Roma: il voto disgiunto di Lega e FI

“Se Salvini perde a Milano (con Bernardo) e Meloni vince a Roma (con Michetti), chi la ferma più?”, si chiedeva qualche giorno fa un leghista nel cortile di Montecitorio […]

(di Gianluca Roselli – Il Fatto Quotidiano) – L’ordine tra Forza Italia e Lega è iniziato a girare a inizio settembre: mollare il soldato Michetti. E magari, nel segreto dell’urna, dare il voto disgiunto a Carlo Calenda. Nonostante i sondaggi per il candidato sindaco del centrodestra a Roma siano lusinghieri (l’ultimo di Pagnoncelli lo dava al 36%) e, a differenza di Bernardo a Milano, il radio tribuno ha possibilità di vittoria, l’operazione sganciamento è proseguita. In primis, si racconta in ambiti parlamentari, per fermare l’irresistibile ascesa di Giorgia Meloni, che vanta l’imprimatur sul candidato romano. “Se Salvini perde a Milano (con Bernardo) e Meloni vince a Roma (con Michetti), chi la ferma più?”, si chiedeva qualche giorno fa un leghista nel cortile di Montecitorio.

Quindi, se l’omicidio politico di Michetti sarà consumato, tra le impronte digitali vanno annoverate pure quelle del Carroccio. Che da ieri non ha nemmeno più alibi. Perché è stato Giancarlo Giorgetti, in un’intervista a La Stampa, a metterlo nero su bianco, con tanto di endorsement per Calenda. “Al netto delle sue esuberanze, ha le caratteristiche giuste per amministrare una realtà complessa come Roma”, ha detto il ministro per lo Sviluppo. Secondo cui Michetti perderebbe anche con Gualtieri, mentre il candidato giusto “sarebbe stato Bertolaso”. Proprio colui che, qualche giorno fa, Calenda ha rivelato di volere come vicesindaco. “Lo farei commissario straordinario al decoro urbano”, ha specificato.

E questa uscita da più parti è stata letta come una mano tesa agli elettori del centrodestra, e di FI in particolare. Partito dove il tam tam pro Calenda in queste settimane si era fatto fortissimo. Secondo alcuni di loro, infatti, “Michetti è un candidato tragico” e governare Roma con lui “sarebbe un harakiri anche per noi”. Per questo dal territorio è arrivato l’invito pressante al voto disgiunto: FI da una parte e Calenda dall’altra. “Lo sganciamento non è un’operazione organizzata, ma spontanea. Michetti non scalda i cuori al centro, naturale quindi che in quell’area si guardi altrove, e a Roma l’unico è Calenda. Lui l’ha capito e ha rimodulato la sua campagna: non punta più a togliere voti a Gualtieri ma a prenderli dal- l’altra parte, nel centrodestra”, racconta un senatore forzista. “Tutto quello che si muove al centro c’interessa”, osserva dal canto suo Gaetano Quagliariello di Cambiamo.

Alla Camera la tesi combacia, con una lieve differenza: il tam tam azzurro pro Gualtieri da tre giorni è finito. Nessuno ne parla più. “Forse si era superato il livello di guardia, tanto che è dovuto intervenire Berlusconi”, racconta una deputata. Già, perché proprio ieri, a sorpresa, Silvio Berlusconi ha lanciato un appello ai romani in favore di Michetti. “L’ha fatto per mettere un freno alle voci che ormai erano incontrollate, mancava solo che si andasse in giro coi manifesti di Calenda”, si dice nel partito azzurro. Dove però si fa notare come l’europarlamentare, da quando è sceso in campo, abbia cambiato strategia almeno tre volte: prima a testa bassa contro Virginia Raggi; poi all’arrembaggio di Roberto Gualtieri, con l’obbiettivo di sottrarre voti al Pd; infine ha capito che poteva pescare anche nell’altro campo e ora punta al centrodestra.

Ieri, intanto, le parole del numero due della Lega hanno creato il panico a destra e sinistra. “Giorgetti è pro Calenda? Si occupi della campagna elettorale di Varese…”, attacca l’azzurro Antonio Tajani. Il Pd, invece, con diversi esponenti, da Fedeli a Malpezzi a Borghi, sembra prendere la palla al balzo. “Grazie a Giorgetti per aver finalmente svelato la vera natura, di destra, della candidatura di Calenda…”, dicono i dem. “Sarei il candidato della destra perché Giorgetti (che ringrazio) ha detto che sono un bravo amministratore? Suvvia crescete!”, risponde Calenda in un tweet. “Semmai è Gualtieri che deve chiarire se intende portare in giunta qualcuno dei 5 Stelle…”, aggiunge il leader di Azione. Che poi polemizza via social pure con Monica Cirinnà (“mi offro come tuo maggiordomo, mi basta lo stipendio del cane…”). Mentre in Rete mostra il suo nuovo tatuaggio: un “SPQR” sul polso. Questo sì, in perfetto stile Michetti.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica, Roma

Tagged as: , , ,