Non è un Paese per badanti

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – E questo “non è un paese per giovani”, e questo “non è un paese per donne”, e questo “non è un paese per vecchi”. Sarebbe più sbrigativo e realistico liquidare il problema dicendo che non è più un Paese con la maiuscola, ma una provincia scelta insieme ad altre per condurre dei test di cancellazione di democrazia e diritti, per sperimentare fino a dove ci si può spingere senza che i suoi abitanti sollevino al testa  e decidano di non dare più retta all’iperproduzione di menzogne, promesse e minacce e decidano di riprendersi la vita, con le sue responsabilità, con le sue aspettative, con le sue libertà.

Che non fosse un paese per vecchi lo sapevamo bene anche  prima della decimazione messa in atto in occasione di una epidemia che ha rivelato la fragilità di intere generazioni esposte a patologie causate da cattive condizioni ambientali, inquinamento con relativi effetti fisici, impoverimento personale e distrazione di risorse impiegate per sostituire lo stato sociale, che hanno ridotto la possibilità di accedere a prevenzione, diagnostica e cure, con l’aggiunta di condizioni di abbandono e solitudine causati, oltre che da una trasformazione dei nuclei e dunque delle relazioni famigliari, dalla vita urbana con le sue distanze, la sua “organizzazione” che ostacola i rapporti tra la gente, vicini o amici, cancellando gli appuntamenti e i luoghi della socialità, piazze, piccolo commercio, associazionismo, sezioni di partito o sindacato, bocce e briscola.

Però era inimmaginabile questa accelerazione della “pulizia generazionale” con una soluzione finale, auspicata in varie occasioni da Madame Lagarde, preoccupata, come d’altra parte la professoressa Fornero, che il prolungamento della vita di cui godono soggetti parassitari, possa costituire un peso insopportabile per il bilanci pubblici.

Però era inimmaginabile che si mettesse in atto una strategia criminale per liberare il sistema sociale di molti improduttivi, confinandoli in case di riposo e strutture destinate a diventare focolai del contagio, trasformando in fatale e ineludibile legge naturale la decisione su “chi salvare” in terapia intensiva,  scegliendo i più utili, i più profittevoli, confermando che esperienza e memoria sono prodotti a scadenza e  trascurabili, cui si può e si deve rinunciare.

Il Covid come d’altra parte nessuna malattia non era certo una “livella”, gli anziani si dividono in vegliardi venerabili, rispettati anche se non rispettabili, da tutelare e custodire, e rottami da conferire in discarica, quelli che non potevano contare su una cerchia familiare, sui servizi pubblici di sostegno, su personale a pagamento che garantisca compagnia e assistenza, quelle badanti (secondo Domina quasi due milioni, meno della metà regolarizzate) sulle quali si è esercitata cattiva letteratura e la sociologia da instant book, raccontandoci di procaci e intraprendenti colf transilvane, seduttrici incallite di pensionati creduloni, di megere e “mamme ebe” autrici di infami maltrattamenti che vengono attribuiti a un’indole anaffettiva e sociopatica, come se si trattasse di caratteri etnici o antropologici non riscontrabili tra la popolazione locale.

Se da anni nessuno ha più l’ardire di denunciare che quelle avide mercenarie rubano il lavoro alle italiane, adesso ha fatto la sua comparsa un nuovo argomento impiegato per intaccarne la reputazione: gran parte delle badanti ha rifiutato il vaccino, molte che si sono sottoposte alla prima dose per tornare in patria per visitare le famiglie, non vogliono subire la seconda e men che mai la terza, a costo di non ottenere il green pass che autorizza la prosecuzione del rapporto di lavoro.

In alcune aree del paese, nei circoli e nei caffè dove si ritrovano il giovedì o la domenica, il malumore si è trasformato nella decisione collettiva di non subire l’obbligo a costo di rientrare in patria, a costo di mettersi in aspettativa in attesa che le autorità tornino sulle loro scellerate decisioni.

In tante hanno già comunicato le loro ferme risoluzioni ai loro assistiti e ai famigliari che dovrebbero esercitare le mansioni di controllo e sorveglianza pena sanzioni elevate, più probabili per le “regolarizzate” oggetto di una non ipotetica rintracciabilità grazie all’incrocio dei dati dell’Inps e delle Asl. E che si lamentano perché la scelta di abbandonare con il posto di lavoro, i nonnetti accuditi che ormai si sono abituati a una costante presenza domestica, dimostrerebbe  indole venale e ingratitudine, anche quelli caratteri non riscontrabile tra il personale italiano a vedere i dati sul trattamento riservato agli ospiti di case di riposo, o negli ospedali dove non solo il carico di lavoro  ha come effetto indifferenza, abbandono, trascuratezza e la recessione dei vecchi a bambini cui dare del tu, le cui richieste e i cui bisogni non meritano risposta.

È improbabile che le ragioni addotte da queste lavoratrici e che si apprendono tramite la trasmissione orale come le leggende dei nibelunghi, perché le cronache hanno trascurato questo segmento della popolazione novax, siano frutto di ignoranza, superstizione atavica, mentalità primitiva alla stregua di Agamben o Montagnier.

Nelle Marche, in Emilia, ma anche a Roma sono loro a segnalare casi di effetti collaterali pesanti, che denunciano una perdita del patrimonio immunitario naturale rispetto ad alcune patologie: herpes,  herper zooster e altre infezioni che si sono presentate per la prima volta o erano latenti e mai diagnosticate e che i medici di base e ospedalieri sottovalutano per non ammetterne la causa.

In Italia le badanti secondo Domina sono due milioni, anche se una piccola percentuale si sottraesse all’obbligo di green pass, sarebbero sempre e comunque troppi i soggetti , i più vulnerabili e indifesi, penalizzati dalla estensione dell’obbligatorietà indiretta e surrettizia del vaccino grazie al lasciapassare, imposta a questo target specifico.

Non occorre essere complottisti per immaginarne le motivazione e gli effetti: famiglie che non possono accudire anziani e invalidi saranno costrette a conferirle nelle Rsa, negli ospizi, nelle strutture di lungodegenza perlopiù private, si allarga così il bacino della “clientela” di quella rete di servizi che dovrebbero rappresentare la nuova frontiera del Welfare secondo il Recovery Fund, quando lo Stato diventerà finanziatore in regime di appalto delle iniziative e delle strutture (le case di comunità previste dalla missione 6 del Pnrr) gestite da imprese del terzo settore o da aziende interamente private.

Non c’è da rallegrarsi che gli anziani, i disabili, gli invalidi diventino un brand del futuro e le “discariche” dello stato sociale nel quale verranno conferiti siano un business profittevole su cui investire: la loro vita si prolungherà, forse, ma possiamo davvero chiamarla vita?