Che cos’è il phubbing, l’odiata pratica di “snobbare” chi hai di fronte

Mettersi a guardare il cellulare mentre qualcuno ti parla è tanto odioso quanto diffuso e questa forma di maleducazione 2.0 ha un nome

(Barbara Massaro – tag43.it) – Alzi la mano a chi non è mai capitato di conversare o chiacchierare con qualcuno mentre questi guarda il cellulare. Che sia per verificare una notifica, la posta o semplicemente per sfogliare i social questa pratica non ha giustificazioni e nella classifica dell’etichetta del tecno-bon ton è da cartellino rosso.

Cos’è il phubbing

Eppure a tutti talvolta è capitato di farlo e (subirlo). Si tratta di un atteggiamento tanto diffuso da avere un nome, ovvero phubbing, che sta per Phone e Snubbing, ovvero la sottile arte di snobbare l’interlocutore rifugiandosi nello smartphone. Sebbene il termine non sia molto noto il fenomeno è fin troppo diffuso. E decisamente poco apprezzato. Senza giri di parole: chi fa phubbing è un maleducato.

Quando viene subìto, il Phubbing infatti, è ritenuto un comportamento irritante dalla quasi totalità di coloro che hanno partecipato a un’inchiesta realizzata da Wiko sul tema.

Eppure, oltre il 70 per cento degli intervistati ammette di avervi ceduto almeno una volta. Il 23 per cento, addirittura, afferma di “snobbare” il prossimo frequentemente, lanciando continue occhiate distratte al telefono mentre è in compagnia di una o più persone. Un dato che non stupisce, considerando che il 68 per cento degli utenti controlla il proprio smartphone più di 50 volte al giorno.

Perché si pratica phubbing

Vera e propria estensione di ognuno di noi lo smartphone rappresenta anche un rifugio per uscire da momenti imbarazzanti, noiosi e più semplicemente vuoti. 

Tra le motivazioni più comuni addotte dagli addicted al phubbing – ritenuto dagli esperti di antropologia del comportamento un vizio che crea dipendenza e assuefazione –  c’è quella che il vizietto dello sfogliare il cellulare serva per affrontare le conversazioni noiose o poco interessanti. Il 78 per cento dei partecipanti alla survey dichiara di controllare il display più spesso se si annoia e ormai la noia, come emozione, non si riesce più a gestire.

Phubbing antidoto alla noia o all’imbarazzo?

Il restante 22 per cento, invece, cede alla distrazione solo in caso di particolare agitazione. Se l’argomento è spinoso o l’interlocutore mette in soggezione, rifugiarsi nello schermo dello smartphone pare funzionare come un ottimo antistress. E proprio come accade con la sigaretta, altrettanto considerata un antistress, si inizia a cercare lo schermo per sfuggire allo stress e si finisce per non poterne più fare a meno. I momenti vuoti, di ipotetica noia ormai vengono riempiti a ritmo di scroll dello schermo in un eterno rimbalzare la persona che si ha davanti e eclissare il confronto diretto col prossimo.

Nonostante quasi tutti siano d’accordo che il phubbing contribuisca a rendere secondaria l’interazione con gli altri aumentando la possibilità di fraintendimenti, discussioni e malumori, sembra proprio che alcuni non riescano a fare a meno di avere lo smartphone sempre a portata di mano. Il 30 per cento di coloro che hanno partecipato al sondaggio, infatti, ammette che non riuscirebbe a affrontare una conversazione senza cellulare accanto.

Categorie:Cronaca, Inchieste, Interno

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3 replies

  1. lo stress di rifugiarsi nello schermo dello smartphone per aver un antistress.

    geniale

    e poi c’è quello che vuole fare il metamondo….

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  2. No, lo eravamo anche prima, altrimenti non avremmo abboccato. C’è un metodo infallibile, però? Non ti ascoltano? Ti alzi e te ne vai. Subito. Io l’ ho messo in pratica e per lo più funziona.

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