Le corna di Giorgia e Matteo

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Finalmente domani milioni di italiani torneranno ad avere la scheda elettorale in mano. E per quanto il voto amministrativo sia strettamente legato alle vicende locali delle città, le urne daranno un’indicazione di come spira il vento della politica e – ancora più importante – del rapporto tra politica e società.

Le destre, formalmente unite, sono sputtanate dagli scandali Morisi e lavanderie di fondi illeciti procurati negli ambienti neofascisti scoperti da Fanpage. Se nell’elettorato prevalesse la consapevolezza e non le tifoserie, questi due casi basterebbero per capire quanto c’è da fidarsi di certi partiti e trarne le conseguenze.

D’altra parte, anche la bufala di una loro forza gigantesca nel Paese, propagandata per anni da sondaggi à la carte e dalle televisioni, evidentemente non è così sicura, tanto da aver costretto il Capitano & C. a mimetizzarsi con dei candidati civici a dir poco improvvisati.

Per non parlare dell’ultima presa in giro fuori tempo massimo, con la foto di Salvini e Meloni che ieri si abbracciavano in stile fidanzatini, smentita dalle corna che si sono messi negli ultimi tre anni: la Lega che tradisce Berlusconi e Fratelli d’Italia per andare al governo con il Conte I, poi il ritorno all’ammucchiata contro il Conte II, e infine la Meloni che molla Forza Italia e Lega appoggiano Draghi, ma con la Lega di Giorgetti che lo fa sul serio e la Lega di Salvini che lo fa strano, cioè col metodo suo: un giorno di lotta e l’altro di governo.

Dall’altra parte del cielo, la Sinistra è divisa quasi ovunque, com’è nello stile della casa, mentre i Cinque Stelle cominciano un percorso con Giuseppe Conte leader, camminando sulle macerie prodotte per tre anni da un’informazione più falsa di una moneta da tre euro. Un esempio per tutti è il bombardamento mediatico subìto dalla Raggi a Roma, che in un Paese normale sarebbe riportata al Campidoglio in carrozza.

Un sindaco che non ruba, che ha smantellato pezzi consolidati di malaffare, che ha ereditato 12 miliardi (miliardi!) di buco lasciato da chi c’era prima senza tagliare i servizi, non dovrebbe vederli nemmeno gli stessi che quel dissesto finanziario l’hanno provocato e adesso si ripresentano per riprendere la stessa musica.

Perciò da giorni i loro amici nell’establishment ci stanno facendo una “capa tanta” con i cinghiali e altre fesserie (in mancanza di argomenti migliori) per coprire i veri responsabili della città sporca, che stanno nella Regione di Zingaretti, casualmente sponsor di Gualtieri. E così a Roma molti tifano per il carnefice e non per la vittima, che se la Raggi uscirà di scena non sarà questa incredibile sindaca (che ha dato il massimo e che presto tutti rimpiangerebbero) ma gli stessi cittadini.

10 replies

  1. Il guru delle poltrone che dà del tu a Draghi e non fa mai comizi

    Giancarlo Giorgetti. La Lega in cravatta. Ponzellini, Tremonti, Supermario: lui ha sempre avuto un posto ai tavoli che non si vedono. Fino a quando ha detto basta al “Salvini che fa Salvini” E si è messo a sognare palazzo Chigi

    (di Pino Corrias – Il Fatto Quotidiano) – Adesso lo chiamano “Giancarlo Fini” per dire che è il traditore di Salvini e della Lega, destinato al rogo. Ma lui di nome e di cognome fa Giancarlo Giorgetti, plenipotenziario delle segrete cose, addetto alle nomenclature e alle poltrone, con una predilezione per le banche, al momento ministro dello Sviluppo economico, l’unico leghista che dà del tu a Mario Draghi, ricambiato. L’unico che fa ombra al Capitano, specialmente ora che il Capitano passa da un colpo di sole all’altro. Il più qualificato a parlare con i governatori del Nord che fanno girare il Pil e il Green pass, senza dare retta ai perdigiorno che a forza di social si bevono le filosofiche scemenze del Grande Riassetto Mondialista. Il più svelto a capire che il futuro del mostruoso debito italiano si scrive a Bruxelles, non alle pendici del Monviso, meno che mai dell’Aspromonte. Sebbene anche lui, negli anni dell’apprendistato, giocava con l’ampolla secessionista del Dio Po.
    Giorgetti saltò fuori direttamente dal fumo del sigaro di Bossi una trentina d’anni fa, quando l’altro celebre fondatore della Lega, l’architetto Leoni si aggiustò il papillon e disse al capo: “C’è questo ragazzone di Varese che sa di numeri e di economia. È sveglio. È persino laureato alla Bocconi”. E il Bossi di allora, che all’università di Medicina di Pavia ci andava per finta (“studio il cuore alle alte temperature, diventerò un elettro-dottore” diceva alla prima moglie che poverina gli credeva) rimase impressionato. Accese il sigaro, sbuffò in meditazione, disse: “Candidiamolo”. E così fu.
    Era l’anno 1996. Le acque del lago di Varese erano già avvelenate dagli scarichi delle fabbriche metallurgiche e dai cessi degli alacri abitanti che si erano dimenticati di costruire le fogne, e Giorgio Bocca aveva scritto da gran tempo quel formidabile inizio del suo reportage che diceva: “Mentre Piacenza galleggia nella nebbia, Varese si specchia nella sua merda”. Quell’acqua violentata lambisce i natali di Giorgetti Giancarlo, sponde di Cazzago Brabbia, anno 1966, paesello di 800 anime, babbo pescatore, madre operaia tessile, educazione cattolica che è diventata carattere, visto che una volta l’anno il pio Giancarlo, il “pretino” (ancora Bossi dixit) sale a piedi sul Sacro Monte di Maria, lungo le 14 cappelle devozionali, sempre recitando il rosario che mai si sognerebbe di esibire in pubblico.
    È di indole mansueta. Riflessivo. Siccome da sbarbato faceva il portiere – quello che sta da solo tra i pali, para quando può e quando incassa il gol abbassa la testa e resta muto – nella Lega, ha fatto grosso modo lo stesso. Almeno fino a un certo giorno che era più o meno l’altro ieri, quando è andato fino al centrocampo a dire basta così al “Salvini che fa il Salvini”. La Lega sta con Draghi e non con Orbán. Sta con Washington e non con Putin. Non candida dei cartonati a Milano e Roma per perdere la faccia e forse la poltrona. La Lega non citofona. Non si ubriaca al Papeete. Non frequenta l’Hotel Metropol di Mosca, dove servono aperitivi & microfoni. Non difende quel filiforme della storia patria, il Durigon di Latina, che cancella l’omaggio a Falcone e Borsellino per inchinarsi a un certo Mussolini minore. Non manda tutti giorni alla malora i migranti e meno che mai distribuisce i bacioni, che sono stati l’alfa e l’omega della Bestia, finita bestialmente.
    La Lega, versione Giorgetti, sta al governo, possibilmente in cravatta, a coltivare i fiori e le spine del potere. Per una decina di anni la sua vanga è stata la presidenza della Commissione Bilancio della Camera, anni 2001-2006 e poi 2008-2013, dove ha coltivato relazioni grazie al suo mentore, nonché cugino di lago, il ricco, ricchissimo, Massimo Ponzellini, che amava guidare le aziende di Stato e le sue 6 Ferrari, prima correndo dietro a Prodi, poi Berlusconi, poi Bossi, lungo le paraboliche della coerenza. Al quale agevolò molte nomine, compresa quella di presidente della Banca popolare di Milano, anno 2009, da cui uscì in manette, tre anni dopo, ma senza stropicciarsi troppo il gessato, visto che la condanna per corruzione aveva la prescrizione incorporata e Giorgio Napolitano, dal Quirinale, l’aveva appena battezzato Cavaliere del lavoro.
    Specializzato in nomine, Giorgetti partecipa alle spartizioni dei colossi come Eni, Enel, Finmeccanica, oggi Leonardo. È lui che tratta per i vertici di A2A, Expo, Malpensa, Fiera di Milano, seduto sempre ai tavoli che a occhio nudo non si vedono, accanto a Gianni Letta, Luigi Bisignani, Denis Verdini, la crema, e naturalmente a Giulio Tremonti, durante i mitici tempi delle cartolarizzazioni, quando faceva ancora coppia con Marco Milanese.
    Berlusconi si fida di lui. Quando c’è da tagliare la torta, parlano la stessa lingua, per questo aveva il posto fisso, accanto a Bossi, alle cene del lunedì di Arcore. E aveva il posto fisso anche quando si trattava di varare le manovre economiche dei suoi governi, compresa l’ultima, anno 2011, l’Italia a un passo dalla bancarotta che costrinse Berlusconi alle dimissioni, inseguito dai suoi elettori e dal fantasma di Ruby Rubacuori.
    Ai tempi di Bancopoli, sta con Antonio Fazio, il governatore della Banca d’Italia che faceva l’elemosina ai mendicanti e anche a quel Gianpiero Fiorani, leggendario ragioniere di Lodi, che provò a scalare Antonveneta e che un giorno del 2006 lasciò alla segreteria di Giorgetti un biglietto di ringraziamento in cima a un pacco di banconote: 100 mila euro prontamente restituite (ma non denunciate).
    Laconico com’è, non usa né Facebook, né Twitter. Non fa comizi. “Ho tre amici in tutto e nessuno nella politica”. Tifa Southampton, in subordine Juve. Parla talmente riservato che un giorno Bossi gli ha chiesto: “Ma sei massone?” E lui ridendo: “Magari!”. Che è il suo modo di dire e non dire. Come piace ai leghè, gli uomini di lago che “sono il mio dna”. Al punto che nel lago ci fa il bagno, nonostante i divieti. A breve volerà in America, dove incontrerà gli uomini dell’amministrazione Biden. Visiterà Washington. E magari anche le acque del fiume Potomac che scorre accanto alla Casa Bianca e qualche volta sfocia a Palazzo Chigi.

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  2. Salvini fa il redentore e Meloni lo struzzo….. ma il vincitore indiscusso nel vuoto di sinistra e destra resta e del Movimento eterna promessa mancata è lui, Draghi il restauratore, Giorgetti è solo il Bruto utile a accoltellare il Capitano della destra doppia e tripla.

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  3. “Le destre, formalmente unite, sono sputtanate dagli scandali Morisi e lavanderie di fondi illeciti procurati negli ambienti neofascisti scoperti da Fanpage.”
    Guarda Gaetano che gli elettori di destra in queste cose ci sguazzano e gli scandali sopra non fanno che aumentare i loro stimatori.

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  4. ?:Non sa tutto di già visto?.Bisogna fare di più che denunciare il risaputo.Tutte le persone che credono nella democrazia e nella libertà devono fare di più.Il mero gioco mentale di “pensare” non può bastare. Serve azione per sconfiggere questa deriva. Che inevitabilmente ci porterà ai confini delle terre serbe e le loro aberrazioni.Non credo di essere solo un cialtrone pessimista e magari un po “esaltato”. Forse troppo”iper realista”.Ma credo che io ci “veda” fin troppo bene.Poi se le cose non si vogliono vedere è tutta un altra storia.Se così fosse preparatevi. Vedrete le cose più incredibili e non su netflx. «I “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi” Blade Runner 2023

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