M5S: il cuore del nuovo Statuto

Ognuno può chiedere la sfiducia dell’altro, “senza indugio”. Ed entrambi, possono provare a far saltare gli organi politici e di garanzia nominati dal “rivale”.

(pressreader.com) – di Pa.za. – Il Fatto Quotidiano – Ognuno può chiedere la sfiducia dell’altro, “senza indugio”. Ed entrambi, possono provare a far saltare gli organi politici e di garanzia nominati dal “rivale”. Giuseppe Conte e Beppe Grillo si sono seduti al tavolo per fare la pace, ma tutti e due ci hanno appoggiato la pistola carica sopra. Così, dopo cinque mesi di attesa, il nuovo statuto M5S fotografa l’esito della trattativa al calor bianco. L’articolo che illustra la figura del garante, il “custode dei valori”, è identico a quello del vecchio statuto, praticamente parola per parola. Segno che il fondatore del Movimento ha ottenuto che per lui, di fatto, non cambiasse quasi nulla. Quello che introduce la figura del “presidente”, invece, è un continuo richiamo alla “titolarità unica” dell’azione politica ed elenca tutti i poteri che Conte ha voluto avocare a sé: dalla comunicazione all’uso del simbolo, dalla direzione dei comitati all’assunzione del personale, dall’indizione delle votazioni in Rete alla preventiva autorizzazione delle alleanze politiche locali. Si dà il limite dei due mandati da 4 anni l’uno (vale anche per gli altri organi, solo il garante è a tempo indeterminato) e solo su una questione è volutamente rimasto vago: la nomina dei suoi vice, che non è chiaro se esisteranno né se saranno più di uno.

Il cuore del nuovo Statuto, come noto, è tutto qui, nel superamento della diarchia che – almeno sulla carta – eviterà che Grillo alzi il telefono e consigli i ministri su cosa votare, come è accaduto solo una decina di giorni fa per la riforma della Giustizia. Ma di cose cambiate per davvero ce ne sono, e pure tante.

C’è la sede a due passi dal Parlamento, in via di Campo Marzio 46, ancora da inaugurare. Ma il presidente si tiene le mani libere: può spostarla, chiuderla, aprirne succursali, dentro e fuori il comune di Roma. C’è il simbolo, anzi ce ne sono due: quello nuovo, dove la scritta “Movimento” finisce abbinata all’anno “2050” e quello storico, dove il logo M5S è ancora affiancato dalla dicitura “blog delle Stelle”, non sia mai che a Davide Casaleggio venga in mente di usare il nome del sito tuttora legato all’associazione Rousseau.

C’è il voto elettronico, che gli iscritti esprimeranno attraverso piattaforme “proprie” o “affidate a società di servizio anche esterne” purché restino fuori dalle “decisioni di rilievo politico”.

Ci sono le quote rosa, con l’obbligo che ciascun genere sia rappresentato per almeno 2/5 in ogni organo elettivo. Ma non ci sono più le rendicontazioni (che in parte, va detto, erano già cambiate): gli eletti restituiscono la parte “eccedente” rispetto al tetto stabilito per ogni legislatura, però possono “trattenere” le forme di rimborso previste dall’assemblea in cui sono eletti, senza giustificare per cosa le hanno spese. Tornano i meet up, che ora si chiamano Gruppi territoriali: per costituirne uno servono almeno 50 iscritti residenti in quel Comune, possono votare proposte a maggioranza a cui il “nazionale” sarà obbligato a rispondere.

Un tempo erano 15 articoli in 11 pagine. Ora diventano 25 e di pagine ne occupano 38. Dentro, infatti, finisce anche la Carta dei Valori, che è entrata a far parte dello Statuto stesso. Lì, si elencano i princìpi storici dei Cinque Stelle, ma si aggiungono anche una serie di nuovi cardini del Movimento, tra cui “il diritto ad amare ed essere amati, nel rispetto delle identità sessuali e di genere” e – novità assoluta – la cura delle parole: “Le espressioni verbali aggressive devono essere considerate al pari di comportamenti violenti”. Il vaffa è archiviato da un pezzo, ma pure il Pd “partito di Bibbiano”, d’ora in poi non si sentirebbe benissimo. Meno social e più cervello, è l’invito: “La facilità di comunicare consentita dalle tecnologie digitali e alcune dinamiche innescate dal sistema dell’informazione non devono indurre a dichiarazioni irriflesse o alla superficialità di pensiero”. Così, in linea con la nuova proprietà di linguaggio, cambia anche il nome della sanzione più grave per chi viola le regole del Movimento: non più “espulsioni”, ma “esclusioni”. E arriva lo sconto nella multa per i “voltagabbana”: non più 100 mila euro validi per tutti, ma il 50 per cento di quanto guadagnato in un anno per la carica in cui è stato eletto. Fanno male uguale, ma suonano meglio.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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6 replies

  1. A quando lo scintillar di scimitarre?Ha, ha, ha.Va bene riempire spazi vuoti, ma qui si esagera un”attimino”.Andrà tutto bene.Scommettiamo?Chi ha paura e di chi?La vera domanda.Mando il selfie di savini per comprensione?

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  2. Ognuno può chiedere la sfiducia dell’altro, “senza indugio”. Ed entrambi, possono provare a far saltare gli organi politici e di garanzia nominati dal “rivale”.
    E allora? Alla fine a decidere saranno comunque gli iscritti ed è questo che conta davvero!

    Piace a 2 people

    • Sì, Rob,
      ad esempio le 5 Stelle, che sono state inquadrate in uno schema più ampio ed organico.
      Valori veri, non solo singoli temi pratici e slegati, ma indirizzi più ampi che li comprendono e li esaltano.
      Valori che condivido e in cui si riconosceranno molte anime di sinistra, che vagavano senza una vera casa e che non sono, di certo, solo i 4 gatti di cui si parla.
      Sono fiduciosa, aspetto di potermi iscrivere e, soprattutto, di poter votare ad amministrative e politiche.
      Il mio sogno? Lo stesso grande progetto di Bersani, una forza che possa respingere e ricacciare queste orribili destre sovraniste nell’abisso della storia.

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  3. “il diritto ad amare ed essere amati, nel rispetto delle identità sessuali e di genere” e – novità assoluta – la cura delle parole: “Le espressioni verbali aggressive devono essere considerate al pari di comportamenti violenti”

    Quindi

    1- ideologia gender, infatti si parla di ‘identità sessuale’ e di ‘genere’, così per fare trendy e per parlare delle stesse caxxate su cui si fanno belli quelli del PD.

    2- le espressioni verbali aggressive sarebbero? Tipo, sei un ladro è uguale a rubare oppure è uguale a spaccare la faccia al supposto ladro?

    Ma ci rendiamo conto o no?

    Vabbé, via, i vaffa sono archiviati da un pezzo, così come il politicamente scorretto, ma c’é un limite a tutto.

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