Prodi sibila: green pass per sempre

Il Professore giustifica la carta e si lascia sfuggire: «Resterà valida finché serve». Un modo per tastare il terreno sul lasciapassare permanente e zittire il dissenso. Silvio Berlusconi rilascia un’intervista contro i «cattivi maestri». Speriamo non ceda al pensiero unico.


(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Fatta eccezione per il giornale che tenete tra le mani e, negli ultimi giorni, per un paio di altre testate, la maggioranza della stampa italiana si è schierata come un sol uomo a difesa del certificato verde obbligatorio per l’accesso ai luoghi di lavoro e ai locali pubblici. Tuttavia, che ancora ci sia qualcuno che canta fuori dal coro è ritenuto insopportabile da taluni, i quali non esitano a insistere, accusando chiunque si permetta di criticare il governo e di eccepire qualche obiezione davanti ai provvedimenti di Palazzo Chigi, di essere un cattivo maestro, cioè fomentatore dei peggiori istinti violenti. Opportunamente stimolato da Alessandro Sallusti, il quale pare ossessionato da quanti esprimono dissenso nei confronti del green pass, ieri perfino Silvio Berlusconi è sceso in campo contro «opinionisti e intellettuali che soffiano sul fuoco», accusandoli, anzi accusandoci perché questo era il messaggio che premeva al direttore di Libero, di essere «cattivi maestri, che facendosi scudo del loro prestigio intellettuale e invocando libertà di pensiero, di ricerca, di stampa, hanno diffuso idee che altri hanno tradotto in pratica con conseguenze criminali». Aggiungendo poi che «naturalmente la libertà di espressione è un principio assoluto che va tutelato sempre, ma fomentare la divisione del Paese su un tema che dovrebbe vedere gli italiani uniti è davvero da irresponsabili».

L’utilizzo della definizione di «cattivi maestri» risale agli anni del terrorismo, quando Toni Negri scriveva libri e teneva lezioni all’università di Padova esaltando la lotta armata e la violenza di classe. E Umberto Eco, insieme a centinaia di giornalisti e scrittori, quasi tutti poi arruolati da Repubblica, firmava appelli contro il commissario Calabresi e a sostegno degli studenti arrestati a Torino, condividendone i reati. A noi non pare di aver istigato qualcuno a commettere reati, né ci pare di aver sollecitato un’insurrezione armata contro lo Stato, perché di questo si parla quando – a sproposito e, probabilmente, senza valutare né le parole né le conseguenze – si citano i «cattivi maestri». Sulla Verità ci siamo semplicemente occupati di segnalare le molte contraddizioni del lasciapassare verde, uno strumento che secondo la definizione dello stesso governo doveva essere un modo gentile per accompagnare gli italiani verso i centri vaccinali. Che il passaporto per godere dei diritti civili non fosse e non sia perfetto ne abbiamo prova quotidianamente, visto che dopo le nostre critiche l’esecutivo ha via via provveduto a modificarlo nel tentativo di renderlo accettabile dall’opinione pubblica. Che poi non si trattasse di un modo gentile per spingere le persone a vaccinarsi, lo dimostra il fatto che ogni giorno un giro di vite rende la misura sempre più stringente, al punto da somigliare a un cappio attorno al collo di chi ancora non si è convinto a offrire il braccio alla patria. Per questo, per il modo subdolo con cui è stato introdotto, per i molti errori che sono stati commessi, e per il fatto che nessun Paese democratico ha adottato misure simili alle nostre, ci siamo permessi di dire che si tratta di una decisione che non ha rispetto dei diritti delle persone, né di quelli riguardanti il lavoro sanciti dalla Costituzione, né di ciò che attiene alla libertà di cura.

Osservare, come per altro hanno fatto giornali internazionali del calibro del New York Times, non il Quotidiano del Popolo, organo del regime cinese, significa istigare alla violenza oppure spingere persone a «mettere in pratica idee con conseguenze criminali», come dice il leader di Forza Italia? Vuol forse dire che spingiamo le persone ad assaltare sedi sindacali o bloccare porti? Non ci sembra. A noi pare solo di esercitare il diritto-dovere di critica sancito dalla Costituzione, che riconosce alla stampa la libertà di parola e soprattutto di dissenso, segnalando ciò che in assoluta buona fede e nel rispetto della legge, cioè senza invocare azioni terroristiche, riteniamo sbagliato. Non dobbiamo o possiamo farlo? Nel qual caso, forse, senza che nessuno di noi se ne si sia accorto, il Cavaliere è direttamente passato dal pensiero liberale al pensiero unico, che non è certo quello di un sistema democratico. Ovviamente, noi ci auguriamo che così non sia, anche perché Berlusconi dovrebbe ben conoscere quali guasti abbia prodotto il pensiero dominante, conformista e di sinistra in questo Paese. Egli stesso ha pagato sulla propria pelle il condizionamento culturale dell’informazione comunista, perché per anni, a eccezione di poche voci libere, i giornali mainstream lo hanno dipinto come un corruttore, un mafioso, sospettandolo perfino di essere ispiratore di stragi, e riuscendo infine, a seguito di una sentenza davvero incredibile, a farlo decadere dal Parlamento. L’uomo che per anni ha difeso la democrazia liberale, ora vuole uniformare l’informazione in questo Paese tappando la bocca, con l’accusa di essere «cattivi maestri», ai pochi che non si adeguano ai compagni? Davvero stentiamo a crederlo. Anche perché, in questa battaglia, il Cavaliere si troverebbe in brutta compagnia. Al suo fianco avrebbe molti dei suoi storici nemici, a cominciare da Romano Prodi, il quale ieri, in un editoriale sul Messaggero, ha prefigurato un’estensione del green pass, non più di pochi mesi ma forse molto più. Un fatto che, se confermato, significherebbe una sola cosa e cioè che, in nome della salute pubblica, si potrà annullare il diritto al lavoro e anche quello a una normale vita sociale. E magari anche quello di curarsi. Ha pensato, Berlusconi, quali potrebbero essere le conseguenze di ciò che sta avvenendo? Ne cito una sola: domani si potrebbe, per ragioni di bilancio statale, negare il diritto di cura a chi ha il diabete, ritenendo che tale patologia sia frutto di un’errata alimentazione e di uno stile di vita non adeguato alle indicazioni dell’Istituto superiore di sanità. In Italia, i malati di diabete sono milioni, con una crescita del 60 per cento negli ultimi anni. Anche loro, spesso a causa del sovrappeso, intasano le corsie degli ospedali. Anche loro costano alla collettività. E se domani lo Stato «liberale» decidesse che ne ha le tasche piene, anzi le tasche vuote, che cosa potrebbe accadere Introdurremmo un Red pass per curarli, dicendo a chi si è ingozzato di cibo, a chi ha fumato o ingurgitato alcol per una vita che d’ora in poi le cure dovrà pagarsele da solo come, rifiutando i tamponi ai non vaccinati, si sta facendo oggi?

Caro Cavaliere, mi spiace contraddirla, ma chi manifesta dubbi non è un «cattivo maestro» e chi non si vaccina (tranne i pochi esagitati che comunque si trovano in ogni gruppo, anche in quello apparentemente più innocuo) non è un criminale, come sembra pensare e scrivere chi le porge il megafono: è solo una persona che ha paura o non è convinta e in uno Stato libero che non sia la Cina ha tutto il diritto di averla senza essere per questo discriminato o punito.

9 replies

  1. per me la puo’tenere cent’anni ancora, se campa. non si lamenti se qualcuno esasperato gli carezzi la cappoccia.
    provocare apposta,non ha mai allungato la vita a nessuno.

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  2. La Violenza delle istituzioni, o statale che dir si voglia, contro chi rivendica diritti costituzionalmente Riconosciuti :

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  3. Qualcuno ricordi a Belpietro che oltre a fiornali mainstream ci sono pure sentenze in giudicato che dipingono San Silvio come corruttore mafioso ed evadore… ma so’ dettagli…

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