distribuiti proporzionalmente. Nel Rosatellum non esiste un simile meccanismo di coordinamento: Camera e Senato seguono regole parallele ma autonome e i risultati possono divergere.