Alle Regionali voleva candidarsi con la destra, oggi costruisce il suo “partito”: vari dem, ex renziani ed ex grillini

(di Wanda Marra – ilfarroquotidiano.it) – Silvia Salis era pronta a candidarsi con Forza Italia per la presidenza della Regione Liguria. La sua possibile corsa è stata oggetto di più incontri. Nei palazzi di Genova si racconta soprattutto di una cena alla quale era presente la sindaca con il marito, il regista Fausto Brizzi, e l’allora presidente della Liguria, Giovanni Toti, nei giorni precedenti al Festival di Sanremo del 2024, qualche mese prima che fosse messo agli arresti domiciliari. Il centrodestra ligure s’interrogava sul proprio futuro. Tant’è vero che Carlo Bagnasco, coordinatore di FI Liguria, aveva in testa di proporla a Maurizio Gasparri come possibile candidata. Nessuno sa come andò davvero. Salis, che già allora raccontava di studiare da presidente del Consiglio, si era detta disponibile. Il resto è storia, con la scelta di puntare sul sindaco Marco Bucci. Lo stesso che durante la campagna elettorale per Genova si spinse a dichiarare: “Certamente Silvia Salis è una buona candidata. Poteva essere una candidata anche per noi”.

Solo ieri l’Adnkronos ha rivelato un altro dettaglio piuttosto interessante: il 3 ottobre 2023 Salis ha registrato un marchio dal nome “Futuro democratico”. Il suo staff spiega che l’idea era di un’associazione che parlasse di temi per i giovani, sport, pari opportunità, che poi non è riuscita a realizzare. Eppure il logo richiama l’immaginario dei simboli di partito: una scritta bianca, inclinata, inscritta in un cerchio dominato da verde, bianco e rosso.

Undici mesi dopo le elezioni a Genova, Salis è in ascesa mediatica costante, tra copertine su Vanity Fair, comparsate da Fabio Fazio e profilo instagram da influencer professionista. È pronta a fare la candidata premier? “Se me lo chiedessero in modo unitario, lo prenderei in considerazione”, ha dichiarato a Bloomberg. Voce dal sen fuggita, hanno spiegato dal suo inner circle. Ma in realtà è proprio quello che Salis si aspetta che accada, come ha detto a un attonito Dario Franceschini. E se la legge elettorale resta questa e si arriva al “pareggione”, sarebbe anche pronta a entrare in campo come premier di larghe intese, facendo asse proprio con FI. Certi amori non finiscono.

Domenica la sindaca a Che tempo che fa ha ribadito che non correrà ai gazebo, ma ha detto che tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein non sceglierebbe. I genovesi l’hanno presa come una conferma della loro convinzione che – nonostante i proclami – alla fine si deciderà a correre ai gazebo, non fosse altro che per evitare di “scadere come lo yogurt”. Sempre ammesso che ci siano: nell’inner circle di Schlein sperano di convincere Conte a non farli, tramite un accordo sul suo ruolo futuro. Tra gli spin doctor di Salis spicca Marco Agnoletti, lo stesso che seguiva Matteo Renzi ai tempi della scalata a Palazzo Chigi: l’ex Rottamatore aveva dichiarato in più occasioni che non sarebbe diventato premier senza un passaggio elettorale. Di qui l’indimenticabile “Enrico stai sereno”. Ora, chi può escludere che il metodo Salis non sia lo stesso? E c’è anche chi è convinto che sarebbe pronta a mettersi a capo di una civica centrista, nonostante i dinieghi.

Nel frattempo, Salis può contare su una solida rete di rapporti anche delle sue precedenti vite. Come Roberta Pinotti, ex ministra della Difesa e l’ex 5S Vincenzo Spadafora. E tra i dem: Giorgio GoriStefano BonacciniDario Nardella. Dentro Iv è molto vicina alla ligure Raffaella Paita. Con Renzi i rapporti sono freddi: lei non ha mandato giù che pretendesse di averla inventata. Sul territorio c’è chi si muove per lei, anche senza un mandato preciso. In Calabria, Sandro Principe (Casa riformista) sindaco di Rende e due politici del Catanzarese, Roberto e Fabio Guerriero. Soprattutto Carmelo Miceli è pronto a portarle in dotazione una rete del Mezzogiorno, anche se non l’ha mai vista. Lui, ex parlamentare renziano, si appoggia ad Alessandro Onorato, che continua a lavorare alla sua Civica nazionale: se Salis continuerà a negarsi ai gazebo, troverà un altro candidato. Stessa posizione di Renzi. Ma lei va avanti. Per il 25 aprile di Genova, l’orazione è stata di Benedetta Tobagi. Dieci giorni fa ha ospitato un’iniziativa sulla sicurezza con Matteo Lepore, sindaco di Bologna; Sara Funaro (Firenze) e Vito Leccese (Bari). Le conclusioni affidate a Franco Gabrielli, uno che molti vedrebbero anche al Quirinale. Salis semina raccontano a Genova.