Non ci libereremo dal virus. E dovremo essere pronti puntando sulla medicina territoriale

(Luca Mazzara – larena.it) – Un futuro in cui per forza di cose dovremo convivere con il coronavirus. Con la necessità quindi di contrastarlo con una sanità diversa nonostante il grandissimo lavoro svolto a livello locale e nazionale, ma che sia ancora più attenta al territorio e con la capacità di raggiungere anche le zone più critiche.

Sono solo alcuni dei temi di cui si è discusso durante la quinta commissione del Comune di Verona Sanità che aveva come argomento «Covid 19 passato presente futuro» presieduta da Gianmarco Padovani, con l’intervento di tre esperti: l’infettivologo Ercole Concia, il pneumologo Claudio Micheletto e Massimo Valsecchi, ex direttore del dipartimento di Prevenzione dell’Usl 20.

«In Italia la situazione è abbastanza buona, il dato dei contagi è in diminuzione, quello dei morti cala ma più lentamente. Fa rabbia il fatto che questi morti avrebbero potuto essere evitati con il vaccino», il pensiero del professor Concia che ha ricordato poi i quasi 500 operatori morti a livello nazionale anche a causa della mancanza di dispositivi di protezione adeguati.

«Oggi in Italia abbiamo circa il 73 per cento di vaccinati, ma bisogna intervenire anche nei Paesi del terzo mondo, come in Africa, altrimenti non ce ne liberemo mai». La convivenza forzata con il virus anche futura sembra quasi una certezza. «Il virus molto probabilmente diventerà endemico come l’influenza, non dobbiamo chiederci se ci saranno altre pandemie ma come affrontarle quando arriveranno, è un dato certo che arriveranno».

Sul territorio. Secondo Concia la ricetta giusta ha alcuni ingredienti fondamentali: «Una nuova medicina territoriale, il potenziamento dei laboratori di microbiologia e quello dei dipartimenti di igiene pubblica, una maggiora integrazione tra ospedale, università e territorio, che tra l’altro a Verona funziona molto bene. Ricordo che il Recovery fund destina sette miliardi alla sanità, e sono in divenire due cose importanti: cambierà l’approccio al medico di base con case di comunità che riuniranno anche infermieri, assistenti sociali e altro personale, e si punterà sugli ospedali di comunità, strutture a gestione prevalentemente infermieristica da 20 a 40 posti letto».

Su una linea di pensiero comune è anche Massimo Valsecchi. «La sanità italiana ha retto abbastanza bene all’urto che ha subito, ma la pandemia ha evidenziato anche degli errori da non ripetere in futuro», la sua analisi condivisa con i consiglieri comunali scaligeri, «la grande mortalità di medici e infermieri è stata anche dovuta alla mancanza di dispositivi di protezione, quando invece c’era anche un piano predisposto in Regione per lo stoccaggio di tute protettive. L’altro limite grave è l’impoverimento di risorse umane negli ultimi anni, i dipartimento di Prevenzione sono collassati velocemente ma per fortuna il Veneto ha retto. A Verona però manca un responsabile di Igiene pubblica, è in corso un bando per 23 medici che daranno una grossa mano».

Nelle zone più carenti. Secondo Valsecchi bisogna puntare sulla medicina territoriale. «C’è una situazione drammatica, con più di 100 zone con carenza di medici di base, con il Recovery fund spero ci sia una svolta decisiva, spostando il focus dalle strutture ospedaliere a quelle territoriali. I soldi ci sono e vanno spesi bene e saranno importanti anche le scelte a livello locale: i sindaci dei diversi Comuni diano priorità a riunire medici e personale infermieristico per servire quelle zone che ne sono carenti, ad esempio montagna o periferie, valutando un nuovo equilibrio per ricollocare risorse nei luoghi più scoperti e disagiati da questo punto di vista».

2 replies

  1. Fa rabbia il fatto che questi morti avrebbero potuto essere evitati con il vaccino»

    AH SI?

    E invece i monoclonali regalatici l’anno scorso per 10.000 flaconi, rifiutati dall’AIFA con un verbale ancora segreto malgrado sentenza TAR, quelli non fanno incazz…?

    E quell’altro medicinale sperimentato dal S.Raffaele, in attesa da 4 mesi di approvazione definitiva?

    Plasma iperimmune?

    Ozonoterapia?

    Ecc ecc ecc.

    Ah, quello non fa rabbia, caro dottore?

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