Le domande ancora senza risposta del caso Luca Morisi

Morisi fu portato in caserma. Ecco cosa sappiamo di quella notte

(Giusi Fasano e Fiorenza Sarzanini – il Corriere della Sera) – Il pomeriggio del 14 agosto Luca Morisi lo passò in caserma. Mentre era in corso la lite in strada con i due escort rumeni (che con lui avevano trascorso la notte sniffando cocaina) arrivarono i carabinieri e non riuscendo a calmare i tre decisero di trasferirli tutti in caserma, appunto, per scrivere i verbali. Morisi però non fece il nome del pusher e alla fine rifiutò di firmare il verbale di perquisizione nel suo appartamento di Palazzo Moneta.

È l’ultimo dettaglio di una storia dai contorni ancora oscuri, segnata da una ricostruzione che ha numerosi pezzi mancanti. Una vicenda che lo stesso Morisi, all’epoca responsabile della comunicazione social di Matteo Salvini e inventore della «Bestia», adesso sostiene di voler chiarire davanti ai magistrati. Morisi è un personaggio pubblico, ma nonostante questo decise di adescare i due giovani attraverso un sito di incontri.

Lo racconta uno dei due rumeni, Petre, ma nelle interviste il giovane ha dato diverse versioni. Per questo bisognerà accertare come davvero avvenne il primo contatto e soprattutto quale fosse la cifra pattuita e l’accordo per il pagamento. Secondo Petre dopo un versamento iniziale avvenuto con accredito su una carta prepagata, i due giovani avrebbero dovuto ricevere altri 1.500 euro.

«Ma quando stavamo andando via – sostiene il ragazzo – lui disse di non avere i soldi». Il sospetto è che in realtà i due rumeni, dopo aver trascorso la notte nell’appartamento di Morisi, lo abbiano ricattato chiedendo più soldi e minacciando che altrimenti lo avrebbero denunciato per il possesso di cocaina. Qual era davvero la cifra stabilita? Possibile che Morisi abbia accettato il rischio della denuncia?

«Ho parlato con Petre – dichiara la sua avvocata, Veronica Dal Bosco – e lui nega di aver ricattato Morisi. Ci vedremo nei prossimi giorni, appena tornerà in Italia, e chiederemo anche alla Procura di interrogarlo». «Stavo male e decisi di chiamare il 112 per chiedere aiuto», sostiene Petre. Falso. Nella telefonata al centralino di emergenza si sente un uomo chiedere l’intervento dei carabinieri «perché c’è stato un furto».

Come è possibile che due escort, con un flacone di droga liquida nello zaino, decidano di chiedere l’intervento delle forze dell’ordine? Che cosa volevano davvero ottenere? E soprattutto, avevano capito chi fosse quell’uomo? Durante la notte era stata consumata molta cocaina, per ammissione degli stessi giovani. I vicini raccontano anche di aver sentito più volte «un gran trambusto».

Quando arrivano, i carabinieri trovano Morisi che sta discutendo con i due giovani alla fine del viale davanti a Palazzo Moneta. I rumeni dicono che devono avere dei soldi, Morisi nega. Si tratta di una situazione certamente imbarazzante per lui, anche perché avviene in pieno giorno e davanti a numerose persone. Appare strano che non abbia cercato di trovare un accordo. Eppure è proprio così, tanto che la lite rischia di degenerare e alla fine i carabinieri decidono di portare tutti in caserma.

Quando entrano nella stazione di Belfiore, Petre dice di stare male, «mi sento morire», quindi i carabinieri chiamano un’ambulanza. Lo portano in ospedale per un controllo, mentre gli altri due aspettano in caserma. Intanto viene stilato il primo verbale che dà conto del sequestro di un flacone di Ghb, la «droga dello stupro».

Petre dice di averlo consegnato spontaneamente ai carabinieri ma i militari scrivono invece di averla trovata loro nello zaino. Si decide una perquisizione a casa di Morisi. È stato lui ad ammettere il consumo di cocaina? Nella relazione di servizio che ricostruisce il controllo nel suo appartamento si specifica che è stato lui a consegnare spontaneamente 0,31 grammi di polvere bianca nascosti in un libro. Evidentemente si tratta di un avanzo, visto che su due piatti di ceramica ci sono i residui di altro stupefacente che, per ammissione dei giovani, era stato consumato in grande quantità.

Poi tornano tutti in caserma e vengono redatti i verbali definitivi. In caserma non si procede con le deposizioni dei tre e Morisi non svela da chi ha acquistato la cocaina. L’identità del pusher è uno dei misteri di questa storia, così come la possibilità che in passato ci siano stati altri incontri dello stesso tipo. Un vero e proprio giro di escort e serata a base di stupefacenti.

Sono le 20.32 del 14 agosto quando i carabinieri chiedono ai presenti di firmare gli atti. Morisi chiama il suo legale e rifiuta. La fine della sua carriera appare segnata. L’indagine sembra invece ancora all’inizio. Le verifiche dei carabinieri sono tuttora in corso. Nei prossimi giorni i magistrati della Procura dovranno invece interrogare i tre protagonisti. Mettere a confronto le diverse versioni, chiarire i punti ancora oscuri per valutare se siano stati commessi altri reati. E così scrivere la fine di una storia che continua a mostrare troppe discrepanze.