Giorgetti, il poliziotto buono

Poliziotto cattivo, poliziotto buono è un teatrino della politica molto frequentato dal nostro giornalismo mainstream. Tanto per capirci, l’archetipo del tutore dell’ordine amichevole, gentile, comprensivo è stato Gianni Letta…

(pressreader.com) – di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano – Poliziotto cattivo, poliziotto buono è un teatrino della politica molto frequentato dal nostro giornalismo mainstream. Tanto per capirci, l’archetipo del tutore dell’ordine amichevole, gentile, comprensivo è stato Gianni Letta quando, in qualità di sottosegretario di Silvio Berlusconi, all’apice del potere assai si adoperava per sopire, lenire, placare, sedare ire, prepotenze ed eccessi dell’allora Caimano. Riscuotendo profonda gratitudine dalla sinistra panciafichista e del quieto vivere. Non c’era giornale della cosiddetta opposizione dove il giannilettismo non fosse celebrato con devozione supplice, e non soltanto per ottenere un brandello di conferma a qualche magra indiscrezione pericolosamente sottratta all’occhiuto minculpop di Palazzo Chigi. Infatti, Letta (Gianni) era (ed è) anche un sincero protettore delle arti (mentre, come ogni poliziotto carogna, quell’altro si dedicava a più carnali evasioni). Lui, sempre così amabile e soave, che quando un cronista poco esperto su come gira il mondo si presentava con qualche notizia – non abbastanza commendevole – sul conto del premuroso maestro di palazzo, ai direttori del più feroce antiberlusconismo militante, quasi s’inumidivano gli occhi di fronte a tanto cinismo: perché vuoi fare questo a Gianni che è un nostro amico?

Tutta questa tiritera solo per annunciare che abbiamo un nuovo poliziotto buono, e si chiama Giancarlo Giorgetti. Non certo da oggi poiché era già il leghista dal volto umano ai tempi del Matteo Salvini che petto in fuori e bava alla bocca chiedeva i pieni poteri. Tuttavia, diversamente da Letta (Gianni) che qualche cautissimo distinguo nel segreto del confessionale lo sillabava, del Giorgetti e del suo adoperarsi per la pace nel mondo sembra non esistano prove documentali (purtroppo neppure come ministro dello Sviluppo economico del governo Draghi). Sospettiamo perciò che i bravi colleghi, che costantemente ci informano sulle irritate prese di distanza dell’illuminato braccio destro (sinistro?) rispetto al truce leader, ne traducano il linguaggio del corpo. Un’alzata di spalle può voler dire Matteo l’ha fatta grossa. Uno strabuzzare degli occhi: non sono assolutamente d’accordo. Un dileguarsi velocemente: boccaccia mia statti zitta. Però, sabato scorso, di fronte al manifesto sovranista sottoscritto da Salvini con la peggiore destra europea, Giorgetti ha tirato fuori gli artigli e pressato dalla stampa ha finalmente parlato: “Dico la verità, non ho fatto a tempo a leggerlo”. Una bomba. Per poco il Corriere non usciva in edizione straordinaria.

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