M5S, Conte stoppa i malumori: non voglio urne anticipate

Nodo dei due mandati, ipotesi ‘ripescaggio’ in altri livelli istituzionali per chi non potrà candidarsi

(di Antonio Atte – adnkronos.com) – Da una parte il tema dei due mandati, dall’altra lo spettro delle urne anticipate. Questi i due nodi che stanno facendo fibrillare i gruppi grillini di Camera e Senato, riuniti ieri sera nell’Aula dei gruppi parlamentari di Montecitorio per assistere al battesimo della squadra dei nuovi cinque vicepresidenti M5S scelti da Giuseppe Conte. Il leader pentastellato ha illustrato la road map per il rilancio del Movimento, chiedendo compattezza ai suoi: “Vedo trasparire manifestazioni di insofferenza” ma “non è il momento di piangerci addosso”. Obiettivo dell’ex premier, tamponare il dissenso interno in vista della delicata partita per il Quirinale. Il timore di molti eletti, infatti, è che Conte voglia sfilarsi dall’esecutivo Draghi subito dopo l’elezione del Presidente della Repubblica.

A dare sfogo a queste paure è stato l’ex ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, che ha chiesto all’avvocato di Volturara Appula di chiarire le sue intenzioni sulla permanenza del M5S nel governo. Non voglio il voto anticipato, il ragionamento espresso da Conte, che dopo l’assemblea, ai microfoni dell’Adnkronos, ha chiarito il suo pensiero: “Noi non facciamo calcoli di convenienza e di tornaconto personale. Noi responsabilmente, nel momento di massima difficoltà, non abbiamo girato le spalle agli italiani e abbiamo deciso di sostenere questo governo per due obiettivi: proteggere la salute dei cittadini, far ripartire l’Italia e quindi attuare il Pnrr. Quindi – ha rimarcato l’ex presidente del Consiglio – fino a quando questi due obiettivi saranno perseguiti, noi ci siamo”.

Ma ad agitare i sonni della truppa parlamentare stellata è anche l’annosa questione delle ricandidature: la regola dei due mandati rischia di falcidiare gli eletti al ‘secondo giro’, e quindi tutta la vecchia guardia M5S. Interpellato sul tema durante la ‘congiunta’, Conte ha ribadito che l’ultima parola spetterà alla base con una consultazione online, senza specificare quando ci sarà la votazione. Allo stesso tempo, però, secondo quanto apprende l’Adnkronos, l’ex inquilino di Palazzo Chigi avrebbe lasciato aperto in ogni caso uno spiraglio per i deputati e senatori a rischio (complice anche la riforma del taglio dei parlamentari, che ridurrà, e non di poco, i posti a disposizione). Bisogna stare tranquilli perché c’è spazio per tutti, il mantra di Conte ripetuto anche nell’assemblea di giovedì: il Movimento dovrà diventare una grande famiglia, ha sottolineato il presidente, il quale ha ipotizzato un ‘recupero’ degli eletti uscenti in altri livelli istituzionali (dai Consigli regionali a quelli comunali).

Il prossimo appuntamento sarà quello delle elezioni provinciali, previste per il prossimo 18 dicembre: il M5S ha sempre disertato questo appuntamento, ma in occasione degli ultimi Stati generali gli iscritti hanno dato il loro assenso alla partecipazione del M5S a questa competizione elettorale. “Dobbiamo organizzarci perché il tempo stringe”, scalpitano fonti grilline.

I territori saranno il vero banco di prova della ricostruzione del M5S avviata da Conte. Per ora il rapporto con le realtà territoriali rappresenta una delle tante note dolenti per il Movimento, come evidenziato dallo stesso ex premier nella sua analisi del voto amministrativo: basta con “l’illusione comunicativa generata dai social”, è tempo di “tornare sui territori per guardare negli occhi i cittadini”, l’invito del leader. La gestione della partita delle comunali ha scontentato molti parlamentari, che ora chiedono un cambio di passo in vista delle nomine dei nuovi referenti locali.

“In Emilia Romagna – ha attaccato la deputata riminese Giulia Sarti – il M5S ha dimezzato i consensi perché ha inseguito il Pd”. A Napoli invece, l’affondo di Spadafora, i “veti incrociati” hanno impedito candidature di “persone di valore”: per il deputato di Afragola quella nel capoluogo campano “non è una vittoria, ha vinto Manfredi ma in coalizione siamo in tre”. Malumori che si sommano ai mugugni con cui molti parlamentari hanno ‘salutato’ i cinque vice di Conte (Paola Taverna, Mario Turco, Riccardo Ricciardi, Michele Gubitosa e Alessandra Todde): non pochi eletti ieri sera, dopo l’annuncio della nuova squadra, hanno deciso di abbandonare l’Aula dove era in corso la riunione. “Ma alle nostre assemblee succede sempre così: molti vanno via prima della fine…”, osserva un pentastellato.

6 replies

  1. Perché l’Italia è conciata in questo modo?
    Una volta eletti per i parlamentari è prevalente la possibilità di badare al destino personale piuttosto che quello
    collettivo. Nella scorsa legislatura ben oltre 500 cambi di casacca e alcuni multipli, cioè transumanza in più di un gruppo parlamentare.

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  2. parole parole parole parole parole parole parole

    “Noi non facciamo calcoli di convenienza e di tornaconto personale. Noi responsabilmente, nel momento di massima difficoltà, non abbiamo girato le spalle agli italiani e abbiamo deciso di sostenere questo governo per due obiettivi: proteggere la salute dei cittadini, far ripartire l’Italia e quindi attuare il Pnrr. Quindi – ha rimarcato l’ex presidente del Consiglio – fino a quando questi due obiettivi saranno perseguiti, noi ci siamo”.

    non sia mai che si rinunci alla poltrona e si perda la sostansiosa diaria x far contenti quei quattro stron.i che hanno creduto in noi votandoci fossimo diversi da gente come il cazzaro verde e il bomba di rignano, invece con il nostro attaccamento alla poltrona gli stiamo dimostrando di essere uguali uguali

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    • E perché dovrebbero accontentare le pretese di alcuni “stron.i” che vogliono che si dimettano quando, la restante maggioranza, secondo statuto, ha votato perché rimangano nel governo?
      Come pensi possano portare avanti e difendere certi provvedimenti senza occupare quelle che tu chiami “poltrone”?
      Sei il solito frustrato italiota che ama lamentarsi al bar sport senza cognizione e costrutto; uno che invece di costruire, distrugge. Che fenomeni questi “stron.i” pretenderebbero che la maggioranza li seguisse nel loro onanistico autolesionismo cronico.
      Che pena!

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      • Che pena?
        Incredibile come la massa di italiani italioti ami farsi sodomizzare,
        Infatti, alla luce dei fatti ci ritroviamo un retiliano grillino, un cingolati stragrillno, una cartabria che ha distrutto la riforma buonafede e il coglione l’ha pure votata, e nonostante non contino più del 2 di picche in una briscola di denari ancora sostengono il rettiliano con il bomba di Rignano il cazzaro verde, berlusca e letta, manca solo Verdini e Dell’Utri poi il quadro è completo. Mica lo fanno per la poltrona, lo fanno per il bene degli italioti che amano farsi prendere per i fondelli, infatti l’inflazione sta galoppando, gas, benzina, energia elettrica, materie prime, pane, pasta carne, trasporti, ma i grillini sono così comodi nelle loro lussuose auto blu e nelle loro dorate poltrone che i loro residui sostenitori non vogliono che se ne privino.
        Ti capisco Fai e fate veramente pena.

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  3. Ma c’è ancora qualcuno che pensa che il politici arrivino lassù per un ideale?
    La politica è un lavoro come un altro. Anzi, per occuparsi ad un certo livello di politica – anche a livello basso come Consigliere Comunale – occorre dare prova di saudditanza nei confronti di chi ti “nomina”, cioè ti candida. Immaginiamo cosa ci vuole mano a mano che si sale: se non diventi sempre di più “determinato” (cioè figlio di… toyboy) fai presto a scomparire.
    I politici sono quindi dei lavoratori: campano di quello.
    Guardiamo le nostre vite: chi di noi lavora “per il bene del Paese”? Nessuno. Si lavora per portare a casa pane e – se si può – companatico. Si lavora per la famiglia e per togliersi qualche soddisfazione. E lo stesso fanno loro. Non vedo perchè si continua a pretendere eroismo e purezza di intenti. Eppure in tutti questi anni dovremmo ormai esserci rassegnati: si fa politica per il pane, ed il companatico.
    Ed andremmo già bene se lo facessero senza fregarci, ma prendere per il naso gli elettori fa parte del lavoro del politico, quindi mettiamoci nei panni di questi “venditori” di promesse e programmi e, ricordando Wanna Marchi che almeno ci fregava solo con lo scioglipancia, stiamo in campana.

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