Il caso Morisi manda Salvini nel pallone

(SALVATORE MERLO – ilfoglio.it) – E il guaio è che adesso teme le pernacchie, addirittura. Per la prima volta, dal palco del comizio, guarda la folla con sospetto. Eppure c’è una campagna elettorale da completare. Tacere non si può. Fermarsi nemmeno. Allora eccolo, Matteo Salvini, nel giorno in cui diventa pubblica la notizia che il suo braccio destro Luca Morisi  è indagato per spaccio di stupefacenti. Attraversa la Toscana, la provincia di Siena e quella di Lucca. Ogni tappa un discorso. Poi la Liguria, la provincia La Spezia, e ancora su fino a Parma e infine a Milano. Ma non a piazza Duomo, quella gliel’ha sfilata Giorgia Meloni. Il leader della Lega parla a Niguarda, in una via laterale, periferica. Milano come metafora d’uno stato d’animo, di una condizione politica ed esistenziale. Tutto sembra spintonarlo. Anche ai suoi occhi, appannati. Caduto Claudio Durigon, l’amatissimo organizzatore delle questioni meridionali. Caduto adesso Morisi, un fratello. Chi sarà il prossimo? I dieci piccoli indiani. E il capo  sempre più solo. Sospinto  dall’istinto, dall’abitudine selvatica alla fatica del rapporto con il pubblico. Non si molla infatti. Non si cede.  Un panino inghiottito, la Coca-Cola di traverso, e via in macchina verso il prossimo comizio. Quasi un esorcismo. Le parole sul palco e la testa da un’altra parte. Cattivi pensieri. I presidenti di regione del nord ormai lo contestano abitualmente. I sondaggi vanno male, tranne che a Torino. Persino Giancarlo Giorgetti con estremo e malizioso candore demolisce in un’intervista alla Stampa  le candidature a Milano e a Roma. E’ l’inizio della fine?

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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9 replies

  1. Per conto di Salvini la “bestia” ha inquinato la vera politica

    (di Daniela Ranieri – Il Fatto Quotidiano) – La vicenda di cronaca in cui è coinvolto il capo della comunicazione social della Lega per detenzione e cessione di stupefacenti non è interessante in sé. Se la vedrà lui, e se – come si evince dalle sue parole di scuse – sta vivendo un momento di sofferenza psicologica ha, come tutti nelle sue condizioni, la nostra solidarietà umana.
    Ma Luca Morisi non è un impiegato qualsiasi della Lega: è colui che ha portato Salvini dal 4% al 34% del 2019 con un metodo inedito. È l’artefice di un progetto politico che rappresenta un caso di studio.
    Certo, la disgrazia ha tutte le caratteristiche di un contrappasso, di un rovescio provvidenziale che trasforma il fustigatore in peccatore, esposto alla stessa gogna che egli maneggiava con tanta sicumera.
    Ma che i leghisti fossero forti coi deboli, securitari coi disperati e feroci coi respinti della società e nel frattempo ladri di denari pubblici (tralasciando i suoi commercialisti, Siri, i diamanti, la campagna di Russia, etc.) lo aveva già stabilito una sentenza.
    Gli elettori leghisti sono sempre passati sopra a questa aporia, perché le aporie sono inciampi, e la strada verso un governo del “Capitano” securitario e proibizionista doveva essere sgombra da scrupoli molesti.
    Morisi, non certo uno sprovveduto o un bullo reclutato nei bassifondi di Internet (forse anche per la laurea in filosofia, il suo metodo di apprensione diciamo olfattiva del Paese reale si è rivelato vincente) era l’avatar di Salvini.
    Lui ha avuto il “coraggio” di elaborare un metodo squadristico che Salvini fino ad allora si era trattenuto dall’adottare così brutalmente: la criminalizzazione dei migranti, l’irrisione di donne (Boldrini su tutte), giornalisti, intellettuali, perfino minorenni che avevano contestato Salvini e le cui foto venivano pubblicate di modo che chiunque ne potesse fare mattanza di vendetta vicaria sui social.
    Salvini ha creato e cronicizzato una psicosi collettiva: che il problema dell’Italia fossero gli immigrati che spacciavano, uccidevano e da ultimo ci portavano il Covid.
    Non c’entrano ora il giustizialismo e il garantismo, come dicono i fissati che non sanno distinguere i livelli del discorso, come se, peraltro, Morisi non avesse ammesso le sue responsabilità. Illuminare l’ipocrisia di una classe dirigente che mentre minacciava espulsioni e carcere duro rubava (da riempirci qualche girone dantesco) e maneggiava droghe è diverso dall’infierire su un disgraziato.
    Sono azioni non paragonabili: lì era strategia aggressiva, coordinata, che assurgeva a metodo politico, imitata non a caso dal piccolo apparato di bellicosi comunicatori di Renzi, che anche in questo non si è dimostrato all’altezza.
    Salvini e i suoi portavoce hanno fatto diventare programma politico l’offesa ai deboli, l’allusione contro gay e lesbiche, l’accanimento verso ogni presunto delinquente, a meno che non fosse di razza bianca caucasica (come Luca Traini, sparatore anti-africani di Macerata, come l’assessore di Voghera che ammazza un immigrato psichicamente instabile).
    “La Bestia” salviniana è stata una macchina da guerra di linciaggi, linguaggio violento e puritano. Salvini voleva pure chiudere i negozi di cannabis light, facendo leva sulla paura e l’ignoranza.
    Dire “droga” e “drogati” era un modo di alludere ai centri sociali e all’immigrazione come sinonimo di “degrado urbano” (alla citofonata a un tunisino che lui, da questurino di strada, aveva già condannato per spaccio la vita ha risposto con atroce ironia).
    Il problema non è Morisi: è che persone con un certo tipo di etica e di mondo interiore riescano a dettare l’agenda di una nazione per anni, aumentando la quota di sofferenza della gente per prendere voti.
    Le dita di Morisi hanno prodotto per conto di Salvini quell’inquinamento del discorso pubblico per mezzo della legittimazione degli istinti più anti-solidali e violenti dei poveri contro i poverissimi da cui difficilmente ci risolleveremo.

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  2. Lo scrittore Antonio Tabucchi

    “La classe politica italiana nella stagione del terrorismo tramava con servizi segreti interni ed esteri. Una volta finite le stragi, quella di oggi è passata al furto. Agli Italiani ha rubato tutto. Ha rubato il paesaggio. Ha rubato la libera scelta e la libera concorrenza. Ha rubato il futuro dei nostri giovani. Ha rubato loro il democratico diritto di dissentire, di protestare e di manifestare e quando ha potuto li ha massacrati e perfino assassinati. Ha rubato la Carta costituzionale. Ha rubato la libera informazione, la televisione pubblica, la scuola, l’università.Ha rubato la Resistenza, da cui la nostra repubblica è nata, e l’antifascismo su cui si fonda. Ha rubato il principio di ripudio della guerra, che è costitutivo della repubblica. Ha rubato la convivenza civile, il rispetto dovuto ai cittadini, i fondamenti del patto sociale di ogni vera democrazia. Ha rubato le più belle parole della nostra lingua, come “libertà”, facendone un uso perverso. Ha rubato la fiducia nella democrazia (era fragile e incerta, ed è stato facile) e nelle istituzioni. Ci ha rubato perfino il diritto di morire in pace. Ha trasformato il parlamento in un rifugio di corrotti, di mafiosi, di indagati, di condannati. Ha stretto patti scellerati con la mafia. Ha sigillato tutti i suoi malaffari sotto il segreto di Stato: la storia del nostro passato recente è un enorme buco nero. Infine ha rotto gli equilibri istituzionali: il potere legislativo, che in Italia coincide con quello esecutivo, come un fiume in piena ha sommerso il paese con una pletora di leggi incostituzionali.

    E per la percezione che ho delle cose, ritengo che la situazione italiana abbia raggiunto un punto di crisi irreversibile. Impossibile fare previsioni: ma c’è sempre un peggio del peggio. E poi non si dica che era inevitabile.”

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  3. Dai che poi arriva la solita corte d assise!!
    E Morisi lo proporrei presidente della Repubblica…non solo senatore a vita

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  4. Piange il citofono

    Nichi Vendola
    Blog Huffington Post

    Morisi, regista della “Bestia” di Salvini, inciampa in una brutta storia di droga. E la realtà più amara irrompe nel recinto della propaganda

    Luca Morisi, il potente e luciferino regista della macchina della propaganda leghista, l’uomo-chiave del successo social di Matteo Salvini e della sua Bestia, è inciampato in una brutta storia di droga. Saranno ovviamente gli accertamenti della giustizia penale a dire se ha commesso reati. Morisi nei giorni scorsi si era dimesso da tutti gli incarichi nella Lega e oggi, nel momento in cui scoppia lo scandalo, chiede scusa a tutti per quella che ha definito una “caduta” causata da irrisolte fragilità esistenziali. Potremmo fermarci qua, alla nuda cronaca: sarebbe una vicenda come tante se non fosse per il calibro del protagonista.

    Ma in questo caso non possiamo fermarci alla cronaca perché questa vicenda riguarda anche lui, il padrone della Bestia, Matteo Salvini, quella sorta di “ministro del Temporale” che ci ha educati ai riti di una giustizia feroce, sommaria, in diretta Facebook, senza difesa, senza appello, senza pietà, capace di trasformare un citofono in un tribunale “fai da te”, capace di irrogare pene estreme con quella invocazione quasi biblica: “sbattetelo in cella e buttate le chiavi”.

    Dirà così anche questa volta? E come riuscirà a collocarlo nella sua narrazione criminologica? Qua non ci sono centri sociali, case occupate e neppure Ong.

    Anche se dovesse in questo caso usare parole inusuali nel suo vocabolario, se dovesse usare prudenza in attesa degli esiti investigativi, non dovrebbe a maggior ragione dar conto di tutta la disumanità greve e molesta con cui in questi anni ha avvelenato la vita pubblica?

    Da qui non si può sfuggire: quanto male hanno fatto le sue parole sparate come proiettili, quanti risentimenti e frustrazioni hanno solleticato nel basso ventre di un’Italia sofferente e spaventata?

    Il politico-giustiziere è l’icona di una democrazia malata, con il suo magistero si fonda la giurisdizione dell’odio e il sentimento della giustizia muta in istigazione alla vendetta. E con la scelta dei target su cui si accanisce – innanzitutto migranti e profughi, e in generale coi ‘diversi’, diversi secondo la sua ontologia – rivela la sua natura: autoritaria, classista, xenofoba.

    Quando interpreti il mondo secondo semplificazioni sguaiate capita sempre che la realtà, la più amara, irrompa nel recinto della propaganda. Piange il citofono.

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  5. Direi che Niki Vendola dovrebbe solo tacere. Non appena ha potuto è corso a comprarsi l’ utero ed il figlio di una poveraccia e tutto trionfante se lo è impunemente portato in Italia. Ha fatto quello che voleva calpestando ogni decenza ed umana pietà. Ed una legge “di sinistra” ha permesso, nei fatti, la massima abiezione ed il massimo sfruttamento della femminilità: la compravendita della salute, della mente, dell’ amore, della sensibilità , dell’ attaccamento , del frutto di nove mesi di ansie e speranze, del figlio di una donna.
    Mai avrei immaginato che si sarebbe caduti tanto in basso: e nome nome dei “diritti”. Lo sfruttamento e nei fatti l’ appropriazione dell’ intera vita di due persone per un pugno di dollari. Inimmaginabile. Ma di “sinistra”.
    Il messaggio è chiaro: con i soldi puoi tutto. Ma proprio tutto. Tutto.

    http://www.cheliberta.it/2015/12/04/appello-che-liberta/

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