M5S: la paura dello strappo

Per paura dello strappo. Mediazione. Sì del Garante ai gruppi parlamentari. Dentro Crimi, Patuanelli, Beghin, Crippa e Licheri: sospeso il voto sul direttorio.

(pressreader.com) – di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano – La scissione che pareva sentenza evapora (forse) dopo le 22, mentre tutta Italia guarda la Nazionale che gioca contro il Belgio. Dispettoso come suo costume, Beppe Grillo pensa bene di annunciare che sì, una soluzione per evitare le macerie è arrivata. “Oggi – scrive su Facebook – ho ricevuto dai gruppi parlamentari una richiesta di mediazione in merito agli atti che dovranno costituire la nuova struttura di regole del Movimento (Statuto, Carta dei valori, Codice Etico). Ho deciso quindi di individuare un comitato di sette persone che si dovrà occupare delle modifiche ritenute più opportune in linea con i principi e i valori della nostra comunità”.

Tradotto, il pressing di tutti i maggiorenti, con Luigi Di Maio e Roberto Fico primi pontieri, ha funzionato. Il Grillo che aveva messo il veto su Conte e sul suo nuovo Statuto accetta la proposta dei big, quella di un tavolo per creare uno Statuto intermedio tra quello dell’avvocato, di Conte, e il corpus di modifiche che lui, il Garante, pretendeva. È la mossa per la tregua, cioè per fermare la scissione dell’ex premier, che ieri era pronto ad annunciare l’addio al M5S e la nascita dei suoi gruppi parlamentari, primo e principale serbatoio del suo partito prossimo venturo. Invece l’ex premier si ferma, convinto ad aspettare dai maggiorenti e da contiani di rango, come Federico D’ Incà, attivissimo nella mediazione. Di mattina parte, per un fine settimana. E di sera tardi arriva l’annuncio del Garante, quello di un comitato, composto dal reggente e presidente del comitato di garanzia Vito Crimi, dal capogruppo della Camera Davide Crippa e da quello del Senato Ettore Licheri, dal capogruppo in Parlamento europeo Tiziana Beghin, dal rappresentate dei ministri Stefano Patuanelli, da Roberto Fico e Luigi Di Maio.

In sintesi, i pesi massimi, con almeno due contiani doc come Patuanelli e Licheri. Ergo, non può essere una mossa fatta all’insaputa dell’ex premier. “Il comitato – conclude Grillo – dovrà agire in tempi brevissimi. La votazione sul comitato direttivo è quindi sospesa”. Bloccato quindi l’iter per quell’organo collegiale che ieri mattina Crimi aveva avviato sul nuovo sito del Movimento (Movimento5Stelle.eu) abbandonando il vecchio blog delle Stelle. La votazione secondo il reggente – pronto ad aggregarsi a Conte – si sarebbe dovuta tenere “su una nuova piattaforma di voto”. Ovvero su Sky Vote, la sostituta di Rousseau, la creatura di Davide Casaleggio che Grillo aveva incredibilmente rimesso in partita. Ma il comitato di Garanzia – Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri – aveva respinto l’indicazione. E il Garante ieri non aveva battuto ciglio, nonostante l’evidente porta in faccia. Ulteriore segno della mediazione in atto, con Di Maio e Fico a lavorare ai fianchi il Garante, assieme al capogruppo alla Camera Crippa, uno degli uomini più fidati di Grillo. “Beppe ha capito di aver esagerato” sussurrava ieri un veterano vicino all’artista genovese.

Ma anche Conte tra giovedì e ieri era stato messo di fronte ad alcuni dati di fatto. Quello dei numeri, per esempio, perché la consistenza delle sue potenziali truppe non era quella che si sarebbe atteso. E di sicuro l’avvocato era rimasto colpito dai volti scuri e dalle parole da emergenza dei big, come quel Di Maio che per evitare l’irreparabile era andato a trovarlo a casa,e di mediatori che Conte sente affini, come D’Incà – legatissimo a Fico – o Licheri. Volti e voci che giovedì, con una lunga teoria di telefonate, gli hanno raccontato la stessa verità: il trasloco di massa di grillini nel suo partito era ancora un’ipotesi, perché i dubbiosi, anzi gli impauriti, sono una legione.

Spaventati dall’abbandonare la casa del metaforico padre, Grillo, ma incerti anche perché non sanno nulla dell’abitazione dove dovrebbero trasferirsi. Su questo doppio fronte, quello del Garante in parte pentito e quello dell’avvocato meno sicuro di sé rispetto a due o tre giorni fa, i dirigenti del Movimento hanno lavorato per trovare il varco, un po’ di luce prima del baratro della scissione. Potrebbero averlo trovato. Tanto che Di Maio, a partita dell’Italia appena conclusa, celebra con metafora calcistica: “La forza del gruppo”. Adesso però bisognerà giocare di diplomazia e cavilli, innanzitutto con Conte. Un legale e professore di Diritto, capo designato che al suo testo aveva lavorato quattro mesi. E che ora si ritrova nel pacchetto di norme – circostanza che non è un dettaglio – quel Codice etico che aveva deciso di scrivere più avanti.

Perché voleva sciogliere proprio lì, nel Codice, il primo mistero doloroso del Movimento, quello relativo al mantenimento del vincolo dei due mandati. Voleva occuparsene con più calma, ma in queste ore il nodo potrebbe riapparire al tavolo del comitato dei sette. Ma Conte che ne pensa? Dal suo staff, nella serata dell’Italia che festeggia gli azzurri, non trapelano reazioni apparenti. Ma anche dal suo giro notano i contiani di ferro nel comitato. Fedeli all’avvocato, certo. Ma ad occhio contentissimi di provare a cercare una soluzione. Prima del salto nel buio.

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