Reddito di cittadinanza, è di nuovo scontro

Conte: “Ok a miglioramenti. Meloni: “Metadone di Stato”. Orlando: “Non sa cos’è la povertà”

(adnkronos.com) – “C’è chi ne propone l’abolizione, ma il reddito di cittadinanza è una misura di necessità non solo di civiltà, non possiamo tornare indietro, dopo di che discutiamo pure di modifiche che valgano a migliorarne ancor di più l’efficacia”. Ad affermarlo il leader M5S, Giuseppe Conte nel suo video collegamento con il forum Ambrosetti a Cernobbio.

Letta

Sul reddito di cittadinanza “la nostra posizione è quella del presidente Draghi: siamo a favore che si modifichi o si migliori. Si parta dalle cose che non hanno funzionato e si mantenga però un intervento a favore della povertà che esiste nel nostro Paese”. Lo ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, a margine del forum Ambrosetti di Cernobbio. “Il reddito di cittadinanza è stato spesso pensato come un intervento a favore dell’occupazione, ma è un intervento di contrasto alla povertà. Sul tema della disoccupazione bisogna riformare l’apprendistato e detassare le nuove assunzioni, questi sono gli strumenti che servono”, ha aggiunto.

Salvini

“Oggi riconfermerò il fatto che ho l’onore di mettere la mia prima firma su una proposta di legge finanziaria per eliminare il reddito di cittadinanza, sono 8 miliardi di euro mal spesi che devo tornare nel settore produttivo per creare lavoro vero e non assistenza”. Lo afferma il segretario della Lega Matteo Salvini a margine del suo intervento a Cernobbio.

Meloni

“Non sono d’accordo con Giuseppe Conte che il reddito di cittadinanza sia una buona misura, non lo è: è metadone di Stato, non penso affatto sia una misura di sviluppo. Non è mantenendo le persone nella situazione di difficoltà che si migliora la loro condizione ma è creando attorno a loro le condizioni per uscirne”. Così Giorgia Meloni, intervenendo al Festival Ambrosetti a Cernobbio.

Orlando

“Non rispondo, perché chi usa queste metafore probabilmente non si rende conto di che cosa è la povertà”. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando replica a distanza alla leader di Fratello d’Italia. Entrambi sono presenti al forum Ambrosetti di Cernobbio.

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9 replies

    • Cessa immonda proprio, ” Io sono Giorgia”

      «Andammo ad abitare vicino ai nonni. Da loro io e mia sorella passavamo molto tempo. Era una casa di 38 metri quadrati. Nel corridoio c’era un mobile-letto dove Arianna e io ci coricavamo insieme: “Una de capo e una de piedi”, diceva la nonna. Insomma, dormivo con i piedi di mia sorella in faccia. Per campare la mamma ha fatto mille lavori”

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  1. Per definire un aiuto (peraltro insufficiente) ai bisognosi, soprattutto in un momento come questo, “metadone di Stato” bisogna non solo non capire un cazzo di economia ma anche essere una vera e propria merda umana. Le auguro di tutto cuore di finire sul marciapiede a fare l’elemosina

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  2. Salvini, Meloni e Renzi dovrebbero essere cacciati a calci nel fondo schiena. I loro privilegi, le loro pensioni i loro stipendi da nababbi gli hanno dato alla testa. Corruzione, ladrocinio e mafia sono il loro pane quotidiano. Non potranno mai capire chi non riesce a mettere insieme pranzo e cena. Questi personaggi citati in alto sono la feccia dell’umanità. Perché non rinunciano a qualcosa per darlo ai poveri? Che poi i soldi che percepiscono sono i nostri, noi paghiamo questi pezzenti.

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  3. Accuse e litigi, Raggi e Gualtieri poco giallorosa
    (di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano) – I contorni di uno scontro, di una quasi litigata da urne già vicine, li raccontano gli autobus. Perché la sindaca che vorrebbe restare dov’è, Virginia Raggi, rivendica la distanza dal Pd partendo dai trasporti: “Non c’è stata alleanza perché noi la pensiamo diversamente, loro volevano privatizzare l’Atac, la municipalizzata dei trasporti, mentre noi vogliamo rendere accessibili gli autobus”.
    Ma il dem che vorrebbe scalzarla, l’ex ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, la accusa “di inventare di sana pianta”, perché lui l’Atac non vorrebbe privatizzarla: “Dirlo è una comica, quella era un’idea di Roberto Giachetti, che ora sta in un altro partito”. Che poi sarebbe Italia Viva, ma Raggi non rammenta e insiste (“No, è nel Pd”), e ovviamente Gualtieri lo fa notare.
    Vietati gli sconti, nel dibattito tra la sindaca e il deputato alla festa del Fatto: membri di partiti ufficialmente alleati, eppure pronti a darsele di santa ragione, davanti ai cartonati dei due che hanno disertato, Enrico Michetti e Carlo Calenda.
    Perché la partita di Roma è sangue e surrealtà. Raggi e Gualtieri sanno che bisogna prendersi un posto nel ballottaggio per il voto di ottobre. L’altro andrà per inerzia al candidato del centrodestra, quel Michetti a cui dopo reiterate gaffe hanno consigliato di fuggire da ogni confronto, mentre Calenda, che prima aveva detto sì e poi ha detto no all’invito del Fatto tramite interposto giornale, dovrebbe arrivare quarto su quattro.
    Così è confronto a due, con Gualtieri che nel secondo turno è già pronto a chiedere il voto degli elettori a 5Stelle, “che in maggioranza sono favorevoli all’alleanza con il Pd per fermare la destra sovranista”. Mentre Raggi no (eventualmente) non chiederà sostegno e a naso non lo prometterà: “Gli elettori non sono mandrie da condurre, decideranno in base ai programmi”.
    Non ci sono punti di contatto, solo micce per lo scontro. La sindaca ricorda che lei è la donna della legalità, quella che ha abbattuto le villette dei Casamonica e risanato l’Atac schiacciata da un miliardo e 300 milioni di debiti: “Presentava bilanci falsi dal 2003 e nessuno se ne è mai accorto”. Chiarissimo il messaggio: votatemi, altrimenti torneranno quelli di prima. Gualtieri invece gioca la carta del competente al posto di chi ha fallito: “Roma è governata male”.
    E naturalmente infierisce sui rifiuti – “la città non è mai stata così sporca” – sulla 5Stelle che in cinque anni ha cambiato quattro assessori e otto amministratori di Ama, la municipalizzata che si occupa (anche) di immondizia. “E poi sui rifiuti Virginia dice cose lontane dalla realtà”.
    Raggi prova a frenare l’avversario, elenca investimenti per 300 milioni in Ama e riapre la solita ferita: “È la Regione che deve garantire gli impianti, ora i camion non sanno dove portare i rifiuti”. Ovviamente Gualtieri contesta: “La Regione deve solo autorizzarli, ma discariche e impianti devono proporli privati e Ama”.
    È una disputa infinita, quella sulle competenze e responsabilità sulla peggiore grana per Roma. I toni però non si placano, sotto un sole pallido che è una morsa. “Mi avete attaccata per cinque anni come donna” ringhia la sindaca e Gualtieri salta sulla sedia: “Io, ma cosa dici?”. Si interrompono i due, si danno sulla voce.
    L’ex ministro cerca il colpo da ko: “Inviterei la sindaca ad avere maggiore cautela nelle sue parole, ho letto che a suo dire nelle precedenti amministrazioni c’era chi rubava. Non le ricorderò che delle persone dello staff della sindaca sono state arrestate, non userò questo tipo di metodo”. Lei prima rivendica – “Sì, certo, ho detto che rubavano” – poi ricorda di essersi “scusata” per certi toni del passato”.
    Ma contrattacca in fretta, Raggi, incalzando sull’Ignazio Marino cacciato dal Campidoglio proprio dal suo ex partito, il Pd, con le firme raccolte presso un notaio”. “Nelle vostre liste avete chi lo ha accoltellato” punta il dito. Gualtieri giura che fu un errore – “quella scelta fu presa da un gruppo dirigente che ora è in un altro partito (Matteo Renzi, ndr) – e ricorda di aver candidato anche un ex assessore di Marino, Giovanni Caudo.
    Ma Raggi continua: “Fu presa dall’alto e realizzata da chi è nelle vostre liste, potevate chiedergli scusa”. Finisce con la moderatrice, Paola Zanca, che saluta il pubblico e loro due che ancora discutono, interrompendosi. Perché a Roma i giallorosa ancora non esistono.

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  4. Nel giugno ’40, sotto al balcone, c’era una folla in delirio. Molti di loro sono finiti stecchiti nella steppa, in Albania, in Grecia, Francia e nord Africa.
    Ecco perché la signora guida un partito dato in testa alla classifica e può permettersi di sputare in faccia ai poveri: sa di cosa è fatto il popolo italiano.

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  5. Condivido tutto quello che è stato detto qui sopra nei commenti. Non è necessario ripetere aggettivi per la già ben nota ministronza.

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  6. Tanto i 5stelle, ormai organici al PD, faranno quello che deciderà Renzi. I suoi pretoriani sono ancora tutti lì e hanno in mano Comuni e Regioni.

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