Durigon si dimette e si scusa con le vittime di mafia: “Non sono fascista”

(HuffPost) – Secondo quanto si apprende, il sottosegretario della Lega all’Economia, Claudio Durigon ha incontrato il segretario del suo partito Matteo Salvini e si è dimesso.

“Ho deciso di dimettermi dal mio incarico di governo che ho sempre svolto con massimo impegno, orgoglio e serietà”. Lo annuncia il sottosegretario leghista all’Economia Durigon in una lunga lettera diffusa dal suo partito. Una decisione presa, aggiunge, “per uscire da una polemica che sta portando a calpestare tutti i valori in cui credo, a svilire e denigrare la mia memoria affettiva, a snaturare il ricordo di ciò che fecero i miei familiari proprio secondo quello spirito di comunità di cui oggi si avverte un rinnovato bisogno”.

“Colgo l’occasione per precisare una volta per tutte il senso delle mie parole. Come indica chiaramente il mio cognome, io sono figlio, e nipote, di veneti immigrati, tanto tempo fa, nel Lazio e in particolare in quel dell’attuale Latina. Sono dunque nipote di “coloni”, italiani di tutta Italia che hanno partecipato a una grande opera, civica e civile al tempo stesso, di recupero di un territorio del nostro Paese che fu, per troppo tempo, svantaggiato e inabitabile. Mi riferisco alla bonifica dell’Agro Pontino. Stiamo parlando del recupero di un’area con una superficie di circa 75.000 ettari, che per secoli è stata flagellata dalla malaria. Il progetto di recupero e valorizzazione fu un’opera immensa: dal 1926 al 1937, per bonificare le paludi dell’Agro, furono impiegate ben 18.548.000 giornate-operaio, con il lavoro di circa cinquantamila operai, provenienti da tutto il Paese.
Estirpata la malaria e recuperato il territorio, a seguire sorsero nuove città, di cui la prima fu, nel 1932, l’attuale Latina (all’epoca chiamata Littoria)”, sottolinea l’ex sottosegretario.

“Nella mia mal formulata proposta, io avevo a cuore solo l’idea di ricordare questa storia così intensa e così particolare, e ancora oggi così sentita nella zona di cui sto parlando (anche se mi rendo conto che essa è difficile da comprendere, e soprattutto da “sentire”, per un qualsiasi cittadino italiano che non sia di quella zona). E, soprattutto, non ho mai chiesto “l’intitolazione del parco al fratello di Mussolini”, come hanno riferito alcuni titoli di giornale, bensì semplicemente il ripristino del suo nome originario. Il nome “Arnaldo Mussolini” venne infatti scelto dai coloni e per decenni è rimasto tale, nonostante il susseguirsi dei sindaci e delle giunte. La mia vera colpa è che non mi dimentico di essere “figlio” della bonifica pontina. Così, ho dovuto constatare sulla mia pelle, con grande amarezza, che esistono professionisti della strumentalizzazione che hanno usato le mie parole per attribuirmi a tutti i costi un’etichetta che non mi appartiene, con l’unico fine di colpire me e il partito che rappresento. Si tratta di un’operazione che, come detto, mi ferisce profondamente e che non posso più tollerare. Aggiungo che tutta questa polemica sta diventando l’alibi di chi, in malafede, intende coprire altri problemi: mi riferisco in particolare ai limiti del Viminale o delle incredibili parole di Giuseppe Conte sul dialogo con i talebani. E i vari professionisti della strumentalizzazione sono gli stessi che ancora oggi troppo spesso tacciono quando si negano i massacri delle Foibe, o appoggiano Paesi e organizzazioni che inneggiano all’uccisione degli ebrei e alla cancellazione dello Stato di Israele”, attacca Durigon.

“Un processo di comunicazione si valuta non in base alle intenzioni di chi comunica, ma al risultato ottenuto su chi riceve il messaggio: è chiaro che, nella mia proposta toponomastica sul parco comunale di Latina, pur in assoluta buona fede, ho commesso degli errori. Di questo mi dispiaccio e, pronto a pagarne il prezzo, soprattutto mi scuso. Mi dispiace che mi sia stata attribuita un’identità “fascista”, nella quale non mi riconosco in alcun modo. Non sono, e non sono mai stato, fascista. E, più in generale, sono e sarò sempre contro ogni dittatura e ogni ideologia totalitaria, di destra o di sinistra: sono cresciuto in una famiglia che aveva come bussola i valori cristiani.” 

“Mi dispiace soprattutto che le mie parole, peraltro lette e interpretate frettolosamente e superficialmente, abbiano potuto portare qualcuno a insinuare che per me la lotta alla mafia non sia importante. È infatti vero esattamente il contrario: la legalità, e il contrasto alle organizzazioni criminali, sono per me dei valori assoluti, nei quali credo profondamente. Per questo, anche se le mie intenzioni erano di segno opposto, mi scuso con quanti, vittime di mafia (o parenti di vittime di mafia), possono essere rimasti feriti dalle mie parole”. “O, per essere più precisi, da una certa interpretazione che è stata data alle mie parole. E sottolineo che le mie scuse in questo senso, in particolare alle famiglie Falcone e Borsellino, e a quelle degli agenti di scorta caduti insieme a loro, sono sentite e profonde (come sentita e profonda è, per me, la convinzione nel valore della legalità). È per questo che mi indigna veramente il fatto che qualcuno, forzando il senso delle mie parole, mi abbia accusato di mancanza di rispetto e di ingratitudine nei confronti dei giudici Falcone e Borsellino. Che invece, per me (e per moltissimi della mia generazione), sono non solo due figure eroiche, ma anche dei modelli di etica, di civismo, di senso dello Stato – conclude – Anche per questo, sono disgustato da alcuni media che mi hanno addirittura accostato ai clan rovistando nella spazzatura al solo scopo di infangarmi”.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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19 replies

  1. È la storia di Al Capone: finito in carcere per evadione fiscale.

    P.s. Mi scuso con tutti quelli che assoceranno a causa del mio commento il cinghialone leghista a De Niro.

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  2. claudio, potevi farlo molto prima, dai dillo, aspettavi oltre 160K firme, sta sicuro che costoro non ti voteranno, tantomeno il capitano. Che figura barbina, ecco lascio a te il tipo di figura che intendo. Tranquo, dicci ora con che cosa hai barattato la sottosegreteria. Dicci anche quanto ci hai guadagnato, sapendo benissimo che la sparata, celava una gatta covante. Che non sei fascista, vallo a dire ad un sordo, ma dai, ci credi scemi, chi ti crede è tonto come te.

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  3. “È infatti vero esattamente il contrario: la legalità, e il contrasto alle organizzazioni criminali, sono per me dei valori assoluti, nei quali credo profondamente.”
    😂😆🤣😆😂🤣😂

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  4. Era ora, almeno ora farà danni solo a littor…ops latina dove se la battono tra lui i suoi picciotti contro quelli della meloni, entrambe le cricche incriccate con le ecomafie di zona, e non sono poche…….

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  5. ~Le bonifiche, una scomoda verità

    “Littoria, il simbolo del miracolo, la città fondata sulle terre strappate all’acqua, l’orgoglio della potenza fascista che nel 1933 dichiara la propria vittoria: la missione impossibile delle bonifiche, perfino nell’Agro Pontino, è compiuta. Lì dove sono caduti tutti, il fascismo è riuscito. Ma è un racconto possibile solo grazie a una “grande operazione pubblicitaria”, obietta lo storico Francesco Filippi nel libro. La realtà la dicono i numeri che danno conto piuttosto di una serie di fallimenti, a dispetto delle convinzioni falsificate. Il fascismo, rimarca Filippi, aveva promesso di restituire all’agricoltura 8 milioni di ettari di terreni riqualificati: un’enormità. Dopo dieci anni di lavori più tentati che andati a segno e fiumi di denaro pubblico finiti come accade sempre con il fascismo a amici degli amici e collettori di consenso del regime (come l’Opera nazionale combattenti), il governo annuncia il successo del recupero di 4 milioni di ettari. E’ comunque tanto, qua la mano: medaglia. Ma Filippi indaga sui particolari e scopre che i lavori “completi o a buon punto” arrivano a poco più di 2 milioni di ettari. E – bluff nel bluff – “di questi due milioni, un milione e mezzo erano bonifiche concluse dai governi precedenti al 1922”. Insomma, non dal fascismo. “In pratica – conclude Filippi – era stato portato a termine poco più del 6 per cento del lavoro”. E’ De Felice, uno dei più autorevoli storici del fascismo, a certificare – ricorda Filippi – che i risultati, nel complesso, furono inferiori “alle aspettative suscitate nel Paese dal battage propagandistico messo in atto e finirono per non corrispondere all’entità dello sforzo economico sostenuto”. A riuscirci saranno poi i governi del Dopoguerra, grazie ai fondi del Piano Marshall e della Cassa del Mezzogiorno.”

    Giusto per chiarire.

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  6. Non vorrei scriverlo ma lo scrivo comunque per la gioia della Diana Taurina: è il caso di dire non si dovrebbe fare di tutta un’erba un fascio; costui è rimasto alla bonifica di 100 anni addietro e da lì la ripartenza del grande impero, ma se l’impero è sdoganare Ciccio bello in ogni angolo del pianeta? Oppure cementificare senza più quel criterio di sostenibilità che poteva esserci fino a 50 anni fa? Littoria, città dei coloni per lo più di origine veneta, squadrata e con storie antichissime nei dintorni; le canalizzazioni della palude e la lotta alle febbri malariche.. ma dove siamo? Forse nelle holding dei colossi industriali, lì il tempo si è fermato all’orologio della grande Fiat, infatti non sono fascisti, sono confezionati dalle industrie e quindi bisognerà trovare altro termine da storicizzare da adesso in poi; potrebbe essere .. mangia oggi il più possibile perché del domani non vi è certezza..

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  7. Durigon si sarebbe dovuto dimettere ed essere perseguito per i conclamati rapporti con i clan di Latina, per i maneggi con i fantomatici iscritti e relativi finanziamenti al suo sindacato, e per le dichiarazioni sulla Guardia di Finanza.

    Tutto resto, per quanto grave, è uno specchietto per allodole ed allocchi.

    Detto questo, quand’anche fosse vero quanto da lui asserito, poteva proporre “Piazza dei lavoratori dell’Agro pontino” 🙂

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    • Si tratta di un parco, non di una piazza, e Durigon non ha proposto un nome, ma di tornare alla vecchia dicitura che però, ufficialmente (e da ben 78 anni), era solo “Parco Comunale”, nonostante i cartelli fatti realizzare nel 1996 dall’allora anziano sindaco Finestra, ex repubblichino di Salò, che però non approvò mai alcuna delibera in tal senso (realizzò solo i cartelli). La denominazione attuale risale al 2017, sindaco Coletta (lista civica).

      Semmai, visto che è tanto campanilista, poteva pensare un po’ più in grande e proporre direttamente il ritorno alla Littoria dei suoi bisnonni trapiantati, e con ragioni migliori, visto che Latina è una monata (erano veneti, mica latini; e meno male che non è sardo, altrimenti avremmo rischiato il ritorno di Mussolinia).

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      • 😆😆
        Come disse il superbo Popolizio in “LVI è tornato”: ‘vi ho lasciato che eravate in popolo di analfabeti, sono tornato dopo settant’anni e vi ritrovo un popolo di analfabeti…’
        Standing ovation 🤣🤣

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      • “Arborea (pronuncia: /arbɔˈrɛa/, Arborèa) è un comune italiano di 3 845 abitanti della provincia di Oristano in Sardegna, nella regione del Campidano di Oristano.

        Origini del nome Modifica
        Il nome di Mussolinia di Sardegna usato dal 1930 al 1944 era in onore di Benito Mussolini; il nome in uso dal 1944 di Arborea prende nome dalla regione storica dell’Arborea, che nel basso medioevo corrispondeva al giudicato omonimo, e deriva dal latino arboreta “boscaglia, boschi” che corrisponde al sardo campidanese e sardo logudorese arburedu[4].

        Storia Modifica
        Venne fondata durante il ventennio fascista dividendosi da Terralba e fu inaugurata il 29 ottobre 1928 come Villaggio Mussolini, in seguito rinominata Mussolinia di Sardegna con R.D. n.1869 del 29 dicembre 1930[5]. La denominazione viene modificata in Arborea l’8 marzo 1944, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del provvedimento di variazione contenuto nel R.D. n.68 del 17 febbraio 1944.

        Durante il regime fascista fu completata la bonifica della piana di Terralba, già avviata in età giolittiana. La città fu concepita come centro urbano di tale bonifica, ma si dovette attendere il secondo dopoguerra perché tale progetto fosse realizzato completamente, quando la malaria, secolare piaga dell’area, fu debellata grazie all’opera della Fondazione Rockefeller che finanziò una vasta opera di bonifica tramite l’agente DDT.”

        Per la serie: neanche queste bonifiche sono sue.
        E nessuno si azzarda, da queste parti, a proporre oscenità di tipo durigonesco,
        altrimenti li inseguiamo a colpi di… ANGURIE!! 🍉
        (è una coltivazione tipica della zona, insieme a quella del riso e alla produzione di latticini)

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  8. ”’ È per questo che mi indigna veramente il fatto che qualcuno, forzando il senso delle mie parole, mi abbia accusato di mancanza di rispetto e di ingratitudine nei confronti dei giudici Falcone e Borsellino. Che invece, per me (e per moltissimi della mia generazione), sono non solo due figure eroiche”’

    Sì, vabbé, però adesso raccontece quella del generale della Guardia di Finanza, che ce interesserebbe più del tuo album de figurine.

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  9. “mi hanno addirittura accostato ai clan rovistando nella spazzatura”

    NO. Sebbene lo stessero cercando nel posto giusto, ai clan ci si è accostato da solo, messaggiando e incontrando (in almeno due occasioni) Altomare, amico del clan dei Di Silvio (a sua volta connesso coi Casamonica). Poi c’è anche l’ex gerarca dei clan Renato Pugliese, che ai magistrati dichiara che “attaccavamo i manifesti per Noi con Salvini”, manifesti effettivamente rinvenuti nelle auto dei clan, col suo faccione sopra.
    Lo scoop originale lo fecero Tizian e Trocchia, su Domani di Stefano Feltri.

    Tra il delirante e il lisergico, poi, la ricostruzione di questo sedicente “figlio della bonifica”, che riesce a sostenere come la polemica su di lui sia stata montata ad arte, al solo scopo di coprire le (a suo dire) “incredibili” parole di Conte sul dialogo coi talebani. Peccato che la boiata Durigon l’abbia fatta il 4 agosto, mentre le dichiarazioni di Conte siano del 18, due settimane dopo. Resterebbe anche da capire quale scandalo ci sia mai da nascondere: Conte ha solo anticipato un’ovvietà, non a caso ribadita, in seguito, da dicasi tutti i più grandi leader mondiali; se prima che a lui fosse venuto in mente, puta caso, a Draghi, sarebbe certamente stato glorificato a reti ed edicole unificate, come se avesse dettato la linea a tutto il mondo).

    A me la sola cosa che pare davvero incredibile, è che ci sia ancora chi lo difende. Va bene che è il leader del suo partito, ma non posso fare a meno di osservare che, se un qualunque esponente pentastellato avesse fatto dichiarazioni anche solo lontanamente paragonabili, molto probabilmente sarebbe stato accompagnato alla porta nel giro di qualche ora (senza aspettare la sua “spintanea” volontà, con calma e dopo le ferie, tre settimane dopo), e questo pure nel M5S scalcinato e senza più leader né strategia di qualche mese fa.
    Per inciso, questo è un altro solco che ha contribuito a scavare quell’abisso che, checchè ne dicano detrattori e delusi, ancora distingue questi marziani della politica da ogni altra formazione (un altro è che sono i soli a non rappresentare, dunque a non difendere interessi corporativi e/o malavitosi, per dire). Ce li vedete uno qualunque tra Letta, Salvietta, Triglia con zucchine di mare, Trojani e Fonzie a fare una cosa del genere?

    N.B: l’esilarante elenco di quelli che vengono anche definiti “cinque burattini” non è mio, ma preso in prestito dal finora unico commento dell’utente Trap; non vedevo l’ora di usarlo, visto che sono giorni che mi fa spaccare dalle risate, ogni volta che mi viene in mente. Non amo particolarmente i nomignoli, ma questo l’ho trovato geniale, nella sua semplicità.

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