Un Draghi è per sempre

(Stefano Iannaccone – tag43.it) – Non un partito di Mario Draghi, ma i partiti per Draghi. Dalla sinistra del Pd fino a buona parte della Lega, con Giancarlo Giorgetti capofila, il disegno è quello di lasciare le cose come sono. Anche nel 2023. Con la sola esclusione del Movimento 5 stelle, della sinistra più radicale e di Fratelli d’Italia. Lo scopo è quello di far restare l’ex capo della Bce sulla tolda di comando di Palazzo Chigi anche per la prossima legislatura. Certo, l’intreccio è complicato, visto che in ballo c’è l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. E qualcuno vede proprio l’attuale presidente del Consiglio come possibile erede di Sergio Mattarella al Quirinale. Ma tra leader e parlamentari, i ragionamenti stanno prendendo un’altra forma: consentire la fine ordinata della legislatura, senza scossoni, e fare in modo che Draghi resti a Palazzo Chigi a lungo. Varie fonti, interpellate da Tag43, confermano: «Il confronto c’è. Lontano dai riflettori, la prospettiva è oggetto di discussione».

Draghi a Palazzo Chigi mette d’accordo Pd e Italia viva

Nel Pd l’ipotesi è valutata in maniera indolore dalle principali correnti, dalla sinistra che fa riferimento a Matteo Orfini per arrivare agli ex renziani, la corrente Base riformista, guidata dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e da Luca Lotti. «Meglio Draghi che fare campagna elettorale per Conte», è il senso del ragionamento che mette insieme le diverse anime e che sta facendo breccia anche tra gli uomini più vicini al segretario, Enrico Letta, e al ministro della Cultura, Dario Franceschini. L’effetto stabilizzatore di Draghi potrebbe puntellare anche la leadership tra i dem. Quasi superfluo dire, poi, che Italia viva è pronta a fare festa per una eventuale permanenza dell’attuale premier a Palazzo Chigi. «Draghi ha un profilo tale da poter fare quello che vuole. Ma attenzione: la sua eventuale candidatura al Quirinale potrebbe essere la buccia di banana di una carriera specchiata», spiegano i renziani. Una conferma che lo preferiscono alla presidenza del Consiglio, possibilmente ancora per molti anni, invece che al Colle. E, se proprio non si trovasse l’incastro nel 2023, c’è la presidenza della Commissione europea a disposizione dal 2024.

Super Mario nei panni del federatore

Il punto è però questo: quale formula può essere utile per consentire a Super Mario di non traslocare dalla presidenza del Consiglio? Fonti dem e di Forza Italia propongono una soluzione comune: modificare della legge elettorale, in senso ampiamente proporzionale, in modo da rendere necessario il ricorso a una figura di federatore. E chi meglio di Draghi che ha già sperimentato il ruolo? Una strategia “tecnica” per un risultato politico. Al momento, comunque, non bisogna dare per scontate le cose. La prospettiva ingolosisce, eccome, Confindustria, che si spinge oltre: in un articolo su The Italian Times, firmato da Alfonso dell’Erario (profondo conoscitore dei movimenti in seno al sindacato degli imprenditori), viene teorizzata la nascita di un movimento a sostegno di Draghi, senza che Draghi scenda direttamente in campo. Un segnale forte e chiaro, magari per provare a unire un po’ di partiti moderati e liberali. Il sogno? Creare un polo attrattivo da mettere sul tavolo delle elezioni. E “imporre” Draghi a suon di voti.

chi vuole che draghi resti a palazzo chigi e non vada al colle

L’incognita Salvini e la moral suasion di Giorgetti

Sono voci credibili, ipotesi che mettono in moto energia. Intanto, in Forza Italia l’obiettivo è quello di portare avanti il progetto di governo, andando oltre le spaccature interne che vedono i ministri Renato Brunetta, Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, su posizioni più tendenti alla creazione di un Grande centro, insieme a renziani e Azione di Carlo Calenda. I berlusconiani doc, invece, stringono ancora la bandiera degli azzurri. Ma tutte le anime forziste giurano fedeltà all’attuale premier: chi perché è nella squadra di governo e chi per l’apprezzamento della visione politica. «Draghi è l’espressione politica perfetta per il nostro elettorato, molto più dei nostri “vicini di centrodestra”», spiegano fonti qualificate a Tag43. E c’è una rivendicazione di parte: «Berlusconi lo ha sempre stimato e spinto per la Banca centrale europea». Parlando di centrodestra, la grande incognita resta il profilo di Matteo Salvini. Nella Lega si muove la convinzione, sotto la spinta di Giorgetti, che Draghi sia lo sbocco per rendere l’Italia sempre più punto di riferimento in Europa. Salvini ha difficoltà di posizionamento nella coalizione che regge il governo. Ma, come osservano più esponenti del centrodestra, il leader leghista «ha una buona intesa con Draghi, nonostante le differenza caratteriali e anche politiche». Certamente la moral suasion di Giorgetti produce i suoi effetti in questa direzione.

partiti per draghi: chi lo vuole a palazzo chigi e chi al colle

Chi spinge per Draghi al Quirinale

Tutti insieme appassionatamente, dunque? Non proprio. Fratelli d’Italia valuterebbe l’ipotesi di votare Draghi per il Quirinale, paradossalmente, per liberarsene. L’inner circle di Giorgia Meloni, in ogni caso, esclude di aggregarsi con gli altri partiti intorno alla figura dell’ex banchiere in una maggioranza simile a quella attuale. Sull’altra sponda c’è il Movimento 5 stelle, che sotto la guida di Giuseppe Conte è sempre più lontano dal premier in carica. «Draghi è funzionale a questa fase per portarci fuori dalla pandemia e a fine legislatura», è la posizione alquanto condivisa. Dopo? «Si torna alla normalità». Un ragionamento che non convince molto i fedelissimi di Luigi Di Maio, affascinati dalla leadership di Draghi. Per una volta, però, il ministro degli Esteri si trova in minoranza nel suo partito. Così come minoranza è quella della sinistra rappresentata da Articolo Uno. Tra i bersaniani e il premier non è mai scoccata la scintilla. Difficile pensare che srotoleranno tappeti rossi per confermare il presidente del Consiglio. Ma, come sempre, dipende dai voti. Anche da quelli che saranno portati in dote a Draghi per farlo restare a Palazzo Chigi.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

6 replies

  1. Alla luce di quanto sopra, che altro non è che il segreto di Pulcinella, chi ancora straparla di alleanza strutturale con il PD(a partire dal nominato fino all’accolita di poltronari) dovrebbe fare una profonda riflessione ed una profondissima autocritica…
    Detto questo, iniziamo a prenotare i popcorn ed a pregustarci il governo Letta-Renzi-Salvini-Silvio, con Draghi premier e Cartabia o Casellati PdR… 😆😆😆

    "Mi piace"

  2. Ma il povero Conte? Non sarebbe un ottimo pdr, giovane e moderato, preparato e non condizionabile? Se si parla di Europa, a parte le monarchie costituzionali, vediamo un giovane Macron a cui si appellano come vie di fuga quando il tunnel diviene stretto e la gola si inaridisce.
    Il povero PD , stampella di Confindustria , ha tagliato di netto con le sue radici pur acquisendo voti da coloro che ruotano attorno alle istituzioni “democratiche” .
    È un assurdo. Persone in grado di rigirarti le frittate in viso con un cinismo che fa paura. E dove andremo? Tutto fa brodo disse quello allevato nel pollaio…. E la figura del Drago, carismatica di cosa? Di quello che gli altri non hanno? Curriculum specchiato .. tutto fa brodo per coloro allevati nel pollaio.. la grossolanità dove il male e il bene si miscelano a dovere e dove il pensiero si perde senza un puntello che sia uno..

    "Mi piace"

  3. CON LA PANDEMIA E’ AUMENTATA LA DISUGUAGLIANZA E IL GOVERNO DRAGHI O LA DX DI SALVINI/RENZI NON SONO CERTO LA SOLUZIONE GIUSTA PER QUESTO. Viviana Vivarelli.

    Anche prima dell’abbattersi della pandemia sul nostro paese, le disuguaglianze in Italia erano particolarmente radicate, contrassegnate da ampi squilibri nella distribuzione della ricchezza nazionale e questi sono aumentati negli ultimi vent’anni con i Governi Renzi e Gentiloni. A metà 2019 il 10% dei più ricchi possedevano oltre 6 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione. Allo scoppio dell’emergenza sanitaria il 40% degli italiani erano già in condizioni di povertà finanziaria, senza risparmi sufficienti per vivere sopra la soglia di povertà relativa per oltre 3 mesi.
    10 milioni di Italiani erano molto più poveri, con un valore medio del risparmio non superiore a 400 euro, senza mezzi per resistere alla pandemia. (indagini della Banca d’Italia). Dopo il primo lockdown, metà delle famiglie italiane dichiarava di aver subito una contrazione del proprio reddito ed il 15% di aver visto dimezzarsi le proprie entrate. A fine estate 2020 il 20% delle famiglie con figli minori avevano ridotto l’orario lavorativo o rinunciato al lavoro per accudirli. Il 30% dichiarava di non disporre di risorse sufficienti per far fronte a spese essenziali nemmeno per un mese.
    Ma per i più ricchi la crisi non è mai arrivata, anzi in tempi di pandemia il loro patrimonio risulta aumentato del 72%. Sono aumentate le ricchezze di personaggi discutibili come De Benedetti, Briatore, gli Agnelli, i Benetton.. come sono aumentati i patrimoni ancora più discutibili di politici affaristi come Renzi.
    La ricchezza di 36 miliardari della Lista Forbes è aumentata di 46 miliardi di euro, più del doppio del costo sostenuto dallo Stato per il personale sanitario dipendente del SSN nei primi 9 mesi dell’anno. Non sono aumentate di pari misura le tasse sugli stessi soggetti, mentre gli Stati soggiacevano ai diktat della multinazionali (Vedi Astrazeneca o Pfizer che hanno aumentato i loro prezzi del 25%) o i controlli sui patrimoni portati nei paradisi fiscali. Mentre sono aumentati i prezzi della benzina o il costo delle bollette.
    Le misure di sostegno pubblico dal Governo Conte hanno attenuato gli impatti della crisi. Ora Draghi, Renzi e Salvini vogliono tornare indietro.
    Con la pandemia sono cresciute le diseguaglianze sociali e territoriali, ma non sembra che i Governatori di destra del Sud le abbiano diminuite, al contrario, abbiamo assistito a una fuga di soldi pubblici mentre diminuivano i presidi di difesa sociale (Vd chiusura dei consultori nelle Regioni governate dalla Lega, o desertificazione del personale forestale o dei mezzi a difesa degli incendi, mentre di contro abbiamo la proliferazione di aumenti negli stipendi dei governi regionali).

    Una vita civile e dignitosa deve vedere un Governo che si interessi alla salute, a una scuola di qualità, una casa, un lavoro sicuro, il riconoscimento dei propri meriti, una giustizia efficace e adeguata, leggi democratiche e non a favore di lobbye, corporazioni, ceti alti e mafie.
    Ma con la pandemia e il Governo Draghi, allineato su posizioni di estrema destra, tutto è peggiorato. E la mancanza di una opposizione solida ed efficace ha reso grottesca e meschina la partecipazione massiccia di tutti i partiti al Governo, in attesa dei 209 miliardi di là da venire che hanno funzionato come la carota che fa andare avanti l’asino.
    Occorrerebbero politiche fortemente democratiche e innovative che incidano sulle cause strutturali delle disuguaglianze economiche e sociali. E non saranno certo le vecchie politiche neoliberiste fortemente reazionarie e conservative di Draghi e della destra italiana, improntate al peggior neoliberismo, a favore solo delle classi più ricche o delle mafie locali.

    Occorrerebbe:
    – Ridare potere e diritti al lavoro, eliminando quelle politiche che lo svalutano e aumentano il precariato, penalizzare il lavoro illegale o in nero, introducendo all’opposto il salario minimo richiesto dall’Europa e presente in 24 Paei europei, innalzando le paghe orarie, rivedendo gli intralci burocratici e facilitando la libera professione.

    Quello che il Governo Draghi/Renzi/Salvini fa è esattamente il contrario: liberalizzazione dei licenziamenti, precariato anche nel pubblico, tentativo di eliminare il reddito minimo di cittadinanza, silenzio sul salario minimo richiesto anche dall’Ue, rimandi sugli ammortizzatori sociali.

    -Rafforzare la portata redistributiva del sistema nazionale di imposte e trasferimenti. Sul fronte delle politiche impositive, il carico fiscale va spostato dal lavoro e dai consumi su ricchezza e redditi da capitale. L’annunciata riforma della tassazione dei redditi delle persone fisiche deve prevedere un ampliamento della base imponibile e il potenziamento della progressività.

    -Investire in un’istruzione pubblica di qualità e nel contrasto alla povertà educativa. Va incrementata la spesa pubblica per l’istruzione, per cui l’Italia è tristemente fanalino di coda nel confronto internazionale: miglioramento delle strutture scolastiche e una migliore gestione del tempo scuola, un incentivo all’innovazione didattica e pedagogica, il rafforzamento dell’istruzione professionale, la creazione di zone di educazione prioritaria tra le aree a maggior incidenza di abbandono precoc

    "Mi piace"