Open Day

(Marco Travaglio – Direttore de Il Fatto Quotidiano) – Espletata la pratica elettorale per pochi intimi, la politica rientra nella cronaca che più le si confà: quella giudiziaria. Ungheria a parte, l’inchiesta Open illumina la spropositata ricchezza della corrente renziana, che ha prima scalato il Pd, poi l’ha occupato militarmente a dispetto dei disastri elettorali e tuttoggi ne controlla un bel pezzo tramite Lotti […]

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  1. Open Day

    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Espletata la pratica elettorale per pochi intimi, la politica rientra nella cronaca che più le si confà: quella giudiziaria. Ungheria a parte, l’inchiesta Open illumina la spropositata ricchezza della corrente renziana, che ha prima scalato il Pd, poi l’ha occupato militarmente a dispetto dei disastri elettorali e tuttoggi ne controlla un bel pezzo tramite Lotti (a proposito: che deve ancora combinare perché Letta lo metta alla porta?), mentre il duo Renzi-Boschi fa danni in Arabia Viva. E meno male che costoro reclamavano una commissione d’inchiesta sulla bufala dei banchi a rotelle e sul presunto scandalo mascherine. Purtroppo l’inchiesta romana su Arcuri, che ci salvò nell’ora più buia della pandemia e perciò è dipinto da mesi come un volgare furfante, sta un po’ deludendo le attese dei fan: doveva dimostrare che Conte aveva scelto un tangentaro, i due ladroni avevano comprato “14 anni e mezzo di mascherine” (copyright Paolo Mieli) e bene ha fatto Draghi a paracadutare il generalissimo Figliuolo. Ora l’accusa di corruzione è caduta, perché Arcuri non ha intascato un euro. E ne restano in piedi due piuttosto contraddittorie: peculato perché Arcuri avrebbe saputo che i due brasseur dei cinesi prendevano provvigioni e pagato la fornitura più del dovuto per farcele rientrare (cosa che lui nega); e abuso d’ufficio perché non contrattualizzò i due mediatori per pagargli le provvigioni (violando il Regio decreto 2240/1923 del 1° governo Mussolini). Una versione giudiziaria del Comma 22.
    Arcuri ha elencato ai pm tutti i politici (Meloni, Malan, Mallegni, Mor, Pivetti), che in quei mesi convulsi di caccia mondiale al tesoro delle mascherine, gli segnalarono – alcuni meritoriamente, altri per interesse – produttori disponibili a fornirle, ma a prezzi meno vantaggiosi di quello pagato ai cinesi. I puristi del giorno dopo, anzi dell’anno dopo, sostengono che parte di quelle mascherine fossero imperfette o pericolose perché poco filtranti. Però a validarle non fu Arcuri, ma il Cts, per smentire il quale servirebbe una perizia seria. E comunque erano meglio di niente: la Lombardia, teatro della strage più grave al mondo, impose ai cittadini di proteggersi con qualsiasi mezzo, anche sciarpe e foulard. Poi, nel giro di due mesi, il putribondo commissario allestì la produzione nazionale e l’Italia, unica nell’Ue, garantì protezioni gratis a tutte le scuole. Ora chi invocava commissioni d’inchiesta su Conte&Arcuri ritrova i suoi nella lista dei politici che raccomandavano improbabili fornitori e se stesso nel registro degli indagati per Open, dove non giravano mascherine, ma soldi a palate. I classici pifferi di montagna che andarono per suonare e furono suonati.

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  2. Praticamente in questa vicenda risulta che:

    l’indagato non si è intascato neanche un centesimo di tangente;
    le mascherine in questione non le giudicava l’indagato, ma il CTS.

    Ma quasi tutti i tg e giornali dipingono la vicenda come prova del marcio nel Governo Conte.
    Purtroppo il problema della democrazia è che le scelte elettorali dei cittadini sono in parte condizionate da bufale, o peggio ancora mezze verità, che tv e testate giornalistiche, ma anche i cosiddetti controinformatori, propagandano per screditare l’avversario politico.

    Mi ricordo il processo alla Raggi, e anche li non fu un processo su soldi rubati, ma su una presunta bugia (falso in atto pubblico) che lei avrebbe detto all’ANAC, e cioè che la scelta di una nomina fu sua e non del fratello del nominato, che poi fu arrestato per vicende inerenti a fatti di parecchi anni prima.
    Anche in quel caso la stampa fece apparire l’accusata come una delinquente sicuramente colpevole, e anche quando fu assolta, perchè non sapeva quello che altri facevano alle sue spalle, non finirono di raccontare fesserie. Dissero che in fondo non era una vera e propria assoluzione, perchè i fatti sono reali e quel “non poteva sapere” dimostrerebbe, a detta loro, la stupidità della Raggi: assolta per stupidità quindi, secondo certa stampa.

    La democrazia è azzoppata da una malcelata propaganda politica di chi dovrebbe essere super partes.

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