Pfizer, i ricavi del vaccino aumentano a 33,5 miliardi di dollari

epa08940570 A nurse prepares to administer Pfizer-BioNTech COVID-19 vaccine at a hospital in Krakow, southern Poland, 15 January 2021. Poland started a vaccination campaign against the coronavirus disease (COVID-19) on 27 December 2020. EPA/Lukasz Gagulski POLAND OUT

(Anna Ditta – tpi.it) – Pfizer ha rivisto al rialzo le stime dei ricavi derivanti dalle vendite dei vaccini anti-Covid per il 2021. L’azienda farmaceutica statunitense, che a maggio aveva fissato l’obiettivo di 26 miliardi di dollari, prevede ora invece di vendere fino a 33,5 miliardi di dollari di vaccino anti-Covid.

Si tratta di una cifra record per il vaccino sviluppato in collaborazione con la società biotecnologica tedesca BioNTech. Il rialzo è avvenuto grazie agli ordinativi arrivati a 2,1 miliardi di dosi in tutto il mondo.

Pfizer ha riportato un utile netto del secondo trimestre di 5,56 miliardi di dollari, pari a 98 centesimi per azione. Nel trimestre, il gruppo farmaceutico ha registrato entrate per 18,98 miliardi, anche queste migliori del previsto.

La società ha anche rivisto al rialzo le prospettive per le vendite annuali e i profitti. Per l’intero anno prevede guadagni compresi tra 3,95 e 4,05 dollari per azione, con entrate previste tra 78 miliardi e 80 miliardi.

7 replies

  1. E poi ci si stupisce che vogliano vaccinarci ‘tutti’.

    E’ solo MARKETING, allargato quanto prima anche ai minorenni.

    Questo gentaglia che commenta anche qua lo avrà capito, o fa solo finta di non saperlo?

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  2. non chiarisce, non potrebbe, mica è Cacciari o SM sopra, ma almeno spiega lo stato delle cose
    che si conoscono in giro per il mondo e, purtroppo, non sono tutte concordi.
    (se l’avesse letto Draghi magari avrebbe fatto l’omologa.)

    28.07.2021 – Alfiya Enikeeva

    Vaccinazione contro il coronavirus in presenza di anticorpi. Vale la pena vaccinarsi?

    Secondo varie fonti, l’immunità al nuovo coronavirus dura dai tre ai nove mesi.
    Allo stesso tempo, gli scienziati non sono giunti a un consenso su quale titolo anticorpale
    possa essere considerato sufficiente per proteggere dall’infezione.

    Perché si parla di vaccinazione in presenza di anticorpi

    È noto che questo tipo di agente patogeno è più infettivo e molto più pericoloso degli altri.
    Secondo a esperti del Servizio Nazionale Malattie Infettive della Gran Bretagna ,
    se v’è un paziente infettato con la variante del delta in famiglia, allora il rischio
    di infezione per i suoi parenti è il 64 per cento superiore a quello che sarebbe
    stato nel caso di alfa (variante britannica).
    E la probabilità di arrivare in ospedale per una persona che ha riscontrato un delta
    è due volte superiore a quella di un’infezione britannica.
    Inoltre, il nuovo ceppo ha maggiori probabilità di infettare adolescenti e giovani adulti.
    Quanto all’immunità acquisita al nuovo coronavirus – in chi è stato ammalato e vaccinato –
    la variante delta si è rivelata in grado di penetrarla.
    È vero, finora nel Regno Unito non è stato registrato un singolo corso grave di covid
    in coloro che hanno anticorpi specifici.
    Tuttavia, all’inizio dell’estate, sempre più specialisti hanno iniziato a dire
    che è necessario vaccinare anche coloro che hanno proteine ​​​​neutralizzatrici del virus nel corpo.

    Quindi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di vaccinarsi contro il coronavirus
    per tutti, sia quelli che hanno avuto il covid (il che significa che hanno gli anticorpi)
    sia quelli che non l’hanno ancora riscontrato.
    Il motivo principale è che non è ancora noto quanto tempo possa durare l’immunità al SARS-CoV-2.
    E i test per gli anticorpi oggi indicano piuttosto il fatto dell’incidenza in passato,
    ma non dicono nulla sul livello di protezione contro l’infezione.
    La stessa posizione è detenuta dai Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC).

    In che modo il livello di anticorpi influisce sul vaccino?

    Oggi gli scienziati non sono stati in grado di determinare il livello di anticorpi sufficienti
    per proteggere dall’infezione con il nuovo coronavirus.
    Nella maggior parte dei paesi, le raccomandazioni sulla vaccinazione di coloro che sono stati malati,
    e sulla rivaccinazione di coloro che sono stati precedentemente vaccinati,
    si basano piuttosto sui dati sulla durata dell’immunità specifica e non sui titoli degli anticorpi
    neutralizzanti il ​​virus.

    È noto che in un quarto di coloro che sono guariti, il titolo anticorpale diminuisce
    significativamente entro due mesi dal recupero.
    Per il resto, il loro livello praticamente non cambia per sei mesi.
    Allo stesso tempo, ci sono prove che in alcune persone gli anticorpi rimangono nel corpo per circa nove mesi.

    Secondo gli scienziati di Singapore, in circa un quarto delle persone gli anticorpi IgG e altri virus
    neutralizzanti scompaiono entro due mesi dalla guarigione.
    E nella maggior parte dei pazienti, persistono fino a sei mesi.
    Allo stesso tempo, per alcuni, i loro livelli praticamente non cambiano nel tempo.
    Pertanto, i tempi di vaccinazione di coloro che sono stati malati e di rivaccinazione
    di coloro che sono stati vaccinati variano da paese a paese, da tre a otto mesi
    dopo la scomparsa della malattia.
    In Russia consigliano a coloro che hanno avuto il covid di vaccinarsi circa sei mesi dopo la guarigione.

    Allo stesso tempo, le autorità della maggior parte degli stati stabiliscono separatamente
    che non è necessario eseguire un test anticorpale prima della vaccinazione.
    Inoltre, in molti paesi non è nemmeno incluso nell’assicurazione sanitaria, cioè dovranno pagarselo.

    Cosa succede se ti vaccinano in presenza di anticorpi

    In Russia hanno stabilito che un alto titolo di anticorpi non è considerato una controindicazione
    per la vaccinazione.
    Da un lato, non esiste ancora un’unica metodologia comprovata che permetta di determinarne
    il valore sufficiente a proteggere dall’infezione.
    D’altra parte, non esiste un sistema in grado di valutare quanto velocemente ed efficacemente
    gli anticorpi si adattano ai nuovi ceppi di coronavirus.

    I ricercatori dell’Università di Chicago ( USA ) notano che gli effetti collaterali
    dopo la vaccinazione non sono in alcun modo correlati al fatto che una persona avesse
    o meno anticorpi nel sangue al momento dell’immunizzazione.
    La risposta alla vaccinazione dipende più dalle caratteristiche dell’organismo
    e dal funzionamento del sistema immunitario, che non dal numero di anticorpi, dicono gli esperti.

    C’è bisogno di una vaccinazione per coloro che hanno avuto COVID-19. Perché e quando farlo

    L’unica cosa è che dopo la vaccinazione, i livelli di anticorpi in coloro che si sono ripresi
    dopo la prima dose sono circa gli stessi di quelli che dopo due dosi nelle persone
    che non sono state esposte al covid.
    Almeno, queste sono le conclusioni raggiunte dai ricercatori americani che hanno studiato
    l’effetto dei vaccini mRNA su volontari, alcuni dei quali erano malati di coronavirus, mentre altri no.

    Risultati simili sono stati ottenuti da scienziati argentini che hanno osservato 227 volontari
    che sono stati inoculati con il vaccino russo Sputnik V.
    I titoli anticorpali sono stati misurati prima della vaccinazione, tre settimane dopo la prima dose e tre
    settimane dopo la seconda.
    Si è scoperto che dopo una dose di Sputnik V questi indicatori erano circa 4,6 volte più alti
    in coloro che erano stati malati rispetto alle persone che non avevano dopo due dosi di vaccino.

    Vale la pena fare un test PCR per covid prima della vaccinazione

    Sulla base di tali studi, le autorità francesi raccomandano che coloro che sono guariti ricevano
    solo una dose del vaccino contro il coronavirus.
    Coloro a cui non è stato diagnosticato il covid dovrebbero assolutamente fare un test anticorpale
    prima dell’immunizzazione.
    La loro presenza indicherà che la persona era malata di covid, seppur asintomatica,
    il che significa che ha diritto a una sola iniezione.
    In altri paesi, il test per il titolo anticorpale è considerato superfluo.
    Innanzitutto, non dice nulla sul livello di protezione contro il coronavirus.
    In secondo luogo, può persino influenzare in modo negativo.
    Almeno questo è ciò che pensa la Food and Drug Administration (FDA) statunitense.
    Il sito web dell’agenzia rileva che un risultato frainteso di tale test può aumentare
    il rischio di infezione, dato che, una persona, concentrandosi su alti livelli di anticorpi, potrebbe iniziare a
    trascurare le precauzioni, ad esempio smettere di indossare una maschera e mantenere la distanza sociale.

    Anche il Ministero della Salute russo sconsiglia di condurre un test anticorpale prima della vaccinazione.
    Ma il test PCR per il covid è considerato obbligatorio, ma solo per chi ha avuto contatti confermati
    con un paziente con coronavirus negli ultimi 14 giorni prima della vaccinazione.
    Inoltre, è necessario verificare se almeno uno dei sintomi del COVID-19 è stato registrato
    nelle ultime due settimane. In altri casi, non vale la pena testare la presenza di SARS-CoV-2 nel corpo.

    Una posizione simile è detenuta nella maggior parte dei paesi del mondo.

    fine articolo

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    • aggiungo

      in uno studio in pre stampa (ovvero da validare e quindi prendere con beneficio d’inventario)
      pare che il vaccino in oggetto dell’articolo diminuisca l’efficacia dal 96% all’84% in sei mesi
      e che se la progressione fosse confermata nei mesi successivi entro 18 mesi dalla data della vaccinazione,
      l’efficacia del farmaco sarebbe inferiore al 50%.

      se fosse confermato sarebbe un farmaco caro e con una durata limitata,
      alla luce di quanto ho riportato sopra, visto che non è chiaro quanto serva per essere potenzialmente protetti,
      diventa giocoforza necessario un richiamo a, diciamo…, un anno.

      rammentare che avevo già scritto che era chiaro non se necessita, ma quando.

      rammentare pure che i vaccini influenzali, malattia differente e meno devastante, hanno una cadenza simile

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      • X Marco Bo:

        Visto che sono troppo pigro, cosa ci puoi dire dello squalene e dell’impatto sugli ecosistemi che genera il suo uso?

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  3. A chi volesse approfondire il tema dei BIAS COGNITIVI, esaurientemente mostratici dagli esempi di certi personaggi- per cui ad es una concomitanza costituisce una correlazione, in particolare l’effetto di un fatto ne costituisce la causa- consiglio una capatina su Google:
    Vasta scelta di articoli, gadgets, ricchi premi e cotillons.

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    • X Anail:

      ma una fanatica altezzosa come te si sente in dovere di dare consigli inutili a chi di preciso? Perché dovrebbero essere peggio di te per averne bisogno e francamente parlando non vedo gente più faziosa e in malafede di te su questo argomento.

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      • Peccato che EVIDENTEMENTE questo argomento non lo conosci proprio.
        E parlo dei BIAS COGNITIVI e della tua povera mente che, essendone un coacervo, non si rende proprio conto di come si grippa da sola.
        Dare dei faziosi agli altri perché non condividono i propri “inghippi mentali”, anzi li sgamano, è fantastico.
        Continua così. Sei un ripasso vivente.

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