Spesso paghiamo quel che non avremo

Compriamo connessioni Internet sempre più veloci: ma sono soldi ben spesi?

(CLAUDIO CARNEVALE – laragione.eu) – La velocità della connessione è un valore che viene sbandierato da tutti i fornitori di accesso alla rete Internet nell’offerta retail per navigare. Quello che acquistiamo a un costo maggiore è ciò che ci serve oppure si tratta dello stesso prodotto di prima?

Faccio un esempio: se ognuno di noi vuole sottoscrivere un contratto di fornitura idrica deve fare prima un’analisi preventiva del probabile consumo di acqua. Se si calcola che una famiglia di quattro persone genera un consumo medio di circa 900 litri al giorno, chiudere un contratto per mille litri al giorno come fornitura media farebbe stare abbastanza tranquilli. Purtroppo non è così. Se la mattina alle sette ci si appresta a fare la doccia, nonostante i mille litri disponibili potremmo anche non avere acqua a sufficienza in quel preciso momento. Con una portata di 0,7 litri al minuto il fornitore assicurerebbe come da contratto una capacità giornaliera di mille litri, ma la doccia con quel tipo di flusso non sarebbe sicuramente piacevole. Questo per spiegare che nell’offerta, oltre a quello quantitativo del volume giornaliero, manca un parametro vitale: la portata minima istantanea assicurata.

Quando chiudiamo un contratto con un fornitore di accesso a Internet è necessario fare queste due analisi, altrimenti si valuta in maniera non coerente l’offerta. Nel caso di utilizzo della rete Ip è facile stabilire che usare un sito web con una connessione stabile a 10 Mbs sia più che sufficiente, mentre per un film o una partita su un display da 50 pollici occorrano 100Mbs. Questo significa che con una velocità di 200Mbs una famiglia di quattro persone potrebbe lavorare e divertirsi senza problemi. È chiaro che parliamo di connessioni stabili, costanti, con una banda minima garantita elevata e simmetrica, e non come invece vengono intese nella proposizione commerciale attuale. Già, perché il problema da analizzare nelle proposte commerciali non è soltanto la velocità ma la portata minima dei dati: è quella che ci impedisce di vedere eventi simultanei, come le partite di calcio nel caso di Internet.

Firmare un contratto che assicura una connessione da 1Gbs, rispetto a una da 100Mbs, non è sufficiente a garantirci che in quel momento possiamo contare su una connessione dieci volte superiore, perché la velocità è statisticamente vera ma non costante. Per avere questa garanzia il contratto deve prevedere una clausola precisa riservata alla banda minima garantita. Ad esempio, un contratto simmetrico da 400 Mbs con banda minima garantita di 100 Mbs potrebbe costare molto di più di un normale contratto retail da 1 Gbs in quanto assicura una maggiore affidabilità di connessione, anche se questo dato non è comprensibile a chi si limita a leggere soltanto quello della velocità massima.

Inizialmente, le connessioni erano più asimmetriche: alta velocità in ingresso e bassa velocità in uscita. Questo concetto non si adatta più al mondo attuale, dove lavorare su una applicazione di conferenza fra più persone implica anche una banda elevata in uscita. Parimenti la stessa esigenza si manifesta durante i giochi online, dove lo scambio dati in uscita – dovuto alla grafica – è elevato e veloce. È quindi facile pubblicizzare velocità da 1Gbs o addirittura da 10 Gbs se non si fa riferimento a questo parametro essenziale. Rifacendomi all’esempio iniziale, la portata teorica dell’acquedotto del nostro rione è mille litri di acqua al minuto? A prima vista sembrano tanti, ma se mille persone fanno la doccia alle 7 di mattina la portata sarà di un solo litro al minuto… Chi gestisce l’acquedotto può senz’altro dichiarare la sua portata di mille litri ma occorre sapere che questa è teorica e non garantita quando ci serve. 

Anche l’autorità è intervenuta sul punto, obbligando i service provider a evidenziare questo parametro per non dar vita a offerte non veritiere. Resta però il problema della mancata  cultura degli utenti. Per ordine dell’autorità, tutte le società che vendono accesso alla Rete devono comunicare con chiarezza questo dato fondamentale, che in certe condizioni è il più importante. Ma anche in questo caso il cliente finale legge raramente questa clausola e spesso ne ignora il significato. Rimediando fregature.

5 replies

  1. Nel terzo mondo Italiano sono molti anni che ci vendono “nuove tecnologie” che promettono di raggiungere velocità sempre maggiori (3G,4G,5G,ecc).
    Il problema è che nel terzo mondo (ma anche quarto) tutto ciò non serve a nulla se le reti “portanti” non sono adeguatamente dimensionate,e quindi permettano di raggiungere le velocità,almeno in parte permesse dalla tecnologia sottostante.
    In parole povere risulta che anche se si possiede un “modem” che può fare 150 Mbit/sec (4G) in realtà si viaggia a 20 Mbit/sec dato che la rete disponibile è ampiamente sottodimensionata è fa da “collo di bottiglia” e più di quello non passa.
    Continuano da anni a truffarci con offerte mirabolanti e tecnologie sempre più performanti che non servono a una beneamata mazza…,tranne che a spillarci soldi vendendo “fumo tecnologico”,tutto legale e a “norma di legge”.
    Adesso arriva il 5G e vedrete che il terzo mondo rimane sempre tale e quale a prima….,ma vuoi mettere io ho il 5G e sono figo.

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  2. Premesso che nelle aree coperte dalla fibra ottica non esistono praticamente più offerte al di sotto di 100-200 Mbps, in molti casi ci sono solo solo da 1 Gbps, non vedo quale sia il problema. Aggiungerei che in molte case i dispositivi collegati al router sono spesso più di uno, quindi la banda disponibile deve essere in grado di coprire la somma di quella utilizzata da tutti.

    Aggiungo solo che nelle aree dove la fibra ottica non arriva, oppure nelle zone rurali distanti dai centri urbani, molto spesso i contratti da pochi Mbps via rame hanno un canone uguale se non maggiore di quelli in fibra ottica da 1 GB.

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  3. La controprova che tutti possono vedere è che anche le televisioni nazionali,che dovrebbero avere collegamenti superveloci in fibra d’oro zecchino sono sempre a fare figure di m…da con servizi che si bloccano,interviste che non si capisce una mazza,ecc…
    Sono 20 anni che ci vendono quello che non hanno cambiando solo il nome (Adsl,Vdsl,fibra,ecc)…sveglia creduloni.

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    • Coriano:

      …non vedo quale sia il problema.

      Se non lo “vedi” prova a rileggere l’articolo. Si sta parlando di BANDA MINIMA GARANTITA che non viene non solo garantita proprio per niente, ma neanche dichiarata nei contratti degli ISP, figuriamoci dalle/nelle loro pubblicità demenziali.
      Cioè, tutto l’articolo sta parlando proprio di questo: non è la Banda Passante, punto. È la banda MINIMA GARANTITA, sotto la quale avere banda passante a iosa, ma a sprazzi (poiché va divisa su millemila utenze, oltretutto spessissimo in concomitanza di orari, tipo dopo cena: l’analogia con l’acquedotto e la doccia alle 7 del mattino è chiarissima) non serve a una “beneamata mazza”. È lapalissiano, ed è così da decenni. In questo paese da terzo mondo informatico (per citare più o meno liberamente qualcuno) sono anni che si vende una banda passante che semplicemente non c’è, ma siccome nessuno tutela il cittadino, biecamente si persevera in ‘sta roba da immondezzaio digitale.
      Se chiedi un contratto per banda simmetrica assieme a Banda Minima Garantita decente, lo vedi come si innalza il costo dello stesso! Te ne accorgi subito che siano cose differenti: è roba praticamente solo per aziende, che pagano fior di quattrini per avere certe caratteristiche (oltretutto “togliendole” al resto del popolo-bove che appunto, non avendo neanche cultura in merito, si gasa con i Gbps della fibra ottica – anche se magari questa arriva fino alla centralina in cima alla strada, per poi continuare fino a casa su doppino di rame vecchio di trenta o quarant’anni, che affoga nella melma dei condotti dove magari ci camminano allegramente i topi – salvo incazzarsi poi se mentre guarda la partita vede il pallone a scatti perché in famiglia l’altro/a guarda un filmetto in Full HD in streaming, due giocano online con la PS4 e l’ultimo scarica torrent a palla…)

      Il contratto ADSL retail italiano (dove “A” sta per “asimmetrica”, che è un’altra epica presa in giro) è una buffonata pazzesca, e si torna lì: è tutto ben scritto nell’articolo.
      E, aggiungo io, di sicuro non sarà questo governicchio di fascistoidi tecnocrati confindustriali naziliberisti a tutelare i diritti del cittadino pagante (ripeto, pagante!), seee, figuriamoci…

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