Arriva la confessione: Angela dava ordini a Monti

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Che, dieci anni fa, a regalarci Mario Monti come presidente del Consiglio fossero stati Angela Merkel e l’establishment europeo, i quali detestavano Silvio Berlusconi, non abbiamo mai avuto dubbi. I «compiti a casa» furono un cadeau che, complice Giorgio Napolitano, ci fu fatto trovare sotto l’albero di Natale, insieme con le tasse sulla casa e la riforma delle pensioni. Un dono dal quale ancora non ci siamo ripresi del tutto, dato che da allora la nostra economia è andata a rotoli.

Tuttavia, pur sapendo bene chi dover ringraziare per il ribaltone del novembre 2011, ritenevamo che la candidatura dell’ex rettore della Bocconi e la fondazione di un partito per concorrere alle elezioni, ossia Scelta civica, fosse, almeno quella, farina del sacco del professore. Visto che la stampa e le tv avevano steso fiumi di saliva al suo passaggio, ritenevamo che l’ex premier si fosse montato la testa e davvero si fosse convinto che gli italiani non potessero fare a meno di lui. Invece, ieri, in occasione dell’ormai prossima uscita di scena della Cancelliera di ferro, Monti ha voluto ricordare i rapporti avuti con la premier tedesca. E, tra i ricordi, ha rammentato di quando, sorseggiando un aperitivo (che non era né un riesling del Reno né un bianco della Mosella, ma «sobrissima» acqua), Angelona gli chiese perché non si candidasse per succedere a sé stesso. La Merkel prima gli avrebbe confidato di vederlo bene al Quirinale, al posto di Napolitano, poi però lui avrebbe capito che sia lei che i partner europei avrebbero preferito che rimanesse a Palazzo Chigi, per completare le riforme avviate. In pratica, la Cancelliera non vedeva l’ora di fare il bis di un’altra scena come quella a cui assistemmo con la riforma delle pensioni, ossia con una Elsa Fornero piangente mentre condannava decine di migliaia di lavoratori a trasformarsi in esodati, ossia in fantasmi senza stipendio e senza pensione, allungando con un colpo di mano l’età della quiescenza a 67 anni.

Come sia finita è noto: l’aperitivo in terrazza si tradusse in un partito che pareva destinato a conquistare il Parlamento e che invece si trasformò in un flop, regalandoci i grillini e una stagione dell’incertezza, con un governo affidato alle inesperte mani di Enrico Letta, a cui seguirono Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, nessuno dei tre scelto dagli italiani.

Insomma, grazie alla Merkel ci siamo trovati con governi tecnici, semitecnici o semplicemente fallimentari, che purtroppo poi aprirono la porta a un esecutivo guidato da Giuseppe Conte, avvocato di sé stesso più che del popolo, come il nostro vicedirettore Giacomo Amadori racconta questa settimana in esclusiva su Panorama, di cui oggi La Verità dà un’anticipazione. In pratica, Monti svela ciò che immaginavamo, ma di cui non avevamo prova, e cioè che a decidere le cose politiche italiane per anni non sono stati gli italiani, ma i cosiddetti Paesi amici che, attraverso leader come Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, Jean Claude Juncker eccetera, mettevano bocca negli affari nostri facendo, ovviamente, gli affari loro. Se diamo a Monti quel che è di Monti, cioè di essersi schierato a fianco dei poteri forti europei invece che a quello degli italiani, ricevendo in premio un laticlavio a vita, dobbiamo dare anche a Letta quel che è di Letta.

Il segretario pro tempore (non si sa per quanto) del Pd, ha commentato le elezioni in Germania e la conseguente uscita di scena della Cancelliera di ferro spiegando che i compagni devono prendere esempio dalla lezione tedesca. «Ora abbiamo la prova di ciò che ho sempre pensato e che è una delle ragioni fondamentali che mi hanno spinto a tornare e assumere la guida del Partito democratico: dalla pandemia si esce a sinistra», ha spiegato con un’intervista a Repubblica. Mica male per uno che dovrebbe genuflettersi ogni giorno davanti ad Angela Merkel, ringraziando per la sua esistenza. Senza di lei, infatti, Letta non sarebbe mai diventato presidente del Consiglio. Anzi, senza di lei, che contribuì a liquidare Berlusconi per mettere al suo posto Monti, salvo pentirsene in ritardo, l’attuale segretario del Pd non sarebbe mai arrivato a Palazzo Chigi. Ma, a causa della sconfitta elettorale dell’ex rettore della Bocconi, dell’impasse che generò la crescita dei grillini e la decrescita infelice di Pier Luigi Bersani, alla fine dal cilindro di quel gran mago di Napolitano spuntò il coniglio Letta, il quale rimase al governo per circa un anno senza che nessuno si accorgesse di lui. Alla fine, arrivò Matteo Renzi, che convinse con poca fatica la sinistra del Partito democratico a mandarlo a casa.

Per qualcuno queste sono forse faccende vecchie che non bisognerebbe rivangare. Però io credo che sia opportuno ricordare chi dobbiamo ringraziare per i guai che ci sono piovuti addosso e che purtroppo non se ne sono ancora andati.

2 replies

  1. Ma come cazzo si fa a scrivere queste puttanate?
    (Sto frequentando un corso di bon-ton e galateo: ogni giorno devo esprimere un concetto “forte” con parole “dolci” e metafore positivizzanti: se ne vedono i risultati?)

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