Trattative

(Bartolomeo Prinzivalli) – Indignazione, indignazione, indignazione. Ma per quale motivo? La sentenza d’appello ha semplicemente ribadito quello che oggi è il sentimento dominante: trattare con mafiosi e delinquenti non costituisce reato, tranne che per i mafiosi stessi. A questo punto diciamolo chiaramente: la trattativa stato-mafia dal ’92 ad oggi ha salvato centinaia di vite, scongiurando diversi possibili attentati, alcuni tra l’altro già pianificati come scoperto attraverso indagini e rivelazioni dei pentiti. Ma in cosa consisteva in sintesi questa trattativa? La mafia aveva bisogno del permesso statale per continuare nelle proprie attività? Certo che no. Le richieste contenute nel “papello”, una volta esaudite, avrebbero certamente agevolato l’attività malavitosa e soprattutto le condizioni dei detenuti in regime di carcere duro, ma l’effetto principale sarebbe stato quello di instaurare un rapporto fra le due principali forze in competizione all’interno dello stivale, elevando la mafia ad interlocutore e di fatto legittimandola, con benefici per entrambe le fazioni.

Ha ragione Salvatore Borsellino quando afferma che il fratello sia morto invano, oggi Paolo e Falcone sarebbero stati considerati dei talebani duri e puri che ululano alla luna, testardi nostalgici che invece di essere pragmatici, accontentandosi e sbandierando i risultati ottenuti attraverso la mediazione, hanno preferito morire portandosi dietro persino le scorte. Fossero stati più furbi, machiavellici, evoluti, oggi si sarebbero goduti famiglia e pensione felici dei possibili traguardi conseguiti, ad esempio la riduzione del tetto massimo sul racket delle estorsioni, un abbassamento percentuale delle mazzette sugli appalti, prodotti meno tagliati nel traffico di sostanze stupefacenti, condizioni igieniche migliori nello sfruttamento della prostituzione e tante altre piccole vittorie per il bene del popolo italiano.Ai nostri giorni la lotta è un sentimento superato, mediazione, contrattazione rappresentano il futuro. Mafia e stato sarebbero sempre avversari ma solo di facciata, godendo di reciproci vantaggi.

Ecco perché i veri eroi odierni sono i responsabili della trattativa, giustamente assolti, scagionati. Non venduti, non collusi. Eroi. A loro andrebbero dedicati i monumenti, le parate e le commemorazioni, non ai martiri che non si sono mai piegati sperando col proprio sacrificio ed esempio di insegnare l’orgoglio di non abbassare la testa davanti ad un sopruso, ad un’ingiustizia, ricevendo in cambio solo espressioni contrite e frasi di circostanza una tantum.

Oggi quelle teste sono più basse che mai…

5 replies

  1. “Ha ragione Salvatore Borsellino quando afferma che il fratello sia morto invano, oggi Paolo e Falcone sarebbero stati considerati dei talebani duri e puri che ululano alla luna, testardi nostalgici che invece di essere pragmatici, accontentandosi e sbandierando i risultati ottenuti attraverso la mediazione, hanno preferito morire portandosi dietro persino le scorte”

    Insomma, avrebbero essere dei proto-“controlloridaldidentro”, in questo caso della mafia… in effetti sarebbero stati un’avanguardia, ed avrebbero fatto scuola a chi oggi con quella gente si siede al tavolo e tratta, e fa finta di non avere orecchie per sentire…

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  2. Già mangano era infatti considerato un eroe, ora tocca a dell’utri, che si è sacrificato spendendo tempo a mediare con lo stato, e ha dovuto rinunciare ad alcune stragi a cui teneva moltissimo, fra l’altro rimettendoci tempo e soldi perchè quelle stragi erano pronte.
    Oltre ad assolverlo, risarciamolo.
    Non vedo l’ora di passeggiare in una piazza “mangano e dell’utri, eroi”

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  3. Ma perchè non cessano tutte quelle omelie che ogni anno recitano negli anniversari delle uccisioni di Falcone e Borsellino? Se era lecito trattare, il nemico vero era chi non voleva trattare e quindi, altro che martiri, fu se non giusta almeno providenziale la loro dipartita.Questoc,non secondo me,ma secondo questa scellerata sentenza.

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