La Procura di Roma ha disposto la revoca del sequestro dell’inchiesta di Fanpage

(nextquotidiano.it) – “Inchiesta sui fondi della Lega, revocati sequestro e oscuramento di Fanpage.it”. E’ la stessa testata on line a rendere noto il provvedimento della magistratura relativo al materiale dell’inchiesta con al centro il partito guidato da Salvini e l’ex sottosegretario Claudio Durigon.

“Grazie. È l’unica cosa che riusciamo a dire, dopo queste incredibili ventiquattro ore. Pochi minuti fa, infatti -si legge sul sito in un comunicato del direttore Francesco Cancellato – la polizia postale di Napoli ci ha notificato il decreto con cui la Procura di Roma ha disposto la revoca del sequestro preventivo e dell’oscuramento dei video relativi all’inchiesta Follow The Money sui fondi della Lega. Grazie, quindi. Perché senza l’enorme mobilitazione in difesa di Fanpage.it di colleghi, politici e di tanti, tantissimi cittadini, non crediamo che tutto questo sarebbe accaduto”.

Ma Cancellato avverte: “Non c’è nulla da festeggiare”. Infatti non solo il direttore spiega che il sito ha solo difeso il diritto sancito dall’articolo 21 della Costituzione, quello della libertà di stampa, ma anche perché “da nessuna parte, nemmeno nella revoca, si attesta il principio che mai e poi mai un contenuto giornalistico debba essere messo sotto sequestro o oscurato in via preventiva, salvo che nei casi previsti dalla Costituzione, casi tra cui non rientra la diffamazione”. Inoltre Cancellato ricorda che mentre Fanpage ha un enorme visibilità che ha reso possibile che tanti lettori, ma anche giornalisti e politici si sollevassero in sua difesa, altri giornali più piccoli potrebbero non avere la stessa capacità di difendersi: “Forse non l’avrebbe saputo nessuno. Forse, addirittura, è già successo, e nessuno l’ha saputo. E di fronte a notizie scomode, a inchieste difficili, a nomi potenti avremmo meno giornalisti disposti a rischiare per fare bene il loro lavoro”. Successivamente Fanpage ha pubblicato anche i dettagli del dissequestro, spiegando che la Procura ha agito in autonomia senza che il sito avesse presentato alcuna istanza: “La Procura ha fatto tutto da sola, noi non abbiamo presentato istanza di opposizione al sequestro, né abbiamo impugnato l’atto che ci era stato notificato. Ci siamo limitati a prendere atto della decisione del Gip e ad attendere che il Pm desse mandato alla postale per l’oscuramento dell’inchiesta (in modalità e tempi che neanche ci era dato sapere)”

4 replies

  1. “Draghi per sempre” spacca dem e Lega: Letta e Conte ulivisti

    L’INCORONAZIONE DEL PREMIER DA CONFINDUSTRIA SMASCHERA IL DISEGNO DELLE ÉLITE PER “SUPERMARIO” SENZA SCADENZE: I SOLDI DEL PNRR FINISCONO NEL 2026

    (di Wanda Marra – Il Fatto Quotidiano) – Mario Draghi forever premier. La tentazione, la speranza, il progetto, si sono materializzati ieri con le ovazioni che la platea di Confindustria ha tributato a Mario Draghi. D’altra parte i cosiddetti “poteri forti” – per quanto più frastagliati e meno compatti che in passato – vedono l’ex presidente della Bce come l’unica garanzia possibile. Ormai in pochi credono alla possibilità che il premier vada al Quirinale. Le riforme previste dal Pnnr sono la ragion d’essere dell’attuale governo. Che non verrà a mancare né nel 2022, né nel 2023: la data finale per l’erogazione dei fondi è il 2026. Se è per Bruxelles, si guarda a Draghi come un’autorità indiscutibile, una garanzia insostituibile. Certo, nessuno neanche in Europa è in grado di imbullonarlo a Palazzo Chigi, ma le pressioni vanno tutte in quella direzione. Tanto più in un momento in cui i dossier fondamentali sono più d’uno: le riforme, ma anche la discussione sulla revisione del Patto di Stabilità e il rendere perenne il Next generation Eu. Senza contare che ora parte Fit for 55, il bazooka europeo per favorire la transizione verde, che implica anche una profonda riconversione industriale.
    Dentro questo quadro, i partiti italiani sono sempre più smarriti e ininfluenti. Draghi giovedì ha parlato di “un patto economico, produttivo, sociale del Paese”. Richiesta rispetto alla quale nessun leader della maggioranza si può sottrarre. Nemmeno Matteo Salvini, che ha dovuto assicurare che “come Lega vogliamo assolutamente partecipare alla costruzione del Paese e a qualsiasi tavolo”. Ma il tema è la natura di questo patto e soprattutto quanto ipotecherà il futuro. Tra i giallorossi sono fioccati i distinguo. Giuseppe Conte, dal palco della manifestazione Futura della Cgil, ha chiarito che “pensare di tenere fuori i partiti sarebbe un nonsenso”. Ed Enrico Letta, che pure ha rivendicato di aver proposto lui il modello Ciampi del ’93, ha puntualizzato: “Il tema è quello di come rendere tutti protagonisti: le parti sociali, i partiti, la politica, il Parlamento, il governo”. Da notare l’intervento di Andrea Orlando, che come esponente del Pd al ministero del Lavoro, è in una situazione particolarmente delicata, visto che è su posizioni ben diverse da Confindustria: “Credo che una volta finita la fase emergenziale si riaffacci lo spazio per la politica”.
    Perché poi ormai dentro il Pd ci sono due tele parallele. Da una parte c’è Letta che lavora all’Ulivo 2.0 (con “superamento” del Pd annesso e connesso), insieme a Goffredo Bettini e Roberto Speranza, passando per l’asse con Conte e il recupero di “madri nobili” alla Rosy Bindi. Dall’altra c’è chi cerca di verificare le condizioni di un Draghi alla guida del centrosinistra. Andrea Marcucci lo ha detto subito in chiaro che il premier deve andare oltre il 2023. Ma dentro Base Riformista, a riflettere su questo scenario sono praticamente tutti. Ne parlava in questi giorni con i suoi parlamentari il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini: “Penso che Draghi in questo momento sia una grande opportunità per l’Italia e che il Pd, giustamente, ne stia sostenendo l’azione con grande impegno”. Dunque, “il Pnnr e la credibilità di cui l’Italia ha bisogno necessitano di portare avanti il lavoro per tutta questa legislatura”. Poi, tutto “dipenderà dai risultati elettorali”. Un modo per preparare il terreno. E, se dentro la Lega, Giancarlo Giorgetti è di fatto iscritto al partito del premier, il sottosegretario Bruno Tabacci da mesi va dicendo che dopo Draghi c’è Draghi. Tanto che giovedì, intervenendo alle Acli, ha declamato: “Nel ’93, dopo aver vinto le Amministrative, Occhetto mise in piedi la gioiosa macchina da guerra. E due mesi dopo arrivò Berlusconi”. Chi ha orecchie per intendere, intenda.
    In tutto questo a restare imperscrutabile è proprio il protagonista: a Palazzo Chigi continuano a dire che però a scendere in politica alla Mario Monti non ci pensa proprio.

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    • a CHE PRO, visto che tanto già i partiti si sono federati sotto l’ala del Drago?

      E poi questa frase:

      un’autorità indiscutibile, una garanzia insostituibile.

      PER CHI? Vedi lo sfascio di MPS, il pareggio in bilancio, l’affamamento della Grecia, l’arricchimento dei Maletton.

      Dragula è il peggio che possa capitarci nei prossimi anni, ma l’unica cosa che posso dire è che meglio che resti PdC piuttosto che intoccabile PdR.

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