De Masi, Conte costretto a difendersi: “La televisione sa ancora manipolare”

DOMENICO DE MASI SAPIENZA UNIVERSITA’ DI ROMA

(Carmine Gazzanni – lanotiziagiornale.it) – “Cosa si aspettava? Che Tv e media spalleggiassero per Conte e andassero contro Draghi? È perfettamente normale che televisioni e giornali non ‘amino’ Giuseppe Conte”. Comincia con una battuta la lunga chiacchierata con il professor Domenico De Masi, sociologo, fine osservatore e profondo conoscitore delle dinamiche pentastellate. “Mi spiego meglio: Draghi è neo-liberista, i giornali sono per la gran parte neo-liberisti, la conclusione va da sé…”.

Non c’è spazio per Conte?
In questa logica assolutamente no. Draghi è il santo patrono dei media così intesi. E non c’è spazio per chi ha inserito nello statuto del Movimento l’economia eco-sociale di mercato, che è l’esatto opposto del neo-liberismo. Ma le dirò di più: è un bene che sia così.

In che senso?
Per quanto mi riguarda l’opposizione ai media e dei media è un punto d’onore per Conte. E in più in questo modo l’ex premier sarà obbligato ad essere coerente con se stesso e con i princìpi del Movimento.

Mi spieghi meglio.
I Cinque stelle si stanno trasformando. Com’è sempre accaduto i movimenti tendono a trasformarsi in partito. Tutti i partiti oggi esistenti nascono da movimenti.

Non tutti però la pensano così…
C’è una distorsione del racconto storico. Il Pd nasce dalle varie trasformazioni che portano indietro al Pci, e il Pci nasceva da un movimento culturale che aveva in Gramsci uno dei suoi massimi esponenti. Lo stesso fascismo è nato dal movimento dei fasci. È sempre stato così e probabilmente sempre così sarà. Il Movimento è nato come un mucchio di sabbia: ogni granello era diverso l’uno dall’altro e ora pian piano sta provando a rafforzarsi diventando più omogeneo e dunque ‘mattone’…

Torniamo alla “coerenza” del Movimento.
In questo cambiamento, in questa progressiva ma inevitabile trasformazione, l’unica forza che può garantire ai Cinque stelle una certa coerenza di princìpi è l’opposizione ai media: essendo questi ultimi ultra-borghesi, il Movimento è obbligato ad essere l’unica alternativa. Lei si immagina se RepubblicaCorriereLa Stampa fossero a favore del Movimento? Sarebbe la fine dei Cinque stelle…

Crede che il Movimento sia ancora contro il sistema oggi, nonostante i passi in avanti fatti nel corso soprattutto degli ultimi anni?
Il Movimento in realtà non è mai stato contro il sistema. Non c’è alcuna forza oggi in Italia “contro il sistema”. Tutti si muovono comunque all’interno del capitalismo. In questo, però, è vero che il Movimento mira ad apportare alcune piccole modifiche e piccole riforme soprattutto in senso sociale.

Non c’è, però, una narrazione unidirezionale? Del tipo: tutti pro Draghi e tutti contro il Movimento?
Sì, certamente, questo è vero. Ma io non so quanto faccia bene al presidente del Consiglio avere così tanti ‘leccapiedi’. Però è evidente il rischio di una distorsione del racconto. Lei provi a immaginare se fosse accaduto il contrario: Draghi nel 2020 e Conte nel 2021. Innanzitutto non credo che Draghi sarebbe stato in grado di fronteggiare l’emergenza pandemica. È un uomo abituato a lavorare nelle stanze felpate delle banche, non a fronteggiare un’emergenza. E d’altronde se ben ci pensiamo quando è arrivato Draghi, il ‘grosso’ del lavoro era stato già portato a casa, dalle mascherine alla campagna vaccinale. E poi, soprattutto: crede che a Draghi sarebbe stato riservato lo stesso trattamento che molti giornali hanno riservato a Conte? Io non credo.

Però non c’è il rischio che il cittadino comune la pensi come Renzi, tanto per dire? “Meno male che è arrivato Draghi altrimenti con Conte sprofondavamo”…
Ma il cittadino comune, per fortuna, non la pensa come Renzi, altrimenti Italia viva avrebbe avuto il 50% delle preferenze e invece ha solo il 2%. Renzi rappresenta una fetta di italiani più esigua di quella di Calenda. E ho detto tutto.

Crede però ci sia un problema “manipolativo”?
Certo. La televisione ha questo potere. Lo ha sempre avuto e lo ha tuttora. Ha il potere di influenza i cittadini.

Ci sono però i social, no?
I social hanno democratizzato la bugia. Ed è la ragione per cui voi (i giornalisti, ndr) odiate i social: perché vi hanno tolto la prerogativa di poter mentire. Oggi tutti possono raccontare bugie. Ma d’altronde questa è la democrazia: molti si illudono che è un posto dove tutti possono dire la verità e invece è un posto in cui tutti hanno la possibilità di mentire.

20 replies

  1. Reddito di cittadinanza, dignità e nuovi schiavisti

    (di Filoreto D’Agostino – Il Fatto Quotidiano) – Ai primordi della Rivoluzione industriale il giusto salario era costituito dal cestino di alimenti necessari a far sostenere all’operaio 16 ore di lavoro al giorno.
    Solo un secolo dopo (da Henry Ford in poi) si comprese che, rendendo i lavoratori protagonisti di acquisti e consumi di beni non solo di prima necessità, la loro paga diventava la leva per importanti miglioramenti macroeconomici.
    L’offerta di beni e servizi, ai giorni nostri, è destinata, con esclusione dei gravemente disagiati, ad ampie platee della popolazione.
    Sembra che ciò risulti indigesto ad alcuni politici, che vagheggiano un ritorno alle origini, con sofferenze e sudore per chi cerca un lavoro e paghe ai livelli minimi di sussistenza.
    Al salario si assegna una funzione calmieratrice per non consentire perdite di produttività, minacciata dal Reddito di cittadinanza (d’ora in poi Rdc, ndr). 600-700 euro, in questa logica, sono un appetitoso salario.
    Offrirlo ai nati stanchi brucia importanti risorse pubbliche. C’è poi chi vorrebbe destinare quelle somme direttamente agli imprenditori capaci, meglio di mago Merlino, di trasformarle in tantissimi posti di lavoro. Gli esempi abbondano: la Whirpool e i tanti delocalizzatori seriali, fruitori di consistenti contributi pubblici…
    Nell’inconscio di queste proposte v’è un profilo funesto che va purtroppo messo in luce. Fondamento della Costituzione è la dignità della persona.
    Alcuni articoli sui principi fondamentali (2, 3 e 4) uniti a quelli di tutela del lavoro (36, 37 e 38) ne assicurano la tutela.
    Rientra tra i diritti fondamentali dell’uomo ricevere un trattamento che garantisca il minimo vitale indispensabile perché la sua personalità non venga compressa fino all’abbrutimento e alla perdita di ogni speranza. Ciò è avvalorato proprio dalla tutela dell’inabile (articolo 37).
    Se quest’ultimo, per la sua soggettiva condizione, ha diritto al mantenimento e all’assistenza senza poter offrire nulla in cambio, è coerente al sistema che chi, abile ma inibito da circostanze obiettive a svolgere un lavoro, riceva misure di mantenimento e di assistenza e che possa controbilanciare l’ausilio offertogli dalla comunità con prestazioni a favore della stessa nei limiti del non sfruttamento.
    Il ritorno in termini di lavori sociali e utili, di cui al comma 15 dell’articolo 4 dl n. 4/2019, è oggi previsto in modo aleatorio, poco incisivo e per un incongruo numero di ore.
    Una riforma di quel precetto, rendendo obbligatorio il lavoro socialmente utile per un numero fisso di ore settimanali (sedici o diciotto) consentirebbe di eliminare le false prospettazioni sul Rdc avanzate da interessati demolitori della pax sociale e di fornire maggiori servizi alla collettività.
    Chi invoca l’eliminazione del Rdc, perciò, intende togliere la dignità a poveri e disagiati: il che implica soggezione e mancanza di libertà di scelta per quelli fino a una condizione sostanzialmente servile rispetto alle classi dominanti. Cioè una riedizione, moderna ed edulcorata, della nozione di schiavitù.
    La storia di Massimo di Bergamo, sulle pagine del Fatto di alcuni giorni fa, dimostra con rigore euclideo il fondamento delle precedenti osservazioni e l’utilità del Rdc per contrastare le forme sempre più smaccate di sfruttamento di chi ha bisogno di lavorare. Il discrimine è tra chi crede nella dignità della persona e di chi parteggia per profittatori e caporali, gli schiavisti del 21° secolo.
    D’altro canto o si usa questo sistema o si ricorre a una metodica tipica della prima fase del New Deal: pagare i disoccupati perché scavino buche per poi riempirle.
    Ma, a questo punto, occorre corrispondere un salario vero e non già un sussidio seppure non esiguo. Quale che sia il sistema, è doveroso garantire agli indigenti dignità e speranza, secondo gli insegnamenti della Chiesa cattolica, dimenticati, guarda un po’, proprio da chi agita rosari e crocifissi nei comizi.

    Piace a 6 people

  2. Infosannio manipola la mia mente attraverso onde magnetiche nmaligne ed il mio sistema nervoso e’ troppo puro ed innocente per non soccombere,

    Silenzio! Tutti!

    DOMENICO DE MASI SONO IO!!!

    "Mi piace"

      • Non si puo’ adorarmi. Quando ebbi l’illuminazione politica vi chiesi di inginocchiarvi al mio cospetto, voi non l’avete fatto, pure lo zio Girino ha infierito, e poi si vede come e’ andata a finire: Cartabia e Cingolani. Quindi, no.

        Inoltre, non e’ bene adorarmi nel momento in cui sono preda delle mie allucinazioni mistiche, in seguito alla magia nera che l’algoritmo invia dentro lemie ossa craiche. In quesi momenti sono stravolto, il cuore rintuona nel gracile petto. Le vene pulsano forte alle tempie e non sono nemmeno lesbica.

        Non sono in me stesso in tali momenti, quindi. Ricevere proteste di adorazione non va bene, sono debole, incoerente, fragile. Cosi’ adorato la mia superiore modestia recede, l’eterna saggezza che mi motiva si cela, e potrei perfino credervi.

        Piace a 2 people

  3. Domenico De Masi:Da uno che è in televisione da mani a sera è come scoprire l’acqua calda.E banalmente…su coraggio, vedrete che la vita vi sorriderà.

    "Mi piace"

  4. TV e giornali non hanno mai smesso di manipolare.
    Da un ventennio programmi spazzatura sono pienamente riusciti nella missione di educare la popolazione ad accettare la mediocrità dell’essere umano, a valorizzare le meschinità per vincere qualcosa. I giornalisti di inchiesta che hanno onorato la professione senza secondi fini oggi sono in compagnia di utili idioti utilizzati dagli editori per dare una parvenza di credibilità alla loro visione legalitaria. In realtà ci sono gli esempi (anche recentissimi) delle rassicurazioni che mediaticamente vengono inviate ad un “certo sistema”.
    Nel magnifico film “Mississippi burning”, lo scontro con il muro di gomma tra Fbi e la popolazione reticente ha fatto sbottare un protagonista: “questo barattolo di vermi si può aprire solo dall’interno”.
    Chi si stancherà di fare lo sguattero potrà iniziare ad aprire il barattolo immondo dell’informazione, denunciandone le storture. Forse sarà redenzione.

    Piace a 1 persona

  5. La televisione persuade miliardi di persone senza pressione alcuna su nessuna di esse. Convince senza che nemmeno ce se ne renda conto.
    Chi comanda lo sa bene, si accaparra il mezzo e, in Italia, se lo tiene stretto stretto da circa quarant’anni.

    "Mi piace"

  6. A De Masi chiedo di scrivere il prossimo capitolo sull’attuale suicidio della democrazia con tutte le sue cause.

    "Mi piace"

  7. Soprattutto la televisione sa manipolare.
    Specialmente se non c’è alcuna differenza ideologica tra le testate.
    Mi meraviglio che De Masi non lo sappia.
    Conte era ed è spacciato. Ha “odore”di 5stelle che devono essere in ogniofo distrutti col sale sparso sulle loro rovine.
    A futura memoria, affinché un terzo incomodo “populista” non turbi nuovamente l’eterno patto del Nazareno.
    Presto toccherà a Salvini…

    "Mi piace"

  8. Caro iscritto a Rousseau che hai votato per la fiducia a Draghi convinto da un quesito che ti prometteva che dadentrosicontollameglio e che avremolatransizioneecologica, oggi voteresti ancora sì?
    di Andrea Scanzi
    C’è una domanda, tra le tante, che mi rimbalza in testa. Una domanda che riguarda una cosa da nulla. Ovvero la politica italiana attuale. E un partito ieri movimento, ovvero i 5 Stelle. Andiamo per ordine.
    1. Il Movimento 5 Stelle, dopo la prevedibilissima carognata politica di Renzi, vede cadere il Conte-2 e morire sul nascere il Conte-3.
    2. A questo punto i 5 Stelle possono stare all’opposizione o dentro il governo. Fino al minuto prima Crimi ha garantito che staranno all’opposizione, quindi è ovvio che entreranno nel governo.
    3. L’idea di entrare nel “governo dei migliori” non è in sé sbagliata. Può avere un senso: si entra – dicono i 5 Stelle – per vigilare dall’interno. Ok. Si tratta però di capire come il M5S entrerà nel governo Draghi.
    4. Il M5S ha la maggioranza relativa a Camera e Senato. Ha il coltello dalla parte del manico. Draghi ha fatto sapere che, se i 5 Stelle non entrano, lui non accetta. I 5 Stelle hanno quindi un’occasione incredibile: dettare la linea.
    5. Ed ecco il capolavoro dei 5 Stelle: l’harakiri totale. La loro non è neanche una trattativa, bensì una mitologica resa incondizionata. Spacciata poi comicamente per vittoria, perché “Draghi è grillino” (Grillo dixit) e “abbiamo ottenuto il Superministero della Transizione Ecologica!” (come fosse Antani).
    6. Draghi ovviamente non è grillino, il Superministero verde ovviamente non va a un grillino e il MSS subisce un ridimensionamento brutale nel governo Draghi. Dove, nonostante i numeri in Parlamento, incide meno di Arturito nella serie La casa di carta.
    7. Si dirà: “Eh, ma poi i 5 Stelle si sono fatti valere!”. Siete sicuri? Facciamo un rapido consuntivo. I 5 Stelle non stanno toccando palla sulle nuove nomine (Cdp, Fs). Il “grillino Draghi” li tratta come il Poro Schifoso. Il grillino (in realtà renziano) Cingolani, tra inceneritori e mininucleari, ha un’idea di futuro assai poco verde. Sui vitalizi sono stati sconfitti, sulla giustizia sono in minoranza, su semplificazioni e codici appalti si son sentiti poco. Eccetera.
    8. Non solo: la prateria dell’opposizione (furbina) è stata interamente lasciata alla Meloni. Sempre volpi strategiche, i 5 Stelle!
    9. Il M5S, giova ripeterlo, ha la maggioranza relativa a Camera e Senato. Senza i numeri dei 5 Stelle il governo non andrebbe certo lontano. Eppure il M5S non tocca palla: nessuno lo sente, nessuno lo considera. E non si capisce – in perdurante attesa di Conte – chi detti la linea. Anzi: si dubita proprio che oggi esista una linea. Ma i 5 Stelle paiono felici così. Sembra quasi che ci godano nell’esser diventati irrilevanti. Evaporanti, silenti e acquiescenti.
    10. Sintesi finale: c’è più vita in un manipolo di nutrie morte che non nell’attuale M5S.
    Da qui la domanda che mi assilla da un po’. Esimio Movimento 5 Stelle, che a oggi non sei più quello di prima ma che non sei neanche quello di domani, e dunque a oggi in buona sostanza non sei; esimio Movimento 5 Stelle, che te ne stai bello pasciuto al governo con Renzi, Salvini e financo il fu Psiconano; esimio Movimento 5 Stelle, che tra un’espulsione a caso e un’inversione a U sul ponte sullo Stretto perdi tempo a parlare di doppi mandati e piattaforme Rousseau.
    Ecco, esimi nonché illustrissimi 5 Stelle, la domanda semplice semplice che vi rivolgo è questa: ma voi, esattamente, in questo governo iperliberista di destra tecnocratica dove non contate una mazza e nessuno vi fila; ecco, voi, esattamente in questo governo, che cazzo ci state dentro a fare?

    "Mi piace"